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Cappotto termico: errori ed orrori vs buone pratiche

Una raccolta di esempi mostra gli errori più ricorrenti nel campo dell’isolamento termico delle facciate e le soluzioni per correggerli.

Una raccolta di esempi mostra gli errori più ricorrenti nel campo dell’isolamento termico delle facciate e le soluzioni per correggerli.


 

Isolamento termico a cappotto delle facciate: Frequently Asked Questions

L’isolamento esterno delle facciate e dei pavimenti disperdenti, mediante applicazione di pannelli isolanti, è una tecnologia consolidata, che andando ad incrementare le prestazioni termiche delle componenti opache dell’involucro edilizio, abbatte alla fonte i fabbisogni energetici dei fabbricati.

I pannelli vengono posti in opera mediante incollaggio e fissaggio meccanico con tasselli, successivamente vengono rasati (con rasatura armata) e finiti ad intonaco. I materiali isolanti impiegati per la realizzazione dei pannelli sono molteplici: lana di roccia, polistirene, polistirene addizionato con grafite, polistirene idrofobizzato, poliuretano, sughero, materiali nanotecnologici, schiuma di resina fenolica, fibra di legno e altri; ciascuno di questi materiali ha delle specifiche prestazioni termoigrometriche, di isolamento acustico, di massa e di resistenza al fuoco, che ne rendono l’impiego più o meno idoneo in funzione diverse applicazioni.

Nonostante la pratica nella posa in opera dei cappotti termici sia ormai pluridecennale, esistono ancora oggi una serie di dubbi circa l’ambito di applicazione di questa tecnologia, sia dal punto di vista tecnico che dal punto di vista normativo.

Ecco alcuni aspetti che è bene tenere presente.

 

E' obbligatorio realizzare il cappotto termico quando si interviene sulla facciata? SI!

Realizzare il cappotto è obbligatorio in tutti i casi in cui si renda necessario il rifacimento di porzioni di intonaco che interessino una superficie pari o superiore al 10% della superficie disperdente lorda complessiva dell’edificio (ved. Figura 1).

Cappotto termico: errori ed orrori vs buone pratiche

Figura 1. Superficie disperdente lorda complessiva di un edificio

 

Riferimenti normativi nazionali: DM 26 giugno 2015 “Applicazione delle metodologie di calcolo delle prestazioni energetiche e definizione delle prescrizioni e dei requisiti minimi degli edifici”, “Chiarimenti in materia di efficienza energetica in edilizia” pubblicati dal MISE a ottobre 2015, agosto 2016 e dicembre 2018.

Riferimenti normativi regione Lombardia: Decreto d.u.o. 18 dicembre 2019 n. 18546 e Decreto d.u.o. 8 marzo 2017 n. 2456, contenenti le disposizioni applicative della D.G.R. Lombardia n. X/3868 del 17/07/2015.

 

E' possibile realizzare il cappotto termico impiegando materiali di marche diverse? NO!

Il cappotto è un “sistema” (External Thermal Insulation Composite System o ETICS), dotato di ETA (Valutazione Tecnica Europea) rilasciata sulla base della ETAG 004 o, a partire dal 2021, della EAD 040083-00-0404.

Ogni casa produttrice garantisce la certificazione ETA del proprio sistema cappotto solo se viene impiegato il ciclo completo di prodotti e lavorazioni da essa indicato.


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Il “cappotto termico” o ETICS: cosa c'è da sapere sulla marcatura CE del kit o dei suoi componenti


 

Il cappotto termico è sicuro dal punto di vista antincendio? SI!

La Guida tecnica sui “Requisiti di sicurezza antincendio delle facciate negli edifici civili”, allegata alla Circolare del Ministero dell'Interno n. 5043 del 15/04/2013, richiede una classe di reazione al fuoco del sistema a cappotto pari a B-s3-d0 o superiore.

I materiali correntemente impiegati per la realizzazione dei cappotti termici rispondono pienamente a tale requisito: mentre i sistemi a cappotto con pannelli isolanti in polistirene, poliuretano, resina fenolica, fibra di legno o sughero hanno una classe di reazione al fuoco compresa tra B-s2-d0 e B-s1-d0, il cappotto in lana di roccia intonacata, che ha una classe di reazione al fuoco pari ad A2-s1-d0, presenta una prestazione decisamente superiore.

Suggerimento: per migliorare la prestazione al fuoco di un cappotto in polistirene è possibile realizzare fasce isolanti “tagliafuoco” in lana minerale in corrispondenza dei solai interpiano e dei voltini di finestre e portefinestre, nonché in corrispondenza delle pareti interne con funzione di compartimentazione antincendio.

