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Sistemi radianti e Superbonus: quale “lezione” abbiamo imparato?

Negli ultimi tre anni, a causa di molteplici motivi, i sistemi impiantistici hanno subito una forte accelerazione in termini tecnologici, di materiali, di progettazione e di installazione. Cosa possiamo dire sul tema dei sistemi radianti? Cosa abbiamo imparato? Ecco alcune riflessioni.

Superbonus: i dati da analizzare

Dato che il Superbonus risulta ad oggi ancora attivo, fare una valutazione complessiva potrebbe essere prematuro. Ci sono però molti dati a disposizione, tra questi i dati pubblicati dall’ENEA (la più recente è disponibile al seguente LINK), le analisi fatte da enti, rappresentanti di categoria e associazioni. Spesso sono discordanti, ma sempre stimolanti per fare ragionamenti e analisi.

Non sono stati ad oggi pubblicati dati ufficiali sulle tipologie di interventi realizzati: non è quindi possibile stimare quali interventi sono stati fatti suddivisi per tipologia di edificio e per tipologia di interventi (involucro, impianti).

In attesa di questi dati possiamo però affermare che la scelta di sostituzione del generatore con contestuale sostituzione del sistema di emissione (da radiatori a sistemi radianti) è una delle possibili strategie di riqualificazione che può essere adottata.

La corsa alle pompe di calore

La scelta dell’approccio per la riqualificazione poteva avere molte variabili. Nell’ambito Superbonus vi è però una certezza che consiste nella scelta di almeno un intervento trainante tra:

Coibentazione dell’involucro opaco;
Sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale.

Il secondo tema, ovvero la sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale, è stata sicuramente una delle maggiori leve che ha fatto incrementare notevolmente i fatturati del settore ITS (settore idrotermosanitario). In particolare, molte sono state le sostituzioni da caldaia a gas a pompa di calore.

Come già anticipato i dati ad oggi non sono ancora noti, ma esplorando blog e dialogando con gli addetti ai lavori si percepisce una diffusa preoccupazione per alcune installazioni frettolose, mal progettate e mal realizzate. Perché? È semplice la risposta, a fronte di un notevole aumento della domanda (causata a sua volta dall’elevata percentuale di detrazione del Superbonus) sono moltissime le partite iva nate (a fine 2021 si stimavano più di 30.000 nuove aziende nel settore delle costruzioni). Quale qualità potevano offrire? Quali garanzie? Purtroppo, per i privati ma anche per gli amministratori di condomino la valutazione della qualità dell’installatore non è facile; questo ha causato e causerà molti contenziosi.

Un esempio di motivazioni di contenziosi legate al Superbonus – settore ITS sono elencate di seguito:

  • Malfunzionamenti dei sistemi impiantistici;
  • Consumi elevati e molto distanti da quelli previsti mediante certificazione energetica;
  • Errata applicazione delle norme che regolano gli interventi rientranti nei bonus edilizi;
  • Non rispetto delle tempistiche previste;
  • Aumento non giustificato dei prezzi previsti in fase di preventivazione;
  • Mancato rispetto da parte dei professionisti (asseveratori) degli impegni;
  • Errata o non di qualità esecuzione delle opere realizzate.
Estratto immagini web: installazioni Superbonus.

Tra le scelte impiantistiche proposte all’interno dell’ambito Superbonus emerge la sola sostituzione del generatore di calore: da caldaia a gas a pompa di calore, senza contestuale sostituzione del sistema di emissione che era ad alta oppure media temperatura (radiatori oppure ventilconvettori). Tale strategia è stata applicata a tutte e tre le tipologie di edifici:

  • Condomini;
  • Edifici unifamiliari;
  • U.I. funzionalmente indipendenti.

Come mai tale scelta è spesso oggetto di discussione tra clienti, progettisti e installatori? Le criticità più frequenti sono riconducibili ai seguenti casi:

  • Insoddisfazione da parte degli utenti del comfort correlato (“il radiatore non scalda”);
  • Elevati costi di esercizio (“mi aspettavo bollette decisamente più basse”).

Non emerge invece un input che per molti, me compresa, potrebbe sembrare importante: la qualità estetica. Spesso i radiatori vengono sostituiti per incrementare la superficie riscaldante, spesso però la qualità estetica del risultato non è delle migliori. Ho chiesto come mai, queste sono le risposte che ho raccolto:

  • "Il radiatore gigante mi poterà l’efficienza energetica che cerco e quindi la sua qualità estetica passa in secondo piano".
  • "Lo metto dietro alla porta e nessuno lo vedrà perché la porta rimane spesso aperta".
  • "Mia moglie vuole avere una superficie sulla quale asciugare gli asciugamani".

