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Nodo parete controterra-terreno: come l’analisi FEM individua ponti termici e rischio muffa

L’analisi FEM del nodo parete controterra consente di valutare ponti termici, rischio muffa e flussi termoigrometrici complessi. Rispetto ai metodi semplificati, il modello numerico restituisce distribuzioni reali di temperatura e umidità, fondamentali per progettare correttamente isolamento e stratigrafie.

Questo articolo analizza i principi e le applicazioni dell’analisi FEM nel caso specifico del nodo parete controterra–terreno, con particolare attenzione alla trasmissione di calore e fenomeni legati all’umidità.

L’analisi agli elementi finiti applicata ai nodi parete controterra–terreno permette di simulare in modo avanzato il comportamento termoigrometrico dell’involucro edilizio. Il problema tecnico riguarda la presenza simultanea di flussi termici tridimensionali, umidità elevata e fenomeni di capillarità che generano ponti termici, condensazioni e muffe. La modellazione FEM consente di calcolare la trasmittanza lineica ψ, individuare punti critici e verificare le condizioni di rischio secondo normativa. Questo approccio migliora la progettazione di interventi di isolamento e riqualificazione, aumentando durabilità e prestazioni energetiche


Nodo parete controterra–terreno: comportamento termoigrometrico e criticità progettuali

Dal punto di vista termoigrometrico, gli elementi a contatto con il terreno rappresentano uno dei punti più delicati dell’involucro edilizio. Il nodo tra parete controterra e terreno è infatti caratterizzato da condizioni fisiche molto diverse rispetto agli elementi fuori terra: temperatura relativamente stabile del suolo, elevata umidità, possibili fenomeni di risalita capillare e diffusione del vapore.

Questi fattori possono generare condensazioni, muffe, degrado dei materiali e dispersioni energetiche. Per questo motivo, negli ultimi anni si è diffuso l’utilizzo dell’analisi agli elementi finiti (FEM) per simulare il comportamento termoigrometrico del nodo parete–terreno in modo più realistico rispetto ai metodi semplificati.

Flussi termici tridimensionali e inerzia del terreno

A differenza delle pareti fuori terra, le pareti controterra sono soggette a condizioni ambientali molto particolari. Il terreno, infatti, garantisce una temperatura quasi costante durante l’anno e l’assenza di ventilazione, ma è anche soggetto a un elevato contenuto di umidità, talvolta dovuta al contatto diretto con acqua capillare o di falda.

Dal punto di vista termoigrometrico, il comportamento del nodo tra parete controterra e terreno è influenzato da una combinazione di fenomeni fisici che interagiscono tra loro e che rendono questo punto dell’involucro edilizio particolarmente complesso da analizzare. A differenza delle superfici verticali fuori terra, che sono generalmente soggette a scambi termici prevalentemente monodimensionali tra ambiente interno ed esterno, gli elementi controterra sono interessati da flussi termici multidirezionali (tridimensionali).

Il terreno circostante agisce infatti come un mezzo semi-infinito con elevata inerzia termica, all’interno del quale il calore si diffonde non solo nella direzione perpendicolare alla parete, ma anche lateralmente e verso il basso. Questo determina una distribuzione tridimensionale del campo di temperatura, che varia in funzione della profondità, della distanza dalla superficie del terreno e delle caratteristiche termiche dei materiali costituenti sia la struttura sia il suolo.

Diffusione del vapore e gradienti di pressione nel nodo controterra

Parallelamente al trasferimento di calore, all’interno dei materiali porosi che compongono il nodo costruttivo si sviluppano fenomeni legati alla diffusione del vapore acqueo.

Il vapore tende naturalmente a migrare dalle zone a maggiore pressione parziale verso quelle a pressione minore, attraversando gli strati della parete e del pavimento.

