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Design-IEQ: quando la geometria dello spazio cambia il comfort percepito

La Indoor Environmental Quality non si esaurisce in temperatura, luce, rumore e CO₂. La ricerca sul design-IEQ mostra che apertura verso l’esterno, flessibilità e configurazione spaziale possono modificare la percezione di ampiezza, comfort e privacy, trasformando la geometria in una variabile progettuale misurabile.

La qualità dell’ambiente interno non dipende soltanto da parametri misurabili, quali temperatura, illuminazione o concentrazione di CO₂. Una recente ricerca ha evidenziato associazioni statistiche tra specifiche caratteristiche geometriche e spaziali degli ambienti e le valutazioni percettive espresse dagli occupanti. Da questo approccio emerge il concetto di design-IEQ, che integra la misurazione delle prestazioni ambientali con l’esperienza e la percezione umana dello spazio costruito.


Che cos'è il design-IEQ e perché la sola misurazione della IEQ non basta

La Indoor Environmental Quality (IEQ) rappresenta il quadro di riferimento per la valutazione degli ambienti interni attraverso parametri fisici misurabili, quali temperatura, umidità relativa, illuminamento, livello sonoro, concentrazione di CO₂ e tasso di ventilazione. Tali indicatori costituiscono la base dei principali standard, protocolli e sistemi di certificazione per la valutazione del comfort ambientale.

Secondo i ricercatori la sola misurazione delle prestazioni ambientali non descrive però in modo esaustivo l'esperienza degli occupanti. Ambienti caratterizzati da condizioni termoigrometriche, acustiche, illuminotecniche e di qualità dell'aria analoghe possono generare percezioni differenti in funzione della configurazione spaziale, delle connessioni visive con l'esterno, della flessibilità d'uso, dell'organizzazione degli arredi e del livello di privacy.

Da questa considerazione nasce il concetto di design-IEQ proposto da Bardey et al. (2026), sviluppato nell'ambito di una recente ricerca condotta presso il Living Lab NRW di Wuppertal. L'approccio integra gli indicatori tradizionali della IEQ con le caratteristiche architettoniche e spaziali che influenzano la qualità percepita degli ambienti.

Tra le variabili considerate rientrano

  • dimensione reale e percepita degli spazi
  • apertura verso l'esterno
  • configurazione geometrica
  • flessibilità distributiva
  • privacy
  • presenza di elementi naturali
  • materiali
  • finiture
  • caratteristiche cromatiche.

La percezione degli occupanti viene così assunta come una vera e propria variabile progettuale, da affiancare agli indicatori prestazionali convenzionali.

È importante chiarire, che il design-IEQ non costituisce una nuova categoria normativa, non introduce un protocollo di certificazione alternativo a quelli esistenti e non si propone come sostituto della tradizionale Indoor Environmental Quality (IEQ). Allo stesso modo, non coincide con una semplice raccolta di opinioni soggettive sul comfort degli occupanti. Al contrario, il presupposto della ricerca è che la percezione degli utenti possa essere studiata con strumenti rigorosi e correlata a caratteristiche progettuali osservabili e misurabili.

La metodologia combina analisi progettuali, simulazioni ambientali e rilievi prestazionali con strumenti di Post-Occupancy Evaluation (POE) [1], indagini sugli utenti e modelli quantitativi finalizzati a correlare le caratteristiche dello spazio con il comfort percepito. In questo modo, aspetti tradizionalmente considerati qualitativi diventano variabili osservabili, misurabili e confrontabili, analizzabili mediante metodi statistici.

L'approccio si fonda sul presupposto che spazio fisico e spazio percepito non coincidano necessariamente. La configurazione spaziale non determina soltanto funzioni e dimensioni, ma influenza leggibilità, fruibilità e qualità dell'esperienza d'uso. La progettazione architettonica assume pertanto un ruolo attivo nella definizione della qualità ambientale, incidendo sia sulle condizioni fisiche sia sulla loro percezione da parte degli utenti.

Living Lab NRW: come è stata studiata la percezione della qualità ambientale interna

La ricerca è stata condotta presso il Living Lab NRW [2], complesso sperimentale costituito da sette unità abitative dimostrative progettate da gruppi di ricerca internazionali. L'utilizzo di ambienti reali costituisce uno degli elementi distintivi dello studio. A differenza delle ricerche basate esclusivamente su modelli virtuali o rappresentazioni statiche, il laboratorio consente ai partecipanti di sperimentare direttamente gli spazi, valutandone configurazione, illuminazione naturale, materiali, arredi e relazione con il contesto esterno.

74 partecipanti e sette ambienti sperimentali: struttura dello studio

Lo studio ha coinvolto 74 partecipanti, chiamati a valutare ambienti privati, spazi condivisi e aree esterne rispetto a parametri quali dimensione percepita, apertura, privacy, flessibilità, comfort termico e qualità visiva. L'obiettivo era individuare le relazioni tra caratteristiche spaziali e percezione degli utenti, verificando l'influenza delle scelte progettuali sull'esperienza dell'ambiente costruito.

