Dall’ispezione alla diagnosi: come cambiano le Linee Guida per la manutenzione dei ponti esistenti
L’articolo propone un’evoluzione delle ispezioni dei ponti, passando dalla semplice attribuzione della classe di attenzione a una vera diagnosi dei difetti, basata sulle cause dei fenomeni di degrado. L’integrazione tra ricerca e pratica consente di orientare in modo più efficace manutenzione e interventi.
La gestione dei ponti esistenti richiede oggi strumenti sempre più raffinati, capaci di trasformare l’ispezione visiva in una reale valutazione tecnica del degrado. A partire dalla relazione di Maria Rosaria Pecce, emerge la necessità di rafforzare il legame tra ricerca e pratica operativa, rivedendo schede difettologiche e criteri di classificazione. L’obiettivo è superare una lettura puramente descrittiva dei difetti per arrivare a una diagnostica che supporti decisioni di manutenzione più mirate, tempestive ed efficaci.
Dalla ricerca all’ispezione: un percorso che deve restare unito
La relazione di Maria Rosaria Pecce effettuata nel corso del "Convegno Nazionale di fine progetto sulla “Sperimentazione delle Linee Guida per i ponti esistenti” di ReLUIS mette al centro un tema cruciale per la gestione delle infrastrutture esistenti: la necessità di mantenere un legame continuo e bidirezionale tra attività di ricerca e applicazione operativa. L’esperienza maturata nei gruppi di lavoro del WP4, dedicati a durabilità, acciaio, calcestruzzo armato e precompresso, appoggi e altri elementi strutturali, dimostra come la ricerca non possa restare confinata all’ambito accademico, ma debba tradursi in strumenti concreti per chi opera quotidianamente sulle opere esistenti.
Il lavoro coordinato tra ricercatori e tecnici ha portato a una revisione critica delle schede tecniche utilizzate nelle ispezioni di livello 1, non per modificare l’impianto metodologico generale delle Linee Guida, ma per rafforzarne la base tecnica e diagnostica. Il metodo attuale, fondamentale per l’introduzione di un sistema omogeneo di classificazione del rischio, è stato pensato principalmente per individuare una classe di attenzione finalizzata alla sicurezza strutturale. Tuttavia, l’esperienza sul campo mostra come questo approccio possa essere ulteriormente ottimizzato per supportare in modo più efficace le decisioni di manutenzione, rendendo possibile non solo un’azione correttiva, quando il degrado è ormai avanzato, ma anche una manutenzione predittiva, capace di intercettare i fenomeni nelle loro fasi iniziali.
Dalla constatazione alla diagnosi del difetto
Uno dei punti chiave della proposta riguarda il superamento di una lettura puramente descrittiva dei difetti. Oggi il percorso decisionale è fortemente governato dalla classe di attenzione complessiva: a una classe elevata seguono automaticamente verifiche di livello superiore, ma spesso si perde traccia delle cause che hanno condotto a quella classificazione. In termini diagnostici, questo equivale a limitarsi a osservare un sintomo senza indagarne l’origine.
L’idea è invece quella di mantenere una classe di attenzione globale, utile per una visione d’insieme, affiancandole però classi di attenzione specifiche per i diversi fenomeni, come quelli strutturali, fondazionali o idraulici. In questo modo, le azioni successive possono essere mirate e proporzionate alla causa reale del problema. Un difetto di natura idraulica, ad esempio, non richiede necessariamente una ripetizione ravvicinata di ispezioni strutturali, ma interventi mirati sul contesto che genera il rischio.
Per rendere possibile questo cambio di paradigma è necessario rivedere in profondità le schede difettologiche, orientandole maggiormente alla diagnostica. Molti fenomeni oggi vengono frammentati in una serie di difetti distinti che, in realtà, rappresentano diverse manifestazioni dello stesso processo degradativo. Il caso della corrosione delle armature è emblematico: fessurazioni, distacco del copriferro e armature a vista sono spesso registrati come difetti separati, mentre sono fasi successive di un unico meccanismo. Ricondurre questi segnali a una causa comune consente di leggere l’evoluzione del fenomeno e di valutarne correttamente intensità e gravità.