Nel caso degli elementi controterra questa dinamica è particolarmente significativa, poiché il terreno presenta generalmente condizioni di umidità molto elevate, spesso prossime alla saturazione. Di conseguenza si può instaurare un gradiente di pressione del vapore che favorisce la migrazione dell’umidità verso l’interno dell’edificio o all’interno della stratigrafia costruttiva.

Risalita capillare e trasporto di umidità liquida

Accanto alla diffusione del vapore, nei materiali porosi interviene anche il trasporto di umidità allo stato liquido, legato ai fenomeni di capillarità. Il terreno, soprattutto quando costituito da materiali fini o mediamente compatti, è in grado di trattenere acqua nei propri pori e di trasferirla verso i materiali da costruzione con cui è a contatto. Questa acqua può essere assorbita dalle strutture murarie e dagli strati di finitura attraverso la rete capillare dei materiali, risalendo anche contro gravità per effetto delle tensioni superficiali presenti nei pori. Tale meccanismo è responsabile di numerosi fenomeni di degrado edilizio, tra cui efflorescenze saline, distacco degli intonaci e aumento della conducibilità termica dei materiali umidi.

Condensazione interstiziale e degrado dei materiali

La presenza simultanea di gradienti termici e di umidità può inoltre condurre alla condensazione interstiziale, fenomeno che si verifica quando il vapore acqueo, diffondendo attraverso la stratigrafia, incontra zone in cui la temperatura scende al di sotto della temperatura di rugiada.

In queste condizioni il vapore si trasforma in acqua liquida all’interno dei materiali stessi. Nel caso delle strutture controterra questo rischio può essere accentuato dalla presenza di zone fredde localizzate, dovute alla massa del terreno e alla geometria del nodo costruttivo. L’accumulo di umidità interstiziale può nel tempo compromettere le prestazioni termiche dei materiali isolanti, favorire la crescita di muffe e microrganismi e accelerare i processi di degrado dei materiali da costruzione.

Ponte termico parete–pavimento controterra: cause e conseguenze

Analizziamo infine il fenomeno che forse ci interessa maggiormente in questo articolo, ossia il fatto che il nodo tra parete controterra e pavimento controterra costituisce spesso un ponte termico.

La discontinuità geometrica e materica tra i diversi elementi strutturali genera infatti una deviazione delle linee di flusso del calore, concentrando le dispersioni termiche in corrispondenza del raccordo tra parete e solaio o platea.

Questo fenomeno è particolarmente evidente negli edifici esistenti, nei quali l’isolamento termico è spesso assente o posizionato esclusivamente sul lato interno della parete. In tali configurazioni la struttura portante rimane a diretto contatto con il terreno freddo e funge da percorso preferenziale per il flusso di calore verso l’esterno. Il risultato è una riduzione della temperatura superficiale interna nel punto di giunzione tra parete e pavimento, condizione che può favorire la formazione di condensazione superficiale e la comparsa di muffe, soprattutto in ambienti caratterizzati da elevata umidità interna o scarsa ventilazione.

La complessità di questi fenomeni rende evidente come il comportamento termoigrometrico del nodo parete–pavimento controterra non possa essere descritto adeguatamente attraverso modelli semplificati monodimensionali. La distribuzione reale di temperatura e umidità dipende infatti dalla geometria del nodo, dalle proprietà dei materiali, dalle condizioni del terreno e dalle condizioni climatiche interne ed esterne.

Per questo motivo l’analisi numerica mediante modelli agli elementi finiti (FEM) rappresenta uno strumento particolarmente efficace per comprendere e prevedere il comportamento termoigrometrico di questi nodi costruttivi complessi.

Analisi FEM e calcolo della trasmittanza lineica ψ nei ponti termici

Cos’è la trasmittanza termica lineica ψ e come si calcola

La trasmittanza termica lineica ψ (psi) è un parametro utilizzato per quantificare le dispersioni di calore associate ai ponti termici lineari, cioè alle zone dell’involucro edilizio in cui la geometria o la discontinuità dei materiali provoca una deviazione delle linee di flusso del calore rispetto al comportamento monodimensionale delle strutture piane. Esempi tipici sono gli angoli tra pareti, i nodi parete-solaio, il collegamento tra parete e fondazione o i contorni di serramenti.

