Caldaie, mercato in contrazione nel 2025. Vendute quasi 150mila unità in meno (-15.7% sul 2024)
Nel 2025 il mercato italiano delle caldaie registra un forte calo delle vendite, con una riduzione di oltre 140mila unità. Un segnale che preoccupa l’intero comparto e mette a rischio il rinnovo degli impianti.
Il mercato italiano dei sistemi di riscaldamento sta attraversando una fase di forte incertezza, evidenziata dai dati più recenti sulle vendite di caldaie. Dopo anni caratterizzati da incentivi e politiche di efficientamento energetico, il 2025 segna una brusca inversione di tendenza. Il calo della domanda non riguarda solo l’andamento economico del settore, ma solleva interrogativi più ampi sulla capacità del Paese di sostenere la transizione energetica. In un contesto già complesso, tra cambiamenti normativi e instabilità globale, le imprese della filiera si trovano a fronteggiare nuove criticità. La riduzione delle vendite rischia infatti di rallentare il ricambio tecnologico degli impianti e di incidere sull’efficienza energetica complessiva. Diventa quindi centrale comprendere le cause di questa contrazione e le possibili soluzioni per rilanciare il comparto.
Il mercato italiano delle caldaie attraversa una fase critica. I dati diffusi da Assotermica, federata Anima Confindustria, fotografano un 2025 segnato da una contrazione significativa delle vendite, con oltre 140.000 unità in meno rispetto all’anno precedente. Un segnale che non riguarda solo l’andamento economico del comparto, ma che apre interrogativi più ampi sulla capacità del Paese di sostenere il percorso di efficientamento energetico.
Un calo diffuso che colpisce il cuore del mercato
La flessione interessa praticamente tutte le principali categorie di prodotto. Le caldaie murali, segmento centrale per il mercato domestico, registrano il dato più rilevante: da oltre 911.000 unità vendute nel 2024 si scende a circa 769.000 nel 2025, con un calo del 15,7%. Una dinamica che pesa in modo particolare, considerando il ruolo chiave di questi dispositivi nel rinnovo degli impianti residenziali.
Il trend negativo si estende anche alle altre tipologie: caldaie a basamento (-24%), caldaie soffiate (-14,7%) e scaldacqua a gas (-7,5%). Nemmeno i prodotti legati alla transizione energetica riescono a invertire la rotta: apparecchi ibridi e scaldacqua in pompa di calore risultano anch’essi in diminuzione. L’unica eccezione è rappresentata dai bruciatori, in crescita dell’8,7%.
Nel complesso, emerge un rallentamento generalizzato che va oltre la semplice ciclicità del mercato e che segnala una difficoltà più strutturale.
Impatti sull’efficienza energetica e sul sistema Paese
La contrazione delle vendite assume un significato ancora più critico se letta alla luce del contesto energetico nazionale. In Italia sono ancora in funzione circa 9 milioni di apparecchi obsoleti, meno efficienti e più impattanti dal punto di vista ambientale. Il rallentamento del mercato rischia quindi di frenare il necessario processo di sostituzione tecnologica.
Le conseguenze non sono solo ambientali, ma anche economiche e sociali. Da un lato, famiglie e imprese potrebbero continuare a sostenere costi energetici più elevati; dall’altro, l’intera filiera industriale — che occupa migliaia di addetti — si trova esposta a una riduzione della domanda che potrebbe incidere su occupazione e investimenti.
Incentivi e politiche: la richiesta del settore
Secondo il presidente di Assotermica, Giuseppe Lorubio, è fondamentale che le istituzioni intervengano con decisione. Il settore chiede un quadro normativo chiaro e stabile, capace di sostenere il rinnovo degli impianti e accompagnare la transizione energetica.
In particolare, strumenti come Ecobonus e Bonus Casa vengono indicati come leve fondamentali, ma necessitano di maggiore continuità e coerenza per orientare le scelte delle famiglie. Dopo anni di cambiamenti normativi, il comparto chiede ora certezze e una visione di medio-lungo periodo.
Un comparto strategico da rilanciare
Il quadro delineato dai dati del 2025 è quello di un settore in difficoltà, stretto tra incertezza economica e trasformazioni normative. Tuttavia, proprio in questa fase, il comparto del riscaldamento riveste un ruolo strategico per il futuro energetico del Paese.
Senza interventi mirati, il rischio è un progressivo indebolimento della filiera industriale e un rallentamento della transizione verso sistemi più efficienti e sostenibili. Al contrario, politiche chiare e incentivi efficaci potrebbero trasformare questa fase critica in un’opportunità di rilancio, favorendo innovazione, occupazione e riduzione dei consumi energetici.
Fonte: Comunicato stampa Assotermica.
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