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La qualità acustica nelle scuole e i CAM: piccola guida operativa alla UNI 11532-2

La UNI 11532-2:2020 è oggi il riferimento tecnico nazionale per la qualità acustica degli ambienti scolastici. Richiamata esplicitamente dai Criteri Ambientali Minimi Edilizia, definisce obiettivi prestazionali legati a intelligibilità del parlato, controllo del rumore e funzionalità degli spazi didattici. Questa guida fornisce un inquadramento operativo per progettisti e tecnici coinvolti in interventi di nuova costruzione e riqualificazione.

Qualità acustica nelle scuole e C.A.M.: come applicare correttamente la UNI 11532-2 nella progettazione

La serie UNI 11532 rappresenta oggi il riferimento nazionale più organico per la definizione dei requisiti acustici degli ambienti interni, con particolare attenzione ai locali ad uso didattico, sanitario, lavorativo e sportivo. La norma nasce per colmare un vuoto della normazione tecnica italiana, storicamente focalizzata sui requisiti acustici passivi degli edifici e sul rumore in ambiente esterno, ma meno strutturata sui criteri prestazionali legati alla qualità acustica interna e alla funzionalità d’uso dei singoli locali. Della serie UNI 11532 ad oggi sono state rilasciate la parte 1:2018 (criteri generali, definizioni, formule previsionali) e la parte 2:2020 (focalizzata sull’edilizia scolastica). È in fase di completamento la parte 3 (sugli ambienti lavorativi). A cinque anni dalla sua introduzione è possibile avere uno sguardo maturo sui punti di forza della norma, a iniziare dalla convergenza con lo scenario europeo, in cui la UNI 11532 si colloca come norma applicativa e di dettaglio, integrando le prescrizioni più generali delle norme EN sul comfort acustico e sulla progettazione di ambienti specifici, offrendo un approccio prestazionale basato sia su parametri misurabili sia su criteri progettuali. Allo stesso tempo, gli autori della norma (e lo scrivente, tra questi) hanno avuto particolare attenzione nel definire metodologie e limiti compatibili con le pratiche e gli obblighi del contesto Italiano.

 

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La UNI 11532-2:2020 sull’edilizia scolastica

La UNI 11532-2:2020 riguarda la qualità acustica negli ambienti scolastici ed è un riferimento per progettisti, amministrazioni e collaudatori anche in relazione alle politiche europee e nazionali su edilizia scolastica e benessere indoor.

La norma UNI 11532-2 è organizzata per tipologia di funzioni e ambiente e si compone di diverse parti. La principale distinzione è quella tra ambienti destinati alla didattica (categoria A1-A5) e ambienti non orientati alla didattica ma all’interno dei quali è necessario contenere il rumore di fondo (categoria A6). Tra questi ultimi si individua poi una sottocategoria di ambienti all’interno dei quali non è prevista presenza di persone, per i quali dunque non è previsto alcun requisito.

In funzione di tale differenziazione, la norma introduce:

  • definizione prestazionale degli obiettivi di assorbimento acustico, che si possono inquadrare come “assoluti” (descrittore: tempo di riverberazione) per gli ambienti in cui è prevista didattica, e “relativi” (descrittore: A/V, ovvero area di assorbimento acustico equivalente scalata sul volume) per ambienti in cui non è prevista didattica. Per questi ultimi, la presenza di assorbimento acustico è funzionale a contenere il livello di rumore ambientale all’interno dello spazio: poiché il livello di tale rumore dipende in gran parte dal rumore antropico (ovvero le voci dei presenti) che a sua volta si incrementa all’aumentare del rumore di fondo (effetto Lombard), il contenimento del rumore di fondo è la chiave per prevenire (o limitare) l’innesco di tale effetto. Negli ambienti dove si svolge attività didattica, i valori di rispetto del tempo di riverberazione sono funzione del volume e della tipologia di didattica, e tengono conto del livello di occupazione dell’ambiente. Questo è un punto su cui occorre ritornare in seguito.
  • Valori minimi di intelligibilità del parlato, negli ambienti dedicati alla didattica frontale (A2-A4). Tali parametri (C50, STI), introdotti in modo un po’ confuso dai primi CAM e spesso ancora presenti in alcuni capitolati non aggiornati, sono ora contestualizzati in modo opportuno (limiti differenti in funzione del volume dell’ambiente, o in funzione della presenza o meno del sistema di amplificazione del parlato).
  • Gestione del rumore di fondo, secondo curve NC/NR e livelli compatibili con l’attività prevalente;
  • Richiami espliciti alle metodiche di misura delle EN ISO 3382 e IEC 60268-16 e alle procedure di verifica in situ.

