Ponte sullo Stretto: quando l’autorevolezza scientifica incontra il limite della competenza specialistica
Il Ponte sullo Stretto non è stato “bocciato” dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici: il parere 2026 prescrive ulteriori studi e verifiche tecniche. Il punto è capire chi possieda le competenze specialistiche per trasformare quelle prescrizioni in un giudizio sulla fattibilità dell’opera.
Il parere 2026 sul Ponte sullo Stretto richiede ulteriori verifiche su aspetti strutturali, sismici, geologici e aerodinamici di un’opera con campata sospesa centrale di 3.300 metri. Elena Cattaneo legge queste richieste come conferma dei dubbi espressi da una parte della comunità scientifica; l’articolo pone però una questione ulteriore: fino a dove può estendersi l’autorevolezza acquisita in una disciplina quando si interpreta un problema altamente specialistico appartenente a un’altra? Con questo mio articolo su INGENIO distinguo quindi tra diritto all’opinione, ruolo politico e competenza tecnica, riportando il confronto sul significato effettivo delle prescrizioni formulate dal Consiglio Superiore.
Il parere 2026 sul Ponte sullo Stretto:
ma le prescrizioni tecniche sono una bocciatura del progetto?
In un recente articolo su "Repubblica" la prof. Elena Cattaneo osserva che il parere del Consiglio Superiore «non è un via libera» e confermerebbe la necessità di ulteriori approfondimenti. Una posizione che merita rispetto, ma che pone anche una questione più generale: fino a dove può essere trasferita l’autorevolezza scientifica maturata in una disciplina quando si entra in un campo specialistico profondamente diverso?
Qualche settimana fa, durante una cena, una persona che conoscevo appena si è lanciata in un lungo intervento sul Ponte sullo Stretto. Il senso era molto semplice: il Ponte si deve fare, senza continuare a discuterne.
Non entrai nel merito. Sapendo che il mio interlocutore faceva il commercialista, lo invitai con una battuta a occuparsi di problemi fiscali e tributari, sui quali certamente avrebbe avuto molto più da insegnarmi.
Non amo le chiacchiere da bar quando riguardano questioni tecniche complesse. Non perché ciascuno di noi non abbia diritto a un’opinione, ma perché credo sia necessario distinguere l’opinione dalla competenza.
Mi è tornato in mente quell’episodio leggendo l’intervento della senatrice a vita Elena Cattaneo sul recente parere del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici relativo al Ponte sullo Stretto.
La sua dichiarazione è molto netta:
«Il parere tecnico arrivato a distanza di quasi 30 anni dal precedente non è un via libera, ma la conferma di quello che una parte importante della comunità scientifica ripete da tempo: il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina necessita di ulteriori approfondimenti su aspetti fondamentali come la sicurezza geologica, sismica e ingegneristica».
Sono parole che hanno senso tecnico, corrette, che meritano attenzione. E proprio perché arrivano da Elena Cattaneo meritano, a mio avviso, ancora maggiore attenzione nel modo in cui vengono interpretate.

Elena Cattaneo è una grande scienziata. Ed è proprio questo il punto
Elena Cattaneo è stata nominata senatrice a vita per altissimi meriti nel campo scientifico e sociale. La sua autorevolezza scientifica è riconosciuta a livello internazionale e il suo lavoro nella ricerca biomedica, nelle neuroscienze e nello studio delle cellule staminali rappresenta un patrimonio importante per il nostro Paese.
La considero una delle figure che più hanno contribuito in Italia a difendere il metodo scientifico, il rigore della ricerca, la trasparenza dei dati e la necessità di separare le evidenze dalle convinzioni.
Proprio per questo credo sia necessario porre una domanda delicata, senza alcuna intenzione di sminuirne il valore.
L’autorevolezza scientifica è trasferibile automaticamente da una disciplina a un’altra? si può parlare genericamente di parere della comunità scientifica ?
A mio parere no.
