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Il rischio sismico in Italia "pesa" 4 mld all'anno. Con il Superbonus solo il 40% degli interventi effettuati in zona 1

Il modello sviluppato da Casa Italia e PLINIVS quantifica esposizione e vulnerabilità degli edifici, offrendo una base operativa per programmare investimenti mirati, anche tramite PNRR. I dati evidenziano l’urgenza di integrare interventi antisismici ed energetici, superando inefficienze emerse con il Superbonus.

Lombardia, Piemonte e Sicilia le regioni più esposte al rischio sismico

Il rischio sismico che grava ogni anno sugli edifici residenziali italiani è stimato in quasi quattro miliardi di euro. Una cifra imponente, che restituisce l’immagine di un patrimonio immobiliare fragile e segnato da profonde disomogeneità territoriali. Le regioni più esposte risultano essere Lombardia, Piemonte e Sicilia, come emerge dal nuovo modello di mappatura del rischio elaborato dal Dipartimento Casa Italia in collaborazione con PLINIVS APS. Il lavoro, sviluppato sotto la guida scientifica del professor Giulio Zuccaro dell’Università di Napoli, è stato presentato in occasione della VIII Giornata Nazionale della Prevenzione Sismica promossa da Fondazione Inarcassa con i Consigli nazionali degli Ingegneri e degli Architetti.

L’obiettivo della ricerca è ambizioso: integrare in un’unica piattaforma conoscitiva i rischi sismico, idrogeologico e climatico, insieme ai dati sui consumi energetici degli edifici. Una prospettiva che guarda al prossimo recepimento della “Direttiva Green” europea e che punta a favorire interventi capaci di coniugare sicurezza strutturale ed efficientamento energetico, evitando dispersioni di risorse e duplicazioni di lavori.

 

Una mappatura di nuova generazione per indirizzare gli investimenti

La nuova mappatura del rischio sismico si fonda sull’elaborazione integrata di dati provenienti da INGV e ISTAT, e permette di monitorare pericolosità, esposizione e vulnerabilità degli edifici attraverso celle territoriali di un chilometro quadrato. Il quadro che ne emerge è particolarmente significativo: la Lombardia risulta la regione con il patrimonio residenziale più esposto, con quasi 500 mila edifici in classe di rischio elevata; la segue a poca distanza il Piemonte, mentre la Sicilia si colloca al terzo posto con quasi 400 mila edifici vulnerabili. In termini di rischio complessivo, considerando anche pericolosità e vulnerabilità, le aree più critiche restano Sicilia, Calabria ed Emilia-Romagna.

Questo strumento consente di individuare con maggiore precisione le priorità di intervento e offre una base conoscitiva essenziale per orientare gli investimenti, inclusi quelli del PNRR, verso le zone dove la prevenzione può produrre i risultati più significativi.

 

Foti: “Sicurezza strutturale ed efficienza energetica, una convergenza necessaria”

Nel suo messaggio alla Giornata nazionale, il Ministro per gli Affari europei, le politiche di coesione e il PNRR, Tommaso Foti, ha definito “cruciale” il tema dell’integrazione tra efficientamento energetico e prevenzione sismica. Secondo il ministro, la transizione verso edifici più sicuri e sostenibili non è solo una scelta tecnica, ma una strategia imprescindibile per utilizzare con efficacia le risorse nazionali ed europee.

Foti ha ricordato che il PNRR ha già mobilitato oltre 2,3 miliardi di euro per interventi di adeguamento o miglioramento sismico su tre fronti prioritari: scuole, luoghi di culto e ospedali. Sono 884 i progetti relativi all’edilizia scolastica, 432 quelli dedicati alla sicurezza del patrimonio culturale e religioso, e 91 gli interventi negli edifici ospedalieri. Finora sono stati completati 245 interventi complessivi, un risultato definito dal ministro “significativo” e indice dell’impegno delle amministrazioni e dei professionisti coinvolti.

 

Il caso Superbonus e la necessità di una strategia più mirata

Il confronto odierno ha offerto l’occasione per riflettere anche sugli effetti del Superbonus. Secondo una ricerca della Fondazione Inarcassa su dati ENEA, solo il 40% degli interventi realizzati con detrazione al 110% ha riguardato le zone sismiche 1 e 2, e una percentuale ancora più ridotta ha comportato la reale messa in sicurezza sismica degli edifici. Una prova del fatto che gli incentivi, se non correttamente orientati, rischiano di non incidere sulle aree più vulnerabili.

Un approfondimento del professor Mauro Dolce, presidente del Consorzio Interuniversitario ReLUIS, conferma che unire gli interventi antisismici a quelli energetici permette un risparmio di tempo e un incremento dell’efficacia. Uno studio su dodici edifici reali mostra infatti che, con lavori compresi tra 200 e 1.100 euro al metro quadro, è possibile migliorare la classe di rischio combinato (sismico ed energetico) fino a 7,5 livelli.

 

Verso una politica integrata del costruito

In Italia ci sono 18 milioni di edifici che necessitano di interventi antisismici e, parallelamente, 5 milioni di edifici privati e 500 mila pubblici devono essere efficientati per ridurre i consumi energetici del 55% entro il 2030. Accoppiare queste due necessità, osserva il presidente della Fondazione Inarcassa Andrea Di Maio, è non solo possibile ma indispensabile. La condizione essenziale è disporre di strumenti di conoscenza e programmazione che permettano di definire priorità e pianificare interventi integrati.

Secondo Di Maio, la nuova mappatura rappresenta proprio questa opportunità: dare al decisore pubblico una piattaforma operativa capace di trasformare le politiche edilizie – inclusa la Direttiva Green – in investimenti efficienti, evitando sprechi e massimizzando i benefici economici e sociali.


Fonte: Cs CNI

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