Validazione progettuale: quando il controllo non vede le criticità strutturali
La validazione progettuale, prevista dall'art. 42 del Codice dei contratti pubblici (D.Lgs. 36/2023), non è un adempimento burocratico ma un filtro tecnico: deve verificare la coerenza tra criticità dell'opera e livello di conoscenza raggiunto, non solo la completezza documentale.
In questa settima puntata della serie "I cortocircuiti del costruito" ci spostiamo dal dettaglio costruttivo al processo: cosa significa davvero “validare” un progetto che interviene su un edificio scolastico? Partiremo dal ruolo che la normativa attribuisce alla verifica/validazione, sottolineando che non si tratta solo di completezza documentale ma di coerenza tecnica tra criticità dell’opera e livello di approfondimento progettuale.
Useremo il caso studio – facciate strutturalmente influenti rimosse, nuove pensiline introdotte, assenza di modelli globali ante/post – per descrivere una validazione che resta alla superficie, concentrata su forma e appaltabilità più che su nodi, rigidezze e livello di conoscenza. Da lì discuteremo cosa avrebbe dovuto vedere e chiedere un atto di validazione sostanziale, come esplicitare i limiti delle verifiche (cosa è stato controllato e cosa no) e perché, nelle scuole, una validazione che resta formale è un rischio sistemico, non solo una finezza procedurale.
Il caso di un intervento “strutturale” trattato come appalto edilizio
Nel linguaggio del codice appalti, la verifica e validazione del progetto sono spesso percepite come passaggi burocratici: checklist di documenti, controlli formali, dichiarazioni di completezza. In realtà, per interventi che incidono sul comportamento strutturale di un edificio, la validazione dovrebbe rappresentare un vero filtro tecnico, in grado di intercettare lacune, sottovalutazioni e incoerenze prima che arrivino in cantiere. Quando questo non accade, il rischio è che la verifica resti sulla carta, mentre le vulnerabilità emergono solo a costruzione avvenuta.
Il caso affrontato nella perizia – una scuola in cui sono state sostituite facciate strutturalmente influenti, introdotte pensiline lignee e poi emerse criticità strutturali – è un esempio paradigmatico di validazione “assertiva”: un atto che dichiara il progetto adeguato senza accompagnarlo con una reale verifica specialistica delle implicazioni strutturali dell’intervento.
Cosa dovrebbe fare davvero la validazione
Normativamente, l’atto di verifica/validazione è pensato per accertare non solo la completezza documentale del progetto, ma anche la coerenza tecnica degli elaborati, l’appaltabilità dell’opera, l’adeguatezza delle soluzioni adottate e la congruenza tra criticità dell’opera e livello di approfondimento progettuale.
In altre parole, la validazione dovrebbe domandarsi:
“Questo progetto, per il tipo di edificio e di intervento, è tecnicamente sufficiente? Le verifiche svolte sono proporzionate alle vulnerabilità riconosciute?”.
.

In un intervento che modifica facciate strutturalmente sensibili, introduce nuove pensiline, incide su rigidezza e comportamento globale, la validazione dovrebbe guardare con particolare attenzione alle relazioni strutturali, ai modelli di calcolo, alle verifiche ante/post, ai dettagli dei nodi, alle assunzioni sul livello di conoscenza.
Un controllo che si fermi alla presenza o assenza di documenti, senza entrare nei contenuti, non è coerente con il ruolo che la normativa gli attribuisce.
Cosa dovrebbe fare davvero la validazione
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Voce |
Contenuto |
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Obiettivo |
Verificare non solo la completezza documentale, ma la coerenza tecnica del progetto rispetto alle criticità dell’opera |
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Focus richiesti |
Modelli strutturali globali ante/post, verifiche di rigidezza e spostamenti, analisi dei nodi critici, livello di conoscenza raggiunto |
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Domande chiave |
Il progetto è proporzionato alle vulnerabilità? Le verifiche svolte bastano per dichiarare sicuro l’edificio nella configurazione finale? |
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Esito atteso |
Se mancano modelli, verifiche o dettagli essenziali, la validazione deve chiedere integrazioni o porre condizioni, non limitarsi a “promuovere” il progetto |
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Messaggio |
La validazione è un filtro tecnico, non solo un adempimento amministrativo: serve a evitare che progetti incompleti arrivino in cantiere |
Quando la validazione è “assertiva”
Nel caso in esame, l’atto di validazione analizzato nella perizia risultava formulato in termini prevalentemente generici. L’attenzione era rivolta soprattutto a elementi come completezza degli elaborati, coerenza formale, appaltabilità, conformità amministrativa. Mancavano richiami puntuali alle verifiche strutturali, ai contenuti delle verifiche sismiche, ai modelli globali ante/post intervento, alle verifiche deformative, alle analisi delle variazioni di rigidezza e alle conseguenze della rimozione delle facciate.
In parallelo, la documentazione progettuale non offriva un quadro di relazioni strutturali complete, di verifiche globali, di dettagli costruttivi dei rinforzi o delle interazioni telaio–tamponamento. La validazione, invece di evidenziare questa incompletezza e richiedere integrazioni, la “copriva” con formule di stile che attestavano, in modo assertivo, l’adeguatezza del progetto.

