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Le tendenze cromatiche dell’architettura, significati reconditi e impatto sul paesaggio

Il colore in architettura è molto più di una scelta estetica: definisce l’identità di un edificio, ne modula la percezione e contribuisce alla qualità del paesaggio costruito. È un tema complesso e spesso sottovalutato, dove mode, gusti personali e “non-colori” rischiano di sostituirsi all’analisi del contesto e della materia. L’articolo esplora criteri, tendenze e strumenti per progettare il colore in modo consapevole, in equilibrio tra espressività architettonica e coerenza paesaggistica.

Perché il colore è “progetto” e non finitura

Il colore degli edifici è un tema costantemente “caldo”, una sorta di fuoco sotto alla cenere che incide con forza sull’ambiente e sulla vivibilità dello stesso. Si tratta di un tema delicato, spesso relegato a decisioni affrettate o superficiali, come null’altro soggetto alle tendenze della moda, al gusto personale e capace di scaldare gli animi.

In questo articolo si approfondirà il colore dell’architettura, il suo impatto sull’espressività e la percezione del paesaggio.

    

Il colore

Il colore, per quanto dato ineffabile, rappresenta una delle tematiche in assoluto più complesse ed estese da trattare, segue regole fisiche dell’ottica, ma permeata da aspetti psicologici molto coinvolgenti. Tali da rendere veramente ardua l’analisi e la scelta oggettiva di un colore senza un forte coinvolgimento soggettivo.

Le influenze soggettive nelle scelte cromatiche hanno inizio dalla percezione personale; il colore degli occhi, della pelle per passare alla visione esterna il cielo, l’erba, i fiori, le piante, il mare, sino all’intero paesaggio che un dato soggetto è solito percepire.

Proprio dalla connotazione percettiva soggettiva che il colore ha, deriva la difficoltà se non l’impossibilità, di sostenere un concetto neutro e dalle basi scientifiche che “non esistono colori brutti”.

Può sembrare strano ma non lo è, poiché ogni soggetto ha delle priorità di gusto, direi delle certezze inconfutabili, che tendono a suddividere i belli dai brutti in una semplificazione inappellabile. Anche il soggetto più insicuro e lontano dalle tematiche artistiche o architettoniche ha certezze assolute per quanto attiene il colore, per non parlare degli addetti ai lavori che non lasciano spiragli al dubbio.

Potremmo trovare una moltitudine di spiegazioni ed argomentazioni ma il dato più vero è che il colore è emozione ed è strettamente legato alla psiche ed alle sensazioni che sa evocare in ognuno.

 

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Eppure è necessario insistere, tutti i colori sono belli, connotati da un’espressività peculiare.

Per citare i rudimenti di semiotica applicata all’arte, costituisce un minimo segno significante”. Con caratteristiche proprie capaci di comunicare vibrazioni e sensazioni intrinseche ed estrinseche. Espressività legate alla materia ed al pigmento, alla luce, al contesto ambientale, alla quantità ed alla correlazione.

Entrando nello specifico di un edificio potremmo definirlo come l’impatto di toni e pigmenti in rapporto con materia, forme, dimensioni, dettagli decorativi e volumi architettonici.

Ampliando la percezione potremmo definirlo come l’impatto delle coloriture utilizzate per un dato intervento con i colori ed i toni che lo circondano, siano essi del paesaggio naturale che degli altri edifici circostanti.

I colori per la loro capacità di sollecitare l’emotività sono soggetti a scie di gusto collettivo che coinvolgono ogni sfera della quotidianità dal colore del nostro PC, al tappo della penna, agli indumenti, alle insegne per strada. Una fortuna critica altalenante che, se realisticamente siamo avvezzi a riconoscere nell’ambito del vestiario, “i nuovi colori per l’autunno-inverno”, lo siamo meno per quanto attiene l’architettura ed il paesaggio.

