Restauro e Conservazione | Architettura | Sostenibilità | BIM | Digitalizzazione | Efficienza Energetica
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Galleria Borghese, dentro il grande cantiere di restauro che ha valorizzato il museo

Dal restauro di coperture e facciate al rinnovo di infissi, illuminazione e tappezzerie, fino alla costruzione di un modello HBIM e alla gestione integrata di cantiere e attività museali, senza interrompere l’accessibilità al pubblico: i risultati di questo ambizioso progetto sono stati presentati al Salone Internazionale del Restauro di Ferrara 2026 e propongono un approccio integrato al restauro di musei in cui conservazione, cantiere e fruizione diventano parti dello stesso processo.

Ci sono edifici storici che si restaurano chiudendoli al pubblico. E poi ci sono musei che, per il valore delle collezioni custodite e il ruolo che svolgono nella vita culturale della città, devono continuare a operare e restare accessibili anche durante gli interventi di manutenzione e conservazione programmata e/o straordinaria. Galleria Borghese appartiene alla seconda categoria.

Presentato in anteprima al Salone Internazionale del Restauro di Ferrara nel convegno “Interferenze virtuose: lavori, movimentazioni, studi e ricerche negli anni del PNRR”, il programma di interventi che ha interessato il museo romano non racconta un singolo intervento di restauro, ma propone un nuovo approccio alla conservazione del patrimonio culturale: conservare e valorizzare l’edificio, migliorare le prestazioni energetiche e il controllo delle condizioni microclimatiche, costruire strumenti digitali per documentare l’evoluzione e supportare la gestione nel tempo, continuando al contempo ad accogliere il pubblico e garantire la fruizione delle collezioni.

La parola scelta per raccontare questo percorso – interferenze – non è casuale.

Interferiscono i cantieri con i flussi dei visitatori. Interferiscono i restauri con le mostre temporanee. Interferiscono le esigenze della conservazione con quelle della sostenibilità energetica. Si intrecciano competenze e attività di architetti, restauratori, storici dell’arte, manutentori e operatori del museo. È proprio da queste sovrapposizioni che nasce il progetto.

Con circa 1.800 visitatori al giorno, una collezione distribuita in 24 sale e un’attività museale che non si è mai fermata, la Galleria Borghese ha trasformato l’opportunità del PNRR in un’occasione per ripensare il rapporto tra conservazione, gestione e fruizione del museo storico.

Galleria Borghese, Roma - Courtesy Galleria Borghese

Galleria Borghese: un edificio nato per custodire e mostrare l’arte

La Galleria Borghese viene costruita a Roma tra il 1607 e il 1615 per volontà del cardinale Scipione Borghese, nipote di papa Paolo V, come villa destinata a custodire e mettere in scena la raccolta d’arte della famiglia.

Progettata da Flaminio Ponzio e completata da Giovanni Vasanzio, nasce fin dall’origine con una chiara vocazione espositiva.

Nel 1770 il principe Marcantonio IV Borghese avvia un’importante campagna di rinnovamento degli apparati decorativi e degli spazi interni della villa, definendo in larga parte l’assetto che il complesso conserva ancora oggi.

Nel 1807 la cessione a Napoleone di una parte della collezione archeologica apre una nuova fase di riallestimento degli spazi e ricomposizione delle raccolte.

Nel 1902 edificio e collezioni entrano nel patrimonio dello Stato e dal 1903 la Galleria apre al pubblico come museo.

[VIDEO | Guarda l’intervento “Racconti dal Museo”]

Planimetria, Galleria Borghese. Rilievo architettonico eseguito dal DSDRA - Dipartimento di Storia, Disegno e Restauro dell'Architettura, Sapienza Università di Roma (2020).

Restauro delle coperture e delle facciate: il primo intervento di un programma integrato di conservazione

Il primo intervento, in ordine cronologico ma anche per importanza strategica, ha riguardato il museo nella sua dimensione architettonica: non solo spazio che custodisce le opere, ma esso stesso bene da conservare.