Un grandissimo progettista di ponti può essere uno scienziato e un ingegnere di eccezionale livello. Ma se intervenisse pubblicamente per dirci quale sia la corretta strategia terapeutica nell’impiego delle cellule staminali, probabilmente pretenderemmo di conoscere le competenze specifiche sulle quali fonda quel giudizio.
Non vedo perché il principio debba cambiare quando il percorso è inverso.
Questo non significa sostenere che Elena Cattaneo non possa occuparsi del Ponte o sollevare interrogativi. Al contrario. Da senatrice ha pieno titolo per discutere una delle maggiori scelte infrastrutturali del Paese; da scienziata ha ogni ragione per chiedere rigore, verifiche indipendenti, trasparenza e approfondimenti.
Ma c’è una differenza tra chiedere che la scienza faccia fino in fondo il proprio mestiere e formulare un giudizio tecnico specialistico sul significato di centinaia di pagine di verifiche riguardanti sismotettonica, aerodinamica, affidabilità strutturale, geotecnica e comportamento dei materiali.

Il titolo è molto forte: «Il Ponte è stato bocciato»
Ancora più delicato è il modo in cui questa posizione viene trasferita nel racconto giornalistico.
Il titolo attribuito all’intervista è esplicito: «Il Ponte sullo Stretto è stato bocciato, confermati i nostri dubbi».
“Bocciato” è una parola definitiva.
“Confermati i nostri dubbi” suggerisce che l’esito dell’istruttoria abbia validato una tesi precedentemente sostenuta.
Ma il parere del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici è realmente questo? È una domanda alla quale non credo si possa rispondere con uno slogan.
Il documento distingue prescrizioni e raccomandazioni e le distribuisce nelle diverse fasi del processo. Una parte delle attività viene collocata nella cosiddetta Fase A, dedicata proprio all’integrazione del quadro conoscitivo attraverso studi, indagini, prove e verifiche propedeutiche allo sviluppo del progetto esecutivo.
Lo stesso Consiglio chiarisce che la “porta d’ingresso” dell’esame è stata la Relazione del progettista, integrata con i precedenti pareri e le raccomandazioni tecniche già formulate, dentro un procedimento riaperto dopo le vicende istituzionali successive alla deliberazione CIPESS del 2025.
Sul vento, per esempio, vengono richiesti nuovi approfondimenti sui dati anemologici, sugli eventi estremi, sui fenomeni non sinottici, sul flutter, sul buffeting, sui cavi, sulle fasi di costruzione e sulle condizioni di esercizio.
È molto.
Ed è giusto che sia molto.
Stiamo parlando di una campata sospesa di 3.300 metri, destinata a spostare oltre i limiti oggi consolidati l’esperienza dell’ingegneria dei ponti.
Ma proprio qui si trova il punto che dovrebbe essere discusso dagli specialisti: prescrivere ulteriori verifiche significa dichiarare tecnicamente non percorribile il progetto oppure significa definire le condizioni con cui svilupparlo fino al livello esecutivo?
Sono due cose profondamente diverse.

Il ricordo del Covid e la confusione tra opinione e competenza
Questa discussione mi riporta, inevitabilmente, ad alcuni momenti vissuti durante la pandemia.
In quegli anni abbiamo assistito a confronti durissimi tra virologi, epidemiologi, immunologi, farmacologi e clinici di livello internazionale. Non erano sempre d’accordo. Anzi, spesso arrivavano a conclusioni molto differenti partendo dagli stessi dati.
Ed era normale che accadesse.
La scienza reale non è un coro. È confronto, verifica, dubbio, revisione.
Poi capitava di entrare in un negozio e, tra una pesata e l’altra, sentirsi spiegare con assoluta sicurezza che nel vaccino erano stati inseriti microsensori destinati a circolare nel sangue.
Il problema non era il diritto di quella persona a parlare.
Il problema era aver cancellato completamente la distanza tra un’opinione e una competenza.
