Interferometria PSI e frane attive ma lente: quando pochi millimetri l’anno possono bloccare il territorio
Il presente articolo riguarda l’utilizzo della interferometria satellitare e la classificazione della franosità applicato al caso di Crocefieschi (GE) nell’ambito dell’aggiornamento del PAI Po, evidenziando le potenzialità della tecnica PSI e criticità applicative della normativa urbanistico-edilizia.
Lo studio di approfondimento della pericolosità geomorfologica del territorio comunale di Crocefieschi (GE), condotto dalla Regione Liguria nel 2024, costituisce un caso di studio emblematico per analizzare due questioni di crescente rilevanza nel panorama della pianificazione idrogeologica italiana: l’efficacia della tecnica interferometrica radar satellitare PSI nella rilevazione di cinematiche franose estremamente lente e le conseguenze che la classificazione di aree quali “frane attive” produce sul regime urbanistico-edilizio, anche quando le velocità di spostamento misurate sono dell’ordine di pochi millimetri annui e non determinano alcun danno verificabile a fabbricati o infrastrutture.
Interferometria radar satellitare multitemporale (PSI): fondamenti e potenzialità applicative
La tecnica Persistent Scatterer Interferometry
La tecnica interferometrica radar satellitare multitemporale, nota con l’acronimo PSI (Persistent Scatterer Interferometry), rappresenta uno degli strumenti più avanzati oggi disponibili per il monitoraggio dei movimenti superficiali del terreno a scala territoriale. Il principio fisico su cui si fonda la tecnica consiste nella misurazione della differenza di fase dei segnali radar acquisiti nel tempo dal satellite in corrispondenza della medesima area geografica, sfruttando la presenza al suolo di elementi a riflettività costante nel tempo, denominati Permanent Scatterers (PS). Tali elementi - spesso manufatti antropici come tetti, muri, infrastrutture viarie o affioramenti rocciosi a superficie regolare - consentono di stimare la velocità media annua di spostamento lungo la cosiddetta linea di vista satellite-terreno (Line Of Sight, LOS), con una precisione sub-centimetrica.

Il servizio European Ground Motion Service (EGMS), realizzato dall’Agenzia Europea dell’Ambiente nell’ambito del programma Copernicus e basato sui satelliti Sentinel-1a e Sentinel-1b, ha reso disponibile a scala continentale una copertura sistematica di dati interferometrici riferiti al periodo 2018-2022, con un intervallo di rivisita di 6 giorni in combinazione delle due orbite.
La piattaforma EGMS fornisce accesso libero a mappe di deformazione e serie temporali di spostamento per orbita ascendente e discendente, consentendo, tramite la lettura congiunta delle due geometrie, una caratterizzazione qualitativa della direzione prevalente del moto.
Limiti intrinseci e corretta interpretazione
Nonostante le notevoli potenzialità, la tecnica PSI presenta limitazioni intrinseche che devono essere tenute presenti in ogni applicazione a carattere professionale o normativo. Il dato interferometrico misura esclusivamente la componente dello spostamento lungo la LOS: movimenti prevalentemente nord-sud risultano quasi invisibili al sensore, mentre quelli con componente est-ovest e verticale vengono rilevati con maggiore efficacia. La geometria di acquisizione può portare, pertanto, a sottostime sistematiche dello spostamento reale, specie per corpi franosi con direzione di movimento non favorevole rispetto all’orbita considerata.
Ulteriori limitazioni derivano dalla scarsa densità di PS in aree non urbanizzate, dalla decorrelazione del segnale in presenza di vegetazione densa e dall’impossibilità di rilevare fenomeni a cinematica rapida, per i quali la differenza di fase tra acquisizioni consecutive supera la soglia di ambiguità. La tecnica è quindi ottimale per la caratterizzazione di movimenti estremamente lenti, lenti e moderati rientranti nelle classi inferiori della scala di Varnes-WP/WLI, e deve essere integrata con analisi geomorfologiche, fotointerpretazione multitemporale e verifiche di campagna per pervenire a classificazioni affidabili.
Applicazione al territorio del Comune di Crocefieschi (GE)
Nel caso dello studio di approfondimento condotto da Regione Liguria sul territorio comunale di Crocefieschi, l’analisi interferometrica ha assunto un ruolo determinante sia nella perimetrazione sia nella classificazione dello stato di attività di numerosi corpi franosi. Attraverso l’individuazione di concentrazioni anomale di PS, caratterizzate da velocità di spostamento omogenee e coerenti, sono state delimitate cinque aree anomale principali (A.1.1, A.1.2, A.1.3, A.2, A.3 e ulteriori corrispondenti aree in orbita ascendente), ciascuna correlata a specifici corpi geomorfologici censiti nel quadro dei dissesti aggiornato.
