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Il Ponte sullo Stretto slitta, priorità alle ferrovie

Il Governo trasferisce 2,8 miliardi di euro dal Ponte sullo Stretto a RFI per ridurre il debito e sostenere i cantieri ferroviari. Il costo dell’opera resta invariato a 13,5 miliardi, ma l’entrata in esercizio viene posticipata al 2034.

Il Ponte sullo Stretto resta tra le opere strategiche nazionali, ma i tempi si allungano. Con il decreto sui commissari straordinari, il Governo ha deciso di trasferire 2,8 miliardi di euro a RFI per riequilibrare i conti e sostenere i cantieri ferroviari. L’opera mantiene il suo costo complessivo, ma slitta al 2034.


Rimodulazione delle risorse: 2,8 miliardi alle ferrovie

La misura approvata dal Governo prevede il trasferimento a Rete Ferroviaria Italiana di 2,8 miliardi di euro, originariamente destinati al Ponte sullo Stretto.

Nel dettaglio:

  • 1,8 miliardi nel 2026
  • 1 miliardo nel 2027

Le risorse serviranno a ridurre l’indebitamento di RFI, che negli ultimi anni ha sostenuto un’intensa attività di investimento, anche attraverso anticipazioni finanziarie per cantieri e fornitori impegnati sulla rete ferroviaria.

L’intervento mira a garantire continuità operativa e stabilità finanziaria al sistema ferroviario, in una fase caratterizzata da forti impegni legati a manutenzione, potenziamento e sviluppo infrastrutturale.

Il Ponte non si ferma, ma cambia il cronoprogramma

La rimodulazione non modifica il quadro economico complessivo dell’opera:

  • Costo totale confermato: 13,5 miliardi di euro

Cambia invece la distribuzione temporale delle risorse:

  • riduzione degli stanziamenti nel periodo 2026–2029
  • riallocazione negli anni 2030–2034

Di conseguenza, l’entrata in esercizio del Ponte viene ora indicata nel 2034, con uno slittamento rispetto alle precedenti previsioni.

Ritardi e aggiornamento del calendario finanziario

La revisione del cronoprogramma si inserisce in un contesto in cui il progetto ha già registrato alcuni rallentamenti, legati in particolare a:

  • iter autorizzativi complessi
  • verifiche istituzionali, inclusi i passaggi presso la Corte dei Conti
  • necessità di allineare tempi tecnici e pianificazione finanziaria

Il nuovo calendario tiene conto di questi elementi, ridefinendo una tempistica più coerente con lo stato di avanzamento effettivo del progetto.

Le reazioni: tra conferme e critiche

Dal Governo è arrivata la conferma della volontà di portare avanti l’opera, sottolineando che la rimodulazione riguarda esclusivamente i tempi e non l’impegno economico complessivo.

L’opposizione ha invece criticato la decisione, parlando di spostamento di risorse da un’infrastruttura strategica verso esigenze finanziarie del sistema ferroviario.

La società Stretto di Messina ha ribadito che si tratta di una rimodulazione temporale, che non incide sulla realizzazione dell’opera.

Una scelta che evidenzia le priorità del sistema infrastrutturale

La decisione del Governo mette in luce un elemento centrale nella gestione delle infrastrutture pubbliche: la necessità di bilanciare nuovi investimenti e sostenibilità del sistema esistente.

In questa fase, le risorse vengono orientate verso il rafforzamento di un’infrastruttura già operativa come quella ferroviaria, mentre il Ponte sullo Stretto mantiene il proprio ruolo strategico, ma con una tempistica più diluita.

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