Il metodo della trasmittanza lineica consiste nel determinare quanta potenza termica aggiuntiva attraversa il nodo rispetto a quella che attraverserebbe le superfici piane adiacenti se il flusso fosse perfettamente monodimensionale.

Formula della trasmittanza lineica ψ (ponte termico)

Per fare questo si esegue generalmente una simulazione bidimensionale agli elementi finiti del nodo costruttivo, imponendo condizioni di temperatura interna ed esterna. Dal modello si ricava il flusso termico totale che attraversa la sezione analizzata.

Successivamente si sottrae dal flusso totale la quota di dispersione attribuibile alle superfici piane adiacenti, calcolata usando le normali trasmittanze termiche U delle stratigrafie. La parte rimanente rappresenta la dispersione aggiuntiva dovuta al ponte termico.

La trasmittanza lineica si ottiene quindi rapportando questa dispersione aggiuntiva alla lunghezza del nodo:

dove 

  • Φ2D è il flusso termico totale calcolato con il modello bidimensionale,
  • Usono le trasmittanze delle strutture piane,
  • Ai le relative superfici,
  • L la lunghezza del ponte termico
  • e ΔT la differenza di temperatura tra interno ed esterno.

Il risultato, espresso in W/(m·K), rappresenta quindi la dispersione termica aggiuntiva per metro di nodo. Questo parametro viene poi utilizzato nei calcoli energetici dell’edificio per stimare le perdite di calore complessive dovute ai ponti termici.

Modellazione del terreno nei modelli FEM termoigrometrici

Dal punto di vista termoigrometrico il terreno viene generalmente modellato come un materiale poroso caratterizzato da:

  • conducibilità termica
  • capacità termica
  • contenuto d’acqua
  • permeabilità al vapore
  • curva di ritenzione idrica.

Inerzia termica del suolo e distribuzione della temperatura

Un aspetto importante è che il terreno possiede una grande inerzia termica, che stabilizza la temperatura nel tempo. A profondità superiori a circa 2–3 m la temperatura annuale del suolo tende ad avvicinarsi alla temperatura media annuale dell’aria esterna.

Questa proprietà influisce significativamente sul flusso termico attraverso le pareti controterra.

Condizioni al contorno nella simulazione FEM del nodo controterra

Nella simulazione FEM del nodo parete controterra–terreno è fondamentale definire correttamente le condizioni al contorno.

Tipicamente si considerano:

lato interno

  • temperatura interna
  • umidità relativa interna
  • coefficienti di scambio superficiale.

lato terreno

  • temperatura del suolo
  • contenuto d’acqua del terreno
  • eventuale presenza di acqua di falda.

In molti modelli la temperatura del terreno viene imposta come condizione quasi stazionaria, mentre l’umidità può variare in funzione della pioggia o della permeabilità del terreno.

RIFERIMENTI NORMATIVI
UNI EN ISO 10211
– Ponti termici negli edifici: flussi di calore e temperature superficiali – Metodi di calcolo dettagliati
UNI EN ISO 6946
– Componenti ed elementi per edilizia – Resistenza termica e trasmittanza termica – Metodo di calcolo
UNI EN ISO 13788
– Prestazione igrotermica dei componenti edilizi – Temperatura superficiale interna e rischio di condensa

Vantaggi dell’analisi FEM per lo studio dei nodi controterra

L’applicazione dell’analisi agli elementi finiti allo studio dei nodi costruttivi controterra rappresenta uno strumento particolarmente efficace per comprendere e descrivere il comportamento termoigrometrico di queste zone dell’involucro edilizio.

