Coste sotto assedio: tra mareggiate estreme e scogliere, l’Italia ripensa la difesa del litorale
Le coste italiane sono sempre più protette da opere rigide, ma il cambiamento climatico e l’aumento degli eventi estremi rendono queste soluzioni parziali e talvolta dannose. Servono dati integrati e una pianificazione costiera più sostenibile.
Un litorale sempre più “ingessato”: il boom delle opere rigide in Italia
Negli ultimi decenni le coste italiane sono state interessate da un ricorso crescente alle opere rigide di difesa, come scogliere, pennelli e muraglioni in cemento. Già nel 2020 oltre 1.500 chilometri di litorale – circa il 18% della costa nazionale – risultavano protetti da queste strutture, con un aumento del 27% rispetto al 2000. Seguendo lo stesso andamento, dal 2020 ad oggi si stima che siano stati “artificializzati” altri 50 chilometri di costa.
Alcune regioni mostrano incrementi particolarmente marcati: la Calabria, ad esempio, ha registrato una crescita del 66% dei tratti interessati da opere rigide. Un dato che segnala come l’urgenza di difendere il territorio dall’erosione e dalle mareggiate abbia spesso spinto verso soluzioni strutturali, talvolta adottate in modo frammentato e senza una visione d’insieme dei processi costieri.
Cambiamenti climatici e vulnerabilità delle coste
L’intensificarsi dei cambiamenti climatici sta rendendo le coste sempre più esposte a eventi estremi. L’aumento del livello del mare, le modifiche nei regimi dei venti e delle correnti e la maggiore energia delle onde accelerano i processi di erosione e amplificano i danni causati dalle mareggiate. Fenomeni come i cicloni mediterranei, un tempo rari, sono oggi più frequenti e intensi.
Eventi recenti, come il ciclone Harry che ha colpito Sicilia, Calabria e Sardegna, non possono più essere considerati episodi isolati, ma segnali di una tendenza strutturale. A questi fattori climatici si sommano gli effetti di alcune attività umane che alterano l’equilibrio naturale dei litorali, rendendo necessarie strategie di adattamento e gestione costiera sempre più integrate e fondate su solide basi scientifiche.
Le opere rigide: difesa locale, effetti diffusi
In Italia sono state installate quasi 11.000 opere di difesa rigide lungo le coste. Queste strutture interagiscono in modo diverso con l’ambiente circostante: in Liguria sono diffusi i pennelli perpendicolari alla riva, che intrappolano i sedimenti; lungo l’Adriatico prevalgono le scogliere distaccate, pensate per attenuare l’energia delle onde; sulla costa tirrenica calabrese si trovano sistemi più complessi, come i grandi pennelli “a T”.
Se da un lato queste soluzioni possono ridurre l’impatto delle mareggiate in specifici tratti di costa, dall’altro alterano il naturale trasporto dei sedimenti lungo il litorale. Le Linee Guida nazionali sottolineano infatti che le opere rigide, pur offrendo benefici localizzati, possono innescare effetti negativi su tratti costieri adiacenti, ostacolando il ripascimento naturale delle spiagge e trasferendo il problema dell’erosione più a valle.
Dati e pianificazione: il ruolo del GeoDB ISPRA
Per affrontare in modo efficace la gestione costiera è fondamentale disporre di informazioni aggiornate e integrate. In questa direzione si inserisce il lavoro di ISPRA, che ha reso disponibile gratuitamente un GeoDB dedicato alla mappatura e alla caratterizzazione dei tratti di costa interessati da opere di difesa rigide. Il database include scogliere, pennelli, muraglioni e altre strutture che influenzano la dinamica costiera.
Questo strumento si affianca ai GeoDB “Assetto Costiero” e, in linea con la direttiva europea INSPIRE, sarà ulteriormente aggiornato grazie ai risultati del progetto PNRR-MER (Marine Ecosystem Restoration). Il GeoDB rappresenta oggi un riferimento nazionale per la definizione della linea di costa e costituisce una base conoscitiva essenziale per il monitoraggio, la pianificazione coordinata e la progettazione di interventi più sostenibili, come i ripascimenti mirati e le strategie di adattamento locale.
Fonte: Comunicato stampa ISPRA
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