Le coperture e le facciate presentavano condizioni che raccontavano decenni di manutenzioni stratificate: materiali eterogenei, interventi localizzati, infiltrazioni, degrado superficiale e prestazioni non più adeguate alle esigenze di un museo contemporaneo.

Ma il tema non era semplicemente rifare il tetto o restaurare le superfici.

La vera domanda era: come si interviene su un edificio storico che continua a funzionare ogni giorno come museo?

La risposta è stata una gestione controllata delle interferenze.

Il progetto ha scelto di utilizzare lo stesso sistema di ponteggi per intervenire in successione su coperture e facciate, ottimizzando tempi e organizzazione del cantiere attraverso una pianificazione integrata delle lavorazioni con il calendario degli eventi e delle attività del museo. Una scelta che ha richiesto un articolato coordinamento tra esigenze operative, accessibilità e continuità di fruizione.

L’intervento sulle coperture ha previsto il recupero selettivo dei coppi e degli embrici storici ancora riutilizzabili e la loro integrazione con nuovi elementi compatibili, insieme al miglioramento delle prestazioni energetiche mediante l’inserimento di un nuovo e più performante strato coibente e alla sostituzione dei lucernari con soluzioni ad alte prestazioni dotate di sistemi di regolazione e controllo.

Anche il restauro delle facciate è stato affrontato con una logica che supera l’ordinario intervento di manutenzione delle superfici e il trattamento localizzato del degrado.

La presenza di fessurazioni, distacchi e perdita delle superfici decorate ha richiesto un intervento di conservazione capace di ricostruire continuità materica e restituire leggibilità all’edificio senza alterarne il carattere storico.

Interessante è anche il modo in cui il cantiere è stato raccontato al pubblico.

Le aree operative sono diventate parte della narrazione museale, anche grazie al supporto di un fotografo professionista: documentazione fotografica, comunicazione dedicata e restituzione pubblica delle lavorazioni hanno trasformato il restauro di Galleria Borghese in un’esperienza visibile e condivisa.

Cronologia degli interventi: coperture (febbraio 2023 – luglio 2024); facciate (maggio 2023 – settembre 2024)

[VIDEO | Guarda l’intervento “Custodire il museo”]

RACCONTI DI CANTIERE, studio della comunicazione per le aree di cantiere presso Galleria Borghese. (Courtesy Galleria Borghese)

Nuovi infissi, tappezzerie e luce: quando il controllo ambientale entra nel progetto di conservazione

Se il restauro di coperture e facciate ha avuto l’obiettivo di rafforzare le prestazioni dell’involucro, garantendo protezione e durabilità nel tempo all’edificio, il secondo grande capitolo del progetto — concentrato sulla sostituzione degli infissi, tappezzerie e impianti illuminotecnici — ha affrontato uno degli aspetti più delicati per un museo: il controllo delle condizioni ambientali e microclimatiche necessarie alla conservazione delle opere.

La sostituzione dei serramenti con soluzioni più performanti

L’intervento ha previsto la sostituzione di 111 serramenti distribuiti sui quattro fronti dell’edificio e su tutti i livelli della Galleria, comprese aree tecniche e torrini.

Leggere l’intervento come una semplice sostituzione dei serramenti sarebbe riduttivo. In questo progetto il serramento diventa parte integrante della strategia di conservazione del museo.

Le nuove finestre sono state progettate per intervenire contemporaneamente su efficienza energetica, controllo termoigrometrico, gestione della luce naturale e tutela delle opere. Una sfida particolarmente complessa, perché l’obiettivo era migliorare le prestazioni energetiche come richiesto dal programma PNRR senza alterare il linguaggio architettonico dell’edificio. Ogni scelta progettuale è stata quindi definita in costante dialogo con la Soprintendenza, riducendo al minimo l’impatto sulle murature storiche e mantenendo inalterati i caratteri originari del complesso.

