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Libro Verde FREE 2026: la transizione energetica si gioca su reti, accumuli ed edifici

La transizione energetica italiana dipenderà dalla capacità di sviluppare reti elettriche, accumuli ed edifici efficienti più che dalla sola crescita delle rinnovabili. Il Libro Verde FREE 2026 evidenzia infatti i principali colli di bottiglia infrastrutturali e autorizzativi che rischiano di rallentare gli obiettivi PNIEC al 2030.

Libro Verde FREE 2026: il 79% dell’energia italiana è ancora fossile. Reti, edifici e accumuli diventano il banco di prova

Il Libro Verde della Transizione Energetica 2026 del Coordinamento FREE è uno dei documenti più completi oggi disponibili sullo stato della decarbonizzazione italiana.

Si tratta di un rapporto annuale di oltre 270 pagine, articolato in 24 capitoli tematici, che analizza il percorso del sistema energetico nazionale rispetto agli obiettivi europei e al PNIEC 2030.

Il volume è stato coordinato da Attilio Piattelli, Francesco Luise e Sergio Ferraris. L’introduzione è firmata da Gianni Silvestrini, Direttore Scientifico del Kyoto Club, e da G.B. Zorzoli, Past President del Coordinamento FREE.

Il valore tecnico del rapporto è nella lettura integrata della transizione: fonti rinnovabili, efficienza, reti, accumuli, edilizia, mobilità elettrica, idrogeno, data center, comunità energetiche e filiere industriali non sono capitoli separati, ma parti dello stesso sistema.

Il dato di partenza: 79% fossile e 73% importazioni

Il numero che sintetizza il ritardo italiano è netto: nel 2023 il 79% dei consumi energetici nazionali era ancora coperto da fonti fossili.

A questo si aggiunge una dipendenza dalle importazioni fossili pari al 73%.

Sono due dati che spostano la transizione fuori dalla sola dimensione ambientale. Qui si parla di sicurezza energetica, competitività industriale, costo dell’energia, autonomia tecnologica e capacità infrastrutturale del Paese.

Rinnovabili: crescita reale, ma traiettoria ancora insufficiente

Il fotovoltaico è la tecnologia più dinamica.

Nel 2025 l’Italia ha raggiunto:

  • 43,5 GW di potenza fotovoltaica installata;
  • oltre 2 milioni di impianti;
  • 6,4 GW di nuova potenza connessa nell’anno.

Il target PNIEC è però pari a circa 79 GW al 2030. Restano quindi da installare circa 35,5 GW in cinque anni, cioè oltre 7 GW/anno.

Il 2025 è stato quindi un anno positivo, ma ancora sotto la traiettoria necessaria.

Anche l’eolico mostra una criticità di ritmo:

  • circa 13,5 GW installati;
  • circa 600 MW aggiunti nel 2025;
  • nuova capacità annua in calo del 12% rispetto al 2024.

Il problema non è la maturità tecnologica, ma la capacità del sistema italiano di autorizzare, connettere e integrare gli impianti nei tempi richiesti.

Reti elettriche: il collo di bottiglia tecnico

Nel 2025 l’Italia ha superato gli 83 GW di potenza rinnovabile installata complessiva. Ma la crescita della generazione distribuita richiede una rete diversa da quella costruita per il vecchio modello centralizzato.

La nuova rete deve gestire:

  • flussi bidirezionali;
  • picchi di produzione fotovoltaica;
  • carichi da pompe di calore;
  • ricarica dei veicoli elettrici;
  • accumuli distribuiti;
  • comunità energetiche;
  • data center e nuove grandi utenze elettriche.

La rete diventa quindi una piattaforma di gestione, non solo un’infrastruttura di trasporto.

Senza connessioni, digitalizzazione, flessibilità e controllo in tempo reale, anche la nuova capacità rinnovabile rischia di essere limitata dalla capacità fisica e gestionale del sistema elettrico.

Accumuli: 17,9 GWh installati, ma serve il salto di scala

Il rapporto dedica grande attenzione agli accumuli, perché la crescita di fotovoltaico ed eolico rende indispensabile aumentare la flessibilità del sistema.

Nel 2025 l’Italia conta:

  • 884.404 sistemi di accumulo;
  • 7.362 MW di potenza nominale;
  • 17,9 GWh di capacità installata.

La nuova potenza entrata in esercizio nel 2025 è pari a 1.743 MW, di cui 723 MW utility scale.

Importante anche il dato sul MACSE, il meccanismo di approvvigionamento della capacità di stoccaggio elettrico: la prima asta del 2025 ha assegnato 10 GWh.

Il messaggio tecnico è chiaro: gli accumuli non sono più un accessorio del fotovoltaico, ma una infrastruttura energetica nazionale.

Edifici: 40% dei consumi UE e 36% delle emissioni

Per il settore delle costruzioni, il passaggio più rilevante riguarda la riqualificazione profonda del patrimonio edilizio.

