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Sistemi di copertura e la nuova Guida VVF per il fotovoltaico: cosa cambia nelle classificazioni Broof

La seguente trattazione esamina le criticità che derivano dalla pubblicazione della nuova Linea Guida 14030 del 1/9/25, per l’installazione di impianti fotovoltaici sugli edifici. In particolare, sono descritti gli obblighi conseguenti per i produttori di membrane impermeabilizzanti, per la classificazione Broof dei sistemi di copertura di nuova costruzione e per gli adeguamenti degli esistenti sistemi Broof t2.

Le novità della Linea Guida VVF 14030/2025

La pubblicazione della Linea Guida n. 14030, il 1° settembre 2025, ha introdotto nuovi criteri per i sistemi di copertura relativamente alle future installazioni di moduli fotovoltaici: si parla infatti di criteri di progettazione, installazione, esercizio e manutenzione. Siamo di fronte ad una visione completa delle problematiche dei sistemi di generazione elettrica tramite moduli fotovoltaici e della loro corretta gestione nel tempo, nell’ottica di minimizzare l’aggravio del rischio di incendio che si verifica con l’esercizio di questi impianti.

 

Le principali differenze rispetto alla Linea Guida 2012

La precedente Linea guida del 2012 riguardava solo alcune classificazioni di comportamento a fuoco esterno delle coperture e del modulo fotovoltaico. La nuova Linea Guida prevede nuove limitazioni per l’installazione dei sistemi fotovoltaici sulle coperture, a cominciare dalle distanze fra i gruppi di moduli tra loro (le “stringhe”), per il rispetto alle zone di accessibilità delle coperture stesse e nuovi criteri per tutta la parte elettrica (inverter, connessioni e collegamenti).

Per quanto riguarda nel dettaglio le caratteristiche di comportamento a fuoco esterno delle coperture, nella precedente (2012) avevamo queste indicazioni:

  • tetti in classe Froof e moduli in classe 1 secondo UNI 9187 o equivalente, oppure
  • tetti in classe Broof (t2, t3 o t4) e moduli in classe 2 o equivalente oppure
  • tetti con ultimo strato di copertura in Froof su coperture EI30 e moduli fotovoltaici in classe 2.

 

Classificazioni Broof nella nuova Linea Guida per impianti fotovoltaici in copertura

Nella nuova Guida 2025 in alternativa alla opzione di avere un substrato incombustibile, (classe A1 da EN 13501-1) che consente qualsiasi tipo di modulo fotovoltaico, si prevede che i sistemi di copertura debbano essere conformi alle seguenti classificazioni:

  • sistemi di copertura Broof t3 o t4, secondo la norma UNI EN 13501-5 e moduli fotovoltaici in classe E secondo la EN 13501-1 (con UNI EN 11925-2) nonché Broof (t1, t2, t3, t4);
  • oppure, una specifica valutazione del rischio di incendio utilizzando il CEI TS 82-89 (una proposta di test del Comitato Elettrotecnico Italiano, pubblicata nel maggio 2023).

 

Applicabilità delle nuove regole per lavori in corso e nei nuovi progetti di installazione

Per prima cosa bisogna evidenziare un punto fondamentale per tutti i lavori in corso: le nuove limitazioni sulle tipologie di classificazione indicate dai VVF per ottenere il Certificato di Prevenzione Incendi (CPI), non si applicano qualora i lavori per la l’installazione di moduli fotovoltaici sulle coperture siano già stati iniziati al 1° settembre 2025 o il progetto abbia già ottenuto il CPI secondo le precedenti qualificazioni.

Secondo la nuova Linea Guida e la successiva Circolare 14668 del 10-9-25 , è invece necessario adeguare il sistema di impermeabilizzazione esistente alle nuove specifiche solo nel caso di nuovi progetti di installazione non programmati o non documentati prima del 1° settembre, anche se previsti su coperture già classificate secondo la precedente guida Broof t2, e anche nel caso di tutti i futuri interventi di manutenzione straordinaria ad impianti fotovoltaici esistenti su coperture classificate con la precedente linea guida 2012.

