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Rinnovabili: per la prima volta dopo 4 anni calano le nuove installazioni (-8.2%). Pesa l'instabilità normativa

Nel 2025 le nuove installazioni rinnovabili in Italia calano dell’8,2%, interrompendo quattro anni di crescita. A pesare sono soprattutto incertezza normativa e rallentamenti autorizzativi.

Dopo anni di crescita costante, il 2025 segna una battuta d’arresto per il settore delle energie rinnovabili in Italia. Le nuove installazioni registrano un calo significativo, evidenziando criticità strutturali legate soprattutto all’instabilità normativa e alla complessità dei processi autorizzativi. Nonostante il contributo ancora rilevante delle rinnovabili al mix elettrico nazionale, il rallentamento solleva interrogativi sulla capacità del Paese di raggiungere gli obiettivi al 2030. Il fotovoltaico resta il principale motore della transizione, ma non basta a compensare le difficoltà degli altri comparti. In questo scenario, emerge con forza la necessità di una strategia più chiara e stabile per sostenere investimenti e sviluppo.


Dopo anni di crescita, un rallentamento inatteso

Il 2025 rappresenta un punto di svolta per il settore delle energie rinnovabili in Italia. Dopo quattro anni consecutivi di espansione, il sistema registra una contrazione significativa delle nuove installazioni, che si fermano a 6,2 GW, in calo dell’8,2% rispetto al 2024. Un dato che interrompe il trend positivo e che riflette un rallentamento più ampio, legato non solo alle dinamiche tecnologiche ma soprattutto al contesto normativo e agli strumenti di supporto.

A pesare maggiormente è stata la frenata del fotovoltaico, il comparto che negli ultimi anni aveva sostenuto con maggiore forza la crescita del settore. Anche l’eolico e l’idroelettrico mostrano segnali di debolezza, mentre l’eolico offshore continua a rimanere in una fase di sviluppo incerta, nonostante il suo potenziale ancora ampiamente inespresso. In controtendenza si collocano invece gli interventi sugli impianti esistenti, che crescono in modo rilevante grazie soprattutto al contributo delle bioenergie, segnalando come il sistema stia progressivamente orientandosi anche verso l’ottimizzazione del parco installato.

Instabilità normativa e investimenti rallentati

Alla base della frenata del 2025 vi è una questione strutturale che da tempo caratterizza il settore: la mancanza di stabilità normativa. Lo sviluppo degli impianti da fonti rinnovabili richiede tempi lunghi, spesso distribuiti su diversi anni tra iter autorizzativi, connessioni alla rete, accesso agli incentivi e realizzazione delle opere. In questo contesto, il continuo susseguirsi di modifiche legislative ha finito per creare incertezza e rallentare le decisioni di investimento.

Negli ultimi anni il quadro regolatorio è stato interessato da numerosi interventi, che hanno riguardato sia gli incentivi sia la fiscalità e gli strumenti industriali. Questa stratificazione normativa, invece di accompagnare la crescita del settore, ha spesso prodotto effetti opposti, rendendo più complessa la pianificazione e meno prevedibili i ritorni economici.

Eppure, proprio in una fase caratterizzata da tensioni geopolitiche e da prezzi energetici elevati, le rinnovabili rappresentano una delle leve più efficaci per garantire sicurezza e competitività. La dipendenza dal gas continua infatti a incidere in modo diretto sul costo dell’energia elettrica, evidenziando la necessità di accelerare la transizione. Senza un quadro stabile e una visione di medio-lungo periodo, tuttavia, il sistema rischia di non riuscire a esprimere appieno le proprie potenzialità.

Il ruolo delle rinnovabili nel sistema elettrico

Nonostante il rallentamento delle installazioni, le fonti rinnovabili continuano a rappresentare una componente fondamentale del mix energetico italiano. Nel 2025 esse hanno coperto il 41,1% della domanda elettrica, una quota leggermente inferiore rispetto all’anno precedente ma comunque significativa in termini assoluti.

La produzione complessiva si è attestata intorno ai 128 TWh, su una domanda sostanzialmente stabile. A trainare la crescita è stato ancora una volta il fotovoltaico, che ha beneficiato della capacità installata negli ultimi anni, mentre le altre fonti hanno registrato un andamento negativo. In particolare, il calo dell’idroelettrico, fortemente influenzato da condizioni climatiche sfavorevoli, ha avuto un impatto rilevante sul totale della produzione rinnovabile, dimostrando quanto sia importante disporre di un mix diversificato.

Questa dinamica mette in luce una criticità strutturale del sistema: la dipendenza da singole fonti in determinate condizioni può compromettere la stabilità complessiva. Proprio per questo, lo sviluppo equilibrato di tutte le tecnologie rinnovabili diventa un elemento chiave per garantire sicurezza energetica e resilienza.

