Nuovi calcestruzzi sostenibili: perché aggiornare controlli, FPC e Capitolo 11.2 delle NTC
Il Capitolo 11 delle NTC disciplina la qualificazione e il controllo dei materiali strutturali, ma l’evoluzione del calcestruzzo – tra cementi a basso clinker, aggregati riciclati, additivi avanzati e digitalizzazione degli impianti – richiede un aggiornamento del sistema dei controlli. In questa intervista, Livio Pascali analizza criticità, lacune normative e proposte concrete per un FPC più robusto, prestazionale e coerente con la variabilità reale dei materiali.
Capitolo 11.2 NTC 2018 tra nuovi leganti, aggregati riciclati, additivi e controllo di filiera
Il Capitolo 11 delle NTC 2018 è la “spina dorsale” del sistema di qualificazione e controllo dei materiali strutturali.
Oggi, tuttavia, il calcestruzzo sta cambiando più rapidamente della capacità delle regole di intercettarne la complessità.
I cementi non sono più quelli di 30–50 anni fa: aumentano l’uso di aggiunte (loppe, filler, calcare, pozzolane), cresce la finezza per raggiungere prestazioni con minore impatto di CO₂, e i mix design diventano più sensibili a variabili operative (umidità degli aggregati, acqua efficace, tempi e temperature, curing). Parallelamente, l’impiego di aggregati riciclati si amplia, introducendo una variabilità intrinseca che richiede controlli più strutturati e più “di processo” rispetto al passato.
In questo quadro, anche i fornitori di additivi (e più in generale gli attori della filiera dei componenti) assumono un ruolo cruciale: gli additivi non sono più “accessori”, ma spesso determinanti per lavorabilità, pompabilità, ritiro, durabilità, stabilità e ripetibilità del calcestruzzo.
Ne deriva una domanda concreta: come deve evolvere l’FPC e come devono cambiare i controlli – in impianto, nel trasporto e in cantiere – per mantenere affidabilità e costanza prestazionale? E, soprattutto, come aggiornare il Capitolo 11.2 delle NTC per renderlo più prestazionale, più tracciabile, più coerente con la variabilità reale dei materiali e più dipendente dalla qualità dei dati (e delle competenze) di chi li produce e li misura?
Intervista: 10 domande a Livio Pascali
Capitolo 11.2 NTC: sicurezza al centro, sostenibilità ancora marginale
Andrea Dari - Qual è, oggi, il punto in cui vede più chiaramente lo scollamento tra l’evoluzione dei materiali (cementi/aggiunte, finezze, riciclati) e l’impostazione dei controlli prevista dal Capitolo 11.2?
Livio Pascali
Il Cap.11.2 è, come tutto il corpo delle NTC improntato soprattutto a garantire il requisito di stabilità e sicurezza delle opere stesse. Pur apparentemente aprendosi ad altri requisiti, quale quello della sostenibilità, rimane troppo restrittivo, imponendo ad esempio limiti d’utilizzo sui materiali riciclati o non riconoscendo nuovi valori di sostenibilità quali l’impronta di carbonio. Questo non succede in campo europeo dove il CPR 3110 apre senza riserbo ai requisiti di sostenibilità. Anche in CAM in Italia, così come il CPR 3110, per come sono stati strutturati hanno dato nelle opere pubbliche, un impulso decisamente maggiore, in termini di evoluzione del calcestruzzo di quanto non fatto nelle NTC attuali.
Cementi a basso contenuto di clinker: nuovi equilibri e criticità
Andrea Dari - Con cementi più fini e con contenuti maggiori di aggiunte, cambiano cinetica di idratazione, sviluppo di resistenza e sensibilità alle condizioni di maturazione. Quali nuovi rischi/criticità vede emergere e quali controlli dovrebbero intercettarli in modo sistematico?
Livio Pascali
In questi anni vi è stato un’evoluzione dei cementi, finalizzata a contenere il quantitativo di clinker. Il CEM I è praticamente scomparso, anche per la classe 52,5. Il Cem II/A è in via di estinzione per far posto al CEM II/B, i CEM III e IV sono gettonatissimi.
