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Veranda trasformata in cucina e vincolo sismico: responsabilità del proprietario

Il vincolo sismico costituisce uno strumento essenziale di prevenzione e sicurezza nel settore edilizio italiano, volto a garantire l’integrità delle costruzioni in un territorio quasi interamente esposto al rischio sismico. La sentenza del TAR della Sicilia n. 1261/2025, ribadisce la centralità del rispetto delle autorizzazioni antisismiche, chiarendo che la responsabilità delle violazioni ricade sempre sull’attuale proprietario, indipendentemente da chi abbia realizzato le opere.

Vincolo sismico: lo strumento fondamentale per la sicurezza edilizia

Il vincolo sismico rappresenta uno dei principali strumenti di tutela e prevenzione nel settore edilizio italiano, finalizzato a garantire la sicurezza strutturale degli edifici nelle zone caratterizzate da rischio sismico. Quando si parla di rischio sismico si intende la misura matematica/ingegneristica per valutare il danno atteso a seguito di un possibile evento sismico.

Il territorio nazionale è quasi totalmente sismico e purtroppo tantissimi comuni italiani pagano lo scotto dei danni di questo fenomeno naturale.

Nonostante l’avanzamento tecnologico, nonostante i progressi in campo computazionale, non è ancora possibile prevedere quando, dove e come si verificherà un evento sismico.

Tuttavia l’unica cosa certa è la conoscenza di quali siano le zone più pericolose e cosa sia il possibile sisma atteso.
Per contrastare questo fenomeno bisogna essere preparati con strutture realizzate in modo adeguato e che quindi vadano a ridurne le conseguenze dell’evento sismico.

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La realizzazione di verande è un tema complesso in ambito edilizio, con specifiche normative da seguire. Recentemente, la sentenza del Tar del Lazio n. 18287/2024 ha chiarito le condizioni che possono rendere abusiva una veranda, evidenziando la necessità di rispettare le normative edilizie e la responsabilità dei cittadini nell’assicurare la conformità delle costruzioni.

Pericolosità, vulnerabilità ed esposizione: la formula del rischio sismico

Il rischio sismico è la misura dei danni attesi in un intervallo di tempo, in base al tipo di sismicità, di resistenza delle costruzioni e di antropizzazione.

Esso dipende dall’interazione di tre fattori:

  • pericolosità;
  • vulnerabilità;
  • esposizione.

Rischio = Pericolosità * Vulnerabilità* Esposizione

dove:

  • la pericolosità rappresenta la probabilità che si verifichi un sisma in un certo lasso temporale (essa fornisce la più probabile intensità che potrebbe coprire il sito della costruzione);
  • la vulnerabilità consiste nella valutazione delle conseguenze del sisma e dipende dalle caratteristiche del costruito (più l'edificato è sismo-resistente e minore è la vulnerabilità);
  • l’esposizione è la valutazione socio-economica delle conseguenze, ossia più il sito è popolato o ricco di attività produttive importanti e maggiore sarà l’impatto finanziario dell'evento.

Ogni edificio può essere classificato con una classe di rischio sismico che, come per il consumo energetico va da A+ (massima resistenza) a quella G in particolare:

La determinazione di queste classi può avvenire con:

  • un metodo convenzionale, applicabile a qualsiasi tipologia di costruzione;
  • un metodo semplificato , che si applica esclusivamente a edifici in muratura. Esso si basa su una classificazione macrosismica ottenuta compilando una scheda che incrocia:
       ✔ tipologia costruttiva;
       ✔ stato di conservazione;
       ✔ configurazione geometrica.

Per comprendere quale sia la zona sismica di un territorio si fa riferimento alla mappa relativa alla pericolosità sismica di base dell’intera nazione, introdotta dell’OPCM del 28 aprile 2006 n.3519, All.1b riportata in seguito per un periodo di ritorno di 475 anni:

 

Mappa relativa alla pericolosità sismica (max accelerazione attesa al bedrock) con probabilità di accadimento del 10% per una vita nominale della struttura di 50 anni.

 

Vincolo sismico: cosa prevede la normativa

La normativa di riferimento, principalmente contenuta nella Legge n. 64 del 1974 (successivamente integrata dal D.P.R. n. 380 del 2001), stabilisce un regime autorizzatorio specifico per tutti gli interventi edilizi che possano influire sulla stabilità strutturale degli immobili.

L’art. 93 del DPR 380/01 al comma 1 stabilisce che:

“Nelle zone sismiche di cui all'articolo 83, chiunque intenda procedere a costruzioni, riparazioni e sopraelevazioni, è tenuto a darne preavviso scritto allo sportello unico, che provvede a trasmetterne copia al competente ufficio tecnico della regione, indicando il proprio domicilio, il nome e la residenza del progettista, del direttore dei lavori e dell'appaltatore.”

Quindi chiunque intenda procedere a costruzioni in zone sismiche deve presentare istanza scritta e depositare il progetto presso  il competente ufficio tecnico della regione.

L’art. 94 del DPR 380/01 al comma 1 sottolinea invece che:

“Fermo restando l'obbligo del titolo abilitativo all'intervento edilizio, nelle località sismiche, ad eccezione di quelle a bassa sismicità all'uopo indicate nei decreti di cui all'articolo 83, non si possono iniziare lavori senza preventiva autorizzazione del competente ufficio tecnico della regione.”

In altre parole, viene vietato di fatto l’inizio dei lavori senza preventiva autorizzazione rilasciata dall’ufficio tecnico della regione.

Ma cosa fare quando un immobile si trova in una zona dove è presente un vincolo sismico? Quali sono le conseguenze dell’inosservanza dalla norma?

I chiarimenti in merito vengono forniti dalla recente sentenza del TAR per la Sicilia n. 1261/2025. La vicenda illustra chiaramente come il vincolo sismico operi indipendentemente dalla buona fede del proprietario e dalla circostanza che le opere possano essere state realizzate da precedenti proprietari.

Il TAR ha ribadito alcuni principi fondamentali tra cui:

  • l’obbligo per il proprietario attuale di rispondere delle violazioni indipendentemente da chi abbia materialmente realizzato l’opera;
  • la necessità di regolarizzare le opere attraverso le apposite procedure autorizzatorie, piuttosto che limitarsi a correzioni formali (come interventi secondari e accessori, ad esempio la mera sostituzione della tipologia di infissi).

Vuoi sapere quali siano le conseguenze delle inosservanze realizzate dal vecchio proprietario? e cosa dice il TAR Sicilia in merito alle verande? ...Scarica qui l’articolo

  

Scarica la sentenza  in fondo all'articolo

 

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