Dal punto di vista prestazionale il progetto ha adottato nuovi serramenti in legno lamellare certificato FSC, integrando il recupero dei telai metallici esistenti ogni volta che le condizioni conservative lo hanno consentito. L’obiettivo non era il solo incremento dell’efficienza energetica, ma la costruzione di un sistema passivo di regolazione ambientale in grado di mantenere condizioni stabili per l’edificio e per le opere esposte. Lo stesso approccio è stato applicato al controllo della luce.

L’introduzione di tende tecniche e schermature è stata concepita non per limitare l’apporto di luce naturale, ma per regolarne intensità e distribuzione in funzione delle esigenze conservative delle opere e della qualità degli spazi espositivi.

Anche il portico di Galleria Borghese è diventato oggetto di una sperimentazione interessante. Storicamente soggetto a forti variazioni climatiche, questo spazio è stato trasformato in un sistema passivo composto da superfici vetrate apribili, ventilazione naturale e dispositivi di controllo dell’irraggiamento che migliorano il comportamento ambientale senza introdurre sistemi invasivi.

Il rifacimento delle tappezzerie del piano Pinacoteca

In questa stessa logica rientra il rifacimento delle tappezzerie del piano Pinacoteca.

L’intervento ha interessato quasi tutte le sale e ha restituito ai rivestimenti tessili il loro ruolo originario: non decorazione, ma strumento di progetto per valorizzare le collezioni.

Le nuove superfici costruiscono relazioni visive, guidano il visitatore, valorizzano le opere e partecipano al controllo percettivo e luminoso degli ambienti espositivi.

Interferenze virtuose

Il rifacimento delle tappezzerie ha generato un’interferenza virtuosa con il vicino Palazzo Barberini. Durante la chiusura temporanea del piano della Pinacoteca, necessaria per consentire i lavori, il museo romano ha ospitato una mostra con 50 opere della Galleria Borghese, garantendo continuità di visita al pubblico. La disponibilità degli spazi ha inoltre consentito il restauro di tre opere di grande formato e indagini su 23 dipinti della collezione, mentre la sostituzione degli infissi ha permesso nuove analisi sulla Verità di Bernini, movimentata per intervenire su una finestra adiacente alla scultura. L’installazione di un nuovo impianto di illuminazione ha consentito la depolveratura delle opere in quota e il restauro dei cornicioni all’interno delle sale.

Cronologia degli interventi: rifacimento tappezzerie del piano Pinacoteca (marzo - giugno 2024); sostituzione infissi (settembre 2024 – ottobre 2025); nuovo impianto di illuminazione (settembre 2024 – giugno 2025)

[VIDEO | Guarda l’intervento “Mettere in luce il museo”]

CAM edilizia e DNSH: quando i requisiti ambientali entrano nel progetto di restauro
Nel caso della Galleria Borghese, edificio storico vincolato di proprietà pubblica interessato da interventi finanziati nell’ambito del PNRR, il progetto si è confrontato con l’applicazione dei Criteri Ambientali Minimi (CAM) per l’edilizia e del principio DNSH (Do No Significant Harm).
L’attività di ricerca che ha accompagnato la progettazione e la realizzazione degli interventi si è concentrata proprio su questa sfida: verificare come trasferire criteri ambientali ed energetici, generalmente definiti per il costruito contemporaneo, all’interno di un museo storico caratterizzato da elevate esigenze di tutela, conservazione e compatibilità con il contesto esistente.
L’obiettivo non era ridurre o aggirare i requisiti richiesti, ma interpretarli alla luce delle caratteristiche materiche, prestazionali e conservative dell’edificio, trasformando il rispetto della norma in un’occasione di ricerca progettuale.
In questa prospettiva, la conformità a CAM e DNSH ha orientato la selezione di materiali, tecniche di posa e componenti verso requisiti di sostenibilità, contenuto di riciclato, reversibilità, durabilità, disassemblabilità e tracciabilità del ciclo di vita.
[VIDEO | Guarda l’intervento “Conformità ai requisiti CAM e DNSH”]


