Indagini penali su abusi edilizi resi "invisibili"
La memoria analizza una complessa indagine penale della Procura di Napoli su gravi abusi edilizi compiuti in trent’anni ai danni di un antico complesso agricolo. L’inchiesta ha smascherato la creazione di volumi edilizi “fantasma” e l’illecita sopraelevazione dell’immobile.
La memoria ha per oggetto un’indagine penale molto complessa, condotta per incarico della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli e riguardante importanti abusi compiuti su di un antico complesso edilizio, nell’arco di quasi un trentennio.
La particolarità del lavoro è consistita nelle modalità operative attraverso le quali è stato possibile venire a capo dell’indiscutibile abilità con la quale gli indagati erano riusciti a trasformare radicalmente un immobile di tipo agricolo in un moderno centro sanitario, non solo aumentando il numero dei piani, ma realizzando addirittura enormi volumi “fantasma”, anche grazie alla complicità di tecnici disonesti. Nel caso in esame, il positivo esito dell’indagine, che ha bloccato una volta per tutte il perpetuarsi di reati edilizi e urbanistici, è stato frutto della perfetta sinergia tra un bravissimo Pubblico Ministero ed il suo consulente tecnico, cosa che ha consentito di concepire inusuali strategie vincenti di indagine. La nota descrive le fasi maggiormente significative della consulenza svolta e dei passaggi divenuti rilevanti per il buon esito dell’incarico.
L'immobile era suscettibile di condono?
Quasi venti anni or sono mi sono interessato di un’indagine penale molto complessa, riguardante importanti abusi edilizi dei quali, solamente oggi, si possono esporre gli aspetti di maggiore interesse. Il mandato di indagini ripetibili ex art. 359 c.p.p. mi venne conferito dal magistrato dott. Giuseppe Noviello (all’epoca sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli), dotato di virtù piuttosto rare tra i suoi colleghi: completa dedizione all’indagine, capacità di ascolto, condivisione delle strategie da adottare, grande rispetto per il consulente tecnico. La stima della quale mi aveva onorato ed un lungo lavoro compiuto in simbiosi, furono premiati da esiti altamente positivi e, per certi versi, imprevedibili.
L’incarico, affidatomi nel febbraio del 2004, si può sintetizzare nei seguenti quesiti, tesi ad accertare: - se l’immobile oggetto di indagine, così come descritto nei grafici e come realizzato al momento del sequestro anteriore al 1993, fosse suscettibile di condono, anche con riferimento alla richiesta modifica di destinazione d’uso; - se per la realizzazione dei pilastri, come descritti dalla polizia municipale nel verbale del 2001, fosse necessario realizzare un nuovo scavo e volume eguale, o analogo, a quello accertato con verbale del 2002 dai Carabinieri; - se l’immobile risultasse conforme ai provvedimenti di condono, alle eventuali altre autorizzazioni o permessi rilasciati, alla normativa antisismica e di tutela della statica degli edifici. Le indagini, iniziate nel marzo 2004 (dopo l’acquisizione e l’esame della documentazione agli atti), si sono articolate (sempre con il supporto dei Carabinieri) in: sopralluoghi; accessi presso l’ufficio Progetto Condono Edilizio del Comune e presso l’ufficio del Genio Civile; perquisizioni e sequestri di documentazioni particolarmente utili, presso gli studi di un imprenditore e di due professionisti tecnici.
IF CRASC ’25: ingegneria forense, crolli e affidabilità strutturale
IF CRASC ’25 ha posto al centro del confronto tecnico ingegneria forense, crolli, affidabilità e consolidamento strutturale, riunendo a Napoli esperti del settore per analizzare cause dei dissesti, responsabilità tecniche e soluzioni avanzate per la sicurezza del costruito, tra ricerca, pratica professionale e ambito giudiziario. All'interno interviste e video delle relazioni.
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L'immobile oggetto di indagine e le trasformazioni iniziali
L’indagine ha riguardato un vecchio fabbricato rurale in muratura di tufo (acquistato nell’anno 1973, come casale, insieme ad alcuni terreni agricoli circostanti) che, come risultò da una perizia tecnica giurata del maggio 1983 riguardante le condizioni dell’edificio e il suo risanamento, si sviluppava su due piani con accesso dalla strada (cfr. Figura 1) e presentava, sul lato postico, un terrapieno sostenuto da un muro di contenimento.