Indoor Environmental Quality: dalla prestazione misurata al comfort percepit

Uno dei principali contributi del design-IEQ consiste nell'estendere la valutazione della qualità ambientale dalla sola prestazione dell'ambiente all'esperienza dell'ambiente.

Il rispetto dei requisiti tecnici non garantisce infatti, di per sé, una percezione positiva dello spazio. Un ambiente conforme sotto il profilo termico, acustico, visivo e della qualità dell'aria può risultare comunque poco confortevole, limitato o inadatto alle attività svolte.

Quali caratteristiche dello spazio influenzano l’esperienza degli occupanti

L'esperienza degli occupanti dipende anche dalla capacità dello spazio di garantire orientamento, controllo, adattabilità, privacy e adeguato supporto alle funzioni previste. In questa prospettiva, apertura verso l'esterno, configurazione geometrica, flessibilità distributiva e rapporto tra esposizione e privacy diventano fattori direttamente rilevanti per la qualità ambientale percepita.

Il design-IEQ propone pertanto un approccio integrato in cui le prestazioni ambientali e le caratteristiche spaziali concorrono congiuntamente alla definizione del benessere degli occupanti (Fig.1).

IMPATTO DIRETTO DEL DESIGN SULLA QUALITÀ PERCETTIVA DELL’AMBIENTE INTERNO
FIGURA 1. IMPATTO DIRETTO DEL DESIGN SULLA QUALITÀ PERCETTIVA DELL’AMBIENTE INTERNO (P. Allegri)

Apertura verso l’esterno: come finestre, balconi e logge influenzano la spazialità percepita

Tra i risultati più rilevanti emerge la relazione positiva tra apertura verso l’esterno e percezione dell’ampiezza dello spazio. Finestre di grandi dimensioni, superfici vetrate, balconi e logge, pur non aumentando la superficie disponibile, favoriscono una maggiore percezione della spazialità grazie alla continuità visiva tra ambiente interno e contesto esterno.

Lo studio fornisce così un supporto quantitativo all’ipotesi che la qualità spaziale non dipenda esclusivamente dalle dimensioni fisiche dell’ambiente, ma anche dalla sua capacità di estendere il campo visivo e rafforzare la connessione percettiva con l’esterno.

Balconi, logge e aperture assumono quindi un ruolo che va oltre gli aspetti funzionali e compositivi, configurandosi come elementi progettuali in grado di influenzare la percezione dello spazio e, di conseguenza, la qualità ambientale percepita (Fig. 2).

SCHEMA DELL’APERTURA VERSO L’ESTERNO DI UN BALCONE, MODELLATO COME UN PARALLELEPIPEDO. LE AREE APERTE SONO INDICATE MEDIANTE TRATTEGGIO INCROCIATO.
FIGURA 2. SCHEMA DELL’APERTURA VERSO L’ESTERNO DI UN BALCONE, MODELLATO COME UN PARALLELEPIPEDO. LE AREE APERTE SONO INDICATE MEDIANTE TRATTEGGIO INCROCIATO. (ELABORAZIONE DA DISEGNO DELLA BERGISCHE UNIVERSITÄT WUPPERTAL. (2022).)

Flessibilità degli spazi: vantaggi funzionali ed effetti sulla spazialità percepita

Un risultato particolarmente interessante riguarda la flessibilità spaziale. Soluzioni quali arredi trasformabili, pareti mobili e sistemi riconfigurabili consentono di adattare gli ambienti a funzioni diverse, aumentando l'efficienza d'uso dello spazio disponibile.

Lo studio evidenzia tuttavia che una maggiore flessibilità può associarsi a una riduzione della spazialità percepita. Una possibile spiegazione risiede nell'aumento della complessità visiva generata da elementi mobili e multifunzionali, che tendono a frammentare il campo percettivo e a ridurre la sensazione di apertura dell'ambiente (Fig. 3).

Il risultato suggerisce che la capacità di ospitare molteplici attività non coincide necessariamente con una maggiore percezione di ampiezza.

SCHEMA CONCETTUALE DELLE RELAZIONI TRA FLESSIBILITÀ SPAZIALE, ORDINE PERCETTIVO E SPAZIALITÀ PERCEPITA.
FIGURA 3. SCHEMA CONCETTUALE DELLE RELAZIONI TRA FLESSIBILITÀ SPAZIALE, ORDINE PERCETTIVO E SPAZIALITÀ PERCEPITA. (P. Allegri)

La ricerca evidenzia come la flessibilità spaziale possa influenzare la percezione dell’ambiente in modo non sempre lineare.

