Antincendio | Progettazione | Sicurezza
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Progettare l'esodo antincendio per persone con disabilità: spazi calmi e strategie di evacuazione

La prevenzione incendi inclusiva richiede piani di esodo progettati anche per persone con disabilità motorie, sensoriali, cognitive o temporanee. Spazi calmi, assistenza, allarmi accessibili e procedure esercitate diventano elementi centrali della sicurezza.

L’articolo affronta il tema della prevenzione incendi in relazione alle persone con disabilità, sottolineando come in passato la sicurezza antincendio fosse progettata pensando solo a persone in grado di evacuare autonomamente e rapidamente gli edifici. Oggi, invece, si punta a una progettazione inclusiva, capace di garantire sicurezza anche a chi presenta disabilità motorie, visive, uditive, cognitive o difficoltà di linguaggio. In passato gli edifici pubblici erano poco accessibili a causa delle barriere architettoniche, mentre oggi, grazie a una maggiore sensibilità sociale e normativa, molti spazi pubblici risultano più inclusivi. Questo cambiamento ha portato a rivedere il vecchio principio secondo cui, in caso di incendio, fosse necessaria un’evacuazione totale e immediata dell’edificio.


Antincendio inclusivo: sicurezza ed evacuazione per persone con disabilità

Alla base di questo articolo vi è l’analisi della parola “disabilità” nell’ambito specifico dell’antincendio, ricercando a livello internazionale lo stato dell’arte di questa tematica particolare e soprattutto delicata, ancora oggi racchiusa in un’ottica alquanto arretrata, poiché molti credono riguardi solo persone con difficoltà fisiche evidenti, gravi e talvolta permanenti.

Progettare l’emergenza considerando tutti gli occupanti dell’edificio

In particolare, è bene porre l’attenzione riguardo la progettazione ‘’Antincendio di tipo Inclusiva’’, e sulla sicurezza, in caso di incendio, di persone con disabilità, in particolare riguardante soprattutto l’esodo di queste persone.

L’obiettivo, quindi, è quello di fornire lo stato dell’arte internazionale del tema della disabilità in ambito antincendio, dato che le azioni di protezione si basano su principi generali, i quali prevedono la presenza di un’organizzazione che permetta, allo stesso tempo, l’abbandono dell’edificio da parte degli occupanti e l’accesso dei Vigili del Fuoco per assistere le persone rimaste eventualmente all’interno e farle evacuare.

Tali soluzioni di evacuazione così elaborate possono non risultare idonee per “tutti”, poiché all’interno dell’edificio può esserci la presenza di persone con disabilità, di qualsiasi tipo, e soluzioni di questo tipo possono essere poco o per niente valide per “alcuni”.

Perché l’evacuazione immediata non è sempre una soluzione efficace

Inoltre, per anni, le prescrizioni normative si basarono sul presupposto che le persone all’interno di un edificio riuscissero ad abbandonare in modo autonomo e in tempi brevi una zona divenuta pericolosa e che questa fosse la sola scelta disponibile per garantire la sicurezza degli utenti.

La limitazione delle persone con disabilità all’interno di città ed edifici era dovuta ad un’accessibilità non molto diffusa per la presenza di barriere architettoniche, in quanto tali spazi rispettavano particolari prescrizioni antincendio che determinavano le loro limitate funzioni e caratteristiche costruttive.

Evacuazione dall’edificio: limiti del modello basato sull’esodo totale immediato

Due decenni fa trovare persone in sedia a rotelle o con i deambulatori all’interno di edifici pubblici era abbastanza improbabile, per la scarsa accessibilità di tali luoghi.

Mentre oggi spazi e luoghi pubblici (es. cinema, centri commerciali, stazioni, uffici postali, ecc.), grazie alla predisposizione di soluzioni progettuali attente che derivano da una consapevolezza collettiva maggiore, riescono a garantire una quasi completa accessibilità.

La maggiore inclusività considerata durante la progettazione di tali spazi ha portato a rivalutare il vecchio approccio basato sul binomio:

pericolo in atto -> evacuazione totale immediata

tale relazione derivava dal fatto che venivano considerate misure progettuali con lo scopo di realizzare sistemi di esodo orizzontali e verticali che permettessero l’evacuazione immediata verso un luogo sicuro, spesso individuato all’esterno dell’edificio.

