Esperti assicurativi catastrofali: il nodo delle competenze professionali e le criticità sollevate dalla RPT
Il Decreto Legge 27 febbraio 2026 n.25 introduce un nuovo ruolo per esperti assicurativi catastrofali, ma la Rete delle Professioni Tecniche contesta la misura perché sovrapposta alle competenze già riconosciute ai professionisti tecnici.
L’introduzione del nuovo ruolo degli esperti assicurativi catastrofali, prevista dal Decreto Legge 27 febbraio 2026 n.25, si inserisce nel quadro delle misure urgenti per la gestione dei danni causati da eventi naturali estremi. La norma punta a rafforzare i processi di accertamento e valutazione economica dei danni agli immobili assicurati, creando una figura dedicata e specializzata. Tuttavia, l’iniziativa ha sollevato perplessità tra i professionisti tecnici, già abilitati a svolgere tali attività. In particolare, la Rete delle Professioni Tecniche ha espresso forti riserve, evidenziando possibili sovrapposizioni con le competenze già regolamentate. Il dibattito si concentra quindi sull’equilibrio tra innovazione normativa e tutela dell’assetto ordinistico esistente.
La recente introduzione del “Ruolo degli esperti assicurativi catastrofali”, prevista dall’articolo 19 del Decreto Legge 27 febbraio 2026 n.25, sta suscitando un acceso dibattito nel mondo delle professioni tecniche. Il provvedimento, attualmente in fase di conversione, nasce con l’obiettivo di rafforzare la gestione dei danni causati da eventi calamitosi, ma secondo la Rete delle Professioni Tecniche (RPT) rischia di entrare in conflitto con l’ordinamento professionale esistente.
Un nuovo ruolo sotto la gestione CONSAP
Il decreto istituisce presso CONSAP S.p.A. un registro obbligatorio per tutti coloro che intendono svolgere attività di accertamento e valutazione economica dei danni agli immobili assicurati in seguito a calamità naturali. L’iscrizione a questo ruolo richiede il possesso di specifici requisiti e l’assoggettamento a un sistema disciplinare dedicato.
L’intento normativo è chiaro: creare una figura specializzata in grado di intervenire con rapidità ed efficacia nelle situazioni emergenziali. Tuttavia, è proprio su questo punto che emergono le principali criticità.
Le obiezioni della RPT: competenze già esistenti
La RPT, che rappresenta oltre 500.000 professionisti iscritti agli Ordini tecnici, esprime una netta contrarietà alla creazione di questo nuovo albo. Secondo l’organismo, le attività previste per gli “esperti assicurativi catastrofali” – accertamento tecnico, valutazione strutturale, analisi dei danni e stima economica – rientrano già pienamente nelle competenze delle professioni regolamentate.
In altre parole, ingegneri, architetti, geometri e altri tecnici abilitati possiedono già le qualifiche necessarie per svolgere tali funzioni, acquisite attraverso percorsi formativi certificati e il superamento dell’esame di Stato.
I dubbi di legittimità costituzionale
Oltre alle criticità sul piano ordinistico, la RPT solleva anche questioni di natura costituzionale. La Corte costituzionale ha più volte ribadito che l’esame di Stato rappresenta la principale garanzia per l’accesso alle professioni regolamentate, e che eventuali ulteriori restrizioni devono rispettare criteri di proporzionalità e ragionevolezza.
L’introduzione di una nuova prova di idoneità per attività già incluse nelle competenze dei professionisti iscritti agli Ordini rischierebbe quindi di configurarsi come una duplicazione ingiustificata dei percorsi abilitanti.
A ciò si aggiunge la posizione consolidata della Corte di Cassazione, secondo cui le attività tecniche legate alla sicurezza e all’integrità degli immobili sono riservate alle professioni regolamentate. La creazione di figure parallele, incaricate delle stesse prestazioni, potrebbe quindi risultare incompatibile con il quadro giuridico vigente.
Un ulteriore elemento evidenziato dalla RPT riguarda il fatto che i professionisti iscritti agli Ordini sono già sottoposti a rigidi obblighi: aggiornamento continuo, copertura assicurativa e controllo deontologico. L’introduzione di un sistema alternativo di abilitazione e vigilanza appare dunque, secondo l’organizzazione, superflua e potenzialmente disorganica.
Le proposte di modifica
Nel corso del dibattito parlamentare sulla conversione del decreto, la RPT ha avanzato una proposta emendativa articolata in tre punti:
- riconoscere esplicitamente il diritto di iscrizione al nuovo ruolo per i professionisti già iscritti agli Albi tecnici;
- introdurre una clausola di salvaguardia delle competenze già attribuite per legge alle professioni regolamentate;
- garantire l’accesso al ruolo anche nella fase iniziale di applicazione della norma.
La richiesta finale della RPT al Parlamento è chiara: intervenire con correttivi che preservino la coerenza del sistema ordinistico, evitando duplicazioni e sovrapposizioni. L’obiettivo è coniugare l’esigenza di una risposta efficace alle emergenze con il rispetto delle competenze professionali già consolidate.
Il confronto resta aperto, ma la questione sollevata tocca un punto cruciale: come innovare senza compromettere l’equilibrio normativo e il valore delle professioni esistenti.
LA NOTA INTEGRALE DELLE RPT È SCARICABILE IN ALLEGATO.
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