Ponti ferroviari in acciaio: la catena della qualità nel Capitolato RFI, dai materiali alla verniciatura
Nei ponti ferroviari in acciaio, la classe di esecuzione EXC governa materiali, bulloneria e saldature, mentre la protezione dalla corrosione segue la classe ambientale. Il Capitolato RFI lega controlli, autorizzazioni e tempi. L’articolo approfondisce i quattro presidi della qualità: materiali e profili, unioni bullonate, saldature e CND, protezione anticorrosiva e verniciatura.
Materiali, unioni bullonate, saldature e protezione dalla corrosione non sono quattro capitoli separati del Capitolato RFI: sono quattro presidi legati da una catena di autorizzazioni e da un calendario.
Sui primi tre comanda una variabile sola, la classe di esecuzione; il quarto risponde a un'altra. Una mappa per orientarsi - che cosa cambia davvero fra EXC2, EXC3 ed EXC4, chi firma che cosa, in quale ordine si controlla - con i rimandi ai quattro approfondimenti.
Chi apre per la prima volta la Sezione 6 del Capitolato Generale Tecnico di Appalto delle Opere Civili di RFI cerca quasi sempre una cosa sola: il numero che gli serve in quel momento.
La temperatura della prova di resilienza, la percentuale di bulloni da controllare, lo spessore minimo del film di vernice. Quel numero c'è. Quello che il documento non spiega, perché non è scritto per spiegarlo, è il disegno che tiene insieme i numeri: perché quella soglia vale per quell'opera e non per un'altra, chi la accerta, e che cosa succede a monte e a valle del controllo che si sta facendo.
Ponti ferroviari in acciaio: quattro presidi per una sola catena della qualità
I quattro contributi pubblicati su INGENIO fra luglio e agosto hanno affrontato un anello per volta: lamiere e profili, unioni bullonate, controlli sulle saldature, protezione dalla corrosione. Chi li usa in cantiere si accorge subito che raccontano una storia sola, perché sbagliare l'anello a monte rende inutile la cura messa su quello a valle. Un acciaio con carbonio equivalente fuori limite compromette la saldatura che verrà. Un giunto ad attrito sabbiato a regola d'arte e lasciato scoperto fino al montaggio perde la caratteristica su cui è dimensionato. Un ciclo di verniciatura irreprensibile steso su un cordone non ancora accettato può dover essere rimosso.
Questo quinto contributo mette in fila le prescrizioni già viste e mostra dove si toccano: la variabile che le governa, le differenze reali fra le classi di esecuzione, la catena di autorizzazioni che scandisce le lavorazioni, le finestre temporali, la mappa delle responsabilità. La fonte resta una sola, il testo del capitolato; il dettaglio normativo di ciascun anello è nei quattro approfondimenti, richiamati al punto giusto.
Una precisazione utile a chi apre il capitolato per la prima volta: le strutture metalliche dei ponti sono disciplinate dalla Sezione 6, non dalla Sezione 12.
Quest'ultima, dedicata a ponti, viadotti, sottovia e cavalcavia, per la qualità dei materiali ferrosi, il loro controllo, le lavorazioni d'officina, il montaggio in opera e le saldature «richiama l'osservanza della Sez. 6 del presente Capitolato». Vi aggiunge prescrizioni proprie soltanto sugli apparecchi d'appoggio, dove al richiamo si somma il divieto di saldatura a tratti fra gli elementi e un'estensione dei controlli non distruttivi fissata per singolo apparecchio.

L'interruttore: la classe di esecuzione
Tutto comincia da una tabella di poche righe. Il capitolato classifica le opere, salvo diverse indicazioni delle FERROVIE, secondo tre classi di esecuzione: EXC4 per le opere di grandi dimensioni, cioè ponti e viadotti ferroviari con luci superiori a 150 m; EXC3 per i ponti ferroviari, le opere di scavalco della sede ferroviaria, le barriere antirumore e i fabbricati suscettibili di grande affollamento; EXC2 per le altre opere.
Due cose vale la pena notare. I 150 m sono l'unico numero che quella tabella contiene: tutto il resto è una classificazione per tipo di opera. E la EXC1, che pure figura fra le quattro classi previste dalla UNI EN 1090-2, non è assegnata ad alcuna delle opere elencate: nella tabella il gradino più basso è la EXC2.
Da quella riga discende quasi tutto il resto: quali acciai sono ammessi, quale bulloneria, quale livello di qualità devono raggiungere i giunti saldati, quanto spesso si preleva un campione, chi può eseguire i controlli, quale documentazione accompagna la fornitura.
