Impermeabilizzazione | Coperture | Particolari Costruttivi | Progettazione
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Impermeabilizzazioni di copertura: materiali, riflettanza solare, giunti e dettagli esecutivi

Le infiltrazioni in copertura derivano spesso da errori di stratigrafia, posa e gestione dei giunti. La scelta della membrana impermeabile, il controllo del vapore, le pendenze e il drenaggio incidono sulla tenuta nel tempo. L’articolo analizza materiali, dettagli costruttivi e Solar Reflectance Index (SRI) per progettare coperture continue affidabili e verificabili.

L’articolo affronta la progettazione delle impermeabilizzazioni di copertura come sistema multistrato, in cui materiale, stratigrafia e dettagli esecutivi devono essere coerenti. Vengono analizzati criteri di scelta tra guaine bituminose, membrane sintetiche e sistemi liquidi, con attenzione ai giunti di dilatazione, alla gestione del vapore e al drenaggio. Un focus specifico è dedicato al Solar Reflectance Index (SRI) e alla misurazione della riflettanza nelle coperture “cool roof”. Sono inoltre proposte indicazioni operative per controllo qualità e manutenzione programmata.


 

Approccio tecnico‑scientifico alla progettazione e al controllo della tenuta in coperture continue

Le impermeabilizzazioni di copertura sono sistemi multistrato in cui la prestazione di tenuta dipende tanto dalla scelta della membrana (guaine bituminose, sintetiche o sistemi liquidi) quanto dalla corretta progettazione della stratigrafia, dalla gestione dei movimenti (giunti di dilatazione) e dall’esecuzione dei nodi costruttivi.

L’articolo propone criteri pratici per selezionare la tipologia di guaina, impostare un dettaglio robusto e controllare il comportamento termo‑igrometrico. Un focus specifico riguarda le coperture “cool roof”, introducendo il concetto di Solar Reflectance Index (SRI) e le principali modalità di misura di riflettanza ed emissività. Si conclude con indicazioni di controllo qualità e manutenzione per ridurre il rischio di degrado precoce e infiltrazioni.

 

Impermeabilizzazione coperture piane: cause di infiltrazioni e criticità sistemiche


Le infiltrazioni in copertura raramente dipendono da un singolo difetto puntuale. Nella maggior parte dei casi il problema è sistemico: un nodo non compatibile con i movimenti, una stratigrafia che intrappola umidità, una membrana scelta senza considerare sollecitazioni meccaniche o raggi UV, oppure un dettaglio eseguito con tolleranze non controllate. Per questo, parlare di impermeabilizzazione significa parlare di:

  • (i) materiale (membrana e accessori),
  • (ii) progetto (stratigrafia, pendenze, drenaggio, giunti),
  • (iii) posa e controllo qualità.

In assenza di coerenza tra questi tre livelli, la tenuta può risultare formalmente corretta eppure fragile nel tempo.

   

Membrane per impermeabilizzazione coperture: tipologie, normativa EN 13956 e criteri di scelta

Le membrane flessibili per impermeabilizzazione di coperture si distinguono, in termini pratici, in tre famiglie:

  • (a) guaine bituminose,
  • (b) membrane sintetiche (plastiche o elastomeriche),
  • (c) sistemi liquidi applicati in opera.

In Europa le membrane sintetiche (plastiche o gomma) per coperture sono inquadrate dalla norma EN 13956, che definisce caratteristiche e metodi di valutazione per l’uso in copertura.

 

Guaine bituminose (APP/SBS)

Le guaine bituminose restano una soluzione molto diffusa per la robustezza meccanica, la compatibilità con supporti minerali e la disponibilità di sistemi multistrato.

In pratica, un doppio strato (ad esempio 4+4 mm) riduce la probabilità che un difetto locale si trasformi in perdita di tenuta, purché siano rispettate sovrapposizioni, adesione e continuità nei risvolti. Le prestazioni critiche da considerare sono: stabilità dimensionale, resistenza al punzonamento, comportamento a freddo e compatibilità con isolanti e strati separatori.

 

Membrane sintetiche (PVC‑P, TPO/FPO, EPDM)

Le membrane sintetiche consentono posa rapida e giunzioni mediante saldatura ad aria calda (termoplastiche) o incollaggio (elastomeri). La scelta è guidata da: resistenza ai raggi UV, compatibilità chimica (ad esempio contatto con bitumi o plasticizzanti), resistenza alle radici (coperture verdi) e prestazioni meccaniche. La EN 13956 elenca caratteristiche tipiche richieste, incluse proprietà meccaniche, durabilità e resistenze a impatti e carichi.