La lettura strutturale dei segni di degrado
Un altro aspetto centrale riguarda l’interpretazione delle fessure e, più in generale, dei segni visibili di degrado. Fessure apparentemente simili possono avere origini completamente diverse e implicazioni strutturali opposte. Una fessura da ritiro, una fessura da sovraccarico o una fessura indotta dalla corrosione non hanno lo stesso significato, né richiedono le stesse azioni. Distinguere questi casi non è semplice, ma è possibile attraverso una lettura più consapevole della posizione, dell’orientamento e del contesto strutturale in cui il difetto si manifesta.
Nel calcestruzzo armato e nel precompresso, la relazione tra fessura e armatura è fondamentale. Una fessura parallela all’armatura principale può indicare un fenomeno iniziale e meno critico, mentre una fessura ortogonale all’armatura in trazione è spesso il segnale di un problema strutturale serio. Allo stesso modo, nel precompresso, la presenza di fessure che seguono l’andamento curvilineo dei cavi può essere indicativa di corrosione, distinguibile dalle fessure da taglio anche solo osservandone l’inclinazione.
La revisione delle schede mira quindi a far sì che l’intensità del difetto derivi dal sintomo osservabile, senza pretendere stime visive irrealistiche, come la quantificazione “a occhio” della perdita di sezione delle armature. Il sintomo diventa l’indicatore dello stadio evolutivo del fenomeno, rendendo la valutazione più robusta e coerente.
Conoscenza storica e digitalizzazione: una risorsa strategica
Accanto al tema delle ispezioni, la relazione evidenzia un ulteriore ambito di grande rilevanza: il recupero della conoscenza storica sulle opere esistenti. La mancanza di progetti originali e di dati sui materiali è una condizione frequente, soprattutto per le infrastrutture realizzate tra gli anni Sessanta e Settanta. In questo contesto, il recupero degli archivi storici diventa una risorsa strategica.
Presso l’Università Federico II di Napoli è stato avviato un lavoro sistematico di digitalizzazione e interpretazione di migliaia di fascicoli di prove sui materiali, provenienti da decenni di attività sperimentale. Non si tratta di una semplice scansione, ma di una vera e propria dematerializzazione intelligente, capace di rendere i dati leggibili, interrogabili e utilizzabili per analisi statistiche e correlazioni con le prove in sito.
La sfida è anche tecnologica: i documenti storici presentano formati eterogenei, testi dattiloscritti, tabelle complesse e qualità di stampa spesso scadente. Per questo motivo sono state sviluppate metodologie automatiche specifiche, in grado di riconoscere e interpretare correttamente i contenuti numerici, superando i limiti dei tradizionali sistemi OCR. I primi risultati mostrano distribuzioni di resistenze e proprietà meccaniche che costituiscono un patrimonio informativo di enorme valore per la valutazione della sicurezza e per la calibrazione dei coefficienti applicati alle opere esistenti.
Verso un sistema di ispezione più efficace
Il messaggio complessivo della relazione è chiaro: investire risorse nelle ispezioni ha senso solo se i dati raccolti vengono utilizzati in modo realmente informativo. Migliorare le schede, renderle più diagnostiche e integrarle con un solido patrimonio di conoscenze storiche significa aumentare l’efficacia dell’intero sistema di gestione delle infrastrutture. La semplificazione operativa non deve tradursi in perdita di significato tecnico, ma in una maggiore capacità di lettura e interpretazione dei fenomeni.
In questa prospettiva, la convergenza spontanea dei diversi gruppi di lavoro verso soluzioni analoghe rappresenta un segnale forte: la direzione intrapresa è condivisa e risponde a un’esigenza reale del settore. Ricerca, ispezione e manutenzione non sono fasi separate, ma parti di un unico processo che deve restare coerente, continuo e orientato alla comprensione profonda del comportamento delle opere esistenti.
DI SEGUITO LA REGISTRAZIONE INTEGRALE DELL'INTERVENTO DI MARIA ROSARIA PECCE.
IN SINTESI
-Rafforzare il collegamento tra attività di ricerca e applicazione pratica nelle ispezioni dei ponti
-Superare la sola classe di attenzione globale, introducendo una lettura delle cause dei fenomeni di degrado
-Rivedere le schede difettologiche per passare dalla constatazione visiva alla diagnosi tecnica
-Migliorare l’interpretazione di fessure e corrosione nel calcestruzzo armato e precompresso
-Valorizzare il recupero e la digitalizzazione degli archivi storici come supporto alla conoscenza delle opere esistenti
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