Segnalazione Certificata di Agibilità: utilizzo, tempistiche, possibilità di revoca comunale
La segnalazione certificata di agibilità è un atto privato, simile alla SCIA, consistente nella dichiarazione di un professionista abilitato che attesta l'agibilità dell'immobile. Il comune ha 30 giorni di tempo per esercitare i propri poteri "interdittivi", "conformativi" o "sospensivi" dell'attività segnalata, dopo dei quali la situazione si "consolida" definitivamente. La PA può comunque intervenire anche dopo - al massimo entro 12 mesi - disponendo l'annullamento d'ufficio al ricorrere di determinate condizioni.
La segnalazione certificata di agibilità (SCA o SCAgi), 'normata' dall'art.24 del dpr 380/2001 - Testo Unico Edilizia, ha sostituito il certificato di agibilità mantenendone la medesima funzione: verificare la conformità urbanistico-edilizia, la salubrità e la sicurezza dell'immobile realizzato.
Si tratta, quindi, di un atto privato consistente nella dichiarazione di un professionista abilitato che attesta l'agibilità dell'immobile, corredata dalla documentazione prevista per legge.
Ma quanto tempo ha il comune per revocarla o sospenderla? E cosa succede se, dopo la scadenza dei termini, l'amministrazione non 'reagisce'?
Domande sicuramente interessanti, alle quali fornisce una risposta esaustiva il TAR Salerno nella sentenza 1265/2025, riferita al caso di una diffida relativa all'esercizio di attività di pasticceria.
SCA: poteri inibitori del comune e scadenza dei termini per intervenire
Il TAR, rigettando il ricorso contro il silenzio del comune competente, ha chiarito che, decorsi i termini per l'esercizio dei poteri inibitori sulla segnalazione certificata di agibilità, il potere comunale si consuma e la situazione giuridica si consolida. L'amministrazione può intervenire successivamente solo mediante annullamento d'ufficio, rispettando i rigorosi requisiti dell'art. 21-nonies della legge n. 241/1990.
SCA: cos'è e a cosa serve
I giudici sottolineano che segnalazione certificata per l'agibilità, avendo sostituito il certificato di agibilità, conserva la stessa funzione originaria, propria del provvedimento espresso, di verifica di conformità urbanistico-edilizia e di salubrità e sicurezza di quanto realizzato, con l'unica differenza che essa viene ricondotta entro i confini della SCIA ex artt. 19 e 19-bis della l. n. 241/1990, configurandosi come atto privato, corrispondente nella prassi alla dichiarazione di un professionista abilitato attestante l'agibilità dell'immobile corredata dai documenti già previsti dall'art. 25, d.P.R. n. 380/2001 (T.A.R. Napoli, sez. III, 02/12/2021, n.7730).
Cosa può fare il comune 'di fronte' alla presentazione di una SCA
Ai sensi dell'art. 19 della legge n. 241/1990, applicabile anche alla segnalazione certificata di agibilità, l'Amministrazione, ricevuta la segnalazione, esercita nel (breve) termine ivi normativamente stabilito (trenta giorni per l'attività edilizia) i propri poteri "interdittivi", "conformativi" o "sospensivi" dell'attività segnalata dal privato.
Decorso il suddetto termine, la situazione oggetto di segnalazione si "consolida" ed essa può essere rimossa dalla P.A. solo ai sensi dell'art. 19, comma 4, della legge n. 241/1990.
Le condizioni per l'annullamento 'ritardato'
L'annullamento d'ufficio dopo i 30 giorni è sottoposto a stringenti requisiti: verifica dell'illegittimità dell'attività amministrativa, sussistenza di ragioni di interesse pubblico, rispetto di un termine ragionevole non superiore a diciotto mesi (ridotto a dodici mesi dalla normativa vigente), comparazione degli interessi coinvolti.
Mancato intervento comunale sulla SCA: se sono passati 12 mesi non c'è inerzia colpevole della PA
Nel caso di specie, è incontestabile l’insussistenza di alcun obbligo di provvedere in capo all’amministrazione, proprio in ragione dell’avvenuta consumazione del suo potere nonché del conseguente consolidamento della situazione giuridica sottesa alla SCA.
La SCA è infatti del 2.2.2023 ed il decorso dei termini per esercitare il potere - oggi ridotto a dodici mesi - è inequivoco.
La ricorrente aveva diffidato il Comune nel marzo 2025 a vigilare sull'attività e ad adottare provvedimenti repressivi, quasi due anni dopo la presentazione della SCA.
Né è stata rappresentata l'esistenza di "false rappresentazioni dei fatti o di dichiarazioni sostitutive di certificazione e dell'atto di notorietà false o mendaci per effetto di condotte costituenti reato, accertate con sentenza passata in giudicato", idonee ad impedire il maturare del predetto termine decadenziale, ai sensi dell'art. 21-nonies, comma 2-bis, l. 241/1990.
In definitiva, non sussisteva inerzia colpevole dell'amministrazione.
LA SENTENZA E' SCARICABILE IN ALLEGATO
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