La finestra negli edifici storici: evoluzione tipologica e costruttiva dal Medioevo all'Ottocento
Dalle impannate medievali alle finestre ottocentesche, l'articolo ricostruisce l'evoluzione tipologica della finestra negli edifici storici. Una ricca documentazione fotografica e iconografica offre gli strumenti per riconoscere le principali tipologie di serramenti, i materiali impiegati per la chiusura delle aperture e i sistemi di oscuramento sviluppatisi nel corso dei secoli.
Le finestre storiche non sono semplici elementi di chiusura delle aperture, ma autentiche testimonianze materiali dell'evoluzione dell'architettura, delle tecniche costruttive e della lavorazione del vetro. La loro configurazione riflette i progressi tecnologici, le esigenze funzionali e il gusto delle diverse epoche, contribuendo a definire l'identità storica di un edificio. Dalle aperture protette da scuri lignei alle finestre con impannate, vetri ad occhio di bue, vetri piombati e lastre di maggiori dimensioni, l’articolo ricostruisce le principali trasformazioni del sistema finestra dal Medioevo all’Ottocento. Attraverso serramenti conservati, fonti documentarie e testimonianze iconografiche, il contributo analizza le finestre a quattro e sei sportelli, la diffusione dei serramenti a due ante e lo sviluppo di scuri, scuretti e persiane. Ne emerge una chiave di lettura utile per riconoscere materiali, tecniche costruttive, permanenze e stratificazioni nell’ambito del rilievo e del restauro degli edifici storici.

La finestra come componente dell’architettura storica
Le funzioni della finestra nell'edilizia storica
Nel corso dei secoli la finestra ha assolto tre funzioni principali:
- proteggere l’interno degli edifici dal caldo, dal freddo e dalla pioggia;
- evitare l’intromissione di persone non autorizzate e sguardi indiscreti;
- fornire illuminazione naturale agli ambienti.
La finestra ha inoltre assunto un importante ruolo decorativo, sia attraverso le superfici vetrate, sia mediante i sistemi di oscuramento, come scuretti e persiane.
L’evoluzione tecnologica della finestra nell’edilizia storica è strettamente correlata a quella della lavorazione del vetro, orientata alla produzione di lastre progressivamente più ampie e regolari, caratterizzate da un numero minore di bolle, ondulazioni e deformazioni ottiche e sempre più accessibili sotto il profilo economico.
Studio dei serramenti storici: fonti dirette, documentarie e iconografiche
Lo studio diretto dei serramenti storici e, più in generale, del sistema finestra presenta diverse criticità, soprattutto per le epoche più remote. La fragilità e la deperibilità dei materiali impiegati, quali legno, vetro e pergamena, hanno fatto sì che solo un numero limitato di serramenti storici sia giunto fino ai nostri giorni. A ciò si aggiungono la forte influenza delle mode, l'evoluzione delle esigenze funzionali e il progresso tecnologico, fattori che nel corso dei secoli hanno spesso determinato la sostituzione dei serramenti originari con modelli più aggiornati.
Le fonti utilizzabili per lo studio dei serramenti storici possono essere ricondotte a tre categorie.
- dirette;
- documentarie;
- iconografiche.
Le fonti dirette sono rappresentate dai serramenti storici tuttora conservati. A queste possono affiancarsi riproduzioni filologiche, utili a visualizzare e comprendere configurazioni oggi perdute, purché fondate su fonti e dati verificabili.

Foto 3 – Nichelino (Torino), Palazzina di Caccia di Stupinigi: particolare di un serramento settecentesco a sei sportelli con vetri divisi in più “luci” da stecche di legno. Si notino anche gli scuretti interni con un motivo di specchiature rettangolari. (Elena Matteuzzi)
Le fonti documentarie comprendono invece perizie con descrizione delle abitazioni, inventari del loro contenuto (molto comuni prima del XVII-XVIII secolo in occasione di compravendite, donazioni o lasciti testamentari), capitolati di cantiere e manuali tecnici, particolarmente significativi per il XVIII e XIX secolo.
Infine, le fonti iconografiche comprendono le rappresentazioni di finestre in scene d'interno e vedute urbane, nonché i trompe l'œil di porte e finestre (Foto 22) a grandezza naturale. Questi ultimi rivestono un'importanza particolare, poiché possono restituire informazioni preziose sull'aspetto originario di serramenti e sistemi di oscuramento oggi perduti o profondamente trasformati.

Foto 5 – Veduta di Città ideale, Urbino, Palazzo Ducale, 1470 circa: particolari di due infissi a sei sportelli con impannate, parzialmente apribili ad anta o a bandiera. (Elena Matteuzzi)

Foto 7 – Particolare di uno scuretto interno (forse databile al XVII secolo) con una ricca decorazione dipinta in stile barocco con i monogrammi di Cristo (IHS) e della Madonna. (Elena Matteuzzi)
L'evoluzione del sistema finestra nell’architettura storica
L'evoluzione della finestra storica è il risultato di un processo graduale, nel quale differenti tipologie di serramenti, materiali di chiusura e sistemi di oscuramento si sono affiancati e sovrapposti nel corso dei secoli. I paragrafi seguenti ripercorrono le principali trasformazioni documentate tra il Medioevo e l'Ottocento, evidenziandone le caratteristiche costruttive e funzionali.
Le finestre prive di chiusure vetrate nelle fonti iconografiche del XIV secolo
Alcuni aspetti delle finestre trecentesche possono essere ricostruiti attraverso importanti testimonianze iconografiche, come gli Effetti del Buon Governo di Ambrogio Lorenzetti (Siena, Palazzo Pubblico, 1338-1339) e alcuni particolari della Pala del Beato Agostino Novello di Simone Martini (1324 circa).
Ad esempio, nel Miracolo del bambino caduto dal ballatoio, una delle scene raffigurate nella Pala del Beato Agostino Novello di Simone Martini (vedi l’immagine), le finestre degli edifici sono prive di chiusure vetrate e dotate di semplici scuri lignei, lisci oppure rinforzati da fitte chiodature o decorati con eleganti motivi a cassettoni. Il principale limite di questa soluzione consisteva nella necessità di scegliere tra l'illuminazione naturale degli ambienti e la protezione dalle intemperie.
Le finestre a quattro e sei sportelli
Accanto alle aperture protette prevalentemente da scuri lignei, tra XIV e XV secolo sono documentati anche serramenti articolati in più sportelli, dotati di sistemi di chiusura e apertura relativamente complessi.
Una delle configurazioni più ricorrenti era la finestra a quattro sportelli (Foto 2, 6, 8, 11 e 12), così chiamata perché l’apertura era divisa in quattro porzioni da elementi in legno. Nei casi in cui la suddivisione dell’apertura era affidata a elementi lapidei, si configurava la tipologia della cosiddetta “finestra a croce”.
Nei serramenti lignei a quattro sportelli, gli elementi divisori erano il pettorale, che divideva il vano orizzontalmente a metà (Foto 2), e il battitoio, che fungeva da supporto verticale per la chiusura degli sportelli (apribili o parzialmente fissi).

Per aperture strette e alte, il numero degli sportelli poteva arrivare a sei, come si osserva, ad esempio, nella Palazzina di Caccia di Stupinigi, in provincia di Torino (Foto 9). La configurazione a quattro o sei sportelli non è tuttavia riferibile a un unico periodo storico: documentata già tra XIV e XV secolo, conosce una lunga permanenza e continua a essere impiegata, con adattamenti e aggiornamenti delle chiusure vetrate, anche nei secoli successivi.

Impannate, vetri ad occhio di bue e vetri piombati
Per la chiusura delle finestre vennero adottate tre principali soluzioni, differenti per materiali, tecnologia costruttiva e capacità di illuminazione e protezione dagli agenti atmosferici.
Le aperture con impannate
Tra le soluzioni più economiche impiegate per chiudere le aperture figuravano le cosiddette impannate, costituite da fogli di pergamena, stoffa o carta robusta resi traslucidi e impermeabili con spalmature di olio o cera. Pur lasciando filtrare la luce diurna e proteggendo dalle intemperie, non permettevano di vedere all'esterno.
Esempi di infissi con impannate si ritrovano nelle Vedute di una Città ideale conservate presso il Palazzo Ducale di Urbino, dove i serramenti a sei sportelli presentano ante superiori apribili e inferiori sollevabili “a bandiera” (Foto 5). Le fonti iconografiche documentano anche un ingegnoso meccanismo di barre e cordicelle per regolare l'apertura delle impannate e dei sistemi di oscuramento lignei (Foto 4).
Le finestre con vetri ad occhio di bue
Una seconda soluzione, attestata sia dalle testimonianze iconografiche sia dalle riproduzioni di infissi quattrocenteschi, era rappresentata dai vetri ad occhio di bue, documentati nella produzione veneziana almeno dall’inizio del Quattrocento e indicati in alcune fonti locali con il termine “rui”.
Si trattava di piccoli dischi di vetro caratterizzati da un tipico rigonfiamento centrale (Foto 10), ottenuti facendo ruotare rapidamente una bolla di vetro soffiato, preventivamente forata, fino al suo completo appiattimento su una superficie di pietra o metallo. I dischi così ottenuti venivano assemblati in pannelli vetrati, disposti a scacchiera o in file regolari e alternati a piccole lastrine di vetro liscio; i diversi elementi erano uniti mediante listelli di piombo (Foto 8 e 10), secondo una tecnica analoga a quella impiegata nelle vetrate policrome medievali.
Il pannello veniva infine montato in un telaio ligneo molto simile a quelli attuali, irrigidito e reso più resistente all’azione del vento con listelli metallici fissati al telaio (Foto 8).
Dal punto di vista tecnologico offrivano migliori prestazioni rispetto alle impannate, pur mantenendo una trasparenza scarsa e irregolare.