Per i tre corpi franosi oggetto delle osservazioni formulate al PAI Po, ID89, ID91 e ID92, tutti classificati come attivi, le velocità medie di spostamento misurate nell’arco temporale 2018-2022 risultano rispettivamente pari a circa 5 mm/anno, 7 mm/anno e 4 mm/anno. Il dato di spostamento presenta una buona coerenza temporale e spaziale, con tendenze sostanzialmente costanti che indicano una cinematica estremamente lenta ma continua lungo il bacino secondario di Vallegge. L’approccio integrato adottato dallo studio regionale (PSI + fotointerpretazione multitemporale + sopralluogo) rappresenta pertanto un esempio metodologicamente corretto di impiego della tecnica interferometrica nella pianificazione di bacino.

La classificazione cinematica dei movimenti franosi: la scala di Varnes e la soglia dei 16 mm/anno
La classificazione internazionale della velocità dei movimenti franosi, sistematizzata nel documento “A Suggested Method for Describing the Rate of Movement of a Landslide” pubblicato dall’International Union of Geological Sciences Working Group on Landslides (IUGS-WGL) sul Bulletin dell’International Association of Engineering Geology (n. 52, ottobre 1995), distingue sette classi cinematiche basate sulla velocità di spostamento, dalla classe I (“estremamente lento”, inferiore a 16 mm/anno) alla classe VII (“estremamente rapido”, superiore a 5 m/s). La scala, che aggiorna e integra la classificazione originale di Varnes (1978), ha acquisito il rango di riferimento normativo internazionale de facto nel campo dell’ingegneria geologica e della pianificazione del rischio geomorfologico.

Il documento IUGS-WGL chiarisce esplicitamente che per velocità inferiori a 16 mm/anno, ovvero nella classe I degli spostamenti estremamente lenti, gli edifici, se costruiti correttamente, non subiscono danni apprezzabili. Questo limite non è arbitrario: esso esprime la soglia al di sotto della quale le deformazioni cumulate nel tempo, pur presenti, non determinano conseguenze strutturali riconoscibili sulla base costruita e sulle infrastrutture viarie, in quanto assorbite dall’elasticità naturale dei materiali e delle fondamenta.
Le velocità misurate sui corpi ID89 (5 mm/anno), ID91 (7 mm/anno) e ID92 (4 mm/anno) rientrano tutte, con ampio margine, nella classe I. Non si tratta di valori prossimi alla soglia dei 16 mm/anno, ma di cinematiche che ne rappresentano frazioni comprese tra il 25% e il 44%, posizionandosi nella fascia di massima lentezza della scala classificativa.
L’assenza di fenomeni lesivi a carico di fabbricati e infrastrutture, verificata nel corso dei sopralluoghi condotti nel giugno e ottobre 2024, è del tutto coerente con questo quadro cinematico e ne costituisce la conferma empirica diretta. Le lesioni documentate nella relazione regionale sono state ricondotte a problematiche fondazionali di opere di sostegno e di edifici vetusti, non a instabilità di versante.
Criticità della normativa urbanistico-edilizia applicata a movimenti estremamente lenti
Il regime vincolistico delle “frane attive” nella VBP e nel PAI Po
La classificazione di un corpo franoso come “Frana Attiva” (Fa) nella cartografia della Variante al PTC - Bacini Padani (VBP) e nel PAI Po comporta conseguenze normative di particolare incisività sul regime urbanistico-edilizio delle aree interessate. Le Norme di Attuazione della VBP, approvate in data 23 marzo 2011, prevedono all’art. 6, comma 2, limitazioni severe per le aree Acr (aree soggette a crolli/ribaltamenti diffusi) e Fa: la nuova attività edificatoria risulta condizionata, con una disciplina che privilegia gli interventi rivolti alla conservazione e manutenzione del patrimonio edilizio esistente. In concreto, gli interventi di ristrutturazione ordinaria e straordinaria, ampliamento e nuova costruzione sono soggetti a procedure di verifica che possono tradursi, nella pratica applicativa, in divieti sostanziali.