Naturalmente non sto mettendo sullo stesso piano Elena Cattaneo e una conversazione di quel genere: sarebbe assurdo e offensivo. Sto richiamando un principio che proprio l’esperienza della pandemia avrebbe dovuto insegnarci: la scienza è fatta anche di confini disciplinari.
Essere scienziati significa innanzitutto sapere quanto è difficile diventare davvero competenti in un campo.
Sul Ponte servono politica, economia e tecnica. Senza confondere i ruoli
Il Ponte sullo Stretto riguarda almeno tre livelli distinti.
C’è la politica, alla quale compete decidere se il collegamento stabile rientri nella strategia infrastrutturale del Paese, quali priorità debbano essere assegnate alle risorse pubbliche e quale modello di sviluppo territoriale perseguire. Con il nostro voto poi diamo potere di scelta a chi riteniamo faccia le valutazioni corrette.
C’è l’economia, che deve valutare costi e benefici, domanda di trasporto, alternative, ritorni diretti e indiretti, effetti territoriali e opportunità dell’investimento.
Poi c’è la tecnica.
Ed è qui che dobbiamo ascoltare strutturisti, progettisti di ponti sospesi, ingegneri del vento, geologi, sismologi, geotecnici, specialisti dei materiali, della sicurezza ferroviaria, del monitoraggio e della manutenzione.
Anche tra loro esistono opinioni differenti.
Su INGENIO abbiamo cercato di dare spazio proprio a questa pluralità: ai favorevoli, ai contrari, ai dubbi, alle critiche e alle risposte. Perché il compito di un giornale tecnico non dovrebbe essere stabilire preventivamente chi debba vincere, ma consentire ai professionisti di comprendere su quali dati, modelli e ipotesi si stia discutendo.
Abbiamo progettisti che progettano ponti in tutto il mondo che esprimono forti critiche al progetto (non all'idea del ponte) e figure di analoga esperienza e competenza che giudicano correttamente il progetto è invitano a procedere. Sono scontri spesso molto intensi. Ma sono scontri che toccano punti tecnici, dettagli costruttivi, precisioni e imprecisioni.
E creano un dibattito che fa crescere l'ingegneria.
Un invito rispettoso alla professoressa Cattaneo
Per questo non mi permetterei mai di dire a Elena Cattaneo di non intervenire sul Ponte.
Le direi quasi il contrario.
Professoressa, continui a chiedere rigore. Continui a pretendere trasparenza, indipendenza delle verifiche, accessibilità dei dati e rispetto del metodo scientifico.
Il Paese ha bisogno di persone autorevoli che lo facciano.
Ma proprio perché la sua autorevolezza deriva da una storia scientifica straordinaria, credo sia importante evitare che venga trasformata in qualcosa di diverso: una certificazione specialistica su discipline nelle quali altri ricercatori e tecnici hanno costruito decenni di competenze specifiche.
E soprattutto non si lasci tirare per la giacca da chi, magari attraverso un titolo particolarmente efficace, rischia di trasformare una posizione legittima — servono ulteriori approfondimenti — in una conclusione assai diversa: il Ponte è stato bocciato.
La prima affermazione è certamente contenuta nel parere: numerosi approfondimenti sono richiesti.
La seconda è un’interpretazione.
Ed è proprio la distinzione tra fatti e interpretazioni, tra evidenza e opinione, tra autorevolezza e competenza, che una grande scienziata come Elena Cattaneo ci ha insegnato per anni a difendere.
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Ponte sullo stretto di Messina
Il Ponte sullo Stretto di Messina è una delle maggiori sfide dell’ingegneria contemporanea. INGENIO raccoglie approfondimenti su progetto strutturale, sismica, aerodinamica, geotecnica, impalcato stradale e ferroviario, fondazioni, cantieri, monitoraggio, durabilità, collegamenti infrastrutturali, ambiente, normativa e sicurezza, attraverso contributi di esperti e operatori qualificati.
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