 

Tendenze cromatiche vs “colori anodini”: differenze e rischi

Risulta utile fare una distinzione tra le tendenze moda dei colori per l’architettura ed i colori anodini.

Le tendenze cromatiche “modaiole” hanno una durata media di un decennio, ma il loro impatto è piuttosto virulento, tanto da avere la capacità di lasciare sciami di riconoscibilità antropica e costituire fonte per le datazioni delle superfici dell’architettura e della loro evoluzione storica.

Al fine di calare i concetti cromatici dell’architettura in esempi di attualità, proprio ora stiamo vedendo gli epigoni dell’impero del tortora soppiantato dai nuovi e più freddi potentati del grigio chiaro e grigio scuro ma, all’orizzonte già si vede sgomitare il corsaro marrone.

i tre colori maggiormente in voga nonché i più venduti dell’ultimo anno
Immagini 1, 2, 3 i tre colori maggiormente in voga nonché i più venduti dell’ultimo anno (S. Conti)

  

tonalità in forte ascesa
Immagini 4, 5 due tonalità in forte ascesa (S. Conti)

   

I "non colori", l'ultima tendenza cromatica in architettura

Da una breve analisi si può dedurre che i nostri tempi abbiano eletto a gran voce i “non colori” quale tendenza moda architettonica, forse la psicanalisi potrebbe darci lumi sulle ragioni sociali profonde di tale gusto.

Certo il raffronto con altri periodi storici in cui sono stati privilegiati i “non colori” non è dei più rosei. Che sia un tempo dalle prospettive incerte? Chissà!

Le tendenze cromatiche modaiole non sono da confondersi con i colori omologati o meglio anodini (che non danno dolore ma neppure piacere), quelli che possiamo considerare colori “rifugio” che si utilizzano per non sbagliare, per non eccedere.

I colori modaioli sono diffusi su territori a livello nazionale ed hanno una durata media di una decina d’anni.

I colori anodini si diffondono per aree più limitate. Hanno un estensione temporale molto più lunga, attorno ai 30, 40 anni. Proprio quella scia che nell’arco di un ventennio è capace di uniformare un’intero contesto urbano in un'univoca ondata di monotonia, spesso avulsa dal paesaggio e dalle connotazioni storiche o stilistiche del luogo.

Un’indizio utile al loro riconoscimento, lo troviamo osservando i colori che caratterizzano gli oratori, i pensionati studenteschi e le villette a schiera. Colorazioni desaturate, polverose, sorde, smorzate e prive di vibrazioni estetiche, in una parola tristi.

Sono tonalità spesso caldeggiate dalle commissioni edilizie e del paesaggio, previste dai piani colore e, duole ammetterlo, ben tollerate dagli organi di tutela del patrimonio storico artistico, visto che ricoprono ormai una buona percentuale degli edifici soggetti a tutela, spesso in spregio alle evidenze storiche leggibili sulle superfici dell’immobile o alla tipologia cromatica del periodo storico a cui il manufatto appartiene.

Proprio quei colori che non disturbano e che mettono d'accordo tutti. Il giallo nella sua versione depressa dell’ocra spenta e tutte le varianti biscottate, ne sono i baluardi.

   

due palette di colori anodini particolarmente diffusi in vari territori
Immagini 6,7 due palette di colori anodini particolarmente diffusi in vari territori (S. Conti)

    

Contesto e paesaggio: la coerenza cromatica per area

Tuttavia vi sono importanti variabili da zona a zona, da territorio a territorio, tali per cui la diffusione di un dato colore, se dettato dalla particolare presenza di materia naturale o di tradizione storica nel territorio, risulta del tutto armonico.

Un esempio, il centro storico di Matera, connotato dal colore della pietra calcarea in cui la città è scavata, complice la luce particolare di cui l’Italia del sud può godere, suscita una sensazione di stupore, armonia ed equilibrio.

Il medesimo colore utilizzato, anzi abusato, nelle aree residenziali di grandi città del nord, può suscitare un effetto diametralmente opposto, vagamente deprimente.

Lo stesso valga per i dettagli di pietra nera vulcanica, tipici delle città di Catania e Napoli, il nero non è un colore ma l’assenza di colore stesso.

Il nero, come ci insegna la storiografia artistica, sprigiona un estrema potenza e in virtù della potenza che esprime, non è di facile gestione, così nell’arte come nell’edilizia. Basta un nulla che si possa trasformare un edificio emblematico con dominanti nere in pura oppressione visiva.

Situazione analoga per il colore marrone, pigmento estremamente importante, comunica di terra e solidità, utilizzato nei dettagli architettonici, magari in prossimità di ampi spazi coltivati, può delineare le forme e mettere in evidenza dettagli, utilizzato come colore compatto su svariati metri cubi, magari in una periferia, rischia di svettare come enorme coprolite nel paesaggio attonito.

Esiste un esercizio divertente che può riservare risvolti inaspettati: basta porsi in un luogo abbastanza distante così da poter apprezzare la propria città, quartiere o borgo in una visuale generale, d’insieme. Socchiudere gli occhi, così che possa filtrare solo la sensazione della forma e del colore. Ecco, il colore dominante che trasforma il paesaggio urbano in un unicum, spesso distante dalle tonalità del paesaggio naturale circostante, è lui, il colore anodino della nostra zona.

Un esercizio più attuale si può percorrere con l’ausilio dell’intelligenza artificiale inserendo un immagine di un’area urbana e chiedendo di trarne le dominanti cromatiche.

 

Finestre, griglie, tapparelle, imposte

Un capitolo specifico va dedicato a finestre ed imposte, ciò che costituisce, dal punto di vista simbolico, gli occhi dell’architettura, il punti di contatto tra l’interno e l’esterno, tra lo spazio privato e pubblico, tra interiorità ed esteriorità.

Molti trattati, dal ‘500 all’età contemporanea, analizzano come il colore delle imposte rispecchi la gamma cromatica dell’ambiente circostante oppure ne siano difformi in direzione di significati squisitamente simbolici. Nelle stratificazioni storiche è solito rilevare coloriture delle griglie in tono con l’ambiente esterno. Oggi è raro reperire tali tonalità, poiché anche le griglie sono travolte dal colore anodino.

Va infatti considerato che se nel colore dell’architettura la gamma cromatica in dissonanza con l’ambiente naturale circostante, può essere una scelta stilistica o un sostantivo dell’edificio stesso, a maggior ragione le finestre, gli occhi sul paesaggio e sull’ambiente esterno dovrebbero costituire un punto di connessione con esso.

   

Palette dal territorio: come usare l’AI in fase di concept

A tal proposito ho esaminato alcune immagini con il supporto dell’intelligenza artificiale, inserendo immagini tratte da wikipedia di un dato luogo e chiedendo di trarne una palette cromatica.

 

Palette generata AI in base all’immagine del lago d'Iseo
Immagine 8, lago d’Iseo (Wikipedia Di Vid Pogacnik) - Immagine 9 palette generata AI in base all’immagine 8

 

palette generata AI in base all’immagine della città di Milano
Immagine 10, città di Milano dall’alto (Wikipedia di Gilberto Gaudio) - Immagine 11 palette generata AI in base all’immagine 10

  

Le prove condotte con l’AI ed in genere la potenza dell’AI stessa, da spazio a molteplici analisi e comparazioni che possono dare risultati immediati, di grande utilità nell’indagine delle tonalità di un dato luogo, in una data stagione, con molteplici correlazioni tra situazioni, condizioni luce, natura circostante.

Un supporto prezioso affinché le scelte cromatiche per l’architettura possano arricchirsi di più ampie prospettive, che possano essere adeguate e consapevoli, in sintonia o scientemente in dissonanza con l’ambiente circostante.

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