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Costruzioni e transizione energetica: il Rapporto Federcostruzioni fotografa sfide, innovazione e potenziale di decarbonizzazione

Il Rapporto Federcostruzioni sulla sostenibilità energetica analizza il ruolo della filiera delle costruzioni nella transizione energetica, evidenziando consumi, emissioni e potenziale di riduzione lungo tutto il ciclo di vita degli edifici.

In occasione di KEY – The Energy Transition Expo, Federcostruzioni ha presentato il "Rapporto sullo stato della sostenibilità energetica nella filiera delle costruzioni", realizzato in collaborazione con l’Università Politecnica delle Marche e con il contributo delle associazioni che rappresentano i diversi comparti del settore.

Alla presentazione sono intervenuti Laura D’Aprile (MASE – Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica), Emanuele Ferraloro (Presidente Federcostruzioni) e Gian Marco Revel (Università Politecnica delle Marche). Modera Maria Chiara Voci.

Il Rapporto nasce con un obiettivo chiaro: fornire una fotografia sistemica, basata su dati e analisi tecnico-scientifica, di una filiera complessa e strategica per il raggiungimento degli obiettivi climatici europei. Il lavoro intende tradurre le esigenze reali delle imprese in un quadro coerente e comparabile tra settori molto diversi.

"La transizione energetica si conferma una delle sfide più rilevanti e complesse per l'economia europea e nazionale, e il settore delle costruzioni è destinato a svolgere un ruolo decisivo”. ha affermato Emanuele Ferraloro

"Questo scenario - ha aggiunto Ferraloro - impone un cambio di paradigma che non riguarda soltanto il miglioramento dell'efficienza nella fase di utilizzo degli immobili, ma investe l'intero ciclo di vita del costruito — dalla progettazione alla produzione dei materiali, dagli impianti al cantiere, dalla realizzazione alla gestione e fino alla dismissione — richiedendo una profonda trasformazione delle filiere industriali, dei modelli costruttivi e delle tecnologie impiegate". In Italia, la filiera delle costruzioni incide in modo significativo sul bilancio energetico ed emissivo e si confronta con un patrimonio edilizio spesso dato, che contribuisce ad amplificare il bilancio energetico. Allo stesso tempo, il comparto opera in un contesto caratterizzato da volatilità dei prezzi energetici, aumento dei costi delle materie prime e crescente pressione competitiva internazionale, elementi che trasformano la sostenibilità energetica in una leva strategica non solo ambientale ma anche industriale.

Il Rapporto Federcostruzioni 2026 evidenzia come la transizione del settore richieda "una trasformazione coordinata delle filiere produttive, della progettazione e dei processi costruttivi, valorizzando innovazione tecnologica, digitalizzazione, materiali a basse emissioni, gestione e ottimizzazione dei consumi", ha detto ancora il presidente di Federcostruzioni , sottolineando che "nonostante persistano criticità legate all'incertezza normativa, ai costi dell'energia e alla complessità autorizzativa,il comparto dispone di un ampio potenziale di riduzione dei consumi e delle emissioni lungo l'intero ciclo di vita degli edifici". Le associazioni della filiera si riuniscono inFedercostruzioni , ha concluso Ferraloro, "sono impegnate in questo percorso, che nonostante la situazione geopolitica internazionale critica, devono continuare ad impegnarsi ea cogliere l'opportunità di diventare uno dei principali motori della sostenibilità e della competitività del sistema economico nel medio-lungo periodo ed evidenziano la necessità di essere sempre più coinvolti in un dialogo con le Istituzioni per portare un contributo efficace e coerente alla transizione energetica".

  

Un settore chiave per consumi energetici ed emissioni

Il settore delle costruzioni riveste un ruolo centrale nel bilancio energetico nazionale. L’ambiente costruito è responsabile di circa il 40% del consumo energetico complessivo e di una quota compresa tra il 37% e il 38% delle emissioni totali di gas serra. Si tratta di un dato che rende immediatamente evidente quanto il comparto sia determinante per la decarbonizzazione dell’economia.