L’analisi agli elementi finiti permette di simulare il comportamento complesso della distribuzione della temperatura e dei flussi di calore nel nodo, restituendo una rappresentazione dettagliata delle linee di flusso e del campo di temperatura all’interno della stratigrafia e del terreno.

Simulazione accoppiata calore–umidità nei materiali porosi

Un ulteriore vantaggio di questo approccio consiste nella possibilità di analizzare in modo accoppiato i fenomeni di trasporto di calore e di umidità.

Nei materiali porosi utilizzati in edilizia, infatti, la presenza di acqua nei pori modifica significativamente le proprietà termiche dei materiali stessi, aumentando generalmente la conducibilità termica e alterando le condizioni di equilibrio igrometrico.

I modelli numerici più avanzati consentono di tenere conto di questi effetti, simulando contemporaneamente la diffusione del vapore acqueo e il movimento dell’umidità liquida per capillarità. In questo modo è possibile comprendere come le variazioni di temperatura influenzino la migrazione dell’umidità all’interno della stratigrafia e come, a loro volta, i contenuti di umidità modifichino il comportamento termico dell’involucro.

Analisi dei ponti termici complessi e temperature superficiali

L’analisi agli elementi finiti risulta inoltre particolarmente utile nello studio dei ponti termici complessi, come quelli che si verificano nei nodi tra pareti controterra, pavimenti e fondazioni.

In questi punti la discontinuità geometrica e materica provoca una deviazione delle linee di flusso del calore e una concentrazione delle dispersioni termiche. Attraverso la modellazione numerica è possibile determinare con precisione la distribuzione delle temperature superficiali interne e calcolare parametri fondamentali per la progettazione energetica, come la trasmittanza termica lineica del nodo. Questa analisi consente di individuare eventuali criticità progettuali e di valutare l’efficacia di diverse soluzioni di isolamento o di stratigrafia.

Verifica del rischio muffa e condensazione con modelli FEM

Un aspetto particolarmente rilevante riguarda la possibilità di prevedere il rischio di formazione di muffe e condensazioni, sia superficiali sia interstiziali.

Le simulazioni termoigrometriche permettono infatti di valutare le condizioni di temperatura e umidità relativa nei punti più critici dell’involucro, verificando se si possano raggiungere valori favorevoli alla crescita biologica o alla condensazione del vapore. Questa capacità predittiva è fondamentale per garantire non solo le prestazioni energetiche dell’edificio, ma anche il comfort abitativo e la durabilità dei materiali.

Applicazioni progettuali: edifici NZEB, passivi e riqualificazione

Per queste ragioni gli strumenti di simulazione agli elementi finiti trovano oggi applicazione in numerosi ambiti della progettazione edilizia contemporanea. Essi risultano particolarmente utili nella progettazione di edifici ad alta efficienza energetica, dove il controllo dei ponti termici e dei fenomeni igrotermici rappresenta un requisito fondamentale per raggiungere prestazioni elevate. Allo stesso modo, tali strumenti sono ampiamente impiegati nello sviluppo di edifici passivi, nei quali anche piccole dispersioni localizzate possono compromettere l’equilibrio energetico complessivo dell’involucro.

Infine, l’analisi numerica assume un ruolo importante anche negli interventi di riqualificazione di edifici esistenti, dove la presenza di stratigrafie non omogenee, materiali eterogenei e nodi costruttivi complessi rende spesso necessario uno studio approfondito del comportamento termoigrometrico per individuare soluzioni di isolamento efficaci e durature.

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IN SINTESI
Il nodo parete controterra–terreno rappresenta uno dei punti più critici dell’involucro edilizio per la presenza simultanea di flussi termici multidirezionali e fenomeni igrometrici (diffusione del vapore e capillarità). I metodi semplificati non sono sufficienti a descriverne il comportamento: l’analisi FEM consente di simulare in modo realistico temperatura, umidità e ponti termici, permettendo il calcolo della trasmittanza lineica ψ e la verifica del rischio muffa secondo UNI EN ISO 13788. Le simulazioni mostrano che l’isolamento, in particolare lato terreno (es. XPS), è determinante per ridurre dispersioni e criticità igrometriche, migliorando durabilità e prestazioni energetiche del nodo.