Nel novembre 1984, però, il proprietario (con dichiarazione sostitutiva di atto notorio) af- fermò che il fabbricato era composto da un piano cantinato, un piano terra, un piano primo e un piano sottotetto, smentendo così la perizia tecnica dell’anno precedente. Lo stesso, nel luglio dell’anno successivo, chiese al Comune di Napoli il rilascio della licenza per l’abbattimento e la ricostruzione dell’immobile. Nel giugno 1986 iniziarono i lavori di ristrutturazione, in assenza di qualunque concessione o autorizzazione, che vennero condotti con grande celerità.
Di fatto, in soli 40 giorni circa: - furono demoliti i preesistenti solai in legno e ricostruiti in ferro, alterando le quote degli orizzontamenti, per realizzare un nuovo impalcato; - fu demolita la copertura a falde e sopraelevata la muratura perimetrale sul lato sinistro dell’edificio (di circa.1,50 m); - furono realizzate circa 55 piattabande per la creazione di nuovi vani o l’ampliamento di quelli esistenti. Nel mese di settembre del 1986 i VV.UU. dell’Unità Operativa Speciale Antiabusivismo Edilizio del Comune di Napoli sottoponevano a sequestro giudiziario le opere abusive realizzate, unitamente all’intero cantiere ma, nel mese successivo, venivano parzialmente dissequestrate per ordine della Pretura penale.
Nel gennaio 1987 iniziava il secondo lotto delle opere di ristrutturazione dell’edificio consistenti, tra l’altro, in: - apertura di nuovi vani e chiusura di alcuni vani preesistenti; - realizzazione di cordoli in c.a. e costruzione di nuove murature in pietre di tufo, sino alla quota d’imposta della nuova copertura; - costruzione di un solaio a falde in
c.a. e laterizi, per complessivi 162 m2 circa; - esecuzione di cordoli perimetrali in c.a., alla quota di imposta della copertura; - costruzione di scala e pianerottoli in c.a., tra il piano terra e il primo piano (prima rampa), oltre che tra questo e il nuovo secondo piano (seconda rampa).
Nel marzo 1987 i VV.UU. dell’Unità Operativa Speciale Antiabusivismo Edilizio del Comune di Napoli effettuavano un nuovo sequestro avente ad oggetto un piano utile di circa 250 m2 ricavato (laddove esisteva un vecchio suppenno impraticabile) mediante la ricostruzione di muratura perimetrale in tufo e copertura a falde inclinate in c.a. avente altezza di circa 3,70 m al colmo e 2,80 m alla gronda (ricavato anche per effetto dell’avvenuta trasla- zione dei solai dei piani sottostanti, già segnalati nel settembre1986). Nel luglio 1987 veni- va presentata un’istanza di manutenzione ordinaria e straordinaria che, di fatto, dava luogo ad una trasformazione dell’originario organismo edilizio, peraltro giustificata da un fantomatico “adeguamento antisismico” delle strutture, mai realizzato. Nel marzo 1988 il Sindaco del Comune di Napoli ordinava la demolizione delle opere abusive accertate, che veniva poi ribadita con sentenza della Pretura. Nell’anno 1989, infine, aveva inizio la costruzione di una paratia di pali sul lato postico dell’edificio (visibile nella Figura 2), che si protrasse fino all’anno 1995. Tale opera avrebbe poi consentito la realizzazione di ben due piani sottostrada rispetto alla quota di accesso all’edificio.

Cambio di destinazione, condono e opere di completamento
Nel luglio 1992 il Servizio Edilizia Abitativa del Comune di Napoli acquisiva la richiesta di cambio di destinazione dell’intero edificio, da abitazioni a presidio sanitario di tipo ospedaliero, poi respinta dalla Commissione Edilizia; la pratica conteneva, per la prima volta, an- che l’ipotesi di realizzare un primo piano sottostrada,
Nel febbraio 1995 per ordine della Pretura Circondariale di Napoli veniva dissequestrato dall’U.O.S.A.E. dei Vigili Urbani di Napoli quanto sequestrato nel settembre 1986 e, appena 7 giorni dopo, il proprietario dell’immobile presentava istanza di condono edilizio e di completamento delle opere (priva di qualunque elaborato grafico e fotografico).
