Fine dell’effetto PNRR: il mercato dei servizi di ingegneria e architettura rallenta bruscamente (-186 mln di euro sul 2024)
Dopo il boom del PNRR, il mercato dei servizi di ingegneria e architettura segna un brusco rallentamento: gare in calo di oltre 600 milioni e crescono le criticità su equo compenso e qualità dei bandi.
L’effetto propulsivo che, a partire dal 2022, aveva dato slancio al mercato dei servizi di ingegneria e architettura grazie ai finanziamenti del PNRR, si è ormai completamente esaurito. È quanto emerge dal più recente rapporto del Centro Studi del Consiglio Nazionale degli Ingegneri (CNI), che fotografa un settore in netto rallentamento e alle prese con nuove sfide strutturali.
Crollo delle gare e fine della spinta straordinaria
Nel periodo compreso tra maggio e agosto 2025, le stazioni appaltanti hanno pubblicato gare di progettazione e altri servizi (esclusi accordi quadro, concorsi, servizi ICT e gare con esecuzione) per un valore complessivo di 254 milioni di euro. Una cifra che rappresenta una perdita secca di 667 milioni rispetto al picco del 2022.
Il dato cumulativo dei primi otto mesi del 2025 conferma la tendenza negativa: rispetto allo stesso periodo del 2024 si registra una flessione di oltre 186 milioni di euro. Anche considerando l’intero comparto dei servizi di ingegneria – comprensivo di accordi quadro, concorsi e gare con esecuzione lavori – gli importi a base d’asta non superano i 490 milioni di euro, con un calo di 65 milioni rispetto ai primi quattro mesi del 2025 e di 130 milioni rispetto al quadrimestre maggio–agosto 2024.

“Serve valorizzare il lavoro tecnico e garantire l’Equo compenso”
Per il presidente del CNI, Angelo Domenico Perrini, il quadro attuale segna “il tramonto definitivo della fase positiva determinata dal PNRR e dai bonus edilizi”. Il mercato, spiega, “è tornato a livelli normali, e questo impone di prestare maggiore attenzione alla corretta valorizzazione del lavoro degli ingegneri e alla centralità del progetto”.
Perrini sottolinea l’importanza di garantire una piena applicazione del principio dell’Equo compenso, tema sul quale il CNI è impegnato in costanti interlocuzioni istituzionali. “Solo il rispetto dei parametri di qualità e compenso – aggiunge – può tutelare la dignità professionale e assicurare prestazioni tecniche di alto livello”.
I liberi professionisti reggono sui piccoli bandi, ma restano esclusi dai grandi importi
Secondo Giuseppe Margiotta, consigliere segretario del CNI e responsabile del Centro Studi, il ridimensionamento del mercato sta evidenziando una polarizzazione sempre più marcata.
“Il 68% dei bandi – spiega – ha un importo inferiore a 140 mila euro. In questo segmento i liberi professionisti riescono ad aggiudicarsi oltre il 35% delle gare, ma sui grandi appalti restano ai margini: solo il 6% degli importi complessivi è andato a studi individuali o piccoli gruppi”.
Margiotta evidenzia come questa situazione richieda un impegno deciso per “stabilire con precisione quali parti dei costi di progettazione devono rispettare i parametri dell’Equo compenso, garantendo la qualità della prestazione e la corretta remunerazione dei tecnici”.
“Rischio marginalizzazione dei professionisti”
Un ulteriore campanello d’allarme arriva dal presidente del Centro Studi CNI, Marco Ghionna, che mette in guardia contro la “frammentazione del mercato” e la crescente marginalizzazione delle competenze professionali nei processi di aggiudicazione.
“Serve un intervento legislativo – afferma – che assicuri un ruolo qualificante e riconoscibile alle figure professionali iscritte agli Ordini. La collaborazione tra professionisti e società va incoraggiata, ma senza perdere la tracciabilità delle responsabilità e la qualità tecnica delle opere”.
Analisi dei bandi: importi in calo e anomalie diffuse
L’indagine dell’Osservatorio bandi della Fondazione CNI conferma che la maggioranza delle gare (68,1%) presenta importi inferiori a 140 mila euro, mentre solo il 25,9% supera i 215 mila euro – una quota quasi dimezzata rispetto al 2024 (49,8%).
Su 1.011 bandi analizzati, in 285 casi è stato necessario un approfondimento, e per 56 gare sono state inviate segnalazioni formali alle stazioni appaltanti per anomalie, principalmente legate all’equo compenso e al calcolo dell’importo a base d’asta.
Aggiudicazioni e ribassi: crescono i consorzi, aumentano i ribassi medi
Nel secondo quadrimestre del 2025 i liberi professionisti hanno visto salire l’importo medio delle gare aggiudicate da 52.350 euro a 57.164, mentre per le RTI/ATI miste l’aumento medio è di circa 21.400 euro.
Le società di ingegneria risultano invece penalizzate, a vantaggio dei consorzi, che registrano un balzo medio da 275.868 euro a oltre 1,17 milioni, sebbene il dato sia influenzato da una singola aggiudicazione di quasi 9 milioni.
Complessivamente, i liberi professionisti si sono aggiudicati il 35,6% delle gare, ma solo il 6,6% del valore complessivo, mentre le società – tra Spa, Srl e RTI – si sono accaparrate il 68,2% degli importi.
Cresce inoltre il ribasso medio delle offerte, salito al 31,8% contro il 22,4% del 2024, mentre il ribasso massimo scende all’81,2%.
IL REPORT INTEGRALE CNI È SCARICABILE IN ALLEGATO.
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