 

Alcune considerazioni

La prima considerazione evidente con la nuova Linea Guida è il fatto che finalmente si fa riferimento alle normative europee anche per i pannelli fotovoltaici, accantonando la UNI 9177, quella che parlava di classe 1 o 2 per la caratterizzazione della reazione al fuoco dei moduli. Si perde la UNI 9177, ma si perde anche la conformità alla classificazione Broof t2, che è stata quella utilizzata per tutte le strutture in italiane negli ultimi anni, sin dalla precedente Guida del 2012, con una pesante conseguenza per i sistemi impermeabilizzanti di cui parleremo in seguito.

Il testo coordinato pubblicato il 10 settembre consente di chiarire i numerosi aspetti che erano apparsi non ben specificati nel documento del 1° settembre a cominciare dall’applicabilità della nuova linea guida a tutti gli impianti fotovoltaici sia BAPV (Building Applied PhotoVoltaic), che a quelli integrati, BIPV (Building Integrated…). Sono inclusi gli impianti fotovoltaici compresi o adiacenti alle “chiusure d’ambito” se previsti, in edifici civili, industriali, commerciali o rurali, o inclusi in tutte le strutture collegate agli stessi edifici come le pergole, le tettoie e le pensiline.

 

Il contesto normativo europeo per la nuova Linea Guida

Per chi non avesse dimestichezza con le definizioni delle norme Europee per la prevenzione degli incendi che sono ampiamente citate nella nuova Guida, è opportuno aprire una specifica digressione sul lavoro del Comitato Tecnico CEN TC 127 che si occupa dei problemi di reazione e resistenza al fuoco dei materiali da costruzione.

Le classi di reazione al fuoco di tutti i materiali da costruzione sono state definite nella UNI EN 13501-1 dove il comportamento a fuoco dei prodotti è classificato in base al seguente elenco, dalla classe A1, la migliore alla F, la peggiore:

  • A1 e A2 per materiali inorganici non combustibili
  • B, C, D, E per materiali combustibili con caratteristiche di reazione al fuoco decrescenti
  • F per materiali combustibili che non superano i test di piccola fiamma UNI EN 11925-2 previsto per la Classe E (decisione pubblicata in GUCE il 15/03/2016)

Il sistema di classificazione nella EN 13501-1 prevede ulteriori parametri da rispettare per alcune classi, come lo sviluppo dei fumi, e il gocciolamento di particelle incandescenti quale ulteriore fonte di innesco. Senza entrare nei dettagli che distinguono tra loro le classi, evidenziamo la classe B, requisito indicato adatto per le coperture combustibili, e che in questo caso diventa la ben nota terminologia “Broof”, cui è dedicata la parte 5 della EN 13501.

La normativa UNI EN 13501-5 definisce le classi di comportamento e i limiti tecnici della resistenza fuoco esterno delle coperture, attraverso i metodi di prova UNI CEN/TS 1187/2012 e le relative regole di estensione descritte nella UNI CEN/TS 16459/2019. In questi Technical Specification troviamo le diverse condizioni di esecuzione dei test, la geometria dei campioni, e le regole di estensione dei risultati alle possibili strutture intermedie dopo aver provato il caso peggiore e il migliore. I due CEN/TS riprendono le esperienze dei quattro principali gruppi di enti normativi o istituti di ricerca che si sono occupati sin dagli ultimi decenni del secolo scorso dei problemi di incendio delle coperture, (indipendentemente dalla presenza di pannelli fotovoltaici, ovviamente).

Nella UNI CEN/TS 1187 troviamo specificate le note indicazioni t1, t2, t3 e t4 che corrispondono semplicemente alle diverse condizioni di prova geometriche e tecniche sviluppate rispettivamente dai tedeschi (t1), dagli scandinavi (t2), dai francesi (t3), e dagli inglesi (t4). Quindi la classificazione secondo i criteri Broof consente 4 diverse tipologie di prove, solo in parte simili tra loro.

