Elementi non strutturali e normativa sismica: verso una maggiore coerenza tra progetto, produzione e controllo
Le NTC 2018 introducono una distinzione tra elementi non strutturali costruiti e assemblati in cantiere, ma lasciano aperte criticità nella verifica della coerenza tra domanda e capacità.
Il comportamento sismico degli elementi non strutturali rappresenta oggi uno dei nodi più rilevanti nella progettazione edilizia contemporanea. Le Norme Tecniche per le Costruzioni 2018 hanno introdotto innovazioni significative, ma permangono alcune criticità applicative e lacune nei processi di controllo. Il contributo di Antonio Occhiuzzi, sviluppato nell’ambito del Work Package 17, propone una lettura sistematica di questi aspetti, evidenziando possibili miglioramenti senza alterare l’impianto normativo esistente. Dalla valutazione della domanda sismica alla qualificazione dei prodotti, emerge un quadro in evoluzione che coinvolge anche la normativa europea. L’obiettivo è rafforzare coerenza, responsabilità e uniformità nei diversi passaggi del processo edilizio.
Il tema degli elementi non strutturali sta assumendo un ruolo sempre più centrale nel dibattito tecnico e normativo, soprattutto alla luce delle recenti evoluzioni delle Norme Tecniche per le Costruzioni e delle attività di ricerca sviluppate a livello nazionale ed europeo. Il contributo presentato da Antonio Occhiuzzi, nell’ambito del Work Package 17, offre l’occasione per una riflessione approfondita su un ambito che, pur non incidendo direttamente sulla stabilità globale dell’opera, risulta determinante in termini di sicurezza, funzionalità e danno economico in caso di evento sismico.
L’approccio adottato dal gruppo di ricerca si distingue per una scelta metodologica precisa: non stravolgere l’impianto normativo vigente, ma intervenire con modifiche puntuali, capaci di colmare lacune e chiarire aspetti ancora ambigui. Una logica di “rifinitura” normativa che mira a rendere più efficace un sistema già complessivamente coerente, evitando di introdurre complessità inutili per i professionisti del settore.
La doppia anima normativa delle NTC 2018
Uno degli elementi più innovativi introdotti dalle NTC 2018 riguarda la distinzione tra elementi non strutturali costruiti in cantiere ed elementi assemblati in cantiere. Si tratta di una differenziazione concettuale rilevante, che riflette la crescente industrializzazione del settore edilizio e la diffusione di componenti prefabbricati.
Nel primo caso, quello degli elementi realizzati direttamente in opera, la responsabilità della verifica ricade integralmente sul progettista strutturale, chiamato a valutare sia la domanda sismica sia la capacità dell’elemento. Il direttore dei lavori ha invece un ruolo limitato al controllo della corretta esecuzione. Questo schema, pur lineare, presenta già alcune criticità, soprattutto in relazione agli strumenti disponibili per la valutazione della domanda.
Nel secondo caso, quello degli elementi assemblati in cantiere, il quadro si complica: la domanda è definita dal progettista, mentre la capacità è demandata al produttore o all’installatore. Una suddivisione che appare logica in un contesto industrializzato, ma che introduce un problema sostanziale: manca una figura o un processo che garantisca la coerenza tra domanda e capacità. In altre parole, il sistema non prevede un controllo esplicito sul “match” tra le due grandezze, generando una potenziale zona grigia nelle responsabilità e nella sicurezza complessiva.
ReLUIS e Dipartimento della Protezione Civile: un contributo scientifico per l’evoluzione delle Norme Tecniche per le Costruzioni
Il volume “Contributi ReLUIS per una revisione della normativa tecnica italiana” offre proposte prenormative e applicative sui principali temi dell’ingegneria sismica e della sicurezza strutturale.
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Modelli semplificati e possibili estensioni applicative
Un altro tema centrale riguarda la valutazione della domanda sismica sugli elementi non strutturali. La circolare applicativa delle NTC propone una formulazione semplificata per la stima delle accelerazioni di piano, attualmente limitata alle strutture intelaiate.
Le analisi sviluppate nell’ambito del Work Package 17 mostrano però come tale formulazione risulti efficace anche per tipologie strutturali diverse, come gli edifici a pareti in calcestruzzo armato. I risultati, confrontati con analisi numeriche e dati sperimentali, evidenziano una buona accuratezza e, soprattutto, un carattere conservativo della stima.
Questa evidenza apre la strada a una possibile estensione dell’ambito di applicazione della formulazione semplificata, che potrebbe essere utilizzata in modo più generale senza compromettere la sicurezza. Si tratterebbe di un intervento normativo minimo, ma con un impatto significativo in termini di semplificazione operativa per i progettisti.
La qualificazione dei prodotti e il ruolo della normativa europea
Se sul fronte degli elementi costruiti in opera le criticità riguardano principalmente la definizione della domanda, nel caso degli elementi assemblati emerge con forza il tema della valutazione della capacità. Le NTC, infatti, non forniscono indicazioni operative su come i produttori debbano determinare le prestazioni sismiche dei propri componenti, lasciando spazio a metodologie eterogenee e difficilmente confrontabili.
È proprio in questo contesto che si inserisce il contributo più significativo delle attività di ricerca: lo sviluppo di linee guida europee per la qualificazione dei prodotti, con particolare riferimento alle facciate ventilate. La revisione di tali documenti ha introdotto nuove caratteristiche essenziali legate al comportamento sismico, tra cui la definizione del periodo fondamentale di vibrazione, la resistenza alle azioni fuori piano e nel piano, nonché specifici stati limite di danno.
L’aspetto più rilevante è però l’introduzione di un approccio omogeneo alla valutazione della capacità sismica, che consente di superare la frammentazione attuale. In questo processo, il contributo italiano è stato determinante, anche grazie all’integrazione della formulazione semplificata già presente nella normativa nazionale all’interno del quadro europeo.
Di fatto, si sta delineando un percorso evolutivo in cui la normativa di prodotto assorbe e sistematizza i contenuti della normativa tecnica, creando un sistema più coerente e integrato. Le facciate rappresentano il primo esempio concreto di questa transizione, ma è prevedibile che lo stesso approccio venga progressivamente esteso ad altre categorie di elementi non strutturali.
Verso un sistema più integrato e consapevole
L’analisi proposta mette in luce un passaggio fondamentale per il settore delle costruzioni: il superamento di una visione frammentata degli elementi non strutturali a favore di un approccio sistemico, in cui progettazione, produzione e controllo dialogano in modo più efficace.
Le proposte emerse non puntano a rivoluzionare il quadro normativo, ma a rafforzarne la coerenza interna, colmando lacune e favorendo l’adozione di strumenti condivisi. In questo senso, il lavoro svolto rappresenta un esempio virtuoso di come la ricerca possa incidere concretamente sull’evoluzione delle norme, contribuendo a migliorare la sicurezza e la qualità del costruito.
La sfida futura sarà quella di consolidare questo percorso, estendendo i principi sviluppati anche ad altri ambiti e garantendo un sempre maggiore allineamento tra normativa nazionale ed europea. Un obiettivo ambizioso, ma ormai imprescindibile in un settore sempre più orientato all’innovazione e all’integrazione dei processi.
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