Due avvertenze, entrambe frequenti come equivoci. La prima: non tutto ciò che è ferroviario è automaticamente EXC4 — il ponte ordinario è in EXC3, e l'EXC4 è riservata alle opere di grande luce. La seconda, opposta: su alcuni requisiti il capitolato estende ai ponti ferroviari i limiti della classe più severa anche quando l'opera è formalmente in EXC3. Accade per le condizioni superficiali e le tolleranze dimensionali di lamiere e prodotti lunghi, dove per ponti e viadotti ferroviari valgono in ogni caso i limiti EXC4. La classe di esecuzione funziona quindi come una leva: il capitolato la usa, e dove serve la spinge verso l'alto su singoli requisiti.
Materiali, bulloneria, saldature e corrosione: i quattro presidi della qualità
Ogni anello presidia un modo di rottura diverso, e i quattro non sono intercambiabili. Sopra tutti ne corre uno che li attraversa: la fatica, che su un ponte ferroviario governa il progetto. È la ragione per cui il livello di qualità preteso ai giunti sale, i difetti planari non sono ammessi, le lamiere sollecitate nello spessore vogliono la classe Z35 e la temperatura della prova di resilienza si grada distinguendo gli elementi «importanti e sollecitati a fatica» dagli altri.
Il materiale: contro la rottura fragile
Il primo presidio riguarda l'acciaio degli elementi principali: gradi ammessi, saldabilità, tenacità, qualità nello spessore, documentazione. Il rischio che governa le prescrizioni più severe è la rottura fragile, il modo di collasso che non concede preavvisi, insieme allo strappo lamellare delle lamiere spesse sollecitate nella direzione dello spessore.
Da qui i limiti al carbonio equivalente, il grado minimo J2 o K2 per gli elementi da saldare, la classe di qualità Z35 per le lamiere di forte spessore nei giunti trasversali. Il numero che riassume il presidio è una temperatura: per le strutture principali dei ponti ferroviari con spessori pari o superiori a 50 mm la prova di resilienza si esegue a −50 °C, con provette prelevate sia in superficie sia a metà spessore.
Approfondimento: Lamiere e profili per ponti ferroviari: come la classe di esecuzione EXC governa la qualità dell'acciaio
Il giunto bullonato: contro la perdita di precarico
Il secondo presidio riguarda le giunzioni principali: classi della bulloneria, marcatura, imballaggio, precarichi, metodi di serraggio, prove.
Il rischio è che il giunto non abbia il precarico che il progetto gli attribuisce - per una lubrificazione alterata, per una chiave mal tarata, per un assieme riutilizzato dopo un allentamento - e un bullone sottoserrato ha lo stesso identico aspetto di uno serrato bene.
Il numero che lo riassume è doppio: il controllo finale si esegue con chiave di precisione garantita del ±4% su almeno il 20% dei bulloni di ciascun giunto, e basta un solo bullone non conforme perché il controllo si estenda al 100%.
Approfondimento: Unioni bullonate nei ponti ferroviari: classi, serraggio controllato e prove secondo il capitolato
Il giunto saldato: contro il difetto che non si vede
Il terzo presidio è quello di un processo speciale, il cui risultato non si legge per intero sul pezzo finito. Il capitolato lo presidia su tre fronti insieme - chi salda, come è qualificato il procedimento, come si controlla il giunto — e fa crescere le pretese con la classe di esecuzione.
Il rischio dominante è la cricca a freddo indotta dall'idrogeno, che può manifestarsi ore dopo il raffreddamento.
Il numero che riassume il presidio è quindi un tempo: i controlli non distruttivi non si eseguono prima di 48 ore dal termine della saldatura per i giunti in acciaio fino a S355 con spessore combinato oltre 100 mm e, in ogni caso, per gli acciai di resistenza superiore.
Approfondimento: Saldature nei ponti ferroviari: qualifiche, controlli non distruttivi e livelli di qualità per classe EXC
Il rivestimento: contro il tempo
Il quarto presidio difende tutti gli altri, e per una durata dichiarata: cicli omologati, spessori minimi per classe di corrosività, preparazione delle superfici, condizioni applicative, controlli sul film essiccato.
Qui il rischio è una deriva lenta più che un evento, e i criteri di accettazione sono quantitativi fino in fondo.
Due numeri lo riassumono: lo spessore del film, il cui valore medio non deve scendere sotto il nominale di omologazione e nessun valore singolo sotto l'80% di quel nominale; e l'aderenza, dove nella prova pull-off non è ammessa alcuna rottura, a meno che i valori di trazione raggiungano almeno 5 MPa.