Le finestre con vetri piombati
Già nel Quattrocento sono inoltre documentate chiusure realizzate con vetri piombati, colorati o trasparenti. La chiusura vetrata della finestra era costituita da piccole lastrine di vetro unite da listelli di piombo, secondo una tecnica affine, ma più semplice, rispetto a quella impiegata nelle grandi vetrate medievali.
Gli schemi di montaggio più diffusi erano semplici maglie quadrate, rettangolari oppure a losanga (Foto 6); ma in alcuni casi si riscontrano disegni più complessi, come le coppie di quadrati concentrici (Foto 11) o composizioni di ottagoni e quadratini.

Le finestre a due ante tra XVII e XIX secolo
A partire dal XVII secolo si diffusero progressivamente anche i serramenti a due ante, destinati ad affiancare e solo gradualmente a sostituire le tradizionali finestre a quattro sportelli. Durante la lunga coesistenza tra le due configurazioni, tuttavia, si riscontrano ancora finestre a quattro sportelli aggiornate con chiusure vetrate più recenti, costituite da lastre di vetro suddivise in più "luci" mediante sottili stecche di legno (Foto 12), una soluzione destinata a diffondersi soprattutto nel corso dell'Ottocento.

Foto 13 – Castello di Dozza (Bologna): finestra a due ante probabilmente ottocentesca con vetri ad occhio di bue. (Elena Matteuzzi)
Le finestre a due ante potevano essere realizzate con differenti tipologie di vetrazione. Tra le tipologie di vetrazione più antiche documentate nelle finestre a due ante figuravano i vetri piombati, analoghi a quelli già impiegati negli infissi a quattro sportelli. Anche in questo caso la piombatura poteva essere disposta secondo un semplice reticolo a maglie rettangolari (Foto 14) oppure secondo motivi geometrici più elaborati, come quelli visibili nelle Foto 15, 16 e 17. Particolarmente interessante è l'esemplare della Foto 15, che conserva tracce di antiche riparazioni, ormai storicizzate, eseguite mediante la risaldatura delle lastrine fratturate con listelli di piombo.