Il report evidenzia come queste emissioni si distribuiscano lungo l’intero ciclo di vita degli edifici. La quota principale è associata alla fase operativa, ovvero all’energia utilizzata per il funzionamento degli edifici – riscaldamento, raffrescamento, illuminazione e servizi. A questa si affianca la componente cosiddetta “embodied”, cioè quella legata alla produzione dei materiali da costruzione, alle attività di cantiere e ai processi industriali connessi.

In Italia la parte collegata alla costruzione e alla produzione dei materiali rappresenta circa l’11% delle emissioni complessive del settore, con una suddivisione che vede circa il 20% attribuibile ai cantieri e l’80% ai processi industriali dei materiali. Si tratta di attività spesso caratterizzate da un’elevata intensità energetica, in particolare nei comparti estrattivi e nei materiali da costruzione, dove il costo dell’energia può incidere fino al 70-80% dei costi di produzione.

Secondo le stime contenute nel rapporto, interventi diffusi di efficientamento nella filiera potrebbero migliorare le prestazioni energetiche anche del 30-40%. Questo significherebbe ottenere una riduzione complessiva dell’impatto energetico nazionale nell’ordine del 13-14%, dimostrando quanto il settore sia strategico non solo dal punto di vista ambientale ma anche economico e industriale.

 

Metodologia e struttura del rapporto

La realizzazione del rapporto ha richiesto un complesso lavoro di definizione del perimetro di analisi. Il contesto normativo e tecnologico della transizione energetica è infatti in continua evoluzione, tra aggiornamenti delle direttive europee, nuove politiche sull’economia circolare e cambiamenti nello scenario energetico globale.

Per affrontare questa complessità, il gruppo di lavoro ha elaborato un questionario strutturato che è stato sottoposto alle diverse associazioni della filiera. Le risposte sono state successivamente integrate e normalizzate per rendere confrontabili dati provenienti da comparti molto differenti, come quello dei materiali, delle tecnologie impiantistiche, della progettazione o delle infrastrutture.

Proprio per questa eterogeneità, molti dei risultati del rapporto sono espressi in termini percentuali, scelta metodologica che ha consentito di evidenziare le tendenze generali e gli impatti relativi delle diverse soluzioni tecnologiche.

Il documento è articolato in cinque sezioni principali: una parte introduttiva dedicata al ruolo del sistema delle costruzioni nella transizione energetica; una sezione che analizza il contributo della filiera agli obiettivi energetici nazionali ed europei; una dedicata ai benefici delle tecnologie disponibili; una che approfondisce le barriere alla diffusione dell’innovazione; e infine un’analisi delle tecnologie emergenti e delle prospettive di sviluppo.

 

Il contributo della filiera agli obiettivi climatici europei

Il rapporto analizza il contributo potenziale del settore agli obiettivi energetici fissati dall’Unione Europea, in particolare quelli legati alla riduzione dei consumi energetici degli edifici. Le direttive europee indicano come traguardo la riduzione del consumo medio di energia primaria del parco edilizio residenziale del 16% entro il 2030 e del 22% entro il 2035 rispetto ai livelli del 2020.

Una leva fondamentale per raggiungere questi obiettivi è rappresentata dalle cosiddette ristrutturazioni profonde degli edifici. Si tratta di interventi integrati che combinano il miglioramento dell’involucro edilizio con l’integrazione delle fonti rinnovabili, sistemi di accumulo energetico, automazione degli edifici e impianti ad alta efficienza.

Parallelamente emerge con sempre maggiore forza il tema dell’energia incorporata nei materiali da costruzione. L’uso di materiali innovativi, riciclati o biobased potrebbe ridurre le emissioni associate alla produzione anche del 15-30%. Tuttavia, il rapporto sottolinea la necessità di evitare un errore strategico sempre più frequente nelle politiche di efficientamento: quello di ridurre i consumi operativi degli edifici aumentando però l’impatto energetico nella fase di produzione dei materiali.

Per questo motivo assume un ruolo centrale la valutazione del ciclo di vita (Life Cycle Assessment), che consente di analizzare in modo integrato tutte le fasi di vita di un edificio, dalla produzione dei materiali alla demolizione.

