Giacomo Calzoni: “Il PNRR sostiene il settore, ma senza pianificazione post-2026 rischiamo un blocco dei cantieri”
L’Istat ha registrato a luglio 2025 una crescita della produzione nelle costruzioni dello 0,7% sul mese precedente e del 5,2% su base annua, ai livelli più alti dal 2008. Un andamento positivo che si inserisce in un quadro di transizione, tra la fine dei bonus straordinari e l’attuazione del Pnrr.
Intervista a Giacomo Calzoni, Calzoni costruzioni Spa – Presidente di ANCE Perugia e Consigliere AIS (Associazione Italiana per la Sostenibilità delle infrastrutture)
La crescita del comparto costruzioni, registrata dall’Istat nel luglio 2025 (+5,2% su base annua), conferma un settore ancora dinamico ma in transizione: alla spinta del PNRR si contrappone il rallentamento dell’edilizia privata dopo la fine dei bonus.
Ne parla l'Ing.Giacomo Calzoni, Presidente di ANCE Perugia e Consigliere AIS – Associazione Italiana per la Sostenibilità delle Infrastrutture, in un’intervista che fotografa luci e ombre di un comparto strategico per l’economia italiana.

Andrea Dari
I dati Istat trovano riscontro anche nel vostro settore specifico?
Giacomo Calzoni:
Si, registro un andamento in leggera crescita del settore delle costruzioni. In questa fase specifica la produzione del PNRR sta controbilanciando la contrazione del mercato dell’edilizia privata caratterizzato dalla fine dei bonus edilizi. La rilevazione trova conferma anche nel fatto che al momento risulta ancora difficile reperire manodopera specializzata, segno che l’occupazione nel settore è ai massimi, anche se i dati delle casse edili locali parlano di una lieve flessione della massa salari negli ultimi mesi.
Andrea Dari
Come stanno andando i margini delle imprese dopo il calo dei prezzi delle materie prime ma con il costo del lavoro ancora elevato?
Giacomo Calzoni:
Dopo un periodo in cui i bonus edilizi avevano garantito margini abbastanza elevati, il valore delle materie prime è ulteriormente aumentato a causa dei conflitti internazionali e dal caro energia, influenzando anche altri segmenti di lavoro nell’ambito delle costruzioni. Quello che attualmente si sta verificando è una diminuzione, seppure modesta, dei prezzi delle materie prime legate alle ristrutturazioni edilizie, segmento che comunque risulta da mesi in crisi in città e territori meno attrattivi. In Umbria la realizzazione di nuove residenze è quasi del tutto ferma, così come l’efficientamento di quelle esistenti. Addirittura anche la ricostruzione Post Sisma 2016 ha subito un rallentamento.
Sul fronte del costo del lavoro, la grande quantità di appalti dal 2022 in poi, a causa di scadenze sempre più tirate (prima con i bonus edilizi, poi con l’attuazione del PNRR) ha generato una iper-richiesta di personale specializzato che però non ha avuto un’adeguata risposta dal mercato, con la conseguenza che le imprese hanno cominciato ad assumere anche personale non formato. A ciò va aggiunto che l’attuale congiuntura ha favorito accordi contrattuali che hanno comportato aumenti salariali crescenti. Infine sul fronte dei lavori pubblici mi pare che attualmente vengano banditi pochi nuovi appalti e si stiano registrando incrementi dei ribassi medi di gara presentati dalle imprese che per far fronte all’enorme mole di lavoro in corso di esecuzione, devono obbligatoriamente acquisire nuove commesse, seppur con margini più bassi o nulli.
Andrea Dari
Quali effetti state riscontrando dalla fine dei bonus edilizi e quali pensate potranno avere sul settore nel futuro, tenendo conto dell'attuazione del Pnrr?
Giacomo Calzoni:
Stiamo assistendo a una netta divisione del mercato. Da un lato, chi si occupa di edilizia privata sta affrontando una crisi differenziata in base all’interesse del mercato: nelle grandi città dove ci sono realtà industriali forti o comunque una prospettiva di vita lavorativa per i cittadini, persiste un interesse a realizzare nuove costruzioni e a rigenerare quelle esistenti anche con costi più alti; Nelle altre realtà, soprattutto nelle città più piccole, nei borghi e nelle aree interne, dove l’offerta di immobili non utilizzati supera la domanda, l’edilizia è al palo.
Dall’altro lato, invece, il settore delle opere pubbliche legate al PNRR è in un momento di forte capacità produttiva, con molte risorse concentrate sull’implementazione dei progetti già cantierizzati. Le imprese si sono rafforzate e in alcuni casi appesantite, spinte dalla enorme domanda di mercato legata alle scadenze a breve termine dei fondi europei.
Andrea Dari
Guardando ai prossimi tre anni, quali sono le vostre attese e le principali criticità che prevedete per il settore?
