The Sky Taipei, il grattacielo che diventa città: spazio pubblico e identità nel progetto di ACPV Architects
The Sky Taipei supera l'idea del grattacielo come semplice landmark per diventare un dispositivo urbano capace di integrare spazio pubblico, hotel, retail e funzioni culturali. Patricia Viel e Claudio Raviolo di ACPV Architects hanno raccontato a Tall Buildings 2026 il progetto, dalla metafora del bambù alla complessa progettazione dell'involucro.
Un grattacielo non è soltanto un oggetto che modifica lo skyline: può diventare un vero e proprio pezzo di città. È il principio alla base di The Sky Taipei, progetto di ACPV Architects nel cuore della capitale taiwanese. Presentato da Patricia Viel e Claudio Ravioli a Tall Buildings 2026, l'intervento mette al centro il rapporto tra edificio alto, spazio pubblico e vita urbana. La torre, alta circa 270 metri, integra funzioni alberghiere, commerciali, culturali e per il benessere, mentre il suo involucro trae ispirazione dalla crescita di un germoglio di bambù. Un progetto nel quale forma, dettaglio costruttivo e relazione con il suolo concorrono alla costruzione di un nuovo landmark urbano.
Taipei e la cultura della città pubblica
Presentato a Tall Buildings 2026 da Patricia Viel e Claudio Raviolo di ACPV Architects, The Sky Taipei racconta un modo di concepire l’edificio alto che supera la ricerca del primato dimensionale e della pura riconoscibilità dello skyline. Il progetto, sviluppato nel cuore della capitale taiwanese, interpreta il grattacielo come un vero e proprio dispositivo urbano: un organismo complesso capace di dialogare con lo spazio pubblico, accogliere funzioni differenti e costruire una nuova relazione tra città, suolo e sviluppo verticale.
Per comprendere The Sky Taipei occorre partire dal contesto nel quale l'edificio si inserisce. Taiwan presenta una cultura urbana profondamente segnata dalla propria storia e, in particolare, dall'influenza giapponese. Secondo Patricia Viel, proprio questa eredità ha contribuito a sviluppare un rapporto con l'architettura e l'ambiente costruito differente rispetto ad altre realtà asiatiche, attribuendo un'importanza centrale alla pianificazione e alla dimensione pubblica della città.
Il progetto sorge nel pieno centro di Taipei, in prossimità del municipio e non lontano dal Taipei 101, all'interno di un'area caratterizzata da una fortissima densità di popolazione, attività e funzioni urbane. È proprio questa condizione a rendere possibile e, allo stesso tempo, a giustificare la presenza di edifici alti.
Nella lettura proposta da ACPV Architects, infatti, il tall building non può essere considerato semplicemente una forma architettonica. È piuttosto un dispositivo urbano, che necessita di una densità adeguata, di una capacità economica di generare valore e soprattutto di un rapporto con il suolo capace di sostenere la pressione determinata dalla concentrazione verticale delle funzioni.
La città di Taipei offre da questo punto di vista condizioni particolarmente interessanti. Alla rete degli spazi pubblici al livello stradale si sovrappone infatti una seconda rete di percorsi in quota, costituita da passerelle che collegano edifici e attività commerciali. Una risposta anche alle condizioni climatiche subtropicali della città, caratterizzate da temperature elevate e precipitazioni frequenti.
Tall Buildings 2026: il ruolo dei grattacieli nella rigenerazione urbana tra sostenibilità e densificazione
La 15° Edizione del Convegno "Tall Buildings – Rigenerazione urbana" 2026, organizzato da Guamari, ha analizzato il ruolo degli edifici alti nei processi di trasformazione urbana, tra sostenibilità, innovazione tecnologica ed esperienze internazionali, offrendo strumenti utili a progettisti e operatori del settore. L'evento si è tenuto il 30 giugno 2026 presso la Triennale di Milano. Ingenio è stato media partner dell'evento.
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“Building as a city”: quando l'edificio diventa un pezzo di città
È in questo scenario che ACPV sviluppa il concetto di “Building as a city”. L'idea è che edifici di questa scala debbano essere capaci di restituire una complessità paragonabile a quella di un piccolo quartiere o di un villaggio, attraverso la sovrapposizione e l'interazione di funzioni differenti.
The Sky Taipei traduce concretamente questo principio. La parte inferiore dell'edificio ospita funzioni accessibili al pubblico: retail, spazi dedicati allo sport e al benessere, piscine, club e soprattutto un performance center che riprende la funzione del teatro precedentemente presente nell'area. Sopra questa articolata base urbana si sviluppa la torre, occupata da due strutture alberghiere sovrapposte e completata da ulteriori spazi collettivi in copertura.
Nel complesso si tratta di circa 70.000 metri quadrati di costruzione, esclusi i livelli interrati, una dimensione che rende ancora più evidente la necessità di evitare una separazione netta tra edificio e città.
