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La filiera italiana della calce accelera sulla sostenibilità: recupero rifiuti al 95% e meno emissioni

La filiera italiana della calce e delle malte riduce le emissioni e recupera quasi il 95% dei rifiuti, rafforzando il proprio modello di economia circolare. Biomassa e ricarbonatazione trainano la transizione verso la decarbonizzazione.

Scendono anche le emissioni di gas serra dell'intero comparto (-5%)

La filiera italiana della calce e delle malte consolida il proprio percorso verso modelli produttivi sempre più sostenibili, confermando una solida capacità di riduzione degli impatti ambientali e di valorizzazione delle risorse. È quanto emerge dal secondo Bilancio di Sostenibilità di CAMA – Associazione dell’Industria Italiana della Calce e delle Malte, aderente a Federbeton Confindustria – che fotografa l’andamento del settore nel biennio 2023-2024.

Nel 2024, su oltre 15 mila tonnellate di rifiuti complessivamente prodotti, quasi il 95% è stato avviato a recupero, mentre solo una quota residuale è finita in smaltimento. Il dato, in crescita rispetto all’anno precedente, conferma la solidità del modello di economia circolare adottato dalla filiera, capace di mantenere livelli elevati di recupero anche a fronte di un aumento dei volumi produttivi. I rifiuti pericolosi rappresentano una percentuale marginale, a fronte di una netta prevalenza di rifiuti non pericolosi.

I progressi non si fermano alla gestione dei rifiuti. Nel biennio analizzato, le imprese del comparto hanno ridotto del 5% le emissioni complessive di gas serra, mentre l’ottimizzazione dei consumi energetici e il maggiore ricorso a fonti rinnovabili hanno determinato un taglio del 24% delle emissioni indirette legate all’energia elettrica acquistata (Scope 2). Un risultato che testimonia l’impegno concreto verso una produzione più efficiente e meno impattante.

 

Vista aerea di uno stabilimento industriale per la produzione di calce e malte circondato da campi agricoli.
(CAMA - Associazione dell’Industria Italiana della Calce e delle Malte)

 

A giocare un ruolo chiave nella transizione energetica è stata la progressiva sostituzione dei combustibili fossili con biomassa rinnovabile, che nel 2024 ha coperto oltre la metà del fabbisogno energetico del settore. La biomassa si conferma così la principale fonte energetica utilizzata dal comparto, permettendo di evitare emissioni fossili per centinaia di migliaia di tonnellate di CO₂ equivalente e rafforzando il contributo della filiera agli obiettivi climatici nazionali ed europei.

Nel percorso verso la decarbonizzazione, il settore valorizza anche una caratteristica intrinseca della calce: la ricarbonatazione. I prodotti a base di calce, nel loro ciclo di vita, sono in grado di riassorbire naturalmente una parte significativa della CO₂ emessa durante la produzione. Le evidenze scientifiche indicano che circa un terzo delle emissioni di processo può essere riassorbito già nel primo anno di utilizzo, con ulteriori margini di miglioramento grazie a soluzioni tecnologiche dedicate. Un fattore distintivo che contribuisce a migliorare il bilancio emissivo complessivo della filiera.

«I dati del Bilancio di Sostenibilità dimostrano come la filiera italiana della calce e delle malte sia oggi impegnata in un percorso concreto di decarbonizzazione, con risultati misurabili», ha dichiarato Leone La Ferla, presidente di CAMA. «L’elevata capacità di recupero dei rifiuti, l’impiego crescente di biomassa e il contributo della ricarbonatazione rappresentano asset strutturali della nostra strategia di transizione ambientale, che deve procedere in equilibrio con la competitività industriale e la continuità produttiva».

Un quadro che conferma come la sostenibilità stia diventando un elemento strutturale della filiera, non solo come risposta alle sfide ambientali, ma anche come leva strategica per l’innovazione e la competitività del settore.

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