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Competenze certificate: la “carta d’identità” delle professioni non regolamentate in edilizia

Patentino o certificazione delle persone? Nell’edilizia la differenza incide su appalti, qualità e reputazione. Tra direttive europee, CAM, UNI e Accredia, il mercato chiede competenze misurabili e trasparenti. E mentre proliferano badge aziendali e attestati associativi, la vera carta d’identità resta la certificazione accreditata ISO 17024, garantita da organismi terzi, sorvegliata annualmente, premiata nei bandi pubblici.

Nel mondo dell’edilizia, distinguere tra “patentino” e vera certificazione è oggi fondamentale. Mentre il patentino è un’abilitazione pubblica per attività specifiche, la certificazione delle competenze UNI/ACCREDIA rappresenta un riconoscimento volontario, rilasciato da organismi terzi accreditati secondo la norma ISO/IEC 17024. È l’unico strumento oggettivo per qualificare le professioni non regolamentate previste dalla Legge 4/2013 e valorizzato nei CAM Edilizia, dove può portare fino a 6 punti aggiuntivi negli appalti pubblici. L’articolo illustra il quadro normativo di riferimento, i vantaggi concreti per imprese e committenti, e i profili professionali certificabili con norma UNI. Viene inoltre chiarita la differenza tra certificazioni accreditate e attestati interni rilasciati da associazioni, aziende o marchi privati, spesso impropriamente definiti “certificazioni”. La conclusione è chiara: servono criteri trasparenti e un linguaggio corretto per valorizzare davvero le competenze, distinguendo tra titoli validi e semplici bollini autoreferenziali.
Sintesi dell'articolo scritto dall'intelligenza artificiale


Patentino, Certificazione delle Competenze o Certificazione delle Persone

Il mercato dell'edilizia, e ogni settore che lo compone, cerca da sempre soluzioni per poter valorizzare la competenza e la specializzazione di chi opera all'interno di esso. In tal senso negli ultimi anni si è molto parlato di "patentino" e "Certificazione delle Competenze" o, "Certificazione delle Persone".

Va detto che il termine patentino non è corretto. Il patentino è un’abilitazione rilasciata da un’autorità pubblica per attività tassativamente previste – si pensi alla conduzione di generatori di vapore o al patentino F‑Gas. E neppure "Certificazione delle Competenze" è del tutto appropriato.

E' più corretto parlare di certificazione delle persone.

La certificazione UNI/ACCREDIA, che nasce in ambito volontario, è il riconoscimento di competenze rilasciato da un organismo terzo conforme alla norma internazionale ISO/IEC 17024:2012.

Si tratta di una soluzione che importante nel panorama professionale italiano, diviso fra professioni regolamentate – ingegneri, architetti, medici, governate dal D.P.R. 137/2012 – e professioni non regolamentate, il cui perimetro è fissato dalla Legge 4/2013.

Per queste ultime, la certificazione rappresenta l’unico strumento oggettivo per rendere visibili le competenze al mercato.

   

Normativa europea e nazionale

La cornice arriva da Bruxelles con la Direttiva 2006/123/CE sui servizi, che invita gli Stati membri a promuovere schemi di attestazione di qualità gestiti da enti indipendenti. 

Dodici anni dopo, la Direttiva (UE) 2018/958 impone un “test di proporzionalità” prima di creare nuovi albi, spingendo verso modelli aperti e comparabili di qualificazione professionale.

Sulla scia europea, la Legge 4/2013 rimanda alle norme tecniche UNI per definire conoscenze, abilità e responsabilità dei professionisti non iscritti ad albi.

Gli organismi che rilasciano i certificati devono essere accreditati da ACCREDIA in base alla ISO/IEC 17024: imparzialità, esami teorico‑pratici, sorveglianza annuale e rinnovo triennale. Il risultato? Oltre 445 000 certificati attivi nel 2024, con un trend in crescita costante (dati ACCREDIA).

   

La valorizzazione nei CAM Edilizia

Il salto di qualità si compie con il D.M. 23 giugno 2022 n. 256 – i Criteri Ambientali Minimi per l’edilizia. Il paragrafo 3.2.6 “Capacità tecnica dei posatori”  attribuisce punteggi premiali negli appalti pubblici alle imprese che schierano figure certificate secondo la relativa norma UNI da organismi accreditati.

Il nuovo Codice dei contratti pubblici (D.Lgs. 31 marzo 2023 n. 36) rende i CAM obbligatori sopra soglia UE, trasformando la certificazione da “plus” a fattore strategico di aggiudicazione.

Il modello si traduce in norme verticali che descrivono le competenze richieste per ottenere le certificazione delle persone.