Conservare mentre si interviene: il cantiere come strumento di cura

Lavorare all’interno della Galleria Borghese significa confrontarsi con un ambiente in cui ogni superficie è patrimonio da tutelare e conservare. La coesistenza di pavimenti storici, apparati decorativi, grandi dipinti e sculture rende impossibile applicare logiche di cantiere convenzionali.

Per questo il progetto ha adottato un approccio fondato sulla conservazione preventiva e sulla gestione millimetrica delle interferenze. Ogni mezzo introdotto nel museo è stato valutato in funzione del peso, della distribuzione dei carichi, delle modalità di accesso e dell’interazione con le opere e le superfici esistenti.

Il cantiere si è trasformato in un’occasione di conoscenza, permettendo di svolgere attività che nella gestione ordinaria del museo sarebbero state molto più difficili da attuare. Sono state così realizzate ispezioni alle quote elevate, campagne diagnostiche sulle grandi opere, interventi manutentivi e verifiche conservative che hanno ampliato il patrimonio di conoscenze sull’edificio e sulle collezioni.

Il risultato più interessante non è stato il singolo intervento, ma la costruzione di procedure e metodi destinati a rimanere attivi anche oltre la conclusione del programma PNRR.

[VIDEO | Guarda l’intervento “Affrontare la complessità”]


Dallo scan-to-HBIM al BIM Arte: costruire l’infrastruttura digitale della Galleria Borghese

Se il restauro materiale è il volto più visibile del progetto, il suo livello più profondo è probabilmente quello della conoscenza. Negli anni del PNRR, tra obiettivi di transizione verde e digitale, la Galleria Borghese ha affiancato agli interventi di riqualificazione energetica dell’edificio la costruzione di un’infrastruttura digitale pensata per mettere in relazione conoscenza, manutenzione, gestione e conservazione futura del museo.

Dal rilievo 3D al modello HBIM: la nuvola di punti della Galleria Borghese

Il video della nuvola di punti è stato realizzato dall'Università di Ferrara – Dipartimento di Architettura, DIAPReM/TekneHub.

Il processo di digitalizzazione non è partito da zero. A partire dai rilievi 3D già disponibili è stato sviluppato un modello BIM dell’edificio, progressivamente arricchito attraverso l’integrazione di documentazione storica, rilievi impiantistici sul campo e dati derivati da protocolli scan-to-HBIM.

L’obiettivo non era costruire una rappresentazione spettacolare del museo, ma uno strumento capace di leggere e accompagnare il suo funzionamento nel tempo.

Il modello HBIM della Galleria Borghese realizzato dall'Università di Ferrara – Dipartimento di Architettura, DIAPReM/TekneHub. (Courtesy: Galleria Borghese).

Modello BIM-MEP degli impianti di Galleria Borghese

Per questo il modello è stato esteso anche a ciò che normalmente rimane invisibile. Accanto alle geometrie architettoniche sono entrati nel modello i sistemi MEP (Mechanical, Electrical and Plumbing): cavedi, reti di distribuzione, ambienti tecnici, impianti HVAC, sistemi elettrici e antincendio. Un’infrastruttura nascosta che, pur sottraendosi allo sguardo del visitatore, rende possibile la conservazione delle opere e il funzionamento quotidiano del museo. Il risultato è un modello as-built che restituisce non solo la forma dell’edificio ma il suo “sistema nervoso”.

Ambiente di condivisione dati ACDat accessibile e dinamico

Tutte queste informazioni confluiscono in un Common Data Environment (CDE): un ambiente di condivisione dati progettato per accogliere modelli, documentazione manutentiva, schede tecniche, manuali e dati provenienti dal campo. Attraverso collegamenti digitali e sistemi di aggiornamento dinamico, il modello diventa una piattaforma operativa più che un archivio statico.