Superare il podio: riportare il grattacielo direttamente a terra
Uno dei temi centrali affrontati nel progetto è quello del rapporto tra torre e basamento. ACPV Architects ha cercato esplicitamente di evitare la configurazione tradizionale del grande podio sul quale viene collocata la torre, modello fortemente associato allo sviluppo del grattacielo nordamericano.
A questa impostazione viene contrapposta una sensibilità definita da Viel come più vicina alla cultura progettuale europea: il landmark deve trovare un rapporto diretto con il terreno, anche quando possiede un footprint relativamente contenuto. Non è quindi soltanto la dimensione dell'edificio a determinare il suo ruolo urbano, ma la capacità di innescare relazioni che si propagano nello spazio circostante.
Nel caso di The Sky Taipei questa strategia si concretizza attraverso un'operazione radicale: il podio viene sostanzialmente diviso in due mediante la realizzazione di una strada pedonale che attraversa l'edificio. Il percorso mette in comunicazione le diverse parti del complesso e permette alla città di penetrare fisicamente all'interno del volume costruito.
Gli spazi pubblici non rimangono inoltre confinati al piano terra, ma si sviluppano verticalmente fino a quote considerevoli. In questo modo la dimensione collettiva dell'edificio viene distribuita lungo la sua sezione, trasformando la tradizionale distinzione tra basamento pubblico e torre privata in un sistema più articolato.
Il performance center come opportunità urbana
Emblematica è la presenza del performance center da circa mille posti, nato dalla richiesta di ricostruire la funzione teatrale precedentemente presente nel sito.
Quello che inizialmente avrebbe potuto essere interpretato come un vincolo diventa uno degli elementi qualificanti dell'intero intervento. Il teatro si apre infatti verso la città attraverso la facciata, creando una sorta di grande faro trasparente affacciato sul paesaggio urbano. Il palcoscenico può avere Taipei come sfondo, generando una relazione spettacolare tra rappresentazione teatrale e metropoli.
Il progetto mostra così come l'integrazione di una funzione pubblica all'interno di un grande intervento privato possa trasformarsi da obbligo progettuale a generatore di valore urbano.
Le due anime del grattacielo: radicamento e skyline
Nella relazione presentata a Tall Buildings 2026, Claudio Ravioli ha descritto The Sky Taipei attraverso l'immagine delle “due anime della torre”, già presenti nel concept elaborato per il concorso del 2016.
La prima è quella del rapporto con il terreno: «accogliente, vitale, intensa e attraente». La seconda appartiene invece alla dimensione verticale del grattacielo: «egocentrica, solitaria, altera e seducente».
Questa dualità sintetizza efficacemente la strategia progettuale. Da una parte l'edificio deve costruire città, accogliere persone e generare spazio pubblico; dall'altra deve assumere una propria identità nello skyline, diventando una presenza riconoscibile all'interno di una metropoli già caratterizzata da architetture iconiche.
Il concorso internazionale, vinto nel 2016, rappresentò per lo studio un'occasione per sperimentare un linguaggio più fortemente figurativo rispetto alla propria pratica abituale. La scelta fu quella di lavorare su un'immagine immediatamente comprensibile nel contesto taiwanese: il germoglio di bambù.
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Il bambù come principio generatore della torre
Il bambù non costituisce semplicemente un riferimento decorativo applicato alla facciata. La metafora diventa piuttosto uno strumento attraverso cui organizzare l'intera figura dell'edificio.
Il germoglio nasce dalla terra, cresce e progressivamente si distende verso il cielo. Analogamente, l'involucro della torre modifica la propria geometria lungo l'altezza, arrivando nella parte inferiore a distanziarsi dal corpo strutturale per aprirsi verso la città e accogliere, tra le altre funzioni, l'ingresso e il drop-off dei due alberghi.
La complessità geometrica della facciata costituisce uno degli aspetti tecnicamente più significativi del progetto, anche considerando che il concept e lo sviluppo iniziale risalgono al periodo 2016-2019, precedente all'attuale diffusione degli strumenti di intelligenza artificiale e di progettazione generativa richiamati dagli stessi progettisti durante la presentazione.
Luce, colore e sovrapposizione costruiscono l'involucro
Alla geometria si aggiungono il colore e il comportamento della superficie rispetto alla luce. La facciata è stata pensata per assumere un aspetto cangiante nelle diverse ore della giornata e nelle differenti stagioni, attraverso l'interazione tra riflessi, tonalità del vetro e articolazione dell'involucro. Il colore scelto richiama quello del bambù e contribuisce a rafforzare l'identità complessiva della torre.
Un secondo principio fondamentale è quello dell'“overlap”, la sovrapposizione. Il dettaglio costruttivo non viene affrontato come una fase conclusiva del processo, successiva alla definizione formale, ma diventa esso stesso generatore dell'architettura.