Nel gennaio 1996 il proprietario dell’immobile notificava all’Ufficio Condono una “Comunicazione inizio lavori” corredata da un grafico che costituiva anche elaborato di condono. Nel giugno dello stesso anno 1996, un ingegnere giurava una perizia nel cui corpo era contenuto il riferimento ad un ampliamento (per 110 m2) del piano sottostrada 2 adibito a deposito. Dal mese di maggio al mese di novembre, sempre del 1996, venivano ordinate due sospensioni dei lavori da parte dell’Unità Operativa Condono Amministrativo, ciò al fine di acquisire la documentazione necessaria alla pratica di condono edilizio presentata.
Nel settembre 1997, il proprietario dell’immobile chiedeva all’Ufficio Edilizia Pubblica e Privata la revoca della sospensione, per consentire sole opere di completamento funzionale. Nell’aprile 1998 veniva rilasciata la Concessione in sanatoria e, contestualmente, veniva depositato al Genio Civile il progetto in senatoria (privo della rappresentazione dei piani sottostrada).
Nello stesso mese veniva iniziato, all’interno dell’edificio, lo scavo di pozzi isolati, in aderenza alla muratura perimetrale, per la realizzazione di plinti in c.a. alla quota del futuro secondo piano sottostrada. Tale attività proseguiva, in maniera occulta, per circa 19 mesi (sino al novembre 1999). Dal mese di dicembre 1999 sino al mese di febbraio 2000 venivano eseguite tracce verticali nella muratura perimetrale dell’edificio, all’interno delle quali venivano inserite colonne metalliche (due pezzi collegati mediante coprigiunti, già forniti di mensole laterali per il futuro montaggio delle travi d’impalcato); venivano altresì tagliate tracce orizzontali nei muri perimetrali con lo scopo di alloggiare in esse travi metal- liche (inserite per 30 cm nello spessore lapideo di 60 cm) per l’appoggio dei futuri solai.
Entro il mese di novembre 2001 avvenivano poi: - il completamento della struttura metallica; - la costruzione degli impalcati residui; - la riduzione a tamponature dei muri portanti esterni; - la demolizione delle murature portanti interne.
Gli ultimi lavori, completati entro il mese di dicembre 2002 consistettero, invece: - nella costruzione dell’impalcato di calpestio al piano terra (in precedenza inesistente), all’interno e all’esterno del corpo principale, che venne appoggiato sulle nuove strutture metalliche e sulla sommità della paratia di pali; - lo sbancamento del volume di terreno compreso tra il solaio di calpestio del piano terra e la quota di imposta dei plinti di fondazione; - il taglio di una parte dei pali costituenti la paratia sul lato postico, per la realizzazione di finestre ai piani sottostrada (lasciando integri solo quelli portanti degli impalcati sottostrada).
Una pallida idea delle opere realizzate è visibile nella Figura 3 che riproduce una delle fotografie sequestrate nel corso delle operazioni di Polizia Giudiziaria. E proprio nel dicembre 2002 i Carabinieri della sezione P.G. della Procura disponevano il sequestro del cantiere, per difformità delle opere edili realizzate rispetto alla concessione edilizia. Il resto della “storia” ha del paradossale perché, nel gennaio 2003, un ingegnere compiacente sottoscriveva una consulenza tecnica nella quale dichiarava lo stato precario delle strutture realizzate e, in seguito ad essa, un G.I.P. disponeva il dissequestro per la costruzione dell’impalcato di calpestio al primo piano sottostrada e di copertura del secondo piano sottostrada, senza neppure consultarsi con un proprio perito. Con tale provvedimento, dunque, veniva addirittura autorizzata dalla magistratura la realizzazione di due piani abusivi, cosa che avvenne dal 9 giugno al 9 luglio 2003. Al termine dei lavori, furono riapposti i sigilli … oramai inutili.

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Nei prossimi paragrafi si parlerà di:
- Indagini per contro della Procura della Repubblica;
- Conclusioni principali delle indagini preliminari
Abuso Edilizio
L'abuso edilizio rappresenta la realizzazione di opere senza permessi o in contrasto con le concessioni esistenti, spaziando da costruzioni non autorizzate ad ampliamenti e modifiche illegali. Questo comporta rischi di sanzioni e demolizioni, oltre a compromettere la sicurezza e l’ordine urbano. Regolarizzare tali abusi richiede conformità alle normative urbanistiche, essenziale per la legalità e il valore immobiliare.
Condoni e Sanatorie
Condoni e sanatorie: su INGENIO articoli, normative e guide per comprendere le procedure di regolarizzazione edilizia.
Edilizia
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