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Professioni tecniche: nel 2024 record storico negativo per le abilitazioni di ingegneri e architetti

Nel 2024 le abilitazioni per ingegneri e architetti toccano il minimo storico, con un calo superiore al 50% rispetto al 2023. La libera professione perde attrattiva e cresce la distanza tra laureati, esame di Stato e mercato del lavoro.

Sul totale dei laureati in ingegneria, la percentuale di quelli abilitati è di appena il 13.6%

Il 2024 segna una delle pagine più critiche per l’accesso alle professioni di ingegnere e architetto. Il nuovo rapporto del Centro Studi del Consiglio Nazionale degli Ingegneri certifica infatti un crollo senza precedenti nel numero di abilitazioni, che scende ai livelli più bassi mai registrati dall’introduzione dei settori e delle sezioni dell’Albo nel 2002. È un dato che non sorprende soltanto per la sua dimensione, ma per il significato che porta con sé: la libera professione non sembra più rappresentare un traguardo desiderabile per i giovani laureati.

Nel 2024 hanno ottenuto l’abilitazione 4.229 ingegneri e 1.383 architetti, numeri quasi dimezzati rispetto al periodo pre-Covid. Sebbene il tasso di successo dell’esame di Stato sia effettivamente diminuito, la spiegazione non può essere ricondotta soltanto a un aumento della selettività. Il vero nodo riguarda l’interesse verso la professione, minato da una combinazione di fattori che spaziano dai redditi medi ai costi amministrativi e fiscali della libera attività. Le nuove generazioni, soprattutto quelle provenienti dai settori più innovativi dell’ingegneria, sembrano orientarsi sempre di più verso il lavoro dipendente, percepito come più stabile e meno oneroso.

Il confronto con il numero dei laureati evidenzia con ancora maggiore chiarezza la portata della crisi. I 4.229 ingegneri abilitati rappresentano soltanto il 13,6% dei laureati magistrali aventi titolo per sostenere l’esame, un valore mai registrato in precedenza. È la conferma di un trend iniziato con la riforma dell’Albo introdotta dal DPR 328, che ha suddiviso la professione in settori e sezioni: una scelta che nel tempo ha progressivamente allontanato dall’Ordine i laureati in ingegneria industriale e dell’informazione, oggi largamente maggioritari nel panorama universitario italiano. A questo si aggiunge un fenomeno ancora più emblematico: tra coloro che superano l’esame e ottengono l’abilitazione, molti scelgono comunque di non iscriversi all’Albo. Negli ultimi quattordici anni, infatti, dei circa 135 mila laureati abilitati, soltanto 62 mila risultano iscritti, meno della metà.

Grafico a barre verticali che mostra la percentuale di abilitati alla professione di ingegnere ogni 100 laureati dal 2013 al 2024. Le barre sono divise in verde (non abilitati) e rosso (abilitati). Dal 2013 al 2019 la quota di abilitati oscilla tra il 41% e il 26%, mentre nel 2020 e 2021 risale rispettivamente al 51% e al 53%. Nel 2022 e 2023 scende al 34,7% e 29,7%. Nel 2024 crolla al 13,6%, registrando il valore più basso dell’intera serie storica
Abilitati alla professione di ingegnere ogni 100 laureati (Crediti: Report CNI - Accesso alle professioni - 2024)

Il presidente del CNI, Angelo Domenico Perrini, da tempo sottolinea l’inefficacia dell’attuale formula dell’esame di Stato, giudicata inadatta a valutare le reali competenze professionali. Secondo Perrini, il calo dell’interesse verso l’esame certificato dal rapporto del Centro Studi è la conferma definitiva dell’urgenza di una riforma. La proposta più accreditata punta all’introduzione di un tirocinio formativo durante il percorso universitario, con una prova pratica finale capace di verificare concretamente le competenze acquisite. In caso di esito positivo, lo studente otterrebbe direttamente l’abilitazione. Un modello che trova consensi anche nel mondo delle imprese, come testimoniato dagli interventi di Confindustria.

Anche Marco Ghionna, presidente del Centro Studi, interpreta i dati come il segno di una trasformazione profonda nei percorsi formativi e nelle aspettative dei giovani. La diminuzione degli abilitati, osserva, non è soltanto un indicatore quantitativo ma il riflesso di un mutamento culturale, con professioni tecniche che oggi richiedono competenze digitali, multidisciplinari e un approccio orientato all’innovazione. Questa situazione, secondo Ghionna, rappresenta un’opportunità per riallineare sistema universitario, esame di Stato e mondo professionale, affinché le modalità di accesso rispecchino meglio la complessità delle competenze richieste dal mercato.

A completare il quadro interviene il Consigliere Segretario del CNI, Giuseppe Maria Margiotta, che parla senza mezzi termini di una “disaffezione” dei giovani verso la libera professione. I neo laureati, soprattutto quelli provenienti dai settori più tecnologici, sembrano scegliere con decisione la stabilità del lavoro dipendente, sia in azienda sia nella Pubblica Amministrazione. Ciò sta rendendo l’Ordine degli ingegneri sempre più sbilanciato verso il settore civile e ambientale, l’unico che continua a garantire un afflusso significativo di abilitati. Margiotta rilancia inoltre una proposta già discussa in passato: rendere obbligatoria l’iscrizione all’Albo per tutti i laureati in ingegneria, così da assicurare uniformità di formazione, competenze e responsabilità deontologica.

Dal punto di vista numerico, la caduta degli ingegneri abilitati è impressionante: rispetto al 2023 il calo supera il 54%. La stessa tendenza riguarda gli ingegneri iuniores, praticamente dimezzati. Gli abilitati provengono perlopiù dal settore civile e ambientale, mentre gli ingegneri dell’informazione continuano a mostrare scarso interesse verso l’esame e la successiva iscrizione all’Albo. La distribuzione geografica torna ai valori pre-pandemici, con oltre un terzo degli abilitati provenienti da atenei del Sud, mentre il Nord-Ovest registra una contrazione significativa.

Se la situazione degli ingegneri è preoccupante, quella degli architetti appare addirittura drammatica. Nel 2024 i candidati all’esame sono scesi sotto la soglia dei tremila, il 40% in meno rispetto all’anno precedente. Il tasso di successo, fermo al 54%, porta il numero degli abilitati a 1.558, praticamente la metà rispetto al 2023. Il calo coinvolge tutte le figure professionali della filiera: architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori, con percentuali di riduzione che in alcuni casi sfiorano il 70%.

Il quadro complessivo restituisce l’immagine di una crisi strutturale dell’accesso alle professioni tecniche. La combinazione tra scarsa attrattività della libera professione, nuove preferenze dei giovani, percorsi formativi sempre più distanti dalle modalità tradizionali dell’esame di Stato e un mercato del lavoro profondamente cambiato fa emergere la necessità di un intervento riformatore non più rinviabile.

La sfida, per Ordini, università e istituzioni, sarà ora quella di ripensare il percorso di accesso in modo più coerente con il presente e capace di garantire alle professioni tecniche il ruolo sociale che hanno sempre ricoperto nello sviluppo del Paese.

 

IL REPORT INTEGRALE DEL CNI È SCARIABILE IN ALLEGATO.

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