In questa transizione, se pur è vero che vi sono stati incidenti di percorso quali; efflorescenze, tempi di presa differenti, richieste d’acqua anomala, penso che attualmente le cementerie immettono sul mercato prodotti che garantiscono le prestazioni di resistenza e lavorabilità adeguate.
I rischi maggiori che vedo sono la non reperibilità di alcune materie prime essenziali per la produzione di questi cementi a basso contenuto di clinker, quali loppe, ceneri volanti ed anche pozzolane.
Aggregati di riciclo: variabilità e requisiti di filiera
Andrea Dari - Gli aggregati riciclati introducono variabilità su assorbimento, contenuti indesiderati, massa volumica, fini e talvolta reattività. Come dovrebbe evolvere il sistema dei controlli per governare questa variabilità? E quali requisiti minimi di qualifica della filiera (sorgenti, classificazione, controlli periodici) dovrebbero entrare nel Capitolo 11 o nelle sue linee attuative?
Livio Pascali
Secondo me qui il discorso è un po’ diverso, rispetto ai cementi. Non si producono ancora quantitativi significativi di aggregati da riciclo. Questo fa si che non vi sia uno sviluppo tecnologico e normativo realmente testato. Questa filiera deve ancora dare molto, penso che sia frenata soprattutto da fattori economici. L’aggregato da riciclo per calcestruzzo strutturale, è difficile da produrre e costa di più dall’aggregato naturale. Si dovrebbero creare degli incentivi per il reale utilizzo.
Il ruolo dei fornitori di additivi: dal “prodotto” al “sistema”
Andrea Dari - Nel calcestruzzo moderno gli additivi sono spesso decisivi per prestazione e ripetibilità. Come dovrebbe essere riconosciuto e regolato, nei controlli, il contributo dei fornitori di additivi (prove di compatibilità, finestre operative, controllo della costanza, assistenza tecnica in impianto/cantiere)? E quali rischi vede quando l’additivo viene gestito solo come “voce di ricetta”?
Livio Pascali
I produttori di additivo sono stati i veri trasformatori di questo settore. Si sono fatti carico dello studio dei componenti essenziali quali il cemento e aggregati, e delle loro variazioni, e hanno offerto prodotti che potessero comunque rendere armonioso il prodotto finale calcestruzzo. Basta notare che un produttore di calcestruzzo ha spesso a disposizione dal fornitore di materie prime, un aggregato, uno o due tipologie di cemento ma una varietà notevolissime di tipologie di additivi. La gamma di additivi si sta ampliando sempre di più.
Vedo comunque un rischio, che purtroppo è sempre esistito nel nostro settore. Lo sviluppo tecnologico è troppo sulle spalle dei produttori d’additivo. Questo non è un bene. È sempre il produttore del calcestruzzo, che pur gravandosi di costi non del tutto desiderati, dovrebbe avere all’interno delle sue risorse la capacità di valutare i suoi prodotti e l’evoluzione prestazionale che deve conferirgli.
FPC: cosa significa davvero “controllo di produzione” nel 2026
Andrea Dari - L’FPC oggi rischia di restare un sistema documentale più che un controllo di processo. Quali requisiti tecnici renderebbe obbligatori per un FPC “robusto” (umidità aggregati e correzione acqua efficace, tracciabilità delle aggiunte, gestione delle sostituzioni, blocchi su scostamenti, tarature, audit interni)?
Livio Pascali
Un FPC robusto non si ottiene conferendo solo nuove procedure, ma investendo realmente in strumentazione e risorse umane.
Avere le sonde, possedere una buona automazione, che garantisca la rintracciabilità dei carichi deve essere un requisito reale. Realmente verificato da chi attesta l’FPC.
D’altro canto, una gestione di un impianto ben strutturato e completamente automatizzato, ma senza le risorse umane esperte che siano presenti e vivano il prodotto, riportando anche il grado di soddisfazione del cliente non può garantire un vero controllo di produzione.