Quando i tempi di esodo non sono uguali per tutti gli occupanti

Tale soluzione però mostra due criticità in termini di progettazione antincendio inclusiva:

  • un’evacuazione immediata non può avvenire in modo autonomo o del tutto autonoma per tutti gli occupanti;
  • la tempistica ipotizzata per un’evacuazione in condizioni normali può non coincidere con la tempistica necessaria agli occupanti con disabilità per effettuare l’evacuazione, anche nel caso in cui tali persone siano assistite durante l’evacuazione.

Spazio calmo antincendio: luogo sicuro per l’attesa assistita

Nei primi decenni del Novecento, negli Stati Uniti, inizia a delinearsi un’alternativa all’utilizzo dell’evacuazione totale come unico modo di protezione, questo grazie alla costruzione sempre più diffusa di edifici sempre più alti.

La difficoltà di queste tipologie di edifici riguardava l’effettuazione dello sfollamento verticale di un elevato numero di persone tramite aree con potenziale presenza di fumo, portando ad un aumento dei tempi necessari per permettere l’evacuazione in sicurezza di tutti gli occupanti dell’edificio.

Safe areas e luoghi sicuri: l’evoluzione internazionale del concetto

Suddette criticità hanno portato, pertanto, ad eseguire studi e ricerche sul tema della disabilità, scovando così due soluzioni possibili da impiegare negli edifici di grande altezza:

  • predisposizione di “Safe Areas”, (luoghi sicuri), dove gli occupanti potessero trovare protezione nel corso di un incendio, per poter successivamente utilizzare i percorsi orizzontali e verticali liberati dal fumo dell’incendio;
  • realizzazione, eventualmente, di ascensori di evacuazione.

Tale cambiamento fu estremamente importante poiché legato ad un concetto che risultò fondamentale per la progettazione antincendio inclusiva e che si diffuse a livello internazionale: «non è sempre necessario evacuare completamente l’edificio o la struttura per sfuggire da un incendio o da un’altra emergenza».

Spazio calmo, compartimentazione e assistenza durante l’emergenza

L’introduzione di aree in cui le persone potessero stazionare in modo sicuro è identificata con diversi termini, ma il concetto principale è quello di costituire dei veri e propri “Spazi Calmi”, introdotto in Italia attraverso la Regola Tecnica per la prevenzione incendi delle attività turistico-alberghiere nel 1994, che ne ha individuato la funzione quale luogo da predisporre nei nuovi alberghi «per ogni piano ove hanno accesso le persone con capacità motorie ridotte od impedite».

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Un’analisi, sia a livello nazionale che a livello internazionale, delle diverse normative utilizzate per la progettazione antincendio, ricercando nello specifico le parti inerenti alle disposizioni fornite per le persone con disabilità, ha permesso un confronto tra le norme italiane utilizzate per la progettazione antincendio e le differenti norme internazionali considerate.

Informazioni di evacuazione accessibili: notifica, orientamento, percorso e assistenza

Le categorie di disabilità da considerare nel piano di emergenza

Mi preme, a tale riguardo, considerare un’associazione no-profit, la NFPA, acronimo di National Fire Protection Association, (Associazione Nazionale per la Protezione Antincendio), che da molti anni sta sviluppando e pubblicando, codici standard per la Sicurezza Antincendio ed elettrica, divenendo un vero e proprio punto di riferimento, a livello internazionale per la protezione di persone, beni, ambiente per persone con disabilità, suddividendo in 5 categorie generali di disabilità:

  • disabilità motorie;
  • disabilità visive;
  • disabilità uditive;
  • difficoltà di linguaggio;
  • disabilità cognitive:

I 4 elementi delle informazioni di evacuazione di cui gli occupanti hanno bisogno sono:

  • notifica;
  • orientamento;
  • utilizzo del percorso;
  • assistenza.

Molti edifici recenti, sono costruiti affinché siano accessibili e senza barriere per consentire un facile accesso alle persone con disabilità. Altrettanto importante però è il modo in cui gli occupanti dell’edificio, con diverse disabilità, vengono avvisati di un’emergenza, come reagiscono ad un evento potenzialmente catastrofico, se vengono forniti o meno dispositivi o sistemi adeguati ad assisterli durante un’emergenza e quali strategie operative sono pianificate e in atto, per contribuire e garantire ‘’un’uscita paritaria’’ durante una situazione di emergenza.