FAQ Tecniche: FEM nodo parete controterra – ponti termici e verifica termoigrometrica

Che cos'è l'analisi FEM applicata ai nodi costruttivi controterra? È un metodo di calcolo numerico agli elementi finiti che simula la distribuzione bidimensionale di temperatura e umidità all'interno di nodi costruttivi complessi. Nel caso del nodo parete–pavimento controterra, viene utilizzata per calcolare la trasmittanza lineica ψ del ponte termico e per verificare le temperature superficiali minime, superando i limiti dei modelli monodimensionali che non tengono conto dell'inerzia termica del terreno né dei flussi multidirezionali.

In quali contesti si applica questa tipologia di analisi? È applicabile in nuova costruzione, ristrutturazione importante e riqualificazione energetica ogni volta che la stratigrafia preveda pareti o pavimenti a contatto con il suolo: seminterrati riscaldati, cantine, vani tecnici, residenze con piano interrato. La UNI/TS 11300-1:2014 la rende obbligatoria per le valutazioni di progetto, escludendo l'impiego di metodi semplificati con abachi per i nuovi edifici.

Quali norme regolano il calcolo FEM del nodo controterra? I riferimenti normativi fondamentali sono: UNI EN ISO 10211:2018 per la definizione dei modelli geometrici, delle condizioni al contorno e dei criteri di convergenza della mesh; UNI EN ISO 13788:2013 per la verifica del rischio muffa e della condensazione interstiziale (metodo di Glaser); UNI EN ISO 13370:2018 per la modellazione del trasferimento di calore attraverso il terreno. Il DM 26/06/2015 (Allegato 1, art. 2.3, c. 2) rende obbligatorie le verifiche termoigrometriche per tutti gli interventi sulle strutture opache dell'involucro climatizzato.

Quali vantaggi offre il metodo FEM rispetto ai metodi semplificati? L'analisi FEM restituisce la distribuzione reale del campo di temperatura nel nodo costruttivo con un'incertezza di ±5%, rispetto al ±20% dei metodi analitici con abachi. Consente di calcolare con precisione la trasmittanza lineica ψ [W/(m·K)], di prevedere il rischio di condensazione superficiale e interstiziale, di analizzare in modo accoppiato il trasferimento di calore e di umidità nei materiali porosi, e di valutare l'efficacia comparativa di diverse soluzioni di isolamento in fase progettuale.

Come si imposta correttamente il modello FEM per il nodo controterra? Occorre definire geometria e stratigrafie dei componenti (parete esterna, parete controterra, pavimento), le condizioni al contorno (temperatura e umidità relativa interne; temperatura del suolo; coefficienti di scambio superficiale), la dimensione minima del nodo secondo UNI EN ISO 10211 (valore massimo tra 1 m e tre volte lo spessore dell'elemento), e la mesh con criterio di convergenza che limita a non oltre l'1% la differenza tra le simulazioni a n e 2n nodi. Il terreno viene modellato come mezzo semi-infinito con conducibilità termica, capacità termica e permeabilità al vapore specifiche.

Quali errori progettuali vanno evitati nel nodo controterra? I principali errori sono: isolare solo la parete fuori terra tralasciando la parte controterra e il pavimento, lasciando la struttura portante come percorso preferenziale del flusso termico; posizionare l'isolante sul lato interno senza verifica igrometrica dedicata, spostando il punto di rugiada verso l'interno della stratigrafia; trascurare la presenza di acqua capillare o di falda nelle condizioni al contorno del modello; adottare metodi semplificati (abachi UNI EN ISO 14683) per valutazioni di progetto su nuovi edifici, non ammessi dalla UNI/TS 11300-1:2014.

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