Si ricorda che il 07/07/2022 è entrato in vigore il D.M. 30/03/2022, con il quale è stata introdotta la RTV 13 “Chiusure d'ambito degli edifici civili”, cogente per gli edifici civili progettati applicando il Codice di Prevenzione Incendi. In funzione delle caratteristiche dei fabbricati, la nuova Regola Tecnica Verticale impone requisiti differenti - e tal volta più stringenti - rispetto a quelli previsti dalla Guida tecnica del 2013.


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Nuova RTV sulle chiusure d’ambito: le regole antincendio per l'involucro degli edifici civili


 

La posa del cappotto termico deve avvenire secondo standard specifici? SI!

La posa del sistema cappotto deve avvenire secondo le istruzioni del produttore del sistema.

Nel rapporto tecnico UNI/TR 11715 “Isolanti termici per l'edilizia - Progettazione e messa in opera dei sistemi isolanti termici per l'esterno (ETICS)”, vengono definite le condizioni generali di utilizzo e le modalità di posa in opera dei rivestimenti termoisolanti di tipo a cappotto o ETICS, realizzati su superfici verticali o sub-orizzontali (cioè orizzontali o inclinate rivolte verso il basso) in edifici nuovi o esistenti.

 

Il cappotto termico deve garantire prestazioni specifiche? SI!

In funzione della tipologia di intervento (nuova costruzione, demolizione e ricostruzione, ampliamento, sopraelevazione, ristrutturazione importante di primo o secondo livello, riqualificazione energetica), la prestazione complessiva della parete dotata di cappotto termico esterno deve rispettare i valori di: trasmittanza termica (U) e/o coefficiente medio globale di scambio termico per trasmissione per unità di superficie disperdente (H’T), previsti dal DM 26 giugno 2015 “Applicazione delle metodologie di calcolo delle prestazioni energetiche e definizione delle prescrizioni e dei requisiti minimi degli edifici”.

La trasmittanza termica (U), misurata in W/m2K, rappresenta il calore disperso attraverso ogni metro quadrato di parete, pavimento o copertura per ogni grado di differenza tra la temperatura interna e la temperatura esterna. La verifica della trasmittanza va condotta per tutte le strutture della stessa tipologia (strutture opache verticali; strutture opache orizzontali o inclinate di copertura, strutture opache orizzontali di pavimento), indipendentemente dall’orientamento, dallo spessore e dalla stratigrafia delle diverse porzioni.

Il valore di trasmittanza termica massima imposto dalla normativa si riferisce alla prestazione termica della struttura opaca comprensiva dei ponti termici, per tanto tiene conto non solo delle caratteristiche costruttive della struttura opaca, ma anche dell'effetto di variazione della dispersione di calore che si verifica in corrispondenza di travi, pilastri, balconi, finestre, spigoli ed altri elementi di discontinuità della facciata.

Il coefficiente medio globale di scambio termico per trasmissione per unità di superficie disperdente (H’T), misurato in W/m2K, rappresenta la trasmittanza termica media di tutti i componenti opachi e trasparenti delle strutture verticali, orizzontali o inclinate dell’involucro edilizio. La verifica di rispondenza dei valori del parametro ai limiti imposti dalla normativa va effettuata per tutta la superficie di uguale orientamento interessata, completamente o per una porzione, dai lavori.

I valori limite di entrambi i parametri sono diversificati per zona climatica (ved. Figura 2): risultano più permissivi nelle zone A e B e si fanno via via più stringenti sino ad arrivare alla zona climatica F.

Zone climatiche italiane

Figura 2. Zone climatiche italiane

La normativa impone inoltre la verifica delle prestazioni igrometriche delle strutture opache dell’involucro edilizio che delimitano il volume climatizzato verso l’esterno, sia in corrispondenza della sezione corrente degli elementi dell’involucro opaco che in corrispondenza dei ponti termici. La verifica, effettuata in conformità alla norma UNI EN ISO 13788, è volta a valutare:

  • l’assenza di rischio di formazione di condensa superficiale e muffe in corrispondenza delle sezioni correnti degli elementi edilizi e dei ponti termici,
  • l’assenza di condensazioni interstiziali.

Pertanto, la parete dotata di cappotto termico dovrà essere sottoposta anche a tali verifiche.

Riferimenti normativi nazionali: DM 26 giugno 2015 “Applicazione delle metodologie di calcolo delle prestazioni energetiche e definizione delle prescrizioni e dei requisiti minimi degli edifici”, “Chiarimenti in materia di efficienza energetica in edilizia” pubblicati dal MISE a ottobre 2015, agosto 2016 e dicembre 2018.

Riferimenti normativi regione Lombardia: D.G.R. Lombardia X/3868 del 17/07/2015, Decreto d.u.o. 8 marzo 2017 n. 2456 e Decreto d.u.o. 18 dicembre 2019 n. 18546.

 

Il cappotto termico migliora le prestazioni acustiche della facciata? DIPENDE!