UNI EN 13956 – Membrane sintetiche per coperture
La UNI EN 13956 disciplina le membrane flessibili in materiale plastico o gomma destinate all’impermeabilizzazione delle coperture, definendone caratteristiche meccaniche, stabilità dimensionale, durabilità e resistenza agli agenti atmosferici. È il riferimento europeo per la marcatura CE delle membrane PVC-P, TPO/FPO ed EPDM. In capitolato è opportuno richiedere conformità alla norma e dichiarazione delle prestazioni coerente con il sistema di posa previsto.

  

Sistemi liquidi impermeabilizzanti applicati in opera

I sistemi liquidi sono spesso preferiti nei dettagli complessi (molte penetrazioni, geometrie irregolari) perché riduccono la presenza di sormonti. La controparte è una maggiore dipendenza dalla preparazione del supporto, dal controllo dello spessore applicato e dalle condizioni ambientali. In fase di progetto è essenziale definire supporto, primer, spessori minimi, tempi di maturazione e protezioni contro UV e punzonamenti.

Cool roof e Solar Reflectance Index (SRI): riflettanza solare ed emissività nelle coperture

Il tema della riflettanza superficiale ha assunto un ruolo crescente nelle coperture per ridurre i carichi termici estivi e contribuire alla mitigazione dell’isola di calore urbana. In ambito tecnico si fa spesso riferimento al Solar Reflectance Index (SRI), un indice che combina riflettanza solare ed emissività termica per stimare la temperatura di equilibrio di una superficie esposta al sole. Il metodo di calcolo dell’SRI è descritto nella ASTM E1980.

ASTM E1980 – Solar Reflectance Index (SRI)
La ASTM E1980 descrive il metodo di calcolo del Solar Reflectance Index, parametro che combina riflettanza solare ed emissività per stimare la temperatura superficiale di una copertura esposta all’irraggiamento. È il riferimento tecnico per qualificare le superfici “cool roof”. In ambito progettuale è opportuno specificare il valore SRI richiesto e le modalità di verifica.

 

La riflettanza può essere misurata in laboratorio con metodi spettrali (ad esempio ASTM E903) oppure in campo con riflettometri portatili; la ASTM C1549 descrive la determinazione della riflettanza solare vicino alla temperatura ambiente mediante riflettometro portatile, utile anche per monitorare variazioni dovute a invecchiamento e sporcamento.

Dal punto di vista progettuale, è opportuno specificare non solo il valore iniziale (superficie “pulita”), ma anche la modalità di verifica in opera e un criterio di mantenimento della prestazione nel tempo (pulizia periodica e controllo dello stato superficiale).

 

ASTM C1549 – Misura della riflettanza solare in opera
La ASTM C1549 definisce il metodo di determinazione della riflettanza solare mediante riflettometro portatile in condizioni prossime alla temperatura ambiente. È particolarmente utile per verifiche di collaudo o controlli in esercizio, consentendo di monitorare eventuali decadimenti prestazionali dovuti a invecchiamento o sporcamento della superficie.

    

Giunti di dilatazione in copertura impermeabile: continuità idraulica e gestione dei movimenti

Il giunto di dilatazione è un nodo in cui la copertura deve garantire tenuta all’acqua e, nello stesso tempo, consentire movimenti relativi tra porzioni di struttura. Se il dettaglio irrigidisce il giunto, la membrana lavora a trazione e concentra deformazioni; se lo “libera” senza guida, si formano pieghe e possibili ristagni. La progettazione deve quindi rendere compatibili: movimento atteso, continuità della tenuta e drenaggio.

Il dettaglio allegato mostra una soluzione tipo con risvolti protetti e finiture metalliche: doppia guaina bituminosa 4+4 mm, geotessuto di separazione (500 g/m²), isolamento in XPS e finitura con ghiaia lavata; una scossalina metallica protegge il bordo superiore e guida l’acqua. L’impostazione è robusta perché combina continuità della tenuta con protezione meccanica nelle zone di discontinuità.

 

Dettaglio tipo di giunto di dilatazione in copertura continua.
Figura 1 – Dettaglio tipo di giunto di dilatazione in copertura continua. (R. Schvarcz)

Nota: il dettaglio evidenzia risvolti, scossalina metallica e stratigrafia con doppia guaina e strato di separazione.