Qualche esempio emblematico:

Figura professionale Norma UNI Focus competenze
Posatore di serramenti UNI 11673‑2:2019 Tre livelli (EQF 2‑4): dalla posa base al coordinamento squadre
Installatore di sistemi ETICS (cappotti) UNI 11716:2018 Posa di sistemi a isolamento termico a cappotto
Posatore di parquet UNI 11556:2014 Cinque livelli, dal junior al supervisore
Posatore di pavimentazioni in resina UNI 11835:2021 Qualifica per applicatori di sistemi resinosi industriali e decorativi
Posatore di piastrellature ceramiche UNI 11493‑2:2016 Requisiti per posa a pavimento e parete, interni/esterni
Posatore di Sistemi Impermeabili Bituminosi e Sintetici UNI 11333-1-2-3:2010 Posa di membrane flessibili per impermeabilizzazione - Formazione e qualificazione degli addetti

Per tutte, l’iter è identico: norma UNI → esame presso organismo accreditato → mantenimento tramite formazione continua e controlli annuali.

   

I vantaggi delle certificazioni UNI/ACCREDIA

La certificazione UNI/ACCREDIA:

  1. Premia negli appalti – fino a 4‑6 punti su 100 nei bandi che applicano i CAM, spesso decisivi.
  2. Riduce il rischio per il committente – l’organismo terzo può sospendere o revocare il certificato in caso di inadempienze.
  3. Forza l’aggiornamento professionale – la sorveglianza annuale evita obsolescenze tecniche.
  4. Parla un linguaggio europeo – lo schema ISO/IEC 17024 è riconosciuto in tutto il SEE, agevolando la mobilità del lavoro.

 

PER APPROFONDIRE

Patentino per applicatori di resine: “Con la UNI 11835 tuteliamo mercato e professionalità”
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Certificati e attestati "fatti in casa" – quando manca l’accreditamento ACCREDIA

Nel mercato circolano due grandi tipologie di titoli che, pur essendo spesso definiti (impropriamente) “certificazioni”, non passano attraverso un organismo accreditato ISO 17024.

1. Attestato associativo ex Legge 4/2013
Rilasciato dalle sole associazioni professionali iscritte nell’elenco pubblico tenuto dal MIMIT, questo attestato nasce da un’autodichiarazione di “seconda parte”: l’associazione garantisce – sotto la propria responsabilità – che il socio segue formazione continua, rispetta un codice etico e supera verifiche interne.

Non esiste però alcuna sorveglianza esterna paragonabile a quella esercitata da ACCREDIA sugli organismi di certificazione di terza parte.

Di conseguenza l’attestato:

  • ha valore esclusivamente all’interno dell’associazione stessa;
  • non attribuisce punteggi nei CAM Edilizia né costituisce requisito nei bandi pubblici;
  • non dovrebbe essere presentato come “certificazione”, pena il rischio di incorrere in pratiche commerciali scorrette.

2. Certificati privati, marchi aziendali e attestati di enti non professionali
Produttori di materiali o software, enti di formazione privati, associazioni tecniche non iscritte al MIMIT e varie reti commerciali offrono titoli che attestano, per esempio, la frequenza di un corso o l’uso corretto di un prodotto.

Anche in questo caso si tratta di valutazioni interne, senza terza parte indipendente. Tali badge - questo è il termine più corretto - possono essere utili per il marketing del marchio, ma restano irrilevanti per CAM, incentivi o capitolati pubblici.

Qualora vengano presentati come “certificazioni” o “patentini”, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato potrebbe qualificarli come pratiche ingannevoli (artt. 20‑22 del Codice del Consumo).

Certificati, attestati associativi e badge aziendali sono perfettamente leciti, purché restino ciò che sono: dichiarazioni interne che non sostituiscono la certificazione accreditata. Chiamarli “certificazioni” rischia di creare aspettative sbagliate e alimenta confusione tra professionisti, committenti e stazioni appaltanti. Finché non superano il vaglio di un organismo accreditato da ACCREDIA, il loro valore resta limitato e non spendibile nei contesti regolati dai CAM o dalle norme UNI.

Conclusioni – La bussola per orientarsi fra titoli, bollini e vere certificazioni

In un mercato dell’edilizia che corre verso appalti “green”, digitalizzazione e nuovi profili professionali, la certificazione accreditata UNI/ACCREDIA è il vero strumento capace di trasformare le competenze in un vantaggio competitivo misurabile – e riconosciuto dalle stazioni appaltanti.

Il suo valore si fonda su tre pilastri: terzietà dell’organismonorma tecnica condivisa e sorveglianza continua.

Tutto il resto – attestati associativi, badge aziendali, patentini “fai‑da‑te” – può avere dignità di auto‐qualificazione, ma non offre le stesse garanzie né produce effetti nei CAM o nei capitolati.

Il messaggio, dunque, è duplice:

  • Ai professionisti: investire nella certificazione accreditata significa dotarsi di una carta d’identità spendibile in ambito nazionale ed europeo, ridurre i rischi di esclusione dalle gare e assicurarsi un percorso di aggiornamento permanente.
  • A committenti e pubbliche amministrazioni: chiedere (e premiare) titoli conformi alla ISO 17024 è la via più semplice per distinguere tra competenze dimostrate e semplici dichiarazioni di parte, tutelando qualità e sicurezza degli interventi.

Evitare l’abuso del termine “certificazione” e adottare un lessico trasparente – attestato associativo, badge aziendale, diploma interno – non è questione di forma, ma di chiarezza del mercato. Solo così il sistema potrà valorizzare davvero i professionisti preparati e isolare i bollini senza sostanza.

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