Oltre il sì o il no: come l’IA può ampliare le capacità umane e industriali
Nella riflessione del nostro Editore e Direttore Andrea Dari, l’intelligenza artificiale è paragonata all’elettricità o a internet: non un prodotto, ma una base trasformativa per imprese e società. La vera sfida è usarla in modo etico e sostenibile, perché il futuro si costruisce con le scelte di oggi.
Le 4 antinomie di Immanuel Kant, presentate nella sua opera "Critica della ragion pura"
Vorrei iniziare con un filosofo che non si occupava certo di intelligenza artificiale: Immanuel Kant.
Nella Critica della ragion pura Kant ci parla delle antinomie, domande senza soluzione definitiva, perché la ragione può sostenere validamente sia una tesi che la sua opposta.
Le quattro antinomie classiche:
- Il mondo nel tempo e nello spazio
- Tesi: il mondo ha un inizio e un limite.
- Antitesi: il mondo è eterno e infinito.
- La divisibilità della materia
- Tesi: ogni realtà è composta da parti semplici.
- Antitesi: tutto è divisibile all’infinito.
- Causalità e libertà
- Tesi: oltre alle leggi naturali esiste la libertà.
- Antitesi: la libertà non esiste, tutto è determinato.
- L’essere necessario
- Tesi: deve esistere un essere necessario come fondamento del mondo.
- Antitesi: non esiste alcun essere necessario, tutto è contingente.
Ecco perché ho proposto una quinta antinomia, legata all’intelligenza artificiale: non ha senso chiederci se l’IA sia giusta o sbagliata, se sostituirà o meno l’uomo. Sono domande che bloccano.
La vera questione è un’altra: come vogliamo usarla per ampliare le nostre capacità.
L’IA come tecnologia di general purpose
L’intelligenza artificiale non è un prodotto che si compra e si mette sullo scaffale. È una tecnologia abilitante, come lo sono state l’elettricità o internet.
Tre esempi concreti lo dimostrano:
1. Api e farmaci.
Un agente di IA nato per contare le api in un alveare è stato acquisito da un’azienda che produce macchine per l’industria farmaceutica. La stessa logica di riconoscimento e conteggio permette di dosare con precisione i componenti nei processi industriali.
2. Dal motore di ricerca al prompt.
Se prima cercavamo “Milano” su Google, oggi scriviamo: “Sono un imprenditore, ho due ore libere a Milano: cosa posso fare?”. Questa abitudine a porre domande complete crea un mercato nuovo: non più prodotti standard, ma soluzioni personalizzate. Le imprese devono adeguare comunicazione e produzione a questa nuova domanda.
3. Dati industriali come asset strategico.
Ogni macchinario genera enormi quantità di dati: vibrazioni, consumi, scarti. Spesso rimangono frammentati e inutilizzati. Con l’IA diventano previsioni di guasti, manutenzione predittiva, simulazioni di domanda e costi. I dati smettono di essere un peso e diventano un patrimonio competitivo.
Tre sfide per le imprese
Questi esempi aprono tre grandi sfide per chi fa impresa oggi:
- Competenze. L’IA non funziona da sola: servono persone che la sappiano guidare. Non è l’algoritmo che fa la differenza, ma chi lo governa.
- Etica e regole. Con l’AI Act, l’Europa ci indica la rotta: trasparenza e sicurezza. Non è un freno, ma un modo per mantenere i mercati affidabili.
- Energia e sostenibilità. Addestrare un modello può consumare come una piccola città. Serve progettare un uso intelligente delle risorse: l’IA è anche politica industriale.
L'IA va trasformata in alleato
Kant ci direbbe che la vera antinomia non è chiedersi se l’IA sia bene o male, ma come trasformarla in un alleato.
Vinceranno le imprese che sapranno integrarla nei processi, rendendosi più competitive e sostenibili.
La domanda giusta non è se usare l’IA, ma come usarla bene.
Perché il futuro non aspetta.
Ed è proprio qui che mi piace richiamare una delle pagine più note del film Così parlò Bellavista di Luciano De Crescenzo. Bellavista diceva che:
- il passato è certo, perché lo conosciamo;
- il futuro è incerto, ma modificabile, perché non è ancora scritto;
- il presente invece è un punto inafferrabile, che fugge via mentre lo viviamo.
Ecco: l’intelligenza artificiale ci pone davanti a questa sfida. Non possiamo restare fermi sul presente che scivola, né rifugiarci in un passato rassicurante. Possiamo solo agire sul futuro, perché è lì che si gioca la nostra capacità di costruire.
Desidero ringraziare l’amico Dimitri Dello Buono che oltre a realizzarmi la presentazione video è da sempre un riferimento per me per la conoscenza di queste materie .
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