Il cappotto termico è un elemento di massa molto contenuta posto sul lato esterno dell’involucro edilizio, pertanto, in linea generale, ha una influenza modesta sulle caratteristiche acustiche della facciata. Tale influenza però può risultare positiva o negativa, rispetto alle prestazioni acustiche della facciata preesistente, in funzione: della tipologia di isolante impiegato, della rigidità dinamica dell’isolante, della presenza di ancoranti meccanici, della percentuale di incollaggio dei pannelli isolanti, della massa superficiale del cappotto termico finito e della massa superficiale della parete preesistente. In linea generale, è possibile affermare che: più è rigido il materiale dei pannelli isolanti, peggiore sarà la sua influenza sulla prestazione acustica della facciata.

Il contributo dei cappotti esterni rispetto alla prestazione acustica della facciata viene valutato in accordo con la metodologia indicata dalle norme UNI EN ISO 12354 – 1 e UNI 11175 – 1.

 

Isolamento termico a cappotto delle facciate: i 5 errori da evitare

Quali e quanti errori si possono commettere nella progettazione e/o nella posa in opera del cappotto termico?

I possibili errori sono virtualmente infiniti. Sebbene l’isolamento termico esterno delle facciate rappresenti una tecnologia relativamente semplice e consolidata, non per questo la progettazione e l’esecuzione degli interventi possono essere sottovalutate!

Ecco il pentalogo degli errori più comuni e più critici che possono inficiare la prestazione del cappotto termico e la buona riuscita dell’intervento di isolamento esterno della facciata.

 

Errore n. 1: non coibentare tutti i piani riscaldati

L'intervento di isolamento termico a cappotto deve riguardare l'intera superficie delle facciate, tutti i piani riscaldati devono essere isolati. Lasciare delle porzioni di involucro disperdente prive di isolamento, per esempio il pian terreno a destinazione commerciale di un fabbricato residenziale (ved. Figura 3), ha l’effetto di generare un pericoloso ponte termico su tutto il perimetro del fabbricato, all’interfaccia tra la porzione di parete coibentata e la porzione di parete non coibentata, con conseguente rischio di formazione di condense e muffe.

 

Errore n. 1 cappotto termico: non coibentare tutti i piani riscaldati

Figura 3. Errore n. 1: non coibentare tutti i piani riscaldati

 

Errore n. 2: utilizzare pannelli isolanti di spessore insufficiente

Errore n. 2 cappotto termico: utilizzare pannelli isolanti di spessore insufficiente

Figura 4. Errore n. 2: utilizzare pannelli isolanti di spessore insufficiente


Note le caratteristiche della zona climatica e le caratteristiche costruttive del fabbricato, è possibile valutare, in funzione della tipologia di materiale isolante, quali siano gli spessori minimi dei pannelli atti a garantire i livelli di prestazione termica richiesti dalla normativa vigente. Impiegare pannelli di spessore insufficiente (ved. Figura 4) significa inficiare l’intero intervento, senza per altro conseguire alcun significativo risparmio economico, in quanto, a fronte di un risparmio minimo sul materiale isolante, è comunque necessario sostenere di tutti i costi più rilevanti (cantierizzazione, montaggio, utilizzo e smontaggio del ponteggio, impiego di intonaci, malte, profili e pezzi speciali da cappotto, manodopera). Eventuali difficoltà di posa in opera associate allo spessore dei pannelli isolanti non devono pertanto essere risolte riducendo lo spessore dei pannelli, ma adottando caso per caso soluzioni tecniche idonee al contesto.

 

Errore n. 3: installare davanzali e soglie non coibentati

Errore n. 3 cappotto termico: installare davanzali e soglie non coibentati

Figura 5. Errore n. 3: installare davanzali e soglie non coibentati

Installare davanzali e soglie non coibentati sul cappotto termico (ved. Figura 5) significa creare una discontinuità nell’isolamento della facciata in corrispondenza di ogni serramento. Al fine di evitare la formazione di ponti termici all’interfaccia tra parete e serramento, con conseguente rischio di formazione di condense e muffe, i vecchi davanzali e le vecchie soglie di finestre e portefinestre devono essere sostituiti con davanzali e soglie coibentati.

Esempio di davanzale coibentato/ soglia coibentata per interventi su edifici esistenti

Figura 6. Esempio di davanzale coibentato/ soglia coibentata per interventi su edifici esistenti

È possibile optare per prodotti preassemblati o per soluzioni realizzate in cantiere, che consentono di mantenere i materiali di finitura preesistenti (ved. Figura 6).

 

L'ARTICOLO CONTINUA CON ALTRI ERRORI E CON LA DESCRIZIONE DELLLE BUONE PRATICHE

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Si ringrazia lo Studio Ing. Pascale per la gentile collaborazione

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