Approfondimento: Protezione dalla corrosione delle opere metalliche ferroviarie: cicli, spessori e controlli secondo RFI

Che cosa cambia davvero fra EXC2, EXC3 ed EXC4
Messe una accanto all'altra, le prescrizioni dei quattro anelli mostrano un disegno che nel documento non compare mai in un punto solo. La tabella che segue lo ricompone, riga per riga.
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Requisito |
EXC2 |
EXC3 |
EXC4 |
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Opere classificate |
Altre opere |
Ponti ferroviari, scavalchi della sede, barriere antirumore, fabbricati di grande affollamento |
Ponti e viadotti ferroviari con luci superiori a 150 m |
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Prove di accettazione su profilati e lamiere: unità di controllo, tre campioni per unità |
Ogni 90 t o frazione |
Ogni 40 t per ponti e viadotti ferroviari; ogni 60 t per le altre opere |
Ogni 40 t o frazione |
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Documenti di accompagnamento della fornitura |
Prospetto 1 della UNI EN 1090-2; certificato 3.1 comunque richiesto per bulloneria strutturale e perni |
Certificato 3.1 secondo la EN 10204 in ogni caso |
Certificato 3.1 secondo la EN 10204 in ogni caso |
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Bulloneria delle giunzioni principali: regime delle prove |
Normativa tecnica nazionale vigente, fermo restando il certificato 3.1 |
Assiemi ad alta resistenza, bulloni zincati vietati, prove per ciascuna colata su due serie di campioni |
Come EXC3 |
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Coordinatore di saldatura (UNI EN ISO 14731) |
Conoscenza tecnica «specifica»; diventa «completa» quando ricorrono le condizioni del prospetto 14 della UNI EN 1090-2 (spessori oltre 50 mm) |
Conoscenza tecnica «completa» |
Conoscenza tecnica «completa» |
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Livello di qualità dei giunti saldati (UNI EN ISO 5817) |
C |
B |
B+, cioè il livello B con i requisiti aggiuntivi della UNI EN 1090-2 richiamata dal capitolato |
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Controllo radiografico: classe della tecnica (UNI EN ISO 17636-1) |
Classe A |
Classe B |
Classe B |
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Ente incaricato dei controlli sui giunti |
Requisiti generali di indipendenza e certificazione |
Laboratorio accreditato ACCREDIA secondo la UNI CEI EN ISO/IEC 17025, oppure autorizzato ai sensi dell'art. 59 del DPR 380/2001 |
Come EXC3 |
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Estensione dei controlli non distruttivi |
Non graduata per classe: dipende dal tipo di giunto e da chi esegue il controllo |
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Protezione dalla corrosione |
Si applica a tutte le classi, con l'eccezione degli scavalchi della rete ferroviaria e delle strutture in acciaio inossidabile |
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Tabella 1 – Il confronto fra le classi di esecuzione ricomposto a partire dai quattro anelli della serie. Le celle unite indicano prescrizioni che il capitolato non differenzia per classe. Le due lettere B non vanno confuse: quella del livello di qualità è il grado di accettabilità delle imperfezioni, quella del controllo radiografico è la classe della tecnica di ripresa.
Due righe della tabella correggono un'aspettativa diffusa.
La prima riguarda i controlli non distruttivi: verrebbe naturale attendersi che, salendo di classe, cresca la percentuale di giunti da controllare.
La classe gradua invece il livello di qualità preteso al giunto e la classe della radiografia, mentre l'estensione è fissata per tipo di giunto e per soggetto che controlla - e parte da un fondo che non lascia scoperto niente: esame visivo al 100% sia dell'esecutore sia dell'ente terzo, controllo magnetoscopico al 100% dei giunti a piena penetrazione ed esame radiografico o ultrasonoro su almeno il 50% della lunghezza di ogni giunto, esteso al 100% per i giunti di fondamentale importanza statica o particolarmente sollecitati. In sede di collaudo il magnetoscopico si limita al 30% della lunghezza dei cordoni, mentre l'ultrasonoro resta al 100% e le pellicole radiografiche vanno lette tutte: il collaudo ha un profilo diverso, non è un controllo alleggerito.
La seconda è l'ultima riga. Tre presidi su quattro scalano con la classe di esecuzione; il quarto risponde a un'altra variabile. La protezione dalla corrosione si applica a tutte le classi, e il suo parametro di severità è la classe di corrosività dell'ambiente di destinazione, che il capitolato definisce in tabelle proprie, con gli spessori minimi che crescono da C3 a C5.