 

Le specifiche Broof t1, Broof t2, Broof t3, e Broof t4 non indicano una scala di maggiore o minore resistenza al fuoco, ma semplicemente il fatto che in sede di normazione Europea, nel comitato tecnico CEN TC127, del quale l’autore della presente memoria fa parte da numerosi anni, non riuscirono a fondere in un unico metodo queste condizioni di prova. Ciascun gruppo di esperti pretese e ottenne di mantenere l’esperienza acquisita e la propria metodologia di test alla pari con le altre.

 

Impatto sui nuovi sistemi di impermeabilizzazione

Nell’ultimo Regolamento per i Prodotti da Costruzione (CPR 3110 del dicembre 2024), nell’Allegato I tra i requisiti di base essenziali per ciascun prodotto c’è la sicurezza antincendio che si esprime con l’obbligo che la generazione e la propagazione del fuoco e del fumo” deve essere “controllata e limitata”. Questo comporta che ogni stato membro possa decidere quale criterio di prova sia da superare per i  materiali da costruzione utilizzati sotto la propria giurisdizione, per garantire il rispetto di questo obbligo. I metodi di prova sono scelti tra uno o più dei 4 metodi “t” già normati nel TS 1187, con i criteri di estensione previsti dal TS 16459.

Indipendentemente dalla presenza di moduli fotovoltaici, questa articolata normativa europea obbliga i produttori italiani di sistemi impermeabilizzanti a sottoporre ciascun singolo prodotto da esportare in Europa ad alcuni o tutti e quattro i test, in relazione alla destinazione dei materiali per le coperture nelle relative aree di esportazione.

Quindi le prescrizioni della nuova guida non sarebbero particolarmente impattanti per i produttori italiani, riferendoci alle nuove istallazioni: i produttori stanno ampliando le loro scorte di materiali certificati Broof t3 oppure t4.

Le problematiche nascono quando si ha necessità di adeguare le coperture commerciali e industriali esistenti, già certificate Broof t2 in conformità alla precedente Guida 2012, a fronte delle criticità insite nei metodi di test Broof t3 o t4.

  

Problemi per le coperture esistenti da qualificare per nuovi impianti fotovoltaici

Le certificazioni della membrana impermeabilizzante sono strettamente legate a tutta la stratigrafia del pacchetto isolante che compone il sistema di copertura. La stessa membrana deve essere sottoposta più volte allo stesso test perché applicabile su substrati isolanti diversi, per essere certificata idonea a ciascuna delle diverse stratigrafie di materiali termoisolanti che si possono proporre. Per questa fase delle certificazioni è utilizzata la UNI CEN/TS 16459, per ridurre al minimo il numero di prove, esaminando il caso peggiore ed il migliore.

Le coperture esistenti potrebbero avere necessità di rifacimento, per inconvenienti atmosferici o meccanici (per nuovi impianti o per l’esistente fotovoltaico da ristrutturare, a suo tempo installato su Broof t2) e in questi casi è necessario passare a un sistema certificato t3 o t4.

Nell’ipotesi di rifacimenti di coperture esistenti t2 per portarle a classificazione Broof t3, la UNI CEN TS16459 Allegato C prevede due sole regole di estensione.

La prima opzione prevede l’inserimento obbligatorio di uno strato di spessore almeno 3 cm costituito da lana di roccia, oppure da perlite oppure da vetro cellulare, ricoperto da una membrana che a sua volta sia già stata certificata Broof t3. L’indicazione di almeno tre centimetri e di soli tre possibili materiali isolanti utilizzati come strati separatori che possono soddisfare le specifiche del test Broof t3, è decisamente limitante: esistono altri materiali con spessori minori e pari classificazione a fuoco; inoltre ogni spessore aggiuntivo sull’esistente può essere un fattore limitante per situazioni geometriche locali ( l’uso della lana di roccia per esempio potrebbe richiedere spessori superiori per garantire la pedonabilità della superficie senza deformazioni dannose per il manto impermeabile).