Il medesimo regime vincolistico opera anche nel quadro del Piano di Gestione del Rischio di Alluvioni (PGRA), le cui mappe sono oggetto dell’aggiornamento adottato con il citato Decreto n. 25/2025. La traslazione automatica della classificazione Fa dalla cartografia regionale dei dissesti (Carta dei Dissesti di Versante di Regione Liguria, novembre 2024) alla Carta dei Dissesti T2 del progetto di aggiornamento PAI avviene senza un’ulteriore verifica della proporzionalità del regime vincolistico rispetto alla cinematica effettivamente documentata.
La sproporzione tra fenomeno fisico e risposta normativa
La questione centrale che il caso di Crocefieschi pone all’attenzione è quella della proporzionalità tra la risposta normativa e la realtà del fenomeno fisico documentato. La tecnica PSI ha consentito di rilevare spostamenti reali del terreno misurabili con precisione millimetrica: si tratta di un dato scientifico oggettivo che testimonia una cinematica in atto. Tuttavia, la mera presenza di spostamenti rilevabili non implica automaticamente una condizione di pericolo immediato per la popolazione o per il patrimonio edilizio.
Il concetto di “frana attiva” nella letteratura scientifica internazionale fa riferimento a un fenomeno che si è mosso nell’ultimo ciclo stagionale, indipendentemente dalla velocità. Questo criterio classificativo, concepito a fini descrittivo-geomorfologici, viene tuttavia recepito dalla normativa di pianificazione di bacino con effetti che prescindono interamente dal dato quantitativo della velocità e, di conseguenza, dal rischio effettivo per l’antropizzato. Una frana estremamente lenta (classe I, < 16 mm/anno) viene assoggettata al medesimo regime vincolistico di una frana lenta (classe III, < 1,6 m/anno) o addirittura moderata, in una indifferenziazione normativa che non trova giustificazione tecnico-scientifica.
Il principio di proporzionalità, cardine del diritto amministrativo europeo, impone che la risposta normativa sia adeguata, necessaria e non eccedente rispetto all’obiettivo perseguito. Nel caso in esame, l’obiettivo è la tutela dell’incolumità pubblica e del patrimonio edilizio: ma poiché la scienza geologica attesta che cinematiche inferiori a 16 mm/anno non producono danni a edifici correttamente costruiti, l’applicazione del regime vincolistico delle Fa a tali cinematiche introduce una limitazione delle possibilità di trasformazione edilizia che eccede la finalità protettiva e non appare sostenuta da un adeguato nesso causale con il rischio che si intende prevenire.
Conseguenze pratiche per le comunità insediate
Le implicazioni concrete per le comunità insediate su corpi franosi a cinematica estremamente lenta sono molteplici e di significativo impatto sociale ed economico. Il divieto o la forte limitazione degli interventi di ristrutturazione impone agli abitanti di non poter migliorare il proprio patrimonio immobiliare, con effetti depressivi sul valore degli immobili e sulla vitalità demografica dei centri storici montani. In molti casi, la classificazione Fa preclude interventi edilizi urgenti e necessari per l’adeguamento antisismico, per l’efficienza energetica o per la messa in sicurezza strutturale, determinando un paradosso normativo: l’obiettivo di tutela finisce per favorire il degrado del costruito, aggravando nel tempo le condizioni di vulnerabilità.
Nel comune di Crocefieschi, già gravato da una condizione di pericolosità geomorfologica diffusa e dall’impatto traumatico dell’evento di crollo del marzo 2024 che ha reso inutilizzabile la scuola elementare del capoluogo, l’estensione del regime Fa a corpi franosi con spostamenti di 4–7 mm/anno rischia di consolidare una percezione di pericolosità generalizzata che non corrisponde alla differenziazione qualitativa e quantitativa dei fenomeni realmente in atto. È necessario distinguere con nettezza tra il rischio da crollo in roccia - che nel territorio conglomeratico su cui è insediato parte del capoluogo è reale, imprevedibile e potenzialmente ad elevata intensità - e la cinematica di lento scivolamento/colamento delle coltri argillitico-detritiche, che la tecnica PSI documenta con precisione ma che non determina, agli attuali tassi di spostamento, alcuna conseguenza sulla sicurezza degli insediamenti.
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FAQ TECNICHE: Interferometria PSI e frane attive: il caso Crocefieschi | Ingenio
Che cos'è la tecnica PSI e come misura i movimenti del terreno?
