Ingegneria Strutturale | Professione
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Ingegneria forense: ruolo, sfide e futuro della consulenza tecnica nella giustizia italiana

La 1ª Giornata Nazionale dell’Ingegneria Forense ha evidenziato il ruolo cruciale degli ingegneri forensi nel garantire decisioni giudiziarie fondate su basi tecniche solide. Al centro del confronto: tariffe, formazione, nuove competenze e riforme per rafforzare il sistema giustizia.

L'ingegnere forense, una figura che "traduce" la professione tecnica per giudici e avvocati

Il rapporto tra sapere tecnico e giustizia è una storia di traduzioni continue. I tribunali sono chiamati a decidere su fatti che parlano il linguaggio della fisica, della chimica, della scienza delle costruzioni, dell’informatica. Per trasformare quei fatti in elementi comprensibili e valutabili nel processo serve una figura capace di muoversi tra due mondi: quello delle cose e quello del diritto. È qui che si colloca l’ingegnere forense, professionista chiamato non solo a indagare, ma anche a “tradurre” la realtà tecnica in argomentazioni intellegibili per giudici e avvocati.

Da questa consapevolezza ha preso avvio la 1ª Giornata Nazionale dell’Ingegneria Forense, promossa dal Consiglio Nazionale degli Ingegneri (CNI). Nel suo intervento introduttivo, la vicepresidente vicaria del CNI Carla Cappiello ha posto l’accento su una contraddizione evidente: una funzione essenziale per il funzionamento della giustizia resta ancora largamente invisibile nel dibattito pubblico.

 

Un patrimonio di competenze che si assottiglia

I numeri raccontano una storia preoccupante. Fino al 2023 ogni tribunale gestiva i propri albi di consulenti tecnici e periti, che complessivamente contavano circa 183 mila iscritti. Con l’istituzione del Portale Albo CTU, strumento pensato per rafforzare trasparenza e tracciabilità degli incarichi, è stato avviato un nuovo processo di iscrizione non automatico. Oggi gli iscritti risultano circa 69 mila.
Una parte della riduzione è fisiologica, legata a professionisti non più attivi. Ma il dato complessivo segnala comunque una perdita di competenze che rischia di indebolire la qualità degli accertamenti tecnici su cui si fondano molte decisioni giudiziarie.

Secondo Cappiello, le cause principali sono due. La prima è economica: i compensi dei consulenti tecnici d’ufficio sono ancorati a tabelle del 2002 e, in oltre vent’anni, hanno perso più del 40% del valore reale. La seconda è culturale e normativa: le tariffe attuali non contemplano intere aree di attività oggi centrali, come l’informatica forense, che all’epoca della definizione delle tabelle semplicemente non esisteva come disciplina strutturata.
Il CNI ha avanzato al Ministero della Giustizia una proposta di riforma che prevede l’aggiornamento dei compensi, l’introduzione di nuove voci tariffarie, l’eliminazione dei tetti massimi e tempi certi per la liquidazione. Un confronto istituzionale già avviato lascia intravedere margini di progresso.

 

Ingegneria forense: una responsabilità civile

Nel suo saluto, il presidente del CNI Angelo Domenico Perrini ha richiamato il valore civile della funzione svolta dagli ingegneri forensi:
«Ogni giorno migliaia di professionisti mettono le proprie competenze al servizio della magistratura. Il nostro lavoro tecnico è spesso la base su cui si costruisce il ragionamento giuridico che porta alla sentenza. Non è solo un servizio: è una forma alta di responsabilità sociale. Portare nel processo i principi di sicurezza, affidabilità e rigore significa rafforzare le garanzie di giustizia».
Da qui l’esigenza di un dialogo strutturato tra ingegneri, magistrati, avvocati e istituzioni, per costruire una giustizia più efficiente e più consapevole del valore del sapere tecnico.

Le proposte legislative: formazione, tutele, tempi certi

Durante la mattinata è intervenuto il senatore Marco Silvestroni, che ha presentato tre disegni di legge dedicati a nodi cruciali: formazione obbligatoria dei CTU, tempi certi di liquidazione con vincolo di solidarietà tra le parti e superamento del legame tra compenso e prezzo di aggiudicazione nelle esecuzioni immobiliari.
«L’ingegneria forense è spesso lontana dai riflettori, ma senza di essa la giustizia non può funzionare. I CTU sono una componente strutturale del sistema giudiziario e devono essere messi in condizione di operare con adeguate tutele», ha sottolineato il senatore.

Dalla giustizia “riparativa” a quella “preventiva”

I lavori, moderati dai giornalisti Giuseppe Latour e Andrea Dari, si sono articolati in quattro sessioni.
La prima ha affrontato il tema della consulenza tecnica negli appalti pubblici, un ambito ad alta complessità dove l’ingegnere forense è chiamato a valutare riserve, varianti, vizi costruttivi e responsabilità contrattuali. Particolare attenzione è stata dedicata al Collegio Consultivo Tecnico (CCT), strumento che affianca le parti durante l’esecuzione delle opere per prevenire l’insorgere di contenziosi. Un cambio di paradigma che sposta l’asse dalla giustizia “riparativa” a quella “preventiva”, valorizzando la competenza tecnica prima che il danno si produca.

 

La sfida delle prove digitali

La sessione pomeridiana ha acceso i riflettori sull’informatica forense. In un contesto segnato dall’aumento di frodi digitali, cybercrime e controversie legate ai dati, le competenze ICT diventano decisive per l’accertamento tecnico in ambito penale e civile.
Sono state approfondite le metodologie di acquisizione e analisi delle prove digitali – dalla computer forensics alla fonia forense – insieme alle questioni di ammissibilità processuale, cybersecurity e protezione dei dati. È emersa con forza l’esigenza di standard metodologici rigorosi, capaci di rendere la prova tecnica solida anche sul piano giuridico.

 

Scienza e processo: un dialogo necessario

Un’altra sessione ha messo al centro il rapporto tra metodo scientifico e regole del processo civile. Dalla formulazione del quesito al contraddittorio tecnico, fino alla valutazione della responsabilità professionale, il confronto tra magistrati, accademici e avvocati ha evidenziato come la consulenza tecnica debba trasformarsi in “prova logica”, e non ridursi a un semplice parere soggettivo.
Il ruolo del consulente emerge così come strategico non solo per l’accertamento dei fatti, ma anche per l’equilibrio complessivo del processo.

 

Tariffe e dignità professionale

L’ultima sessione ha affrontato il tema, sempre attuale, delle tariffe. Il confronto con le esperienze europee e l’ascolto degli ordini territoriali hanno alimentato la proposta di riforma in discussione.
Il DDL 1068 introduce tempi certi per la liquidazione (entro tre mesi) e il vincolo di solidarietà tra le parti per il pagamento dei compensi. Il DDL 1065 punta invece a correggere le distorsioni nelle esecuzioni immobiliari, sganciando il compenso degli stimatori dal prezzo di aggiudicazione e riportandolo al valore di stima.
Misure che mirano a restituire certezza, dignità e sostenibilità al lavoro dei professionisti.

 

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Fonte: Comunicato stampa CNI.

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