Caldo estremo e pavimenti industriali: la Presidente CONPAVIPER sulle sfide per la sicurezza nei cantieri
Il caldo estremo è una sfida critica per i cantieri, anche quando si realizzano pavimentazioni continue come quelle industriali. Mariangela Marconi, presidente Conpaviper, commenta il nuovo Protocollo sicurezza e avanza proposte per proteggere i lavoratori e garantire la continuità produttiva.
Il cambiamento climatico sta trasformando profondamente le modalità operative nei cantieri edili, ponendo nuove sfide per la sicurezza dei lavoratori e la produttività aziendale.
In questo scenario, Mariangela Marconi, presidente di CONPAVIPER, analizza l’impatto del caldo estremo sul settore delle pavimentazioni industriali e propone soluzioni per un futuro più sicuro e resiliente.
Il Protocollo nazionale come risposta al rischio caldo nei cantieri
Presidente, il settore dei pavimenti industriali è tra i più esposti al rischio caldo estremo. Come valuta il Protocollo firmato il 2 luglio? Rappresenta una risposta adeguata alle reali condizioni operative nei cantieri?
Come imprenditrice e responsabile diretta della sicurezza delle mie maestranze, non posso che accogliere positivamente il Protocollo. È un passo importante: per la prima volta, a livello nazionale, si riconosce il caldo estremo come un rischio concreto e quotidiano nei cantieri. Tuttavia, un conto è il principio, un altro è l'applicazione.
Sarà sul piano operativo, giorno dopo giorno, che ne misureremo davvero l'efficacia. Il nostro settore – fatto di lavorazioni complesse e continue, spesso sotto pieno sole – richiede soluzioni specifiche. E solo un adattamento intelligente potrà tradurre questo documento in vera tutela per i lavoratori.
SICUREZZA LAVORO: APPROFONDISCI SUL PROTOCOLLO EMERGENZE CLIMATICHE 2025
Caldo estremo, CIG climatica e orari flessibili: firmato il Protocollo lavoro che riscrive tutele e costi d’impresa
Il caldo record del 2025 ha imposto alla contrattazione collettiva un salto di qualità: il 2 luglio sindacati e imprese, guidati dal Ministero del Lavoro, hanno firmato il Protocollo sulle emergenze climatiche. L’accordo introduce ammortizzatori sociali «climatici», obbliga al monitoraggio WBGT e riorganizza turni e orari per salvaguardare salute, produttività e bilanci aziendali sempre più fragili alle temperature estreme odierne. >>> LEGGI LA NEWS
Monitoraggio WBGT e DVR: una sfida tecnica e culturale per le imprese
Il documento impone il monitoraggio quotidiano del rischio climatico e l'integrazione del WBGT nei DVR. Le imprese associate a CONPAVIPER sono pronte a gestire questi nuovi obblighi tecnici e organizzativi?
Il Protocollo introduce novità importanti, che devono diventare parte stabile della gestione aziendale. Per questo motivo, come associazione, sentiamo la responsabilità di accompagnare le imprese in questa transizione. Alcune sono già pronte, altre devono dotarsi delle strumentazioni necessarie e aggiornare i propri DVR in modo puntuale.
Ma c'è un punto che va chiarito: integrare il WBGT non basta. Serve che quei dati abbiano un effetto pratico, che attivino automaticamente delle misure concrete di protezione e, se necessario, di sospensione delle attività. Altrimenti si rischia che tutto resti sulla carta. La sfida è culturale prima ancora che tecnica.
Continuità dei getti e turnazioni: la necessità di ripensare i processi operativi
Il settore dei pavimenti lavora spesso con getti continui su superfici molto ampie, in tempi stretti e con squadre in piena esposizione solare. Il Protocollo prevede turnazioni flessibili: è davvero applicabile a queste lavorazioni, o serve qualcosa di più?