Grafico a barre intitolato “Variazioni Tendenziali 2025 vs 2024” che confronta la potenza connessa da fonti rinnovabili in Italia. Nel 2025 il fotovoltaico raggiunge circa 5.621 MW, in calo rispetto ai 6.107 MW del 2024; l’eolico scende a 563 MW da 613 MW; l’idroelettrico cala a 22 MW da 28 MW; le bioenergie si riducono a 14 MW da 25 MW. Una tabella riassuntiva evidenzia variazioni negative per tutte le fonti nel 2025, con il calo più marcato per idroelettrico e bioenergie.
Variazioni tendenziali 2025-2024 (Crediti: Elaborazione Anie Rinnovabili su dati Terna)

Fotovoltaico, eolico e idroelettrico: dinamiche e prospettive

Il fotovoltaico continua a essere il pilastro della transizione energetica, pur mostrando segnali di rallentamento. Nel corso del 2025 la crescita si è concentrata soprattutto negli ultimi mesi dell’anno, evitando un bilancio ancora più negativo. Il settore appare sempre più orientato verso impianti di grande scala, mentre i segmenti residenziale e commerciale mostrano una contrazione che riflette la fine di alcune misure di incentivazione particolarmente favorevoli.

L’eolico, dal canto suo, evidenzia una crescita contenuta e fortemente concentrata in pochi grandi impianti, con alcune regioni che trainano lo sviluppo nazionale. Tuttavia, il contributo complessivo resta ancora distante dagli obiettivi futuri, soprattutto considerando il ritardo accumulato dall’eolico offshore, che continua a essere frenato da incertezze regolatorie e da un quadro di riferimento non pienamente aggiornato.

Diversa la situazione dell’idroelettrico, che ha già superato gli obiettivi di potenza previsti al 2030. In questo caso, la sfida non è tanto l’espansione quanto il miglioramento dell’efficienza degli impianti esistenti. Il rinnovo delle concessioni e gli investimenti in ammodernamento rappresentano passaggi fondamentali per garantire una produzione stabile e valorizzare una risorsa già ampiamente sfruttata.

Efficienza, repowering e gestione del parco esistente

Un elemento sempre più centrale nella transizione energetica è rappresentato dalla gestione degli impianti già in esercizio. Nel 2025 gli interventi di potenziamento hanno raggiunto livelli significativi, segno di un cambiamento nella strategia del settore, che non punta più solo alla nuova capacità ma anche all’ottimizzazione di quella esistente.

Il repowering e le attività di ammodernamento consentono infatti di aumentare la produzione senza dover necessariamente occupare nuove aree o affrontare lunghi iter autorizzativi. Allo stesso tempo, la gestione del fine vita degli impianti diventa cruciale per evitare una perdita di capacità installata e per mantenere elevati livelli di efficienza complessiva.

Questa evoluzione indica una maggiore maturità del settore, che inizia a considerare l’intero ciclo di vita degli impianti come parte integrante della strategia energetica.

Prezzi dell’energia e dipendenza dal gas

Nonostante i progressi delle rinnovabili, il mercato elettrico italiano resta fortemente influenzato dalle fonti fossili. Nel 2025 il prezzo medio dell’energia elettrica ha registrato un aumento, nonostante una riduzione del costo del gas, a dimostrazione di un sistema ancora legato alle dinamiche delle fonti tradizionali.

Il fatto che le centrali fossili continuino a determinare il prezzo marginale per la maggior parte delle ore dell’anno evidenzia una dipendenza strutturale che limita i benefici economici della transizione energetica. Ridurre questo legame rappresenta una delle principali sfide dei prossimi anni.

Gli obiettivi al 2030 e la necessità di un cambio di passo

Alla fine del 2025, l’Italia dispone di oltre 83 GW di capacità rinnovabile installata. Tuttavia, per raggiungere gli obiettivi fissati dal Piano Nazionale Integrato Energia e Clima sarà necessario arrivare a 131 GW entro il 2030, con un incremento molto significativo in un arco temporale relativamente breve.

Si tratta di una sfida che richiede un deciso cambio di passo. Senza una pianificazione chiara, una semplificazione dei processi autorizzativi e una maggiore stabilità normativa, il rischio è quello di non riuscire a colmare il divario nei tempi previsti.

Il 2025, in questo senso, rappresenta un campanello d’allarme. Le rinnovabili restano una leva fondamentale per la sicurezza energetica e la competitività del Paese, ma per rilanciarne lo sviluppo è necessario creare le condizioni affinché investimenti e innovazione possano tornare a crescere con continuità.

 

IL REPORT INTEGRALE È SCARICABILE IN ALLEGATO.


Fonte: Comunicato stampa ANIE Rinnovabili.

FAQ

Perché nel 2025 le installazioni di rinnovabili sono diminuite?
Il calo è legato principalmente all’instabilità normativa e ai lunghi iter autorizzativi, che hanno rallentato nuovi investimenti e progetti.

Quale fonte rinnovabile ha inciso di più sul rallentamento?
Il fotovoltaico, pur restando la tecnologia dominante, ha registrato una flessione che ha avuto un impatto significativo sull’andamento complessivo del settore.

Quanto pesano oggi le rinnovabili nel mix elettrico italiano?
Nel 2025 le fonti rinnovabili hanno coperto il 41,1% della domanda elettrica nazionale, confermando un ruolo centrale ma in lieve calo rispetto all’anno precedente.

Perché il calo dell’idroelettrico è stato così rilevante?
La diminuzione della produzione idroelettrica è stata causata principalmente da condizioni meteorologiche sfavorevoli, che hanno ridotto la disponibilità di risorsa idrica.

L’Italia riuscirà a raggiungere gli obiettivi sulle rinnovabili al 2030?
Gli obiettivi restano raggiungibili, ma è necessario accelerare con norme più stabili, semplificazioni autorizzative e maggiori investimenti nei prossimi anni.

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