Ingegneria Strutturale | Sismica | Interventi strutturali | ANIDIS
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Avanzamenti nella valutazione sismica degli elementi non strutturali: il progetto ENRICH

Il progetto ENRICH analizza la resilienza degli ospedali combinando la mitigazione del rischio sismico all'adattabilità funzionale, con focus sugli elementi non strutturali. Sperimentazione, nuovi protocolli e flessibilità organizzativa migliorano la continuità operativa di fronte a qualsiasi situazione di emergenza (sismica, pandemica o sanitaria).

Negli ultimi anni, il tema della sicurezza sismica degli edifici strategici ha assunto un ruolo sempre più centrale nel dibattito tecnico e scientifico. In particolare, alla consolidata protezione degli elementi strutturali si è affiancata una crescente attenzione verso quelli non strutturali, responsabili di gran parte dei danni e delle interruzioni funzionali durante gli eventi sismici. Il progetto ENRICH si inserisce in questo contesto, proponendo un approccio innovativo alla valutazione della resilienza degli ospedali. Attraverso attività sperimentali, studi numerici e azioni di coinvolgimento degli operatori, il progetto ha contribuito a colmare importanti lacune conoscitive. I risultati ottenuti offrono nuove prospettive per la progettazione e la gestione della sicurezza sismica. Si tratta di un passo significativo verso sistemi sanitari più sicuri e resilienti.


Resilienza ospedaliera e rischio sismico: una sfida ancora aperta

La resilienza degli edifici ospedalieri rappresenta oggi una delle sfide più complesse e al tempo stesso più urgenti nel panorama dell’ingegneria civile e della gestione del rischio. Non si tratta soltanto di garantire la sicurezza strutturale delle costruzioni, ma di assicurare la continuità operativa di presidi essenziali anche dopo eventi sismici di significativa intensità. In questo contesto si inserisce il progetto di ricerca nazionale coordinato da Gennaro Magliulo, presentato nell’ambito di ANIDIS 2025, che ha affrontato in modo sistematico il tema della resilienza con un approccio multidisciplinare e fortemente orientato all’innovazione.

Il progetto, sviluppato nell’arco di tre anni, ha coinvolto diverse università e centri di ricerca italiani, con l’obiettivo di definire metodologie, strumenti e linee guida capaci di migliorare la risposta sismica degli ospedali e la loro adattabilità funzionale. Quest’ultimo aspetto è particolarmente rilevante, poiché la capacità di un ospedale di riorganizzarsi rapidamente in condizioni di emergenza rappresenta un elemento chiave della resilienza complessiva.

Un elemento distintivo dell’attività di ricerca è stato il focus sugli elementi non strutturali, spesso trascurati ma responsabili, nella pratica, della maggior parte dei danni e delle interruzioni di servizio durante un terremoto. Impianti, partizioni interne, controsoffitti e sistemi tecnologici costituiscono infatti un sistema complesso e vulnerabile, la cui risposta sismica è ancora oggi difficilmente modellabile con approcci puramente teorici.

Dalla sperimentazione sul campo ai modelli avanzati: nuove conoscenze sugli elementi non strutturali

Uno dei contributi più rilevanti del progetto riguarda l’approccio sperimentale adottato per lo studio degli elementi non strutturali. La scarsità di modelli affidabili ha reso necessario ricorrere a campagne sperimentali su tavola vibrante e a indagini in situ, con l’obiettivo di caratterizzare il comportamento dinamico reale di questi componenti.

Presso il Laboratorio LInC dell'Università del Sannio è stata avviata una campagna sperimentale su un sistema antincendio in scala reale pressurizzato con monitoraggio intelligente, mentre l'Università del Salento si è concentrata sulle analisi numeriche avanzate e sulle curve di fragilità di reti idriche e gas, analizzando l'influenza dei supporti a trapezio sulla risposta sismica.

Parallelamente, i sopralluoghi effettuati negli ospedali caso studio – il “Vito Fazzi” di Lecce e l’azienda ospedaliera “Sant’Anna e San Sebastiano” di Caserta – hanno consentito di costruire una base dati concreta, attraverso la catalogazione sistematica degli elementi non strutturali e l’individuazione delle principali criticità. Questo lavoro ha rappresentato un passaggio fondamentale per la definizione di criteri di priorità negli interventi di mitigazione del rischio.

Un risultato particolarmente significativo è stato lo sviluppo di un protocollo innovativo per la valutazione e la qualificazione sismica degli elementi non strutturali. Il tema della capacità sismica, infatti, resta uno dei nodi più critici: se la domanda sismica è oggi valutabile con strumenti consolidati, la capacità degli elementi non strutturali è ancora raramente definita in modo chiaro e confrontabile. Tale protocollo è coerente con l'approccio EOTA (European Organisation for Technical Assessment). La validazione sperimentale delle procedure è stata eseguita presso le strutture dell'ITC-CNR di Milano, dove sono stati testati kit di partizioni interne (in vetro e legno) e sistemi di facciate leggere (ventilate e a pannelli sandwich), fornendo parametri quantitativi fondamentali per la qualificazione sismica.