Il Libro Verde richiama tre dati europei essenziali:

  • gli edifici rappresentano circa il 40% dei consumi energetici dell’UE;
  • generano circa il 36% delle emissioni legate all’energia;
  • circa il 75% del patrimonio edilizio europeo è inefficiente.

La nuova EPBD rafforza questa traiettoria:

  • edifici nuovi a emissioni zero dal 2030;
  • edifici pubblici nuovi a emissioni zero dal 2028;
  • riduzione del consumo medio di energia primaria del residenziale del 16% entro il 2030;
  • riduzione del 20-22% entro il 2035;
  • riqualificazione del 16% degli edifici non residenziali peggiori entro il 2030 e del 26% entro il 2033.

La riqualificazione non può quindi essere letta come somma di interventi isolati. Serve integrazione tra involucro, impianti, pompe di calore, fotovoltaico, accumuli, regolazione, monitoraggio e gestione digitale.

L’edificio diventa un nodo energetico: consuma, produce, accumula e dialoga con la rete.

Pompe di calore, mobilità e idrogeno: elettrificare dove conviene

Il rapporto richiama anche la necessità di accelerare l’elettrificazione dei consumi.

Sulle pompe di calore emerge però una criticità: nel 2024 le vendite nei principali Paesi europei sono diminuite del 23% rispetto al 2023. È un rallentamento significativo, proprio mentre milioni di vecchi generatori fossili dovrebbero essere sostituiti.

Nel trasporto il PNIEC prevede al 2030:

  • quasi 6,5 milioni di veicoli ad alimentazione elettrica;
  • circa 4,3 milioni di BEV;
  • quota FER nei trasporti al 34,2%.

Sull’idrogeno il Libro Verde mantiene una posizione selettiva. Il PNIEC prevede:

  • circa 250.000 tonnellate/anno di idrogeno al 2030;
  • circa 3 GW di elettrolizzatori;
  • 2 miliardi di euro dal PNRR, che salgono a circa 4 miliardi considerando IPCEI, PNRR e Invitalia.

Il costo resta però critico: in Italia la produzione di idrogeno è stimata intorno a 13 euro/kg, contro valori di riferimento molto più bassi per gas naturale e combustibili fossili. Per questo il rapporto lo colloca soprattutto nei settori hard-to-abate, nell’accumulo stagionale e nei trasporti difficili da elettrificare.

Data center e AI: 945 TWh al 2030

Uno dei capitoli più attuali riguarda l’intelligenza artificiale.

Secondo le stime richiamate dal rapporto, i consumi elettrici globali dei data center potrebbero arrivare a circa 945 TWh/anno entro il 2030.

Per il settore tecnico questo dato ha conseguenze dirette: i data center non sono solo edifici digitali, ma grandi utenze energetiche. Richiedono:

  • elevata potenza disponibile;
  • continuità elettrica;
  • raffrescamento ad alta efficienza;
  • gestione dell’acqua;
  • connessioni robuste;
  • possibile recupero del calore;
  • localizzazione coerente con reti elettriche e digitali.

È un tema energetico, impiantistico, urbanistico e infrastrutturale.

Comunità energetiche: 5 GW incentivabili e 2,2 miliardi PNRR

Il rapporto dedica spazio anche alle Comunità Energetiche Rinnovabili.

I numeri principali sono:

  • fino a 5 GW di potenza incentivabile;
  • 2,2 miliardi di euro dal PNRR;
  • impianti fino a 1 MW;
  • incentivo riconosciuto per 20 anni;
  • misura PNRR rivolta ai Comuni sotto i 5.000 abitanti.

Le CER possono ridurre la spesa energetica, valorizzare superfici pubbliche e private, contrastare la povertà energetica e aumentare l’accettabilità locale delle rinnovabili.

Ma per funzionare richiedono progettazione, governance, modelli economici solidi e capacità amministrativa.

Il messaggio finale

Il Libro Verde FREE 2026 restituisce una fotografia tecnica molto chiara: la transizione energetica italiana è possibile, ma non può essere ridotta alla sola crescita degli impianti rinnovabili.

I numeri indicano la scala della trasformazione:

79% di energia ancora fossile, 73% di dipendenza dalle importazioni, 43,5 GW di fotovoltaico contro un target di 79 GW, 17,9 GWh di accumuli, 40% dei consumi europei legati agli edifici, 945 TWh potenziali dei data center al 2030, 5 GW di comunità energetiche incentivabili.

La questione centrale diventa quindi la capacità di tenere insieme produzione, reti, accumuli, edifici, mobilità, digitale, autorizzazioni e filiere industriali.

Per chi vuole entrare nel dettaglio dei singoli capitoli, delle tecnologie e delle raccomandazioni, INGENIO dedica un approfondimