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Ponte a funi tese da 95 m in Rwanda: 7 ingegneri italiani lo costruiscono a impatto zero

Il Marangara Bridge è un ponte a funi tese da 95 m di luce inaugurato il 13 febbraio 2026 nel Nord Ovest del Rwanda: costruito da 7 ingegneri volontari in due settimane, senza mezzi meccanici, con funi d'acciaio ad alta resistenza di riciclo e tensionamento manuale mediante tirfor.

Il Marangara Bridge è un ponte pedonale a funi tese (suspended bridge) da 95 m di luce, inaugurato il 13 febbraio 2026 nel Nord Ovest del Rwanda a 2.000 m di quota. Serve 724 alunni della Marangara Primary School, eliminando l'attraversamento a guado di un fiume in piena. La struttura è composta da quattro funi portanti in acciaio ad alta resistenza di riciclo, pendini, impalcato metallico e parapetti in rete.

Il cantiere è stato eseguito senza mezzi meccanici a combustione — tensionamento funi con tirfor, opere murarie con manodopera locale — configurando un intervento a impatto ambientale zero. Promosso dal CTA con la ONG Fika (già Bridges to Prosperity), il progetto coinvolge 7 ingegneri italiani volontari, 5 spagnoli e 25 operai locali.

INGENIO documenta questa realizzazione come caso di studio in ingegneria umanitaria e cantieristica sostenibile applicata alle infrastrutture rurali.


Il Marangara Bridge: un ponte a funi tese da 95 m per 724 studenti nel Nord Ovest del Rwanda

Nel Nord Ovest del Rwanda, in Africa Centrale, a 2000 m di altitudine e ad un grado a sud dell’equatore, la Marangara Primary School ospita 724 bambini che per anni, per raggiungere la scuola, dovevano attraversare una valle ed un fiume, spesso in piena e pericoloso da attraversare.

Si perdeva molto tempo, si rinunciava, si rischiava anche di perdere la vita per andare a studiare e ad imparare …
Ma dal 13 febbraio 2026 i 724 bambini e i loro maestri hanno un ponte che consente loro di attraversare in sicurezza e rapidamente la valle e il fiume!

Il ponte Marangara Bridge in Rwanda appena terminato
Il ponte Marangara Bridge in Rwanda appena terminato (M. De Miranda)

E ora, il nastro é tagliato, attraversiamo cantando tutti insieme... cantando, tutti contenti del loro ponte!

Il ponte Marangara Bridge in Rwanda, nel giorno dell'inaugurazione
Il ponte Marangara Bridge in Rwanda, nel giorno dell'inaugurazione (M. De Miranda)

Li ho visti con i miei occhi, visitando il cantiere nei giorni finali con Riccardo Zanon, presidente del CTA, con immenso piacere: visi soddisfatti, sorridenti, bambini che cantando in coro si lanciavano sopra la valle e il fiume con incredibile felicità.

Un po’ sospettosi all’inizio per la vivacità del ponte che rispondeva elasticamente ai salti e alle corsette, ma poi, presa rapidamente confidenza, il ponte è stato loro.
E da questo contatto ravvicinato col ponte, ci raccontano oggi i loro insegnanti, qualcuno si interessa incuriosito della sua costruzione, a cui hanno assistito giorno dopo giorno, e già manifesta interesse per le costruzioni e per l’ingegneria…. Bel risultato per una associazione di ingegneri…

Il progetto CTA con Bridges to Prosperity: 7 ingegneri volontari italiani e 25 operai locali in cantiere

È andata così. 

Nel Congresso CTA di Milano abbiamo ripreso l’iniziativa, che avevo lanciato nel Congresso di Venezia del 2017, di costruire un ponte, insieme alla ONG Bridges to Prosperity, e donarlo alla comunità locale. Abbiamo ricercato e raccolto adesioni e sostegno finanziario da molti soggetti legati al CTA ed al mondo delle costruzioni.

Abbiamo anche raccolto le adesioni di sette Volontari, ingegneri di alcuni dei gruppi sostenitori, che sarebbero andati in cantiere a vivere l’avventura della costruzione, e che a fine gennaio sono partiti per il Rwanda.