 

Qualità acustica nelle scuole. come applicare correttamente la UNI 11532-2 nella progettazione
Qualità acustica nelle scuole. Come applicare correttamente la UNI 11532-2 nella progettazione. (Dario D'Orazio)

 

Il passaggio culturale più rilevante introdotto dalla 11532 è l’approccio funzionale: non prescrive semplicemente un tempo di riverberazione massimo, ma definisce obiettivi prestazionali legati direttamente o indirettamente all’intelligibilità del parlato, al contenimento dello sforzo vocale e delle relative malattie professionali per i docenti, al contenimento del rumore ambientale per gli studenti e per il personale impiegato all’interno delle scuole.

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Cronotassi nelle norme tecniche per l’edilizia scolastica in Italia

L’edilizia scolastica italiana si è sviluppata attraverso una sequenza di norme che hanno progressivamente introdotto:

  • criteri dimensionali e funzionali,
  • requisiti prestazionali (acustici, energetici, sicurezza),
  • logiche di progettazione integrata e sostenibile.

Anche se ci sono documenti di conoscenza avanzata in acustica applicata all’edilizia (inclusa la qualità acustica delle aule) fin dagli anni ’40 (con figure come Dalberto Faggiani a Milano e Gino Sacerdote a Torino), il percorso normativo prende il via dagli anni ’60 e può essere inquadrato in quattro fasi successive.

 

La fase fondativa (anni ’60–’70): standard minimi e prime indicazioni funzionali

La Circolare 3150 del 22/05/67 “Criteri di valutazione e collaudo dei requisiti acustici negli edifici scolastici” fissa un valore massimo di tempo di riverberazione a 1.2 secondi.

Il DM 18 dicembre 1975 “Norme tecniche per l’edilizia scolastica” (e il seguente DM 13/9/77 “Modificazione alle norme tecniche relative alla costruzione degli edifici scolastici”) stabilisce i criteri dimensionali per aule, corridoi, laboratori, i requisiti di illuminazione naturale e artificiale, i criteri di ventilazione e gli standard di superfici per studente e prime le indicazioni sulla sicurezza. Dal punto di vista acustico il DM 18/12/1975 prevede tempi di riverberazione ottimali (a 500 Hz) in funzione del volume e un andamento in frequenza ancorato al valore ottimale.

  

La fase dei requisiti acustici passivi (anni ’90): isolamento e controllo del rumore

La legge quadro 447/1995 sull’inquinamento acustico introduce il quadro normativo generale per i requisiti acustici passivi degli edifici, il rumore ambientale e i criteri di risanamento.

Il DPCM 5 dicembre 1997 – Requisiti acustici passivi degli edifici, Per le scuole stabilisce valori limite per gli indici di valutazione di: isolamento acustico di facciata (D₂m,nT,w), potere fonoisolante fra ambienti (R’w), livelli di rumore da calpestio (L’n,w); fissa inoltre valori limite per il rumore degli impianti. Per la qualità acustica interna ‘ritorna’ alla circolare del 1967, fissando un valore massimo di 1.2 secondi per il tempo di riverberazione. Per anni è stato (spesso impropriamente) usato come unico riferimento anche per la qualità acustica delle aule.

In assenza di ulteriori norme prestazionali cogenti per gli ambienti scolastici, alcuni progettisti si rifanno alle norme tedesche DIN 18041 (specialmente in Alto Adige), in rari casi alla BB93 del Regno Unito, come benchmark.

Parallelamente, da metà anni 2000 aumentano i progetti di risanamento acustico scolastico finanziati da Regioni e Comuni, con richieste variabili da bando a bando. È una fase che, per i requisiti di qualità acustica, rappresenta una sorta di vuoto normativo prestazionale.

 

La fase delle norme tecniche dedicate (anni 2000-2010)

Negli anni successivi, i gruppi di lavoro UNI sviluppano norme tecniche per la classificazione acustica degli edifici (UNI 11367) che indicano alcuni limiti per gli ambienti scolastici. Parallelamente, una prima edizione UNI 11532:2014 (successivamente ritirata) raccoglie una serie di indicazioni progettuali per i professionisti in funzione della destinazione d’uso negli spazi. In questa norma emergono le prime indicazioni specifiche di una filosofia progettuale dei criteri di qualità acustica orientati dalla funzione dello spazio.

