Crisi della Diga Camastra: il paradosso tra sicurezza sismica e crisi idrica
Lo studio sul caso della diga della Camastra mostra come le misure imposte per ridurre il rischio sismico abbiano paradossalmente provocato una grave crisi idrica in Basilicata, riducendo drasticamente la capacità del serbatoio. Il caso evidenzia i limiti di una gestione “monorischio” e la necessità di un approccio integrato che consideri insieme rischi sismici, idrologici e climatici.
Un decreto per proteggere una diga dal terremoto ha finito per lasciarla senz’acqua. È il paradosso al centro dello studio “Camastra Dam Failure: Earthquake Collapse versus Total Reservoir Loss Risk Aversion”, firmato da Marco Faggella (Università di Porto) e André Ramos Barbosa (Oregon State University), pubblicato sulla rivista ASCE OPEN e presentato al XX Convegno ANIDIS.

La diga della Camastra, principale serbatoio idrico del distretto di Potenza in Basilicata, rappresenta oggi uno dei casi più emblematici di come una gestione monorischio possa produrre vulnerabilità sistemiche in presenza di crisi climatiche e gestionali concomitanti.
PUNTI CHIAVE DELL'ARTICOLO:
-L’applicazione rigida delle norme sismiche (NTC18 – NTD14) ha ridotto drasticamente la capacità d’invaso della diga Camastra;
-Il rischio idrico (20%) risultava 10-20 volte superiore al rischio sismico stimato (1%);
-La crisi idrica 2025 si estende a quasi tutta la Basilicata e alla intera Puglia;
-Si invoca un approccio di governance adattiva multirischio, che bilanci sicurezza strutturale e continuità di approvvigionamento.
Quando la sicurezza diventa vulnerabilità
Dal marzo 2019, l’Ufficio Tecnico Dighe del MIT di Napoli ha imposto per la Camastra un limite massimo di invaso di 524,6 m s.l.m., circa 4 m sotto la quota operativa storica, per mancata conformità alle NTC 2018 e NTD 2014, nelle more della rivalutazione sismica e di piena idraulica. Il risultato è stata una riduzione della capacità utile a 9 milioni di m³, pari a un terzo del volume originario di progetto (33 milioni). L’intento era prudenziale, ma gli effetti potevano essere devastanti. Nel 2024, la Basilicata ha vissuto una delle peggiori crisi idriche mai registrate, con 29 comuni sottoposti a razionamento e 140.000 abitanti coinvolti, utilizzo in circolo di acque fluviali potabilizzate, deroga emergenziale ai campionamenti di norma, incertezza sulle immissioni in alveo di inquinanti provenienti da siti SIN non bonificati.
Il paradosso del rischio
Secondo l’analisi, la probabilità di perdita totale di invaso era 10-20 volte maggiore di quella di un evento sismico in grado di compromettere la diga. Il rischio deficit idrico – certo e ricorrente – ha quindi superato il rischio sismico, rivelando una distorsione decisionale.
“Le scelte tecniche devono essere basate su scenari di rischio integrati e su scale temporali differenziate,” spiega Faggella. “Applicare un orizzonte progettuale di 100 anni per decisioni operative che si giocano in 5 o 10 anni può portare ad errori metodologici e gestionali.”
Governance e manutenzione mancate
Alla base della crisi si sommano anni di manutenzione insufficiente e transizioni istituzionali complesse: EIPLI, lo storico ente gestore, è stato commissariato per decenni e successivamente sostituito da Acque del Sud S.p.A. Nel 2024, il commissario straordinario ha avviato interventi d’urgenza per il ripristino delle paratoie di scarico, stanziando 80.000 euro per la sostituzione delle componenti danneggiate. A gennaio 2025 l’invaso è stato rialzato di 2 metri, guadagnando 2 milioni di m³, e ulteriori lavori appaltati a giugno 2025 prevedono un nuovo incremento di 2 metri (altri 3 milioni di m³).
2025: la crisi si estende a tutto il Sud
Secondo l’Osservatorio Usi Idrici del Distretto dell’Appennino Meridionale (settembre 2025), la zona di severità elevata (rossa) si è estesa dal solo schema Basento–Camastra dell’emergenza 2024, alla quasi totalità della Basilicata e della Puglia nel 2025. In zona rossa risultano in particolare: gli schemi serviti da Grande Dighe di Agri–Sinni (dighe Pertusillo e Monte Cotugno), e il bacino della Capitanata (dighe di Occhito sul Fortore, e Marana Capacciotti). Per fronteggiare la crisi, l’Autorità di Bacino aveva già attivato trasferimenti compensativi di risorse idriche dal Lazio. La Basilicata ha richiesto al Governo la dichiarazione di stato di emergenza idrica, esteso questa volta a quasi tutto il territorio regionale.

Il dibattito ANIDIS 2025: norme prescrittive o prestazionali?
Il caso Camastra è stato discusso al XX Convegno ANIDIS di Assisi (settembre 2025), in una sessione dedicata al rischio sismico e vulnerabilità, sottolineando il ruolo regolamentativo delle NTC18. È stato evidenziato come l’attuale iter normativo, avviato dalla Legge 584/1994 e sviluppato attraverso OPCM 3274, NTD 2014 e NTC 2018, fino ai Regolamenti Dighe 2024 e alle Linee Guida per il Collaudo, tenda a vincolare la valutazione del rischio a un orizzonte progettuale sui 100 anni, ancorando il principio di precauzione ad un dispositivo normativo calibrato sulla responsabilità che va dal progetto fino al collaudo.
Diverse esperienze hanno sottolineato il vantaggio di un approccio prestazionale, piuttosto che uno prescrittivo, come nei codici e linee guida internazionali (ASCE, FEMA, FERC, Bureau of Reclamation), basati su valutazioni continue e adattive nell’ambito di risk assessment probabilistico
Lo studio ASCE e ANIDIS evidenzia come l’applicazione del principio di precauzione senza una visione multirischio possa generare vulnerabilità sistemiche. Serve una governance adattiva, capace di calibrare le decisioni in base ai rischi effettivi, integrando la prospettiva sismica, idrologica e climatica nel quadro probabilistico della PSHA INGV delle NTC18.

La probabilità di una perdita totale di invaso idrico, stimata al 20% annuale (almeno una volta ogni 5 anni), superava di gran lunga (cioè nell’ordine delle 10-20 volte) la probabilità di ogni scenario sismico più serio (1% sul singolo anno e del 5% sui 5-10 anni).
La vicenda Camastra offre un monito per la pianificazione delle grandi opere idriche italiane: la sicurezza strutturale non può prescindere dalla sicurezza sociale. Come conclude Faggella: “Proteggere una diga significa anche proteggere le persone che da essa dipendono. La prudenza tecnica non deve mai diventare indifferenza verso la realtà.”
DI SEGUITO LA RELAZIONE DEL PROF. MARCO FAGGELLA, EFFETTUATA AL XX CONVEGNO ANIDIS.
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