La seconda opzione delle sole due regole di estensione è praticamente inapplicabile in Italia, perché semplicemente prevedrebbe l’applicazione diretta sull’esistente di una nuova membrana già classificata Broof t3, solo qualora la copertura esistente fosse già Broof t3. Questa opzione deriva dalle indicazioni specifiche del test “francese” che non ha mai previsto ulteriori alternative, e il caso è ovvio in Francia, paese da cui ha origine la norma “t3” e nel quale le coperture oggetto di classificazione sono sempre state per definizione “t3” (per obbligo di legge locale). Quindi in Italia ci troveremmo con una sola opzione per qualificare t3 un esistente t2, e con severi limiti di materiali e spessori.

Nell’ipotesi di voler ottenere un sistema di copertura con classificazione Broof t4, dopo il rifacimento, l’uso di soluzioni di estensione è praticamente escluso, in quanto è previsto che per ogni variazione di configurazione occorra eseguire uno specifico test con relativa certificazione ad hoc.

Pertanto, in presenza di una copertura esistente classificata a suo tempo Broof t2, e oggi da riqualificare nel caso di moduli fotovoltaici da installare o per manutenzione degli esistenti, si presentano due alternative:

  1. ritagliare una porzione di sistema ed eseguire le prove con l’applicazione di una nuova membrana Broof t4 sull’esistente, (con l’incognita di superare il test t4);
  2. oppure, rifare completamente il sistema tetto con un pacchetto già certificato Broof t4. 

La seconda opzione è improponibile, la prima è un’incognita. Se fossero rimaste le regole Broof t2, il rinnovo della impermeabilizzazione sarebbe fatto con la semplice applicazione di una ulteriore membrana già classificata t2. Con le nuove regole c’è un’incognita o una certezza che sicuramente porta a rinunciare ad installare un nuovo impianto fotovoltaico piuttosto che affrontare la demolizione di tutto il sistema di coibentazione e impermeabilizzazione.

Situazione simile potrebbe accadere per le attuali coperture zavorrate, sulle quali non è stata data alcuna indicazione nella nuova linea guida: le indicazioni sono lasciate al giudizio dei singoli Comandi Provinciali VVF, che non sempre accettano la Decisione della Commissione Europea del 06-09-2000. In questa Decisione 2000/553/CE, che ha valore di legge in Europa, si elencano i materiali che sono considerati appartenenti alla classe Broof senza essere sottoposti a prova come riferito nell’introduzione della norma EN 13501 – 5. Tra questi si fa riferimento a materiali per rivestimento di sistemi di copertura con varie condizioni di zavorramento completo (vedi tabella seguente).

Figura 1 – Tabella estratta dalla Decisione 2000/553/CE della Commissione Europea del 06-09-2000.

 

Il metodo CEI TS 82-89: un’alternativa davvero praticabile?

Nella nuova Linea Guida, in aggiunta alle precisazioni per Broof t3 o t4 (punto 4.6), abbiamo al punto 4.7 una ulteriore “ultima” possibilità: utilizzare il metodo TS 82-89 del CEI, Comitato Elettrotecnico Italiano, (pubblicato nel maggio 2023).

Questa proposta di prova (non è ancora registrata come “metodo”) misura il calore che si sviluppa e la sua velocità di sviluppo quando un bruciatore da 30 kW viene mantenuto per 600 secondi a 1 cm. oppure 8 cm. di distanza dalla superficie della membrana impermeabilizzante nelle diverse configurazioni dei sistemi di copertura (vedi Fig. 2).

La membrana è notoriamente di materiale combustibile (sia bitume o polimeri), e quindi se sottoposta a questa enorme sollecitazione di calore (superiore al doppio di quanto previsto per i metodi Broof ufficiali) la membrana brucia insieme al modulo sovrastante o anche prima di questo, in relazione alle caratteristiche del modulo. Le misure ottenute presso il laboratorio che ha proposto il metodo hanno portato a indicare nella Linea Guida delle classi di accettabilità che al momento sembrano escludere tutti i materiali impermeabilizzanti costituiti da bitume e quasi tutti i materiali sintetici e quindi non sarebbe una alternativa “consigliabile” se si vuole un sistema di copertura impermeabile tramite membrane.