La durabilità richiesta dipende poi dal tipo di struttura: «molto alta» per i cicli su acciaio delle strutture di nuova realizzazione, «alta» per la manutenzione dell'esistente, per le strutture zincate a caldo nuove e per i dispositivi di appoggio. La logica è precisa: la classe di esecuzione misura le conseguenze di un difetto strutturale, la classe di corrosività l'aggressività dell'aria. Sono due domande diverse, e il capitolato non le confonde.
Controlli RFI: la catena delle autorizzazioni dall’officina al cantiere
Leggendo i quattro anelli di seguito si vede che il capitolato non è organizzato come un elenco di soglie, ma come una successione di cancelli: a ogni passaggio di stato la lavorazione si ferma finché qualcuno non la rilascia, e il documento lo scrive con formule che non lasciano margine.
I tre benestare RFI prima di taglio, lavorazioni e verniciatura
Il primo cancello sta prima di ogni lavorazione. Per i ponti e i viadotti ferroviari le lamiere accettate possono essere inviate al taglio, testualmente, «solo dopo che sui singoli pezzi da ricavare, già tracciati sulle stesse a cura dell'ESECUTORE, sarà stato apposto il punzone del personale delle FERROVIE». Il materiale è arrivato, è stato provato, è conforme: non basta ancora.
Il secondo sta a valle dell'officina: dopo il premontaggio e accertato l'esito positivo dei controlli, le FERROVIE rilasciano «apposito certificato di accettazione provvisoria affinché le varie membrature possano essere predisposte per le successive lavorazioni».
Il terzo chiude il montaggio, e riguarda il completamento del ciclo protettivo.
La prima mano di fondo è già stata applicata in officina, entro le dodici ore dalla preparazione della superficie, e se il montaggio tarda oltre sei mesi va riapplicata; le mani successive si stendono in cantiere solo dopo che, al termine del montaggio in opera, le FERROVIE hanno rilasciato «apposito benestare affinché si possa dar corso all'applicazione delle successive mani di pittura previste dal ciclo di verniciatura richiesto». È il punto in cui i quattro anelli si toccano: il completamento della protezione dipende dall'accettazione del montaggio, che dipende dai controlli sui giunti, che dipendono a loro volta dai materiali.

Le finestre temporali dei controlli: 48 ore, 12 ore e protezione delle superfici
Allo stesso ordine appartengono le finestre temporali, che il capitolato tratta come requisiti e non come esigenze organizzative.
Le quattro più stringenti:
- i controlli non distruttivi sui giunti saldati non si eseguono prima di 48 ore dalla fine della saldatura nei casi previsti, perché è il tempo che serve alle cricche a freddo per manifestarsi;
- la prima mano di vernice va applicata entro 12 ore dall'ultimazione della preparazione della superficie, o la ruggine di flash rust vanifica il grado di pulizia raggiunto;
- le superfici sabbiate delle giunzioni ad attrito vanno protette fino all'accoppiamento in cantiere, perché quelle superfici sono parte strutturale del giunto;
- il sovrametallo dei giunti testa a testa non va rasato a filo lamiera prima dell'accettazione, perché la rasatura cancella la possibilità di verificare la corrispondenza fra pellicola radiografica e giunto.
Il senso è comune a tutte: un controllo eseguito fuori sequenza non è un controllo in ritardo, è un'informazione che nessuno potrà più produrre.
Responsabilità e soggetti del controllo qualità nelle opere ferroviarie in acciaio. Chi firma che cosa
Il termine da fissare per primo è quello che ricorre in ogni pagina. Per «FERROVIE» il capitolato intende «RFI S.p.A o chi agisce in nome e per conto di RFI S.p.A. (Direzione Lavori /Alta Sorveglianza)»: è la stazione appaltante nel suo complesso, ed è il soggetto che approva, autorizza, preleva campioni, punzona e rilascia i certificati.
È un termine da tenere presente in lettura, perché quasi tutte le prescrizioni sono scritte in capo alle FERROVIE come soggetto unico. Sul fronte opposto la responsabilità è concentrata con altrettanta chiarezza: essendo l'esecutore responsabile della qualità del materiale impiegato, «nel testo ci si riferisce a detta figura anche nel caso si prescrivano attività o controlli che esegue lo stabilimento di produzione».
Risponde quindi anche di ciò che avviene in stabilimenti che non sono i suoi.