Nel frattempo alcuni decreti introducono, progressivamente, il rispetto prestazionale delle norme tecniche. È il caso della Legge di stabilità L. 221/28.12.2015 (Green public procurement) e della successiva prima versione dei CAM nel DM 11 ottobre 2017, che segnano il passaggio progressivo al rispetto della norma prestazionale.

 

La fase della progettazione integrata, del PNRR e dei C.A.M. (2020–oggi)

La spinta legislativa degli ultimi anni, con investimenti significativi sulla scuola (Nuove Scuole, PNRR, edilizia sostenibile), porta allo sviluppo di linee guida MUR / INAIL / INDIRE che richiamano esplicitamente la conformità alla UNI 11532-2. Sono introdotti spazi flessibili e modulabili e si richiede l’adeguamento dei criteri di comfort acustico agli standard degli altri paesi europei.

Allo stesso modo, protocolli volontari (LEED, WELL, BBREAM) pongono l’attenzione su una verifica a due livelli (in progettazione e in collaudo) delle prestazioni acustiche, incluse l’intelligibilità del parlato.

Infine, i Criteri Ambientali Minimi (DM 23/06/2022) citano esplicitamente la UNI 11532-2 come norma di riferimento per la qualità acustica negli edifici scolastici, rendendo de facto cogenti le procedure di progettazione e verifica, e la filosofia progettuale sottesa alla norma. Questo approccio è confermato nella versione più recente dei CAM Edilizia (DM 24/11/2025).

 

Applicazioni operative per il progettista

Si riportano qui ragionamenti sulle filosofie progettuali da attuare, in modo da far dialogare i requisiti acustici con gli altri requisiti prescritti dai CAM.

Si consiglia la lettura di contributi più specifici - inclusi gli approfondimenti riportati ai link - ai TCA, ai fornitori, e/o a chi si occupi del dimensionamento in fase di validazione preliminare e, successivamente, dell’interpretazione dei dati di collaudo.

L’adozione della UNI 11532-2 implica che il progettista sia in grado di prevedere (tramite calcolo previsionale EN 12354-6 e/o modellazione numerica in casi più particolari) la distribuzione in frequenza del tempo di riverberazione dell’aula all’interno di una finestra di validità centrata su un valore ottimale, a sua volta funzione della destinazione d’uso e del volume dell’ambiente.

Negli ambienti destinati alla didattica verbale, affinché ci sia l’ulteriore rispetto dei criteri di intelligibilità è necessario che ci sia un’opportuna distribuzione spaziale e posizionamento dei materiali per il controllo della riverberazione, ad esempio nel controsoffitto.

Successivamente, la verifica in opera dei requisiti seguirà le prescrizioni della serie EN ISO 3382.

L’apparente complessità di questo approccio può essere facilmente gestita tramite alcune buone regole di progettazione, che qui di seguito saranno sintetizzate per due ambienti tipo: i) aula di scuola primaria; ii) aula universitaria di grandi dimensioni; iii) mensa.

 

Aula di scuola primaria

Il target, di un ambiente di circa 180 metri cubi (corrispondenti an ambiente “tipo” di 60 metri quadrati in pianta e 3 metri di altezza) è di circa 0.55 secondi ti tempo di riverberazione in condizioni occupate (categoria A3 della UNI 11532-2: Tott= 0,32*logV-0.17), corrispondenti a circa 0.65 secondi in condizioni non occupate alle medie frequenze (considerando un’occupazione di circa 25 studenti).

Semplificando, cioè considerando il trattamento sul solo controsoffitto, si hanno 60 metri quadrati di superficie trattabile, che devono assicurare una quantità di assorbimento acustico equivalente pari a A=0,16*180/0,65=44 metri quadrati.

Questo risultato è raggiungibile trattando tutta la superficie utile del controsoffitto e considerando un coefficiente di assorbimento acustico ‘in opera’ di circa 0.8 quando nella scheda tecnica (misurata in condizioni ideali ISO 354) è riportato un valore che ‘satura’ a 1. Le tipologie di materiali che permettono il raggiungimento di questi valori sono le fibre porose ad alta densità, che saranno - in questo tipo di applicazioni - da preferire (eventualmente mixate con altri materiali, ma per questo si rimanda agli approfondimenti). L’assorbimento acustico degli elementi che non si sono considerati (arredi, ecc.) fornisce un margine di sicurezza, che bilancia in qualche modo la superficie non utilizzabile del controsoffitto (illuminazione, sprinkler, eventuali sistemi di emergenza, ecc.).

 

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Applicazioni operative per il progettista:

  • Aula universitaria di grandi dimensioni
  • Mensa

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