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AI e geotermia nascosta: la scoperta di Big Blind apre una nuova stagione energetica

L’intelligenza artificiale sta rivoluzionando la ricerca geotermica, permettendo di individuare riserve profonde prive di segnali superficiali. La startup Zanskar ha scoperto in Nevada un sistema “cieco” con temperature idonee alla produzione elettrica, il primo confermato dopo oltre trent’anni. Un risultato che apre nuove prospettive per energia continua, rinnovabile e con minori emissioni climalteranti.

La geotermia rappresenta una delle risorse più promettenti per fornire energia continua e a basse emissioni, ma la sua diffusione è stata storicamente frenata dalla difficoltà di individuare nuovi siti sfruttabili.

Se le manifestazioni superficiali – geyser, fumarole, sorgenti calde – indicano chiaramente dove perforare, la maggior parte del potenziale geotermico mondiale rimane nascosta a migliaia di metri dal suolo, dispersa in sistemi complessi e non rilevabili con i metodi tradizionali.

In questo contesto, l’utilizzo di modelli predittivi e reti neurali addestrate su dati geologici, satellitari e sismici sta ridisegnando il perimetro della ricerca energetica: la capacità dell’AI di interpretare segnali deboli, correlazioni non intuitive e mappe di faglie poco leggibili apre la possibilità di individuare “hot spot” del sottosuolo prima inaccessibili, accelerando la transizione energetica globale.

Secondo l’articolo “How AI is uncovering hidden geothermal energy resources” di Casey Crownhart, pubblicato su MIT Technology Review il 4 dicembre 2025, la startup statunitense Zanskar ha individuato e confermato un nuovo sistema geotermico “cieco” nel deserto del Nevada.

Zanskar ha annunciato di aver identificato un sito geotermico nascosto, privo di segnali superficiali, definito Big Blind: un reservoir a circa 2.700 piedi, con temperature che raggiungono 250 °F, sufficienti per alimentare una centrale elettrica commerciale.

L’azienda rivendica un risultato storico: sarebbe il primo sistema cieco confermato come sfruttabile da oltre trent’anni. Tradizionalmente, la ricerca geotermica si basava su perforazioni costose e a rischio elevato: una strategia “brute force” ora superata da approcci computazionali molto più efficienti.

Zanskar utilizza modelli regionali basati su reti neurali addestrate su siti noti e su simulazioni proprietarie. Come spiega il CEO Carl Hoiland, l’obiettivo è «“solve this problem that had been unsolvable for decades, and go and finally find those resources and prove that they’re way bigger than previously thought”».

La forza dell’AI risiede nella capacità di gestire l’enorme complessità dei fenomeni geologici. «“If there’s something learnable in the earth … neural nets are capable of learning that, if given enough data”», sottolinea Hoiland.

Una volta individuato un potenziale hot spot, squadre di campo raccolgono dati diretti – perforazioni superficiali, rilievi, anomalie termiche – su aree di circa 100 miglia quadrate. Per Big Blind, queste verifiche hanno dato esito positivo, tanto da spingere Zanskar ad acquistare un leasing federale e procedere a perforazioni profonde, confermando la presenza di rocce calde e permeabili.

Per il CTO Joel Edwards, questa scoperta è solo l’inizio: «“We have dozens of sites that look just like this.”»

Gli impianti geotermici in Italia

L’Italia è un Paese storico della geotermia: il primo impianto mondiale nacque a Larderello nel 1904. Oggi sono operativi 34 impianti per una potenza complessiva di circa 916 MW, quasi interamente concentrati in Toscana, dove si producono oltre 5,7 TWh/anno. La tecnologia prevalente è quella a vapore dominante, affiancata da cicli binari ORC per temperature più basse. Le principali sfide riguardano l’esplorazione di nuovi campi, spesso privi di segnali superficiali. L’AI potrebbe facilitare l’individuazione di risorse profonde, aprendo nuove opportunità per energia continua e reti di teleriscaldamento.

    

Una scoperta rivoluzionaria

L’importanza della scoperta va ben oltre il singolo impianto: introduce un nuovo paradigma per la mappatura delle risorse energetiche profonde, con implicazioni dirette per la pianificazione infrastrutturale e la resilienza dei sistemi elettrici.

Dal punto di vista tecnico, la combinazione fra modelli predittivi e simulazioni geologiche accelera di anni il processo di esplorazione, riduce drasticamente il numero di perforazioni “a vuoto”, aumenta l’efficacia degli investimenti e consente di calibrare le decisioni su basi probabilistiche più robuste. Per i professionisti dell’ingegneria e dell’energia, significa potere accedere a dati di sottosuolo più affidabili e aggiornati, migliorare la progettazione dei pozzi, ottimizzare i cicli termici e valutare con maggiore precisione la fattibilità economica delle centrali.

Dal punto di vista del sistema-Paese, scoperte come Big Blind rafforzano l’idea di geotermia come energia continua, capace di bilanciare e integrare le fonti rinnovabili non programmabili. Nei mercati dove la domanda elettrica cresce rapidamente, conoscere con anticipo la presenza di reservoir profondi può trasformare la geotermia in un pilastro stabile, riducendo dipendenza da gas e sistemi di storage su larga scala.

Per l’industria delle costruzioni e delle infrastrutture, il salto è altrettanto significativo: la presenza di nuovi siti geotermici influirà sulla localizzazione di impianti energetici, sulla progettazione dei sistemi di trasmissione e sugli iter autorizzativi. È prevedibile che, come già accaduto per il fotovoltaico utility-scale, anche la geotermia inizi a beneficiare di una pipeline progettuale molto più rapida e informata.

    

Conclusioni finali

Le capacità predittive dell’AI riportano la geotermia al centro della scena energetica globale.

La scoperta di Big Blind dimostra che il sottosuolo contiene ancora un capitale termico largamente inesplorato e che strumenti avanzati possono finalmente renderlo visibile. Ma la vera sfida sarà trasformare questo potenziale in progetti concreti, finanziati, autorizzati e connessi alla rete. Per ingegneri, geologi e progettisti, si apre una nuova frontiera professionale: comprendere come integrare l’AI nei processi di ricerca, modellazione e sviluppo. Il futuro della geotermia profonda potrebbe dipendere proprio da questa convergenza.

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