Nelle nostre lavorazioni, la continuità operativa è un requisito tecnico, non solo organizzativo. Fermare un getto a metà, per rispettare una fascia oraria, significa spesso compromettere l'intera opera. Per questo motivo, la semplice introduzione di turnazioni flessibili, come previsto dal Protocollo, nel nostro caso rischia di essere insufficiente.
Ciò che serve è una riprogrammazione più radicale: ridurre i campi giornalieri, riorganizzare le fasi operative in base ai picchi di calore previsti, adottare strategie di lavoro che tengano conto della nuova normalità climatica. Non si tratta di fare turni, ma di ripensare la giornata lavorativa in funzione della sicurezza.
Dal Protocollo alla Legge: misure obbligatorie per contrastare il caldo estremo
La morte a San Lazzaro di Savena è un monito drammatico. Quali misure concrete pensa che si debbano rendere obbligatorie per legge – e non solo suggerite da un protocollo – per tutelare la salute dei lavoratori nelle ore più calde?
È tempo di passare da linee guida volontarie a obblighi vincolanti. La prima misura che va resa cogente è il monitoraggio delle condizioni climatiche attraverso il WBGT, associato a soglie precise oltre le quali i lavori devono essere sospesi. Senza ambiguità. Servono inoltre standard minimi obbligatori: aree d'ombra, acqua refrigerata, dispositivi di protezione dal calore, pause strutturate. E tutto questo deve essere chiaramente indicato nel DVR, ma soprattutto deve produrre azione, non solo valutazione. La sicurezza non può dipendere dalla discrezionalità, ma da norme certe che mettano al centro la vita delle persone.
Cassa integrazione climatica e continuità produttiva, necessario un nuovo equilibrio
Il Protocollo apre alla CIG "climatica" fuori dal tetto massimo: un'opportunità per le imprese, ma anche un possibile vincolo produttivo. Qual è il punto di equilibrio tra tutela del lavoratore e necessità di garantire continuità nei cantieri?
La nuova CIG per eventi climatici è un'opportunità concreta, ma rischia di essere percepita come una perdita di produttività se non cambia il modo di pianificare i lavori. Il punto di equilibrio si trova solo se tutti gli attori della filiera – in particolare i committenti – accettano che il fattore climatico debba entrare nelle pianificazioni.
Le date di consegna, i cronoprogrammi, i computi metrici devono tener conto delle sospensioni obbligate e dei rallentamenti legati al caldo. Non possiamo più trattare il meteo come una variabile imprevista: è una condizione costante, da integrare nei contratti e nelle decisioni.
Necessaria una normativa strutturale per la gestione del caldo nei cantieri
Infine, CONPAVIPER chiederà al legislatore una normativa strutturale sull'emergenza caldo, che superi la logica dei protocolli temporanei? Quali sono, secondo voi, le priorità assolute da trasformare in legge?
Assolutamente sì. Il caldo estremo non è più un evento eccezionale, ma una realtà con cui fare i conti ogni estate. Per questo servono regole stabili, strutturali, che superino la logica dell'urgenza e del protocollo stagionale.
Le nostre proposte sono chiare: introdurre l'obbligo di monitoraggio WBGT con valore legale; stabilire soglie di rischio che attivino automaticamente misure di sospensione o protezione; creare un fondo nazionale che aiuti le imprese a coprire i costi legati alla riorganizzazione. Ma soprattutto, serve che queste norme educhino tutto il sistema – imprese, committenti, enti pubblici – a una nuova consapevolezza: lavorare in sicurezza è un diritto, non una concessione.
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La "Sicurezza sul Lavoro" comprende tutte le misure, le procedure e le normative destinate a proteggere la salute e l'integrità fisica e psicologica dei lavoratori durante l'esercizio delle loro attività professionali. La sicurezza sul lavoro è regolamentata dal D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81 noto anche come Testo Unico sulla Salute e Sicurezza sul Lavoro (TUSL).
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