 

Figura 2 – Esempi di configurazione per il test secondo CEI TS 82-89.

 

Occorreranno numerose altre verifiche per confermare la validità di questo TS 82-89, decisamente preoccupante per l’industria italiana dell’impermeabilizzazione che vede escluse praticamente tutte le tipologie di prodotti da usare per le coperture commerciali e industriali.

Il Gruppo Primi a tale proposito ha già intrapreso uno studio tecnico con l’unico laboratorio in Italia che ha sperimentato il metodo. Anche questa è una criticità da evidenziare per la nuova Linea Guida: senza nulla togliere al valore scientifico della prova in sé, la scelta da parte delle autorità preposte di fare rifermento ad una metodologia sperimentata solo da un unico laboratorio in Italia non è una scelta particolarmente “felice”;   mancano le conferme internazionali sulla corretta applicabilità del metodo al problema, cosa che invece è stata già messa in dubbio ormai da alcuni anni in numerosi documenti del CEN TC 127 che si occupa dei problemi di fuoco sulle coperture.

Da ultimo, ma non meno importante, si evidenzia la spiacevole dimenticanza nella linea guida di specificare che tutte queste prove secondo metodi internazionali o nazionali devono essere certificate solo da laboratori o Istituti che siano accreditati allo scopo, comprendendo eventualmente anche i laboratori ufficiali Europei, ma escludendo a priori qualsiasi certificazione proveniente da paesi non UE fornitori dei materiali per i moduli fotovoltaici, che potrebbero essere “troppo interessati” a documentare un positivo risultato dei test richiesti per i propri prodotti.

 

Conclusione e prospettive per i sistemi di copertura

La nuova Linea Guida viene presentata come uno strumento aperto per i progettisti, che nella premessa e al punto 4.9 sono invitati a prendere in considerazione anche soluzioni diverse da quelle della Circolare, soluzioni che siano destinate comunque a raggiungere gli obiettivi di sicurezza previsti con le loro proposte progettuali. Oggi, dicembre 2025, la legge cogente in Italia per i sistemi di copertura è il DM Interno 30-3-2022 nell’ambito del Codice di prevenzione Incendi 2022, la “Regola Tecnica” denominata RTV V.13 “Chiusure d’ambito degli edifici civili”.

La RTV 13 prevede che la parte di superficie della copertura interessata dalle strutture che possono dare origine a innesco e conseguente incendio abbia almeno una delle due seguenti caratteristiche:

  • classe di comportamento al fuoco esterno Broof (t2) oppure Broof (t3) o Broof (t4);
  • classe di resistenza al fuoco EI 30.

È evidente che ci sia una ulteriore criticità ancora da risolvere nel conflitto tra le indicazioni della nuova Guida e la vigente legislazione.

Indipendentemente da questo, si ritiene comunque che difficilmente i comandi provinciali VVF vedranno di buon grado soluzioni diverse da quelle indicate nella nuova Guida, anche se per i progettisti è lecito tentare di proporne.

Nel frattempo, il Gruppo Primi ha in corso contatti con il Dipartimento Centrale per la Prevenzione e Sicurezza Tecnica, per valutare possibili soluzioni alternative alle “mancanze” nelle regole di estensione presenti nel CEN/TS 16459, in modo che si possano superare i problemi sopra evidenziati, anche nel caso di interventi di ristrutturazione. Queste possibili soluzioni saranno ricavate da esperienze dirette condivise presso i laboratori di prova italiani specificatamente accreditati, in collaborazione con i responsabili del Dipartimento Centrale Prevenzione e Sicurezza. Le conclusioni dello studio potranno essere successivamente trasferite nella normativa Europea CEN/TS 16459, in corso di revisione presso il CEN TC127 WG5, la cui direzione, come accennato precedentemente è affidata all’autore della presente nota.

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Broof e nuova Circolare dei VVF: impatti sulle coperture impermeabilizzate con fotovoltaico

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