Foto 15 – Roma, Castel Sant’Angelo: finestra a due ante con vetri piombati con un motivo di ottagoni e rettangolini. Si notino anche le antiche riparazioni. (Elena Matteuzzi)
Foto 16 – Roma, Castel Sant’Angelo: finestra a due ante con vetri piombati con un motivo geometrico modulare. (Elena Matteuzzi)
Foto 17 – Roma, Castel Sant’Angelo: finestra a due ante con vetri piombati con un motivo geometrico modulare. Si notino anche le decorazioni affrescate. (Elena Matteuzzi)
Le lastrine potevano presentare dei controventi o irrigidimenti esterni, costituiti da listelli o piattine di ferro inchiodate al telaio dell’anta (Foto 20).
Tra le configurazioni diffuse nell’Ottocento si affermarono serramenti caratterizzati da lastre di vetro di dimensioni maggiori. Ciascuna anta era suddivisa in più "luci" mediante sottili listelli di legno (Foto 18 e 19), il cui numero variava in funzione dell'altezza della finestra: generalmente due nelle finestre dei mezzanini, tre o quattro in quelle di dimensioni ordinarie (Foto 18) e cinque o più nelle portefinestre e nei finestroni dei palazzi gentilizi.
In alcuni casi i vetri erano decorati con motivi ornamentali. Ne sono un esempio alcune finestre della Palazzina di Caccia di Stupinigi, probabilmente risalenti al Settecento, nelle quali compaiono raffinati mazzi di fiori rococò dipinti direttamente sul vetro.
[...] CONTINUA LA LETTURA NEL PDF IN ALLEGATO
Nel PDF completo l’approfondimento prosegue con le tecniche storiche di produzione delle lastre di vetro, dal cilindro soffiato al vetro colato e stirato, e con l’evoluzione dei sistemi di oscuramento, dagli scuri e scuretti alle persiane settecentesche. Una sezione specifica è dedicata al rilievo e all’interpretazione delle finestre storiche, con indicazioni sugli elementi da osservare per riconoscere le diverse fasi costruttive e leggere correttamente le stratificazioni del manufatto.
FAQ - Finestre storiche: evoluzione tipologica dal Medioevo all’Ottocento
Perché è importante studiare le finestre storiche?
Lo studio delle finestre consente di comprendere l'aspetto originario e le trasformazioni di un edificio storico. Tipologie di serramento, materiali, vetri e sistemi di oscuramento forniscono indicazioni sulla cronologia, sulle tecniche costruttive e sulle esigenze funzionali delle diverse epoche. Questa conoscenza costituisce una base utile per il rilievo e per la progettazione di interventi di restauro rispettosi della preesistenza.
Quali fonti consentono di ricostruire l'aspetto delle finestre storiche?
Le fonti possono essere dirette, documentarie e iconografiche. Le fonti dirette sono costituite dai serramenti storici tuttora conservati; le fonti documentarie comprendono inventari, perizie, capitolati e manuali tecnici; le fonti iconografiche includono dipinti, affreschi, tarsie, vedute urbane e trompe-l'œil. A queste si possono affiancare riproduzioni filologiche, utili per comprendere configurazioni oggi perdute. Il confronto tra le diverse fonti permette di ricostruire l'evoluzione del sistema finestra.
Cosa mostrano le fonti iconografiche sulle finestre del XIV secolo?
Le principali testimonianze iconografiche mostrano edifici con finestre spesso prive di chiusure vetrate e protette mediante semplici scuri lignei. Questi potevano essere lisci, rinforzati da chiodature oppure decorati con motivi a cassettoni. Tali raffigurazioni documentano una delle soluzioni adottate nel XIV secolo, pur senza escludere la contemporanea presenza di altre tipologie di serramento.
Cosa caratterizzava le finestre a quattro e sei sportelli?
Le finestre a quattro sportelli dividevano l'apertura in quattro porzioni mediante elementi lignei o lapidei. Nei serramenti lignei, il pettorale ripartiva orizzontalmente il vano, mentre il battitoio costituiva il supporto verticale per la chiusura degli sportelli. Nelle aperture più strette e alte gli sportelli potevano diventare sei. Questa configurazione, documentata già tra XIV e XV secolo, continuò a essere utilizzata e aggiornata anche nei secoli successivi.
Quali materiali venivano impiegati per chiudere le finestre prima della diffusione delle grandi lastre di vetro?
Le finestre potevano essere chiuse con impannate di pergamena, carta o tessuto trattati con olio o cera, con vetri ad occhio di bue oppure con piccole lastre unite mediante listelli di piombo. Ciascuna soluzione offriva differenti livelli di trasparenza, protezione dagli agenti atmosferici e possibilità di osservare l'esterno.
Quando si diffusero le finestre a due ante?
A partire dal XVII secolo i serramenti a due ante si diffusero progressivamente accanto alle tradizionali finestre a quattro sportelli. Le diverse configurazioni continuarono tuttavia a convivere e a essere aggiornate nei secoli successivi con nuove tipologie di vetrazione e sistemi di oscuramento.
Quali errori evitare nella lettura di una finestra storica?
Occorre evitare di attribuire automaticamente una finestra all'epoca di costruzione dell'edificio, perché i serramenti sono stati spesso modificati, riparati o sostituiti nel corso del tempo. Anche riparazioni storicizzate, sostituzioni dei vetri, aggiornamenti delle ante e dei sistemi di oscuramento costituiscono parte della storia materiale del manufatto. Una corretta interpretazione richiede quindi il confronto tra osservazione diretta, fonti documentarie e testimonianze iconografiche.
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