Allarmi visivi, acustici e direzionali per un esodo realmente inclusivo

Componenti di sistemi di allarme antincendio visivi, acustici, dispositivi di allarme acustici /direzionali, aree di rifugio, dispositivi di discesa scale e altre tecnologie basate su codice, in modo da guidarci chiaramente nella giusta direzione per affrontare nel modo migliore e meno caotico possibile tali problematiche.

Quindi vuole essere uno strumento per fornire assistenza, a persone con disabilità, datori di lavoro, proprietari e gestori di edifici ed altri soggetti che sono comunque coinvolti nello sviluppo di piani di evacuazione di emergenza, integrando le esigenze di persone con disabilità, tale da poter essere utilizzati in tutti gli edifici sia vecchi che nuovi.

Tutte le persone, indipendentemente dalle circostanze, hanno l’obbligo di essere preparate ad agire durante una situazione di emergenza e di assumersi, in ogni caso, la responsabilità della propria e altrui sicurezza.

Pertanto lo scopo di questo articolo è semplicemente quello di cercare di aiutare le persone con disabilità, i datori di lavoro, i proprietari e gli amministratori di edifici e altri ad analizzare alcune delle questioni rilevanti per la capacità di una persona di evacuare da un edificio in caso di emergenza.

Piano di evacuazione per disabili: criteri, esercitazioni e aggiornamento continuo

I vari piani di evacuazione, devono essere progettati per categoria di disabilità, per pianificare l’evacuazione in caso di emergenza con informazioni appropriate per la persona per cui si sta progettando il suddetto piano, e una volta completato il piano, è necessario esercitarsi affinché sia assicurato che esso possa essere funzionale alla circostanza presa in considerazione in modo appropriato, inoltre deve essere implementato è migliorato da eventuali lacune o problemi che comunque richiedono aggiustamenti, e miglioramenti affinché detto piano funzioni come previsto.

LEGGI ANCHE Prevenzione Incendi: la progettazione delle vie d’esodo in caso di occupanti con disabilità 

Fatto ciò, le copie devono essere conservate archiviate, in luoghi appropriati per un facile accesso e consegnate ad assistenti, supervisori, colleghi e persone vicine alla persona con disabilità, ai responsabili e al personale dell’edificio, ai dipartimenti comunali che potrebbero essere addetti al primo intervento in caso di emergenza. Il piano deve inoltre essere rivisto e messo in pratica regolarmente da tutte le persone che sono coinvolte.

Nell’eventualità che le persone con disabilità abbiano un animale di servizio devono esercitarsi anche con lui nelle consuete esercitazioni di evacuazione.

L’importanza di mettere in pratica il piano non può essere sottovalutata, in quanto essa consolida la comprensione del piano da parte di tutti, aiuta quindi gli altri a riconoscere la persona che potrebbe aver bisogno di assistenza in caso di emergenza e mette in luce eventuali punti deboli, quindi essendo le esercitazioni standard essenziali, tutti devono essere preparati anche per eventuali imprevisti, oltre all’emergenza già in atto.

Le esercitazioni devono essere varie, in modo da avere una varietà di situazioni da dover affrontare, come ad esempio, vie di evacuazione, come corridoi, scale chiuse, porte bloccate o eventualmente persone in stato di incoscienza.
I piani di emergenza ed evacuazione devono essere considerati veri e propri ‘’documenti viventi’’, insieme al personale addetto alla gestione degli edifici in caso di emergenza, tutti quindi devono, esercitarsi, rivedere, revisionare e soprattutto aggiornare i propri piani per effetto dei cambiamenti della tecnologia, del personale e soprattutto delle procedure di emergenza.

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L'articolo continua con la trattazione dei principali riferimenti normativi riguardanti il problema della disabilità


FAQ Tecniche: Antincendio inclusivo - spazio calmo ed evacuazione per persone con disabilità

Che cos'è la progettazione antincendio inclusiva?

La progettazione antincendio inclusiva è l'approccio che garantisce la sicurezza in caso di incendio a tutti gli occupanti di un edificio, indipendentemente dalla loro condizione fisica, sensoriale o cognitiva. Supera il modello tradizionale - basato sull'ipotesi che tutti gli occupanti siano in grado di evacuare autonomamente e rapidamente - integrando soluzioni specifiche per persone con disabilità motorie, visive, uditive, cognitive e di linguaggio. Il riferimento classificatorio internazionale è la NFPA, che suddivide le disabilità in cinque categorie generali.