La Persistent Scatterer Interferometry (PSI) è una tecnica di telerilevamento radar satellitare multitemporale che misura la differenza di fase dei segnali acquisiti nel tempo da un satellite in corrispondenza di punti al suolo a riflettività stabile (Permanent Scatterers), spesso manufatti antropici o affioramenti rocciosi. Il risultato è una stima della velocità media annua di spostamento lungo la linea di vista satellite-terreno (LOS) con precisione sub-centimetrica. Il servizio EGMS (European Ground Motion Service, programma Copernicus) fornisce dati PSI a copertura continentale per il periodo 2018–2022, con revisita a 6 giorni tramite i satelliti Sentinel-1a e Sentinel-1b, accessibili gratuitamente sulla piattaforma egms.land.copernicus.eu.
Perché il caso di Crocefieschi è rilevante per il PAI Po?
Crocefieschi è un caso rilevante perché mostra come dati interferometrici molto precisi possano incidere sulla classificazione delle frane nel quadro di aggiornamento del PAI Po. Le velocità rilevate sui corpi franosi ID89, ID91 e ID92 risultano pari a circa 5, 7 e 4 mm/anno. Il problema tecnico-editoriale è capire se tali valori, pur indicando movimento attivo, giustifichino automaticamente un regime vincolistico molto restrittivo.
Cosa prevede la scala di Varnes sulla soglia dei 16 mm/anno?
La scala cinematica dei movimenti franosi, sistematizzata dall'IUGS Working Group on Landslides nel documento pubblicato sul Bulletin of the International Association of Engineering Geology (n. 52, 1995) e aggiornata da Cruden & Varnes (1996), distingue sette classi di velocità. La classe I ("estremamente lento") comprende spostamenti inferiori a 16 mm/anno. Il documento IUGS-WGL specifica esplicitamente che al di sotto di questa soglia gli edifici, se costruiti correttamente, non subiscono danni apprezzabili: la deformazione cumulata viene assorbita dall'elasticità dei materiali e delle fondamenta. Questa soglia costituisce il riferimento scientifico internazionale per la valutazione del rischio strutturale associato alle cinematiche franose.
Una frana attiva è sempre pericolosa per edifici e infrastrutture?
Non necessariamente. “Attiva” indica che il corpo franoso ha mostrato movimento in un determinato intervallo temporale, ma non descrive da sola l’intensità del fenomeno né il rischio effettivo per il costruito. Una frana attiva a 4–7 mm/anno ha implicazioni molto diverse da una frana lenta, moderata o rapida. Per gli autori sarebbe opportuno integrare la velocità nel regime normativo.
Quali sono i limiti intrinseci della PSI che il professionista deve considerare?
La PSI misura solo la componente dello spostamento lungo la LOS: i movimenti prevalentemente nord-sud risultano quasi invisibili al sensore, con conseguente sottostima sistematica dello spostamento reale per corpi franosi con direzione sfavorevole. La densità di PS è ridotta in aree non urbanizzate e fortemente limitata dalla vegetazione densa. La tecnica non rileva fenomeni a cinematica rapida. Per ovviare a queste limitazioni, la lettura congiunta delle orbite ascendente e discendente consente una caratterizzazione qualitativa della direzione del moto, ma non sostituisce la verifica geomorfologica diretta. [Verificare specifica tecnica/norma per eventuali linee guida ISPRA sull'uso della PSI in contesti normativi nazionali].
Quali conseguenze edilizie può produrre la classificazione Fa?
La classificazione come frana attiva, nelle aree Fa, può comportare limitazioni severe agli interventi edilizi, con effetti su ristrutturazioni, ampliamenti, nuove costruzioni e valorizzazione del patrimonio esistente. Nel caso di frane estremamente lente senza danni documentati, il rischio è applicare vincoli sproporzionati, ostacolando interventi di miglioramento sismico, energetico e strutturale che potrebbero invece ridurre la vulnerabilità degli edifici.
Quali vincoli normativi derivano dalla classificazione "Frana Attiva" nel PAI Po?
La classificazione di un'area come Fa (Frana Attiva) nella cartografia VBP e nel PAI Po attiva il regime vincolistico previsto dall'art. 6, comma 2 delle Norme di Attuazione della VBP (approvate il 23 marzo 2011). Le limitazioni riguardano la nuova attività edificatoria, la ristrutturazione e l'ampliamento, condizionandoli a procedure di verifica che nella pratica applicativa si traducono spesso in divieti sostanziali. Lo stesso regime opera nel quadro del Piano di Gestione del Rischio di Alluvioni (PGRA). La classificazione viene trasferita automaticamente dalla Carta dei Dissesti di Versante di Regione Liguria alla Carta dei Dissesti T2 del PAI, senza ulteriore verifica della proporzionalità rispetto alla cinematica documentata.
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