Calcestruzzo sostenibile: criticità e vantaggi dei nuovi cementi a basso clinker
I nuovi cementi a basso contenuto di clinker stanno modificando comportamento, lavorabilità e prestazioni del calcestruzzo. La sostenibilità ambientale entra così direttamente nel mix design, nella prefabbricazione e nella progettazione delle opere in calcestruzzo. L'intervento dell'esperto Matteo Felitti al convegno Conpaviper a GIC Expo 2026.
L’articolo analizza l’evoluzione del calcestruzzo sostenibile attraverso l’impiego di cementi a ridotto contenuto di clinker presentati al GIC Expo 2026. Il focus riguarda gli effetti concreti dei nuovi leganti low carbon su lavorabilità, reologia, compatibilità con additivi, sviluppo delle resistenze iniziali e durabilità delle miscele. Attraverso casi applicativi relativi a prefabbricazione, pavimentazioni industriali e calcestruzzo preconfezionato, emergono criticità come segregazione, macrobolle, instabilità della miscela e variazioni cromatiche, spesso risolvibili mediante una corretta ritaratura del mix design. Particolare attenzione è dedicata alla revisione della UNI 11104 e all’introduzione della classe GWP, che trasforma l’impronta carbonica in una vera prestazione progettuale del calcestruzzo. INGENIO propone una lettura tecnica rivolta a produttori, progettisti, imprese, laboratori e operatori della filiera del calcestruzzo.
Cementi “green” e calcestruzzo: la sostenibilità cambia davvero il modo di progettare e produrre?
La transizione ecologica sta entrando in modo sempre più concreto anche nel mondo del calcestruzzo. Non si tratta più soltanto di una prospettiva futura o di un indirizzo strategico europeo: il cambiamento è già in corso nei cementifici, negli impianti di betonaggio, nei prefabbricati e nei cantieri. A dimostrarlo è stato l’intervento di Matteo Felitti al GIC Expo 2026 di Piacenza, dedicato alle criticità e alle opportunità legate all’utilizzo dei nuovi cementi a basso impatto ambientale.
Il tema è particolarmente delicato perché coinvolge direttamente una delle trasformazioni più importanti per il settore delle costruzioni: la riduzione dell’impronta carbonica del cemento e del calcestruzzo. Oggi la filiera italiana delle costruzioni si è posta un obiettivo molto chiaro, cioè il raggiungimento della neutralità carbonica entro il 2050. Per arrivare a questo risultato, una delle strade principali consiste nella progressiva riduzione del contenuto di clinker nei cementi, favorendo formulazioni come i CEM II, CEM III e CEM IV, caratterizzati dalla presenza di loppa d’altoforno, pozzolane o ceneri volanti.
Secondo Felitti, però, questo passaggio non può essere affrontato in modo superficiale. I nuovi cementi rappresentano certamente una grande opportunità per migliorare la sostenibilità del settore, ma stanno anche modificando equilibri produttivi consolidati da anni. E proprio qui nasce il lavoro portato avanti dalla commissione interassociativa tra CONPAVIPER, ATECAP e ASSIAD: costruire un documento condiviso che aiuti tecnici, produttori e imprese a gestire criticità e adattamenti legati ai nuovi leganti cementizi.
Nuovi cementi e calcestruzzo: perché stanno cambiando le miscele tradizionali
Uno degli aspetti più interessanti emersi durante l’intervento riguarda il fatto che molte problematiche non derivano tanto dal cemento in sé, quanto dall’interazione tra i nuovi cementi e additivi progettati per formulazioni tradizionali.
Felitti ha mostrato diversi casi pratici derivati dalla sua esperienza professionale nel prefabbricato, nel calcestruzzo preconfezionato e nelle pavimentazioni industriali. In molte situazioni, il semplice passaggio da un CEM I 52,5R ad altri cementi a minore contenuto di clinker ha generato fenomeni inattesi: sviluppo anomalo di aria, macrobolle superficiali, segregazione della miscela, instabilità reologica e variazioni cromatiche del calcestruzzo.
Le immagini mostrate durante il convegno evidenziavano situazioni anche molto evidenti. In alcuni casi, durante lo scarico del calcestruzzo, comparivano grandi bolle d’aria e fenomeni di segregazione tali da modificare completamente l’aspetto della miscela. In altri casi, il problema emergeva dopo poche ore o giorni dal getto, con colorazioni anomale superficiali, macchie riconducibili alla presenza di ceneri volanti oppure distacchi superficiali nei pavimenti industriali.
Secondo Felitti, queste anomalie non devono essere interpretate come un limite intrinseco dei cementi “green”. Piuttosto, indicano la necessità di ripensare e ritarare l’intera miscela, a partire dalla compatibilità chimica tra cemento e superfluidificanti.
In molti casi, infatti, i problemi sono stati risolti semplicemente modificando il tipo di additivo, riducendo il dosaggio dell’acqua o correggendo il quantitativo di superfluidificante. Un lavoro apparentemente banale, ma che richiede prove, esperienza e una nuova cultura tecnologica del calcestruzzo.