Set di controlli: dal minimo di legge al controllo coerente con il rischio
Andrea Dari - Ha senso introdurre una logica a livelli (base/rafforzato/prestazionale) legata a esposizione ambientale, vita utile, variabilità delle materie prime e “sensibilità” del mix? Quali prove e controlli metterebbe in un set minimo “rafforzato” rispetto a quello ordinario?
Livio Pascali
Secondo me questo già avviene con i Capitolati Speciali d’Appalto, nei cantieri gestiti dalle committenze pubbliche, dove il livello può essere definito rafforzato.
Durabilità e proprietà di trasporto: quando diventano obbligatorie
Andrea Dari - In quali casi ritiene inevitabile che il Capitolo 11.2 richieda verifiche aggiuntive legate alla durabilità (indicatori di trasporto, penetrazione cloruri, carbonatazione, gelo-disgelo)? E come si può renderle praticabili senza trasformarle in un carico insostenibile?
Livio Pascali
Ribadisco che questo deve essere fatto proprio nei Capitolati Speciali d’Appalto. Nel capitolo 11.2 si dovrebbero inserire le definizioni di prestazioni aggiuntive, che attualmente non compaiono.
Qualifica degli operatori dei controlli: la qualità nasce dal dato
Andrea Dari - Prelievo, confezionamento provini, stagionatura, catena di custodia: sono spesso l’anello debole. Serve un sistema più strutturato di qualifica/abilitazione degli operatori dei controlli sul calcestruzzo? Come lo immaginerebbe (formazione, prove pratiche, audit periodici, responsabilità)?
Livio Pascali
Se parliamo d’intelligenza artificiale, la capacità di leggere e interpretare un’infinità di dati, con pochissime risorse umane, siamo pronti da tempo. Ma la creazione del dato diventa sempre più complessa. Avere un operatore qualificato che effettui i controlli di produzione è sempre più difficile.
Dobbiamo prima verificare la loro effettiva presenza e che abbiano la preparazione adeguata.
Digitalizzazione degli impianti: dal registro al controllo in tempo reale
Andrea Dari - La trasformazione digitale degli impianti può ridurre errori e variabilità, ma richiede standard minimi condivisi. Quali dati e funzioni dovrebbero diventare “obbligatori” in un impianto moderno (pesature con tracciabilità, umidità aggregati, correzione acqua efficace, log eventi, gestione ricette e sostituzioni, alert su scostamenti, report automatici)? E come dovrebbe riflettersi tutto questo nel Capitolo 11: come requisito del FPC, come tracciabilità di lotto o come condizione per l’accettazione in opera?
Livio Pascali
Rispetto al controllo sulla prestazione, che necessita di un’attività operativa di manualità, confezionamento e gestione dei prelievi, la captazione dei dati di produzione e la loro gestione dovrebbe essere molto più agevole data l'evoluzione dell’automazione disponibile attualmente per gli impianti di calcestruzzo. Per come è strutturato il capitolo 11.2, io l’obbligatorietà dell’evidenza della gestione dei dati la implementerei nell’aggiornamento delle linee guida.
Tre modifiche concrete al Capitolo 11 delle NTC (e una “non negoziabile”)
Andrea Dari - Se dovesse proporre tre modifiche concrete al Capitolo 11 delle NTC per renderlo adeguato ai prossimi 10 anni - e una misura “non negoziabile” - quali indicherebbe?
Livio Pascali
Come requisito essenziale, l’introduzione del mantenimento della lavorabilità. Almeno due classi 60 minuti e 90 minuti.
Introdurrei nella definizione delle prestazioni aggiuntive l’identificazione dell’impronta di carbonio, e contenuto di materiale riciclato, con i riferimenti normativi (UNI 11104)
Interverrei molto sull’elaborazione di nuove linee guida. Non solo quelle per il controllo del processo (FPC) ma anche quelle relative alla qualifica degli FRC (Cap.11.2.11)
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