ANSFISA, tra vigilanza e promozione della sicurezza: lo stato dell’arte sulla gestione delle infrastrutture stradali e autostradali
ANSFISA intensifica le attività di vigilanza e promozione della sicurezza sulle infrastrutture stradali, affrontando criticità organizzative e finanziarie degli enti locali. Il censimento e le classificazioni di rischio mostrano progressi, ma resta decisivo rafforzare sistemi di gestione e risorse.
Per quanto riguarda le infrastrutture stradali, oltre il 90% è gestita dagli enti locali (Province e Comuni)
Nel suo intervento effettuato alle Giornate Studio FABRE di Ferrara dedicate al tema "Ponti e Viadotti negli Enti Locali: classificazione del rischio, trasporti eccezionali e infrastrutture critiche", Emanuele Renzi di ANSFISA (Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie e delle infrastrutture stradali e autostradali) ha delineato con chiarezza lo stato attuale delle attività di vigilanza e promozione della sicurezza sulle infrastrutture del nostro Paese, soffermandosi in particolare sul settore stradale.
L’Agenzia, oggi, ha competenza su un patrimonio infrastrutturale sterminato: oltre 18.000 chilometri di linee ferroviarie, circa 840.000 chilometri di strade e autostrade e più di 8.900 impianti fissi. Una dimensione che, se da un lato racconta la capillarità della rete dei trasporti italiani, dall’altro ne mette in evidenza la complessità gestionale. Nel campo stradale, infatti, solo una quota minima della rete è gestita da concessionari autostradali e da ANAS, mentre la parte più consistente – oltre il 90% – è in carico agli enti locali, cioè Province e Comuni. È qui che si manifesta con maggiore evidenza l’eterogeneità organizzativa e tecnica dei soggetti coinvolti.
Renzi ha sottolineato come il legislatore, istituendo l’Agenzia, abbia posto in capo ad essa non solo il compito di vigilare ma anche quello di promuovere la cultura della sicurezza. Un binomio non secondario, che implica la necessità di accompagnare i gestori verso l’adozione di sistemi organizzativi solidi e non solo di controllarne l’operato. Per questo motivo, accanto alle ispezioni sul campo, ANSFISA svolge attività di audit sui sistemi di gestione della sicurezza, promuove la ricerca e la sperimentazione, collabora con il mondo accademico e gestisce la Commissione Permanente Gallerie.
Il censimento delle opere d’arte rappresenta una tappa fondamentale di questo percorso. Fino a pochi anni fa mancava un quadro chiaro e sistematico delle infrastrutture esistenti; oggi, grazie al lavoro avviato con le linee guida, si è raggiunta una copertura che nel 2024 era pari al 75% e che nel 2025 ha toccato l’80% per regioni e province. Le classificazioni raccolte mostrano una situazione complessa ma non drammatica: le vulnerabilità strutturali e sismiche presentano in diversi casi classi di attenzione medio-alte, soprattutto sulle tratte autostradali dove l’esposizione al traffico è più rilevante, mentre le condizioni risultano generalmente meno critiche per quanto riguarda i rischi idraulici e franosi.
Le ispezioni condotte sul campo hanno spesso messo in luce problematiche legate alla manutenzione ordinaria: degrado delle pavimentazioni e dei sistemi di drenaggio, barriere di sicurezza danneggiate, segnaletica non conforme e vegetazione invasiva. Si tratta di aspetti che, pur non sempre minacciando direttamente la stabilità delle opere, incidono sulla sicurezza quotidiana degli utenti e sulla durabilità delle infrastrutture. La difficoltà maggiore si registra negli enti locali, dove le risorse umane e organizzative sono limitate. Non è solo una questione di fondi: i comuni più piccoli spesso dispongono di un solo tecnico condiviso con altre amministrazioni, eppure sono chiamati a gestire ponti e gallerie di una certa complessità.
Le disparità negli investimenti sono evidenti. Per le autostrade si stimano valori tra i 20 e i 30 milioni di euro al chilometro, in crescita dopo il crollo del viadotto Polcevera e la conseguente attenzione alla manutenzione straordinaria. Le strade statali registrano circa 6.000 euro per chilometro, mentre per le province la media si ferma a 1.500 euro, con differenze enormi da territorio a territorio.
Di fronte a questa frammentazione, ANSFISA sta cercando di fornire un supporto metodologico e organizzativo, oltre che ispettivo, promuovendo la formazione del personale tecnico e la collaborazione con università e centri di ricerca. In alcuni casi si iniziano a intravedere segnali positivi: rispetto al 2024, nel 2025 alcuni indicatori di performance dei gestori mostrano miglioramenti, frutto di una maggiore consapevolezza e dell’avvio di sistemi di gestione più strutturati.
Renzi ha ribadito che la sicurezza infrastrutturale non può essere affrontata solo come tema tecnico, ma richiede anche scelte politiche. L’Agenzia sta infatti condividendo i dati raccolti con ministeri e associazioni di enti locali, spingendo per la creazione di fondi dedicati e stabili a favore delle amministrazioni più fragili. È in gioco la possibilità di passare da un approccio emergenziale, spesso reattivo, a una programmazione preventiva e prioritaria degli interventi.
Il messaggio finale è chiaro: l’Italia si trova oggi davanti alla sfida di trasformare la conoscenza acquisita attraverso censimenti e ispezioni in azioni concrete e continuative di manutenzione. Solo così la sicurezza delle infrastrutture potrà diventare un patrimonio condiviso, non più affidato al caso o all’urgenza, ma gestito secondo criteri di pianificazione e responsabilità diffusa.
Testo elaborato tramite la videoregistrazione della relazione, con l'ausilio dell'IA.
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