Prefabbricato e resistenze iniziali: il vero nodo tecnico
Se nei pavimenti industriali le principali criticità riguardano lavorabilità e aspetti estetici, nel prefabbricato il problema più delicato resta lo sviluppo delle resistenze alle brevi stagionature.
Felitti ha spiegato come nel settore prefabbricato sia fondamentale raggiungere determinate resistenze meccaniche già dopo 16-18 ore dal getto, necessarie per lo scassero e il taglio dei cavi di precompressione. Con i cementi tradizionali ad alto contenuto di clinker questo obiettivo era relativamente semplice da ottenere. Con i nuovi cementi a ridotta impronta carbonica, invece, lo sviluppo iniziale delle resistenze risulta spesso più lento.
Anche in questo caso, però, la soluzione non è stata il ritorno ai vecchi cementi, ma l’ottimizzazione della miscela. In alcuni casi si è intervenuti aumentando il dosaggio del cemento, in altri introducendo acceleranti specifici oppure modificando il rapporto acqua/cemento. L’obiettivo è mantenere elevate prestazioni meccaniche riducendo al tempo stesso le emissioni di CO2 associate alla produzione del clinker.
Il messaggio lanciato da Felitti è molto chiaro: il settore deve evitare un approccio “difensivo” verso i nuovi cementi. Il cambiamento è inevitabile e va governato tecnicamente, non subito passivamente.
Sostenibilità del calcestruzzo: la nuova variabile progettuale
Uno dei passaggi più significativi dell’intervento riguarda il cambiamento culturale in corso nella progettazione del calcestruzzo. Con l’aggiornamento della UNI 11104 e l’introduzione della classe d’impronta carbonica GWP, la sostenibilità ambientale sta diventando a tutti gli effetti una prestazione progettuale, al pari della resistenza meccanica, della lavorabilità o della durabilità.
Questo significa che il progettista dovrà sempre più confrontarsi non solo con Rck, classi di esposizione o consistenza, ma anche con il contenuto emissivo del materiale utilizzato.
Per il mondo del calcestruzzo si tratta di un passaggio epocale. Fino a pochi anni fa, la sostenibilità era considerata soprattutto un tema “commerciale” o di marketing ambientale. Oggi, invece, entra direttamente nelle prescrizioni tecniche e nei processi produttivi.
Secondo Felitti, proprio questa trasformazione può diventare una grande opportunità per il settore. I nuovi cementi a basso contenuto di clinker non devono essere visti come un problema da gestire, ma come uno stimolo all’innovazione tecnologica. Serve però un approccio scientifico, fatto di prove di compatibilità, controllo reologico, verifiche prestazionali e aggiornamento continuo delle formulazioni.
Dal problema alla soluzione: la sfida tecnica dei prossimi anni
Uno dei concetti più interessanti emersi durante il confronto al GIC Expo riguarda proprio il metodo con cui affrontare questa fase di transizione. Lo stesso Felitti ha sottolineato più volte come molte delle problematiche iniziali siano già state risolte attraverso interventi correttivi relativamente semplici. Questo dimostra che il tema non è “se” utilizzare i nuovi cementi, ma “come” utilizzarli correttamente.
La sfida dei prossimi anni sarà quindi quella di costruire nuove competenze tecnologiche lungo tutta la filiera: cementerie, produttori di additivi, impianti di betonaggio, prefabbricatori, progettisti e direzioni lavori dovranno dialogare molto più di quanto avveniva in passato.
Perché il calcestruzzo sostenibile non sarà semplicemente il calcestruzzo di ieri con un cemento diverso. Sarà un materiale nuovo, da comprendere, controllare e valorizzare attraverso una diversa cultura tecnica.
Ed è probabilmente proprio questo il messaggio più importante emerso dal GIC Expo 2026: la sostenibilità nel calcestruzzo non è più soltanto un obiettivo ambientale, ma una vera evoluzione tecnologica del settore delle costruzioni.
DI SEGUITO L'INTERVENTO INTEGRALE DI MATTEO FELITTI.
Il testo è stato elaborato mediante la videoregistrazione dell'intervento, con l'aiuto di strumenti IA (ChatGpT).
IN SINTESI
-I cementi a basso contenuto di clinker stanno trasformando il settore del calcestruzzo riducendo l’impronta carbonica ma modificando anche comportamento e prestazioni delle miscele tradizionali.
-Le principali criticità riscontrate riguardano compatibilità tra cemento e additivi, con fenomeni di segregazione, macrobolle, instabilità reologica e variazioni cromatiche.
-Nel prefabbricato il nodo tecnico principale è lo sviluppo delle resistenze iniziali necessarie per scassero e precompressione nelle prime 16-18 ore.
-La sostenibilità entra ufficialmente nella progettazione del calcestruzzo grazie all’aggiornamento della UNI 11104 e all’introduzione della classe d’impronta carbonica GWP.
-La transizione verso il calcestruzzo sostenibile richiede nuove competenze tecnologiche e maggiore collaborazione tra cementifici, produttori di additivi, progettisti, prefabbricatori e imprese.
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