I sistemi radianti: sempre i soliti penalizzati

Ma perché la diffusione dei sistemi radianti all’interno del Superbonus non è stata parallela a quella delle pompe di calore? Molte sono le motivazioni, proverò a darne una interpretazione successivamente, ma intanto vediamole punto per punto:

  • Nonostante i sistemi radianti possano funzionare sia in caldo che freddo e che l’abbinamento con le pompe di calore sia un matrimonio perfetto (di questo vi è evidenza scientifica che è possibile approfondire QUI) non è possibile aggiungere un servizio energetico. Cioè, se nel mio edificio unifamiliare avevo dei radiatori nella riqualificazione Superbonus potrò mettere un sistema radiante abbinato ad una pompa di calore, ma potrò farlo funzionare solo in caldo. In sostanza è come se ho acquistato una Lamborghini, ma la posso guidare solo su strade di montagna ... decisamente un controsenso.
  • I massimali che premiano il radiante a pavimento e penalizzano quello a parete e soffitto. Pubblicato in Gazzetta 63 del 16-03-2022 il decreto MITE 14 febbraio 2022 con i massimali per gli interventi di efficientamento energetico ci siamo subito accorti che i sistemi radianti a soffitto erano decisamente degli sconosciuti.
    I costi massimi specifici per i sistemi radianti a soffitto sono 60 Euro/m2… probabilmente anche il doppio era troppo poco.

(*) Nel solo caso in cui l'intervento comporti il rifacimento del sistema di emissione esistente, come opportunamente comprovato da opportuna documentazione, al massimale si aggiungono 180 €/m2 per sistemi radianti a pavimento, o 60 €/m2 negli altri casi, ove la superficie si riferisce alla superficie riscaldata.

  • CAM Edilizia e isolanti dei sistemi radianti: nel nuovo decreto (edizione 2022) non è più possibile considerare lo strato di protezione come strato che concorre alla percentuale di riciclato.
  • Incertezza su che cosa sia impianto e che cosa no: massetto? pavimento? … nessun documento preciso ed esplicito aiuta il progettista a chiarire in maniera univoca questo punto

Sommando e integrando quindi i punti visti prima ci si accorge che l’effetto, peraltro più che legittimo, è trovare

Progettisti stanchi di assumersi responsabilità dove la materia non è chiara.

Ma come mai per questo settore sono così tante le difficoltà? Le motivazioni sono molte, complesse, articolate, intrecciate. Provando a definire quelle più importanti… direi:

  • I sistemi radianti sono elementi complessi, la parola stessa che li definisce “sistemi” ci fa percepire la molteplicità di componenti e le loro interazioni.
  • Sono installati da più figure: idraulico, massettista, pavimentista, cartongessista, …
  • Sono una tecnologia in grande evoluzione: ne sono un esempio i soffitti radianti che iniziano ad essere sempre più diffusi per il residenziale, mentre solo una decina di anni fa avevano altre applicazioni prevalenti. Un altro esempio sono i solai termoattivi.
  • Non si vedono: a differenza di tutti gli altri sistemi di emissione nei quali si vedono gli elementi scaldanti o raffrescanti o almeno grigie e bocchette i sistemi radianti sono nascosti. Se tale caratteristica li rende molto graditi agli architetti allo stesso tempo li rende anche difficili da individuare (… anche per il legislatore).
  • L’associazione, o meglio, il Consorzio che li rappresenta è nato solo 10 anni fa: potrebbero sembrare tanti, ma 10 anni sono davvero pochi per essere presenti ai tavoli ministeriali!

VMC, altra tecnologia impiantistica in parte "dimenticata" dal Superbonus

C’è anche un’altra tecnologia impiantistica che è stata prima dimenticata e poi maltrattata all’interno del Supebonus: la VMC, Ventilazione Meccanica Controllata. Inserita strada facendo, la VMC è l’unica vera tecnologia che riesce a garantire l’ottimale qualità dell’aria negli ambienti interni abbinata al risparmio energetico. Davvero una stranezza che chi ha pensato al superbonus (visto che eravamo in era COVID) non abbia pensato anche a questa tecnologia, più che consolidata. Tra l’altro una delle migliori scelte impiantistiche (sotto il profilo del comfort, della IAQ e della riduzione dei consumi) consiste proprio nell’abbinare un sistema radiante e una VMC e una pompa di calore.

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