Fra i due estremi stanno le figure tecniche, riassunte nella figura 4. Una merita di essere segnalata a parte: l'Ente di controllo che esegue i controlli non distruttivi è incaricato dall'esecutore, a sua cura e spese, ma il capitolato ne fissa direttamente i requisiti - certificazione del sistema di gestione, indipendenza, laboratorio accreditato per i ponti e le opere in EXC3 ed EXC4, personale certificato - e ne subordina l'impiego all'autorizzazione delle FERROVIE per la singola opera.
Tracciabilità dei ponti ferroviari: documenti, registri e identificazione dell’opera
Sotto i quattro anelli corre un tema che nessuno esaurisce da solo: la tracciabilità. Il capitolato la pretende in forme diverse per ogni materiale - certificato 3.1 secondo la EN 10204 per acciai e bulloneria, cartellino sul contenitore con la classe del coefficiente K e la coppia in Nm, registro dei saldatori, schizzo del giunto con le sigle che identifica le pellicole radiografiche, spettro infrarosso del prodotto verniciante confrontato con quello depositato in omologazione — ma la logica è unica, e va oltre il collaudo.
La prescrizione che lo dice meglio è la meno tecnica di tutte: in punti facilmente accessibili dell'opera va posta una tabella in acciaio inossidabile con il coefficiente K, la coppia di serraggio ed eventuale dispositivo antisvitamento; nei ponti ferroviari, in corrispondenza di una delle testate.
La stessa logica governa gli apparecchi d'appoggio, che devono portare una targhetta anticorrosione fissata con viti in acciaio inox, con il nome del produttore e l'anno di fabbricazione. Quella targa non serve a nessuno dei soggetti che costruiscono l'opera: serve a chi ci tornerà per manutenzione a distanza di anni e deve poter leggere il coefficiente K e la coppia di serraggio sul posto, sull'opera stessa, nel momento in cui rimette le mani su un giunto.
È lì che si capisce a che cosa serve un capitolato di questo tipo: non a certificare un momento, ma a lasciare l'opera in condizione di essere capita da chi non c'era.
Cinque criticità operative del Capitolato RFI da chiarire prima dei lavori
Nel percorso dei quattro contributi sono emersi alcuni passaggi su cui conviene che esecutore e Direzione Lavori si chiariscano prima di avviare le lavorazioni. Non sono difetti del documento: sono punti in cui il testo va letto con attenzione, o messo accanto alla norma vigente.
- La tabella dei precarichi. I valori Ns sono intitolati dal capitolato al serraggio dei bulloni a taglio e valgono per quei giunti; alle giunzioni ad attrito si applica il par. 4.2.8 del DM 17.01.2018 con la relativa circolare, cioè un precarico più alto. Applicare la tabella all'attrito porta a serrare meno del dovuto.
- Il «metallo bianco». Nel paragrafo sulle giunzioni ad attrito la sabbiatura è indicata come «a metallo bianco SA 2 e 1/2»; nel paragrafo sui trattamenti superficiali lo stesso grado è richiamato nella forma della norma, «Sa 2½ (metallo quasi bianco)», dove il metallo bianco è il grado superiore Sa 3. Il grado numerico è lo stesso nei due punti ed è il riferimento operativo: conviene richiamarlo per numero nei verbali e nei documenti di accettazione.
- Sovraserraggio e sottoserraggio. Due esiti distinti con conseguenze opposte: nel primo caso i bulloni del giunto vanno provati e, se del caso, sostituiti; nel secondo vanno riportati al corretto serraggio. Fonderli porta a sostituire assiemi che andavano solo riserrati, e viceversa.
- I rinvii a edizioni superate. Alcune norme sono richiamate nell'edizione in vigore al tempo della stesura e nel frattempo sono state sostituite: è il caso del campionamento dei prodotti vernicianti, prescritto secondo la UNI EN ISO 1512 e oggi coperto dalla UNI EN ISO 15528, e dei criteri di accettabilità per i controlli ultrasonori e radiografici, richiamati come UNI EN 1712, UNI EN 1713 e UNI EN 12517, oggi UNI EN ISO 11666, UNI EN ISO 23279 e UNI EN ISO 10675-1. Conviene concordare per tempo con la Stazione Appaltante la corrispondenza e citare nei verbali entrambi i riferimenti, quello contrattuale e quello vigente.