  

Innovazione tecnologica e digitalizzazione nella filiera

L’innovazione tecnologica rappresenta uno dei principali strumenti per ridurre l’impatto energetico della filiera delle costruzioni. Il rapporto evidenzia numerose soluzioni già disponibili, che spaziano dall’ottimizzazione della logistica di cantiere alla gestione integrata dei processi costruttivi, fino all’impiego di materiali a minore intensità emissiva.

Nel campo dei materiali emergono diverse strategie di decarbonizzazione, tra cui l’utilizzo di cementi con minore contenuto di clinker, l’impiego di acciai e aggregati riciclati, l’uso di materiali lignei e biobased e lo sviluppo di prodotti ceramici e isolanti con minore impatto energetico.

Parallelamente la digitalizzazione si configura come un fattore abilitante trasversale per l’intero settore. Strumenti come il Building Information Modeling (BIM), il digital twin e i sistemi di monitoraggio avanzato permettono di ottimizzare la progettazione, ridurre gli sprechi in cantiere e migliorare la gestione degli edifici lungo tutto il ciclo di vita.

Secondo il rapporto, la digitalizzazione non rappresenta un fine in sé ma un moltiplicatore di efficacia delle soluzioni tecnologiche. Il suo utilizzo consente infatti di ridurre il cosiddetto performance gap, ovvero la differenza tra le prestazioni energetiche progettate e quelle effettivamente raggiunte durante l’uso dell’edificio.

  

Alla tavola rotonda che ha seguito la presentazione del Rapporto hanno partecipato: Silvia Ricci, ANCE, Michelangelo Lafronza, ANIE, Francesca Barba, Federbeton, Lorenzo Tedeschi, Assorestauro, Filippo Colonna, Cortexa, Andrea Andreuzzi, Responsabile Sostenibilità Confindustria (Crediti: INGENIO)

  

Barriere strutturali e prospettive di sviluppo

Nonostante la disponibilità di molte tecnologie già mature, la diffusione dell’innovazione nella filiera delle costruzioni incontra ancora numerosi ostacoli. Il rapporto individua due categorie principali di barriere: quelle economico-finanziarie e quelle normative.

Le imprese segnalano in particolare la necessità di un quadro regolatorio stabile e coerente che consenta di pianificare investimenti a medio e lungo termine. L’incertezza normativa rappresenta infatti uno dei principali fattori che rallentano l’adozione di tecnologie avanzate e interventi di efficientamento energetico.

Accanto a queste barriere emerge anche il tema delle competenze. Non si tratta tanto di una carenza qualitativa della formazione, quanto piuttosto di una insufficiente disponibilità numerica di tecnici specializzati. Questa situazione genera difficoltà nella progettazione integrata e nella connessione tra la fase progettuale e quella esecutiva.

Sul fronte tecnologico, invece, il settore mostra un elevato livello di attenzione verso le soluzioni emergenti. Le tecnologie mature, come il recupero del calore, la cogenerazione e le rinnovabili per l’autoconsumo, sono già ampiamente diffuse soprattutto nei comparti ad alta intensità energetica. Allo stesso tempo cresce l’interesse verso sistemi di accumulo elettrico, comunità energetiche e nuove tecnologie come l’idrogeno o i piccoli reattori nucleari modulari, pur con una consapevolezza diffusa sui tempi ancora lunghi di sviluppo e implementazione.

  

Verso una filiera più sostenibile e competitiva

Il quadro delineato dal rapporto evidenzia come la transizione energetica della filiera delle costruzioni sia già avviata, ma richieda un forte coordinamento tra innovazione tecnologica, politiche pubbliche e sviluppo delle competenze.

Il settore dispone già oggi di numerose soluzioni per ridurre l’impatto ambientale lungo tutto il ciclo di vita degli edifici. Tuttavia, per trasformare queste opportunità in risultati concreti sarà necessario costruire un contesto normativo stabile, favorire la standardizzazione dei processi e rafforzare l’integrazione tra progettazione, produzione e gestione degli edifici.

In questa prospettiva, la filiera delle costruzioni può diventare uno dei principali motori della decarbonizzazione dell’economia europea, contribuendo allo stesso tempo alla competitività industriale e alla qualità dell’ambiente costruito. Il rapporto Federcostruzioni rappresenta dunque non solo un’analisi dello stato attuale del settore, ma anche una roadmap per orientare le politiche e gli investimenti nei prossimi anni.

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