Giacomo Calzoni:
Guardando ai prossimi tre anni, la principale criticità che prevedo afferisce lo Stato e alle sue emanazioni locali: si registra una generale mancanza di pianificazione legata al governo del territorio così come alla programmazione di interventi e di incentivi di aiuto al settore.
Ad oggi tutte le Pubbliche Amministrazioni sono concentrate nel conseguire le milestone e gli obiettivi previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, il cui termine è previsto per giugno 2026, ma cosa accadrà dopo?
Non mi sembra che siano in corso progettazioni per realizzare interventi infrastrutturali paragonabili a quelli del PNRR (tolto il Ponte Sullo Stretto di Messina), né piani di manutenzione programmata di ampio respiro, né che siano state messe a terra strategie specifiche in relazione all’abitare o, più in generale, allo sviluppo urbano, delle aree interne, a contrasto dello svuotamento dei borghi od a prevenzione del rischio idrogeologico. Come al solito si preferisce agire solo di fronte alle emergenze, quando queste si manifestano. Alla luce di tutto ciò, una volta che gli appalti oggi in corso saranno stati conclusi, è ragionevole aspettarsi una carenza di lavoro generalizzata, perché gli enti si ritroveranno deficitari delle progettazioni di nuovi interventi. Questo potrebbe causare un rallentamento del settore e una diminuzione della quantità di lavoro disponibile. Inoltre, le aziende che nel frattempo hanno rafforzato il proprio organico per far fronte all’enorme mole di lavoro acquisito, si ritroveranno a proporre enormi ribassi nelle poche gare pubbliche bandite, pur di acquisire nuove commesse che vadano ad alimentare la propria “potenza di fuoco”. I meno fortunati o meno virtuosi vedranno ridimensionato il proprio fatturato e saranno costretti a procedere licenziando il personale in esubero.
Per quanto riguarda l’edilizia privata, il nuovo trend teso ad azzerare il consumo di suolo, l’incertezza verso politiche di rigenerazione urbana e l’incapacità di calare sulla realtà nazionale la direttiva europea “case green”, rendono ancor più necessaria l’ideazione di un “piano-casa” e di un “piano di sviluppo industriale” in grado di creare lavoro, benessere ed attrattività, soprattutto verso i giovani e le nuove famiglie.
Andrea Dari
I CAM e altri strumenti premiali stanno introducendo meccanismi di valorizzazione delle competenze e delle persone che operano in cantiere: qual è il vostro giudizio su questo approccio e quanto può incidere sulla qualità del settore?
Giacomo Calzoni:
Si tratta di un approccio culturale: finché i CAM, così come il BIM non verranno davvero integrati e valorizzati dalle committenze pubbliche e private, le imprese non troveranno quella spinta necessaria ad adeguarsi a questi nuovi standard e rimarrà tutto alla stregua del greenwashing. Attualmente, infatti, c’è ancora molta ignoranza e scetticismo da parte delle pubbliche amministrazioni nei confronti dei Criteri Ambientali Minimi e del Building Information Modeling, e spesso questi strumenti vengono percepiti come un onere burocratico più che un reale valore aggiunto. Di conseguenza, c’è il rischio che l’approccio rimanga solo formale, senza impatti concreti sulla qualità del settore, e che questi strumenti finiscano per essere visti come un freno piuttosto che un motore di miglioramento.
Andrea Dari
Quanto ritiene importante puntare sulla qualificazione delle imprese specialistiche e quali strumenti potrebbero favorirla concretamente?
Giacomo Calzoni:
Ritengo che la presenza di imprese specializzate sia molto importante per il mercato, perché sono depositarie di know-how, soluzioni e tecniche esecutive che permettono la continua evoluzione del nostro settore. Il problema è che spesso sono imprese destrutturate, impossibilitate a sopportare periodi troppo lunghi di mancanza di lavoro. Il loro apporto è pertanto necessario, ma non sufficiente all’esecuzione di appalti complessi verso cui le committenze stanno tendendo. È pertanto fondamentale che godano del sostegno di imprese generali solide, con capacità di coordinare e integrare le competenze delle imprese specialistiche. In questo modo, si garantisce un livello qualitativo elevato e un’efficace realizzazione dei progetti.
Andrea Dari
Secondo voi, quali interventi dovrebbe mettere in campo il governo per sostenere il comparto delle costruzioni e perché?
Giacomo Calzoni:
Come già richiamato in precedenza, individuerei tre priorità: una pianificazione costante di interventi di edilizia pubblica e di infrastrutture che contribuiscano a rendere solido il comparto, attenuando la componente pro-ciclica del settore; l’ideazione e l’approvazione di un “piano-casa” nazionale e di “piani di sviluppo urbano” che agevolino, mediante norme chiare e specifiche, la messa a terra della direttiva europea “case green” e le politiche di rigenerazione delle realtà locali; l’adozione di politiche di sviluppo in grado di rendere attrattivi i nostri territori, così da contrastare lo svuotamento delle piccole città, dei borghi soprattutto nelle aree interne, favorendo una maggiore interazione tran i diversi territori.
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