In quali contesti si applica la progettazione antincendio inclusiva?

Si applica a tutti gli edifici accessibili al pubblico o con presenza di lavoratori: uffici, scuole, ospedali, strutture ricettive, centri commerciali, stazioni. L'obbligo di considerare le esigenze delle persone con disabilità nei piani di emergenza discende dal D.Lgs. 81/2008 (art. 63 e Allegato IV) per i luoghi di lavoro, e dal DPR 503/1996 per gli edifici e gli spazi pubblici. La progettazione inclusiva è rilevante sia per edifici di nuova costruzione che per interventi di ristrutturazione soggetti a verifica antincendio.

Quali sono i riferimenti normativi italiani per l'evacuazione delle persone con disabilità?

Il quadro normativo italiano di riferimento comprende: la Legge 9 gennaio 1989 n. 13 sull'eliminazione delle barriere architettoniche; il DM (LLPP) 16 giugno 1989 n. 236, che all'art. 4.6 stabilisce i raccordi con la normativa antincendio e introduce la compartimentazione come soluzione preferenziale; il DPR 24 luglio 1996 n. 503 per gli edifici pubblici; il D.Lgs. 81/2008 per i luoghi di lavoro; il DM 10 marzo 1998 per la valutazione del rischio incendio. 

Che cos'è lo spazio calmo e qual è la sua funzione tecnica?

Lo spazio calmo è un'area protetta, resistente al fuoco, collocata in prossimità delle vie di esodo verticali, in cui le persone che non possono evacuare autonomamente sostano in sicurezza in attesa dei soccorsi. È la risposta tecnica al superamento del principio di evacuazione totale immediata.

In Italia il concetto è stato introdotto dalla Regola Tecnica per le attività turistico-alberghiere nel 1994, che ne ha previsto la realizzazione per ogni piano accessibile a persone con capacità motorie ridotte o impedite.

Come si struttura un piano di evacuazione per persone con disabilità?

Il piano di evacuazione deve essere differenziato per categoria di disabilità e articolato sui quattro elementi informativi definiti dalla NFPA: notifica (sistemi di allarme adeguati alla tipologia di disabilità), orientamento (segnaletica e indicazioni comprensibili), utilizzo del percorso (vie di esodo accessibili), assistenza (personale formato e procedure definite). Il piano è un documento operativo soggetto a revisione periodica, deve essere distribuito a tutti i soggetti coinvolti - assistenti, supervisori, responsabili dell'edificio, servizi di primo intervento - e verificato attraverso esercitazioni regolari che simulino scenari differenziati, incluse situazioni di vie di esodo parzialmente impraticabili.

Quali aspetti garantiscono la durabilità e l'efficacia nel tempo del piano di evacuazione?

Il piano di evacuazione per persone con disabilità deve essere trattato come un "documento vivente": soggetto ad aggiornamento sistematico in seguito a variazioni del personale, modifiche tecnologiche, cambiamenti nelle procedure di emergenza o nell'assetto fisico dell'edificio. Le esercitazioni devono essere variate nella tipologia di scenario e coinvolgere anche gli animali di servizio, ove presenti. La verifica pratica è condizione necessaria per individuare criticità non emerse in fase di progettazione. La sola redazione del piano, senza esercitazione e aggiornamento, non costituisce garanzia di efficacia operativa.

Quali sono gli errori più frequenti nella progettazione antincendio in relazione alla disabilità?

I principali errori sono: progettare l'esodo assumendo che tutti gli occupanti possano evacuare autonomamente e in tempi standard; non differenziare le soluzioni per tipologia di disabilità; trascurare la componente uditiva e cognitiva nei sistemi di allarme, concentrandosi esclusivamente sulla mobilità; non prevedere spazi calmi adeguati nei piani fuori terra accessibili; redigere piani di evacuazione senza esercitazioni pratiche; non aggiornare il piano a fronte di cambiamenti nell'organizzazione o nell'edificio. Un ulteriore errore ricorrente è limitare la valutazione alle disabilità permanenti e visibili, escludendo le condizioni temporanee o non evidenti.

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