Digitalizzazione delle opere d’arte di Galleria Borghese

Su questa base è nato anche uno degli aspetti più innovativi dell’intero progetto: BIM Arte. Il modello informativo non descrive più soltanto il contenitore ma incorpora anche le collezioni. Sculture, dipinti, apparati decorativi e arredi entrano nello stesso ambiente digitale, rendendo possibile una gestione coordinata della manutenzione, della movimentazione delle opere, delle mostre temporanee e delle attività conservative.


Documentazione delle superfici verticali di Galleria Borghese

Accanto alla modellazione è stato sviluppato anche un lavoro sistematico di documentazione delle superfici decorative. Attraverso ortoimmagini ad altissima risoluzione e acquisizioni multispettrali è stato costruito un archivio permanente capace di registrare materia, trasformazioni e stato di conservazione con un livello di dettaglio difficilmente raggiungibile dai metodi tradizionali. Più che un archivio, una memoria tecnica digitale destinata ad accompagnare il museo nei prossimi decenni.

[VIDEO | Guarda gli interventi completi – Scan to HBIM | BIM MEP | BIM Arte | Progetto Marmi]

Videomapping e realtà aumentata: il digitale per raccontare il museo
Accanto agli strumenti digitali sviluppati per la gestione e la conservazione, Galleria Borghese ha sperimentato anche nuove modalità di valorizzazione e fruizione del patrimonio. Con il progetto “Racconti di luce”, la facciata posteriore del museo si è trasformata in una superficie narrativa: attraverso il videomapping, immagini e contenuti audiovisivi perfettamente aderenti all’architettura hanno dato vita a un’esperienza immersiva che ha portato all’esterno del museo il racconto della storia dell’edificio e delle sue collezioni. Con “Sguardi oltre il tempo”, invece, i visitatori hanno potuto esplorare la ricostruzione digitale di alcune sale storiche attraverso un’esperienza di realtà aumentata e virtuale (AR/VR), basata su fonti documentarie e studi storico-artistici, capace di restituire configurazioni e allestimenti storici oggi non più visibili senza intervenire fisicamente sugli ambienti del museo.
[VIDEO |
Guarda l’intervento “Progetti di valorizzazione 2.0 per il museo del futuro”]


Galleria Borghese: un progetto che cambia il modo di pensare il restauro dei musei

Alla Galleria Borghese il PNRR non ha prodotto soltanto una sequenza di interventi. Ha permesso di costruire un metodo.

Coperture, facciate, serramenti, tappezzerie, luce, conservazione preventiva, sostenibilità, gestione del dato e valorizzazione sono stati affrontati come parti di uno stesso sistema.

Le interferenze che normalmente un cantiere cerca di evitare qui sono diventate il motore del progetto.

Ed è forse questa la lezione più interessante che arriva da Ferrara: il futuro del restauro dei musei storici non passa dalla separazione delle competenze, ma dalla loro capacità di lavorare contemporaneamente sullo stesso patrimonio.


Le immagini riportate in questo articolo sono tratte dalle slide di presentazione del convegno. (Courtesy Galleria Borghese).

RINGRAZIAMENTI
La redazione di Ingenio ringrazia la Galleria Borghese per la disponibilità e la collaborazione nel concedere la registrazione degli interventi e per aver reso possibile il racconto e l’approfondimento di questo importante progetto di restauro, offrendo l’opportunità di condividere contenuti e riflessioni di grande valore per i professionisti del settore. Un ringraziamento va inoltre al prof. Marcello Balzani (Università di Ferrara – Dipartimento di Architettura, DIAPReM/TekneHub) per aver favorito questo contatto e contribuito alla realizzazione dell’approfondimento su Ingenio.

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