Il risultato è una validazione che appare formalmente ineccepibile ma tecnicamente debole. Dal punto di vista forense, si potrebbe dire che il documento ha assolto la funzione amministrativa, ma non quella sostanziale.
Quando la validazione resta formale
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Voce |
Contenuto |
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Caratteristiche tipiche |
Attenzione concentrata su elenco elaborati, firme, appaltabilità; uso di formule generiche (“progetto adeguato”) senza richiami puntuali alle verifiche strutturali |
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Segnali d’allarme |
Assenza di modelli globali ante/post, mancanza di verifiche deformative, nessuna analisi esplicita delle variazioni di rigidezza o del livello di conoscenza |
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Effetto pratico |
Il progetto viene dichiarato “valido” pur essendo incompleto; le vulnerabilità emergono solo dopo, in corso d’opera o a lavori conclusi |
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Impatto nel caso studio |
Facciate strutturalmente influenti sostituite, pensiline aggiunte, criticità nodali e deformative emerse dopo; la validazione non ha intercettato né colmato queste lacune |
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Messaggio per chi valida |
Un atto di validazione che resta formale “copre” le incompletezze invece di segnalarle: in interventi strutturali su scuole e opere pubbliche questo non è accettabile, perché sposta il rischio sulla fase d’esercizio |
Il problema del “dopo”: quando le criticità emergono a lavori fatti
Un elemento particolarmente significativo è la sequenza temporale: dopo la validazione e l’avvio dell’intervento, emergono vulnerabilità nodali, problematiche deformative, esigenze di consolidamento, preoccupazioni per spostamenti orizzontali e, in ultima analisi, dissesti reali (come il crollo di elementi di pensilina). Questo scarto tra il giudizio ex ante (“progetto adeguato”) e la realtà ex post crea una tensione evidente.

Se le criticità erano già conoscibili al momento della validazione, significa che il processo di verifica non le ha intercettate. Se invece sono emerse solo dopo, si pone un problema di insufficienza del livello di approfondimento progettuale originario. In entrambi i casi, la validazione appare, per così dire, “scoperta”: o non ha visto ciò che c’era, o ha considerato sufficiente un progetto che non lo era.
...CONTINUA LA LETTURA DELL'ARTICOLO INTEGRALE.
La serie "I cortocircuiti del costruito"
Questo articolo è la Puntata 7 di una serie firmata dall'ingegnere Giuseppe Marco Gioia, dedicata ai casi in cui la somma di componenti tecnicamente "a norma" — struttura, involucro, acustica, procedure amministrative — genera comunque un edificio vulnerabile, perché gli intenti progettuali non convergono sul comportamento reale dell'opera.
Per inquadrare il caso di studio e il perimetro completo della rubrica, leggi l'articolo di apertura:
I cortocircuiti del costruito: il rischio di edifici “a norma” senza integrazione tra involucro, strutture e impianti

FAQ Tecniche - Validazione progettuale: cos'è, chi la firma, perché resta spesso formale
La validazione progettuale è solo un adempimento burocratico?
No, la validazione non è un timbro formale messo a fine iter, ma un controllo di coerenza e completezza del progetto prima che diventi base per l’appalto e la costruzione. Serve a verificare che i vari elaborati (architettonico, strutturale, impiantistico, sicurezza, ecc.) siano tra loro compatibili, che rispettino le normative applicabili e che non ci siano “buchi” informativi che in cantiere si trasformerebbero in varianti continue. Se è fatta bene, riduce il rischio di contenziosi, di costi extra e, soprattutto, di soluzioni improvvisate su parti sensibili come facciate e pensiline.
Chi deve occuparsi della validazione progettuale?
. La validazione è un controllo di terza parte: può essere svolta da una struttura interna diversa dal gruppo di progettazione, da un ufficio tecnico della stazione appaltante o da un soggetto esterno incaricato, purché abbia competenze adeguate in ambito strutturale, impiantistico e procedurale. L’importante è che chi valida abbia l’indipendenza e il tempo necessari per leggere davvero il progetto e non limitarsi a controllare solo le “carte firmate”.
Che differenza c’è tra revisione del progetto e validazione?
La revisione è un’attività interna al team di progettazione: serve a correggere errori, affinare le soluzioni, aggiornare disegni e relazioni man mano che il progetto evolve. La validazione, invece, arriva quando il progetto è dichiarato “pronto” e lo guarda dall’esterno, con l’obiettivo di verificare che sia utilizzabile per l’appalto e l’esecuzione, che rispetti i requisiti prestazionali richiesti (per esempio sulle facciate e sulle strutture secondarie) e che le responsabilità siano chiare. In sintesi: la revisione migliora il progetto, la validazione decide se è “idoneo allo scopo”.
La validazione riguarda anche gli elementi “secondari”?
Sì, e questo è uno dei punti spesso trascurati. La validazione non dovrebbe fermarsi alla struttura principale e agli impianti “classici”, ma includere gli elementi che, in caso di malfunzionamento, possono generare rischi per gli utenti: facciate leggere, controsoffitti, pensiline, cavedi, parapetti, ecc. Se questi elementi sono considerati solo come “rivestimenti” nell’iter progettuale, la validazione è l’ultimo momento utile per intercettare la mancanza di un progetto dedicato o di verifiche specifiche.
Cosa succede se si salta o si minimizza la validazione?
Saltare la validazione significa rinunciare a un filtro fondamentale tra il progetto teorico e la realtà del cantiere. In pratica, le incoerenze tra elaborati, le carenze di dettaglio e le ambiguità nei ruoli emergono solo in fase esecutiva, quando correggerle costa di più e rischia di compromettere la qualità dell’opera. Nei casi peggiori, l’assenza di una valida validazione può contribuire a quella “frattura procedimentale” in cui l’iter amministrativo procede (appalti, CRE, pagamenti), mentre permangono zone grigie su verifiche strutturali, collaudi e responsabilità sugli elementi di facciata.
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