  

Progettazione della stratigrafia di copertura: pendenze, drenaggio, barriera al vapore e protezioni

Le prestazioni di una impermeabilizzazione dipendono in modo critico dal controllo delle acque meteoriche: pendenze continue verso gli scarichi, corretta posizione e dimensionamento dei punti di raccolta, presenza di troppo‑pieni e riduzione dei ristagni. Il progetto dovrebbe indicare pendenze nominali, tolleranze, quote di risvolto e modalità di fissaggio delle scossaline. Nei punti singolari (parapetti, corpi emergenti, pluviali, lucernari) la regola tecnica è garantire continuità di membrana e protezione del bordo superiore contro infiltrazioni e azioni del vento.

 

Barriera al vapore e controllo della condensazione interstiziale

Un aspetto spesso determinante è la gestione del vapore. In funzione delle condizioni interne ed esterne e della posizione dell’isolante, può essere necessario uno strato di controllo del vapore continuo e sigillato. In generale, si devono evitare configurazioni che intrappolano umidità tra strati impermeabili, perché l’acqua non smaltita può generare bolle, ridurre l’adesione e accelerare il degrado.

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FAQ TECNICHE
1. Come scegliere la membrana impermeabilizzante più adatta per una copertura piana?

La scelta non può essere basata solo sul costo o sulla consuetudine applicativa. Occorre valutare esposizione ai raggi UV, sollecitazioni meccaniche, movimenti strutturali attesi, compatibilità chimica tra strati e modalità di posa previste. Le membrane bituminose offrono robustezza e ridondanza nei sistemi multistrato; le sintetiche (UNI EN 13956) garantiscono leggerezza e saldature controllabili; i sistemi liquidi richiedono particolare attenzione a supporto e spessore applicato. È fondamentale verificare la dichiarazione delle prestazioni (DoP) e la coerenza tra classe prestazionale e destinazione d’uso.

2. Quando è necessario prevedere una barriera al vapore nella stratigrafia di copertura?

La barriera al vapore è necessaria quando esiste il rischio di condensazione interstiziale dovuta a differenze termo-igrometriche tra ambiente interno ed esterno. In coperture “calde” con isolante sopra l’elemento strutturale e in edifici con elevata umidità interna (palestre, piscine, cucine industriali), uno strato continuo e sigillato di controllo del vapore è spesso indispensabile. La verifica deve essere condotta con analisi igrotermica (metodo di Glaser o simulazioni dinamiche), evitando configurazioni che possano intrappolare umidità tra strati impermeabili.

3. Quali sono le pendenze minime consigliate per evitare ristagni in copertura?

Per coperture piane continue è buona pratica progettare pendenze nominali non inferiori all’1,5–2%, tenendo conto delle tolleranze esecutive e delle deformazioni nel tempo. Pendenze inferiori aumentano il rischio di ristagni prolungati, con conseguente sollecitazione della membrana, degrado precoce e possibile perdita di tenuta nei sormonti. Oltre alla pendenza, è determinante il corretto dimensionamento e posizionamento degli scarichi, la presenza di troppo-pieni di sicurezza e la continuità della superficie senza avvallamenti.

4. Come si progettano correttamente i giunti di dilatazione in copertura impermeabile?

Il giunto deve garantire simultaneamente continuità idraulica e libertà di movimento. Il dettaglio non deve irrigidire la membrana né generare pieghe che favoriscano ristagni. È necessario conoscere l’ampiezza dei movimenti attesi, prevedere adeguata larghezza del sistema di copertura del giunto e proteggere i risvolti con elementi metallici opportunamente fissati. Nei sistemi bituminosi multistrato è frequente l’impiego di doppia membrana con strato di separazione; nelle membrane sintetiche è cruciale il controllo delle saldature nelle zone di discontinuità.

5. Come si verifica la prestazione di una copertura “cool roof” nel tempo?

La prestazione termica di una cool roof si valuta tramite il Solar Reflectance Index (ASTM E1980), che combina riflettanza solare ed emissività. In fase di collaudo e manutenzione la riflettanza può essere misurata in opera con riflettometro portatile secondo ASTM C1549. È opportuno specificare in capitolato non solo il valore iniziale di SRI, ma anche le modalità di controllo e i criteri di manutenzione periodica, poiché sporcamento e invecchiamento possono ridurre significativamente le prestazioni ottiche nel ciclo di vita. 

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Riccardo Schvarcz

Laureato in Ingegneria Civile, dal 2003 è libero professionista e titolare dello Studio Schvarcz. Attualmente è Presidente Ordine degli Ingegneri di Padova.

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