Sono Rocco Raimo, Edoardo Benvenuti, Marco Cipani, Gianmarco Marani, Simone Pardini, Alessandro Rosti, Gianluca Villanova, ed hanno operato insieme a cinque volontari spagnoli.

Sul sito CTA si possono trovare i CV dei Volontari, e le aziende sostenitrici sono state, oltre naturalmente a Studio DE MIRANDA, Arcelor Mittal, DCR Progetti, DMN Ingegneria, Franchetti, Steel Project, Fincantieri, Politecnica, Innoventions, Seteco, CSI Italia, IIS, Hempel, Nordlock, SINA, e ANAS.

In due settimane i nostri Ingegneri Volontari hanno fatto ingegneria di grande concretezza, dismettendo l’uso del computer e assumendo il ruolo di acrobati montatori di ponti, tra safe-lines, tirfor, chiavi inglesi, bulloni, e con tanto utile e preziosamente ritrovato efficacissimo lavoro manuale!

ompletamento dei parapetti terminali in funi del ponte
Una fase finale di finitura del ponte: il completamento dei parapetti terminali in funi (M. De Miranda)

Nei due mesi precedenti un gruppo di 25 uomini e donne della comunità locale, interrompendo l’attività di coltivatori, hanno operato con passione ed impegno negli scavi e nella costruzione delle opere murarie delle pile e degli ormeggi guidati dai tecnici di Bridges to Prosperity, oggi Fika, nome che in lingua locale significa “raggiungere una meta in sicurezza”.

Sistema strutturale: suspended bridge a quattro funi, impalcato metallico e parapetti in rete

Il ponte, con 95 m di luce, è del tipo a funi tese, o “suspended bridge”.

Le quattro funi, i pendini tra le superiori e le inferiori, i parapetti in rete, l’impalcato in pannelli e traversine.

Ǫuattro funi ormeggiate ai blocchi d’estremità e sovrappassanti le pile, sostengono un impalcato metallico e una coppia di alti parapetti in rete.

ponte a funi
Le quattro funi, i pendini tra le superiori e le inferiori, i parapetti in rete, l’impalcato in pannelli e traversine. (M. De Miranda)

Questo ponte ha diverse caratteristiche speciali:

  • La sua costruzione, come accennato, è stata realizzata insieme alla Comunità locale, da un gruppo di Ingegneri Volontari inviati da Italia e Spagna;
  • Il ponte è stato costruito a costo 0 per la Comunità locale, in quanto i suoi costi sono stati sostenuti dal Gruppo di Partners;
  • È un ponte costruito senza l’appalto ad una Impresa di Costruzioni: è un ponte collettivo, che non ha generato profitti per soggetti privati ma solo utilità per la gente del posto;
  • È un ponte costruito a impatto 0: non sono stati utilizzati mezzi d’opera, né gru, né automezzi, né escavatori, e non è stata bruciata una goccia di gasolio, o benzina: tutto realizzato con energia umana; anche i tensionamenti delle funi, opportunamente calibrati, sono stati effettuati mediante Tirfor.
  • È un ponte in cui i materiali per le opere murarie sono tutti locali, a kilometro 0, e i cavi di sospensione in acciaio ad alta resistenza sono elementi di riciclo, funi dismesse da mezzi d’opera esistenti, controllate e recuperate con tassi di lavoro adeguati: economia circolare al 100%;
  • È un ponte dove il sostegno dei volontari si è integrato con il supporto della Comunità locale in un percorso di lavoro comune, di costruzione realmente collettiva, di sinergia di una comunità allargata e solidale.

Al prossimo Congresso CTA, a Roma dal 29 Settembre al 2 Ottobre, i Volontari ne racconteranno dal vivo la costruzione e il montaggio, i problemi e le soddisfazioni, in una bella Sessione Speciale, a cui tutti i lettori di queste note sono naturalmente invitati.

E poi andremo avanti.

Articolo integrale in PDF

L’articolo nella sua forma integrale è disponibile attraverso il LINK riportato di seguito.
Il file PDF è salvabile e stampabile.

Mario de Miranda

Ingegnere progettista di Ponti – Studio DE MIRANDA Associati Ingegneria Strutturale - Professore Università IUAV di Venezia

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