Se da un lato la riconfigurabilità aumenta l’adattabilità funzionale degli spazi, dall’altro la presenza di arredi trasformabili ed elementi mobili può accrescere la complessità percettiva e frammentare il campo visivo, riducendo la sensazione di ampiezza anche senza variazioni della superficie reale. Ne deriva la necessità di progettare la flessibilità ricercando un equilibrio tra adattabilità funzionale e leggibilità dello spazio, senza moltiplicare indiscriminatamente le possibili configurazioni, ma preservando continuità visiva, ordine percettivo e qualità spaziale percepita.

Comfort percepito e IEQ: la percezione degli occupanti diventa un dato misurabile

Uno degli aspetti metodologicamente più rilevanti della ricerca consiste nell'aver trattato la percezione degli occupanti come una variabile misurabile e analizzabile.

Le valutazioni espresse dagli utenti consentono di misurare e quantificare parametri quali il comfort ambientale, la qualità percepita e il grado di adeguatezza funzionale degli spazi. Parallelamente, caratteristiche spaziali e configurative quali il rapporto con l'esterno, la flessibilità d'uso, la leggibilità dell'organizzazione spaziale e il bilanciamento tra apertura visiva e tutela della privacy rappresentano fattori che possono influenzare in modo significativo il benessere percepito dagli occupanti.

In questa prospettiva, il design-IEQ non sostituisce gli indicatori tradizionali, ma li integra con una dimensione percettiva e comportamentale, ampliando il concetto stesso di qualità ambientale.

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[1]  metodologia di valutazione condotta dopo l'occupazione dell'edificio per analizzare prestazioni, utilizzo e percezione degli occupanti.
[2]  piattaforma sperimentale dell'Università di Wuppertal dedicata alla ricerca sulla costruzione sostenibile e climaticamente neutra, sviluppata nell'ambito del Solar Decathlon Europe 2021/22


FAQ TECNICHE: Indoor Environmental Quality negli edifici: come il design influenza comfort e percezione

Che cos’è il design-IEQ e in cosa differisce dalla Indoor Environmental Quality?

La IEQ tradizionale valuta l’ambiente interno attraverso domini quali comfort termico, qualità dell’aria, illuminazione e acustica.
Il design-IEQ proposto dalla ricerca di Bardey et al. estende l’analisi a caratteristiche progettuali come dimensione, apertura verso l’esterno e flessibilità.
Queste caratteristiche vengono trasformate in indicatori geometrici e correlate statisticamente alla percezione degli occupanti. Non costituisce una nuova categoria normativa né sostituisce gli indicatori IEQ convenzionali.

In quali edifici può essere applicato l’approccio design-IEQ?

La ricerca è stata sviluppata su edifici residenziali del Living Lab NRW e deve quindi essere letta innanzitutto in questo contesto.
Il principio metodologico può tuttavia essere interessante anche per uffici, scuole, strutture sanitarie e spazi collettivi, dove configurazione e percezione incidono sull’esperienza degli utenti.

Esiste una norma UNI o EN sul design-IEQ?

No. Il design-IEQ descritto nell’articolo è un paradigma di ricerca, non una nuova classe prestazionale o un protocollo di certificazione.
Per la IEQ tradizionale, la UNI EN 16798-1:2019 disciplina parametri interni relativi ad ambiente termico, qualità dell’aria, illuminazione e acustica utilizzabili nella progettazione e nella valutazione energetica degli edifici.
Per il comfort termico è inoltre direttamente pertinente la UNI EN ISO 7730:2026.

4. Quali vantaggi può offrire l’apertura verso l’esterno?
Lo studio rileva un’associazione positiva tra maggiore apertura verso l’esterno e percezione della dimensione dello spazio, pur senza un corrispondente aumento della superficie disponibile.
Finestre, logge e balconi possono quindi contribuire a estendere percettivamente il campo visivo.
La ricerca segnala però relazioni anche con comfort visivo, termico e privacy: l’apertura non deve quindi essere interpretata come parametro da massimizzare isolatamente.

5. Come deve essere progettata la flessibilità degli ambienti?
Pareti mobili, arredi trasformabili e superfici multifunzionali possono aumentare l’adattabilità e l’efficienza d’uso dello spazio.
La ricerca mostra però che un incremento degli elementi flessibili può essere associato a una minore percezione di ampiezza.
Per il progettista diventa quindi importante bilanciare riconfigurabilità, continuità visiva, leggibilità dello spazio e complessità percettiva, evitando di assumere che maggiore flessibilità equivalga automaticamente a maggiore qualità spaziale.

6. Come si controlla nel tempo la qualità ambientale percepita?
Uno degli strumenti richiamati è la Post-Occupancy Evaluation (POE), che analizza prestazioni, utilizzo e percezione dopo l’entrata in esercizio dell’edificio.
Questionari ripetuti agli occupanti possono essere integrati con misure strumentali, dati geometrici e condizioni operative.
La UNI EN ISO 7726:2026 fornisce riferimenti per strumenti e metodi di misura delle grandezze fisiche che caratterizzano l’ambiente termico.
Il design-IEQ aggiunge a questi dati la correlazione quantitativa con caratteristiche progettuali dello spazio.

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