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Schneider Boost Pro arriva in Italia: un BESS modulare per tagliare i picchi, aumentare l’autoconsumo e abilitare la ricarica dei mezzi pesanti

Schneider Electric porta in Italia Boost Pro, un sistema di accumulo a batterie per siti commerciali e industriali scalabile da 200 kWh a 2 MWh. Pensato per aumentare autoconsumo e resilienza, ridurre i picchi e supportare anche la ricarica di veicoli pesanti, integra cybersecurity certificata e funzioni di ottimizzazione basate su AI tramite EcoStruxure Microgrid Advisor.

Schneider Electric rende disponibile anche in Italia Schneider Boost Pro, una soluzione di accumulo elettrochimico “locale” pensata per siti commerciali e industriali che stanno vivendo (o prevedono) un aumento della domanda elettrica: elettrificazione dei processi, fotovoltaico on-site, maggiore sensibilità ai costi in bolletta e, sempre più spesso, infrastrutture di ricarica per flotte.

Il contesto è noto a chi progetta o gestisce edifici e impianti: più rinnovabili e più carichi elettrici significano anche maggiore variabilità, vincoli di rete e necessità di “spostare energia nel tempo” per mantenere continuità operativa e stabilità economica. In questa logica, il BESS (Battery Energy Storage System) diventa un tassello di impianto, non solo una “batteria”.

Che cos’è Boost Pro e perché interessa il mondo C&I

Boost Pro nasce come soluzione scalabile: da 200 kWh fino a 2 MWh complessivi, combinando fino a 10 unità. L’idea è coprire in modo modulare esigenze tipiche C&I: peak shaving, massimizzazione dell’autoconsumo da FV, backup e partecipazione a schemi di flessibilità/servizi di rete (dove applicabile).

Schneider colloca Boost Pro dentro un’offerta “end-to-end” che comprende distribuzione elettrica, ricarica EV, piattaforme di controllo e software/servizi: un’impostazione coerente con la crescente convergenza tra impiantistica elettrica, automazione e gestione dati (energy management).

Caratteristiche tecniche: i numeri da guardare (oltre i kWh)

Al di là della taglia modulare, alcune specifiche tecniche riportate dalla stampa di settore aiutano a capire il posizionamento della macchina:

  • Chimica celle: LFP (lithium-ferrophosphate) in celle prismatiche (scelta diffusa nel C&I per robustezza e profilo di sicurezza);
  • Capacità per unità: citata come 200 kWh “usable” per unità (con disponibilità commerciale spesso espressa anche come capacità nominale superiore);
  • Potenza AC per unità: 100 kVA (indicazione utile per ragionare su picchi e tempi di carica/scarica);
  • Efficienza massima di sistema: 90,8% (dato da valutare rispetto al profilo d’uso);
  • Depth of Discharge (DoD): 93%;
  • Dinamica/risposta: riportata una response time dell’ordine dei 700 ms.

Sono dati che interessano direttamente progettisti e facility manager perché definiscono quanto e come l’accumulo può incidere su: contratti di fornitura, riduzione dei picchi, continuità di servizio e integrazione con carichi “sensibili” o cicli produttivi.

Cybersecurity e AI: due parole che qui hanno un senso operativo

Due elementi meritano attenzione perché non sono “marketing accessorio”:

  1. Cybersecurity by design certificata, con comunicazioni cifrate e protezione dati: tema reale, perché un BESS è un asset connesso (monitoraggio, manutenzione, ottimizzazione) e interagisce con logiche di controllo energia;
  2. Integrazione con EcoStruxure Microgrid Advisor, piattaforma cloud/AI per previsioni e ottimizzazione (meteo, produzione locale, domanda, condizioni di mercato), a supporto delle decisioni di carica/scarica. In pratica: il valore cresce quando il BESS lavora insieme a FV, tariffe, profili di carico e, se presente, ricarica EV.

Quattro casi d’uso “da capitolato” (e cosa cambiano nel progetto)

Schneider evidenzia quattro macro-scenari, che possiamo tradurre in implicazioni progettuali:

  • Ottimizzazione dell’autoconsumo: si immagazzina l’eccesso rinnovabile e lo si usa quando serve → influenza dimensionamento FV, profilo di carico e strategia di gestione;
  • Allocazione di energia extra / continuità: il BESS come riserva e supporto in caso di indisponibilità o limiti della rete → qui entrano in gioco livelli di ridondanza e priorità dei carichi;
  • Gestione tariffe (load shifting): carico in ore a prezzo basso, scarico in ore a prezzo alto → richiede integrazione “seria” con misure, contratti, algoritmi e logiche di controllo;
  • Generazione ricavi/servizi di rete: risposta a segnali del TSO (ove applicabile) → apre il tema della flessibilità e della conformità alle regole di mercato/aggregazione.

A questi si aggiunge un punto molto interessante per il mondo infrastrutturale: l’impiego in depositi per la ricarica di mezzi pesanti (bus, truck) e lungo arterie dove servono ricariche affidabili e ad alta capacità.

Checklist rapida per progettisti e facility manager

Quando si valuta un BESS C&I come Boost Pro, le domande tecniche “giuste” (prima dei kWh) sono:

  • Profilo di carico reale (15-min o meglio) e obiettivo: picchi? continuità? autoconsumo? tariffa?;
  • Vincoli del punto di connessione e potenza disponibile in rete (oggi e domani);
  • Rapporto potenza/energia (kW vs kWh): quanto rapidamente deve intervenire l’accumulo?;
  • Spazi, accessibilità, manutenzione e strategia di gestione operativa;
  • Integrazione software (EMS/microgrid) e requisiti di cybersecurity/IT;
  • Scenario EV (flotte, turni, potenze di ricarica) se presente o previsto.

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