- Le classi di durabilità. Sulle strutture nuove in acciaio il capitolato chiede la durabilità «molto alta», oltre 25 anni, e la questione non si pone. Si pone invece sulle strutture zincate a caldo di nuova realizzazione e sui dispositivi di appoggio, ai quali si applica la classe «alta»: il capitolato la quantifica come durata superiore a 15 anni, la norma vigente la colloca fra 15 e 25. È una differenza che non incide sulla scelta del ciclo, incide su come si scrive il requisito nei documenti.
Materiali, bulloni, saldature e corrosione: i quattro approfondimenti INGENIO
Gli approfondimenti sono indipendenti e si leggono in qualunque ordine, ma seguono la vita dell'opera: il materiale arriva prima del giunto, il giunto prima del rivestimento.
- Materiali — gradi, carbonio equivalente, tenacità, proprietà nello spessore, certificato 3.1: Lamiere e profili per ponti ferroviari: come la classe di esecuzione EXC governa la qualità dell'acciaio
- Unioni bullonate — classi, coefficiente K, giunti a taglio e ad attrito, precarichi, serraggio e controllo: Unioni bullonate nei ponti ferroviari: classi, serraggio controllato e prove secondo il capitolato
- Saldature — qualifiche, apporto termico, controlli non distruttivi, criteri di accettabilità, piolatura: Saldature nei ponti ferroviari: qualifiche, controlli non distruttivi e livelli di qualità per classe EXC
- Protezione dalla corrosione — cicli omologati, spessori per classe di corrosività, preparazione, controlli sul film: Protezione dalla corrosione delle opere metalliche ferroviarie: cicli, spessori e controlli secondo RFI
Chi controlla un'opera metallica ferroviaria verifica una catena, e la catena vale quanto il suo anello più debole. Il capitolato lo sa, ed è per questo che non si limita a fissare soglie: fissa anche chi le accerta, con quale qualifica, in quale momento e con quale documento alla mano.
FAQ sui ponti ferroviari in acciaio: classi EXC, controlli e Capitolato RFI
Quale classe di esecuzione si applica a un ponte ferroviario, e quando scatta la EXC4?
Il ponte ferroviario ordinario è in EXC3; la EXC4 riguarda i ponti e i viadotti con luci superiori a 150 m, salvo diverse indicazioni delle FERROVIE. Su finiture e tolleranze di lamiere e prodotti lunghi, però, ai ponti ferroviari si applicano in ogni caso i limiti EXC4.
Salendo di classe aumenta la percentuale di giunti da controllare?
La classe gradua il livello di qualità preteso ai giunti saldati e la classe del controllo radiografico. L'estensione dei controlli non distruttivi il capitolato la fissa invece per tipo di giunto e per soggetto che controlla, e parte da un fondo già totale: esame visivo al 100% e controllo magnetoscopico al 100% dei giunti a piena penetrazione, con esame radiografico o ultrasonoro su almeno il 50% della lunghezza di ogni giunto, esteso al 100% per i giunti di fondamentale importanza statica.
La protezione dalla corrosione cambia con la classe di esecuzione?
Le prescrizioni sulla verniciatura si applicano a tutte le classi, con l'eccezione degli scavalchi della rete ferroviaria e delle strutture in acciaio inossidabile. A governarne la severità è la classe di corrosività dell'ambiente di destinazione, con gli spessori minimi che crescono da C3 a C5, e la durabilità richiesta in funzione del tipo di struttura: «molto alta» per i cicli su acciaio delle strutture nuove, «alta» per la manutenzione dell'esistente, per le zincate a caldo nuove e per i dispositivi di appoggio.
L'esecutore può scegliere liberamente l'Ente di controllo?
L'Ente è incaricato dall'esecutore, a sua cura e spese, ma dev'essere autorizzato dalle FERROVIE per la singola opera e possedere i requisiti che il capitolato elenca: certificazione del sistema di gestione, laboratorio accreditato ACCREDIA secondo la UNI CEI EN ISO/IEC 17025 - oppure autorizzato ai sensi dell'art. 59 del DPR 380/2001 - per i ponti e le opere in EXC3 ed EXC4, e personale certificato come ispettore di saldatura e di livello adeguato nei metodi applicabili.
Il capitolato richiama norme che nel frattempo sono state sostituite: che cosa si scrive nei verbali?
Il criterio tecnico da applicare resta quello prescritto dal contratto. Conviene però individuare per tempo, insieme alla Stazione Appaltante, la corrispondenza con le edizioni oggi in vigore e citare entrambe nei verbali: il riferimento contrattuale e quello vigente. È un chiarimento che costa una riga e che evita discussioni in accettazione.
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