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Consapevolezza e formazione: la resilienza passa anche dalle persone

Accanto agli aspetti tecnici, il progetto ha introdotto un elemento innovativo di grande rilievo: l’integrazione della comunicazione e della formazione come parte integrante della ricerca. L’unità coordinata dall’INGV ha studiato la percezione del rischio nei due contesti pilota di Lecce e Caserta tramite focus group e questionari. Il gruppo di ricerca ha sviluppato uno strumento operativo concreto: un'applicazione in realtà aumentata che, tramite QR code posizionato sull’elemento, fornisce al personale sanitario informazioni e comportamenti preventivi personalizzati direttamente sul posto. I risultati emersi sono stati chiari: esiste ancora una limitata consapevolezza del rischio sismico e delle strategie di mitigazione tra gli operatori sanitari. Questo dato è particolarmente significativo, considerando che la gestione dell’emergenza passa anche attraverso la capacità del personale di reagire in modo informato e tempestivo.

L’esperienza ha dimostrato come la formazione continua rappresenti una leva fondamentale per incrementare la resilienza del sistema ospedaliero. Non a caso, alcune strutture coinvolte hanno manifestato l’interesse ad avviare percorsi permanenti di aggiornamento su questi temi, riconoscendo il valore strategico della preparazione del personale.

Il progetto si è concluso con una conferenza finale che ha registrato un’ampia partecipazione di ingegneri provenienti da tutta Italia e di rappresentanti istituzionali e politici. Questo dibattito ha evidenziato la necessità di una visione integrata del rischio, capace di includere anche fenomeni complessi come il bradisismo, particolarmente rilevante nel contesto dei Campi Flegrei. In quest'ottica, il coinvolgimento di figure chiave come il Sindaco di Pozzuoli (il comune flegreo maggiormente interessato dal fenomeno) è stato fondamentale per promuovere una sinergia concreta tra ricerca e territorio, con l'obiettivo prioritario di aumentare la consapevolezza e l'adozione di queste tecniche di mitigazione anche all'interno dei presidi ospedalieri dell'area flegrea.

Verso un nuovo paradigma normativo e operativo

Le evidenze emerse dal progetto si inseriscono in un quadro normativo in evoluzione, nel quale la verifica sismica degli elementi non strutturali è già formalmente richiesta dalle Norme Tecniche per le Costruzioni. Tuttavia, la distanza tra prescrizione normativa e applicazione pratica resta significativa, proprio a causa delle difficoltà legate alla definizione della capacità.

In questo scenario, i risultati della ricerca rappresentano un passo concreto verso un nuovo paradigma, basato su una maggiore integrazione tra sperimentazione, modellazione e pratica progettuale. L’introduzione di strumenti BIM dedicati e di linee guida specifiche potrà contribuire a rendere più efficace e sistematica la gestione del rischio sismico negli ospedali.

Più in generale, emerge con forza l’idea che la resilienza non sia una proprietà statica degli edifici, ma un processo dinamico che coinvolge tecnologie, persone e organizzazioni. Solo attraverso un approccio olistico sarà possibile garantire che le strutture sanitarie continuino a svolgere la loro funzione essenziale anche nelle condizioni più critiche.

In questo senso, il lavoro coordinato da Magliulo rappresenta un contributo significativo non solo sul piano scientifico, ma anche su quello culturale, indicando una direzione chiara per le future politiche di prevenzione e gestione del rischio sismico nel settore sanitario.

DI SEGUITO L'INTERVENTO INTEGRALE DI GENNARO MAGLIULO.


Il testo è stato elaborato mediante la videoregistrazione della relazione, con l'aiuto dell'IA.

IN SINTESI
-Il progetto ENRICH ha analizzato la resilienza degli ospedali rispetto al sisma e all’adattabilità funzionale, con particolare attenzione agli elementi non strutturali e alla loro influenza sulla continuità operativa.
-Sono stati studiati casi reali attraverso sopralluoghi e catalogazione delle criticità in strutture ospedaliere situate in diverse zone sismiche.
-La ricerca ha combinato sperimentazione su tavola vibrante e modellazione numerica per comprendere il comportamento dinamico di partizioni, impianti e tubazioni.
-È stato sviluppato un protocollo innovativo per la valutazione della capacità sismica degli elementi non strutturali, contribuendo anche a procedure europee di qualificazione.
-Il progetto ha evidenziato l’importanza della formazione e della consapevolezza del personale sanitario come componente chiave della resilienza complessiva.

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Recenti progressi nella valutazione sismica degli elementi non strutturali: progetto ENRICH

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