Dalla combinazione tra progetto dell'involucro e progetto del dettaglio derivano le tre parti principali della composizione: la nascita dell'edificio dal terreno, l'apertura delle sue “foglie” e infine la crescita e la conclusione della torre verso il cielo. Si determina così un processo nel quale concept, dettaglio e costruzione non appartengono a momenti separati, ma concorrono contemporaneamente alla definizione della figura architettonica.
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Dal concept alla costruzione: il ruolo della cultura taiwanese
La realizzazione di una facciata così complessa non sarebbe stata possibile senza quella che Ravioli ha definito una cultura costruttiva taiwanese particolarmente evoluta e attenta alla qualità.
La costruzione è iniziata alla fine del 2020, quando ACPV Architects aveva già maturato diversi anni di esperienza nel Paese attraverso altri interventi a Taichung. Proprio questa esperienza aveva consentito allo studio di conoscere una filiera capace di affrontare con precisione la complessità tecnologica dell'involucro.
Un ruolo fondamentale è stato assunto dai visual mock-up, utilizzati per verificare concretamente le soluzioni progettuali prima della loro applicazione alla torre. Le prove hanno riguardato il colore della facciata e il suo comportamento alla luce, la dimensione dei profili di chiusura dei serramenti, l'integrazione degli apparecchi illuminanti e infine la costruzione di veri e propri campioni di facciata corrispondenti alla soluzione poi realizzata.
The Sky Taipei ha oggi completato lo shell & core, mentre ACPV continua a seguire alcune progettazioni relative agli interni e alle funzioni ospitate nell'edificio, tra cui l'hotel nella parte superiore e il performance center nella parte bassa.
Il “grattacielo sbagliato” che conquista l'immaginario di Taipei
La forza della relazione tra edificio e città è stata evidenziata anche da un curioso episodio raccontato durante Tall Buildings 2026. In occasione delle celebrazioni di fine anno, numerose persone si erano radunate davanti a The Sky Taipei aspettandosi che proprio quella torre fosse protagonista del celebre spettacolo pirotecnico cittadino, tradizionalmente associato al Taipei 101.
Fu necessario comunicare al pubblico che si trovava davanti al “wrong skyscraper”, il grattacielo sbagliato. The Sky Taipei raggiunge infatti circa 270 metri di altezza, contro gli oltre 500 metri del Taipei 101, ma possiede una caratteristica decisiva: una forte relazione con la piazza e con lo spazio urbano circostante.
L'episodio, al di là dell'aneddoto, sintetizza uno dei messaggi più interessanti della relazione di Viel e Ravioli. Un landmark non diventa tale esclusivamente grazie alla propria altezza. La sua riconoscibilità dipende anche da ciò che accade alla sua base, dalla capacità di accogliere le persone, di costruire spazio pubblico e di entrare nella vita quotidiana della città.
The Sky Taipei sembra aver raggiunto proprio questo risultato. Nato come nuovo elemento dello skyline della capitale taiwanese, il grattacielo sta progressivamente entrando nell'immaginario collettivo e nella rappresentazione della città. Una dimostrazione concreta di come l'architettura verticale possa trovare la propria identità non soltanto nel rapporto con il cielo, ma soprattutto nel modo in cui riesce a toccare il suolo e trasformarlo in città.
DI SEGUITO L'INTERVENTO INTEGRALE DI PATRICIA VIEL E CLAUDIO RAVIOLO.
Il testo è stato elaborato mediante la videoregistrazione dell'intervento, con l'aiuto di strumenti di IA (ChatGpT).
IN SINTESI
-The Sky Taipei come “città verticale”: il progetto di ACPV Architects interpreta il grattacielo come un dispositivo urbano capace di integrare funzioni pubbliche, commerciali, culturali, alberghiere e per il benessere.
-Il rapporto con il suolo è centrale: invece del tradizionale podio, l'edificio viene attraversato da una strada pedonale che favorisce la continuità dello spazio pubblico e permette alla città di entrare nel complesso.
-Il performance center diventa un valore urbano: il teatro da circa mille posti, nato dalla necessità di ricostruire la funzione preesistente, si apre verso Taipei trasformandosi in uno degli elementi più caratterizzanti del progetto.
-La torre si ispira al germoglio di bambù: geometria, colore, luce e sovrapposizione degli elementi della facciata costruiscono un involucro cangiante che richiama simbolicamente la crescita del bambù dalla terra verso il cielo.
-Tecnologia e cultura costruttiva trasformano il concept in architettura: mock-up, studio dei dettagli e competenze della filiera taiwanese hanno consentito di realizzare una facciata complessa e un landmark di circa 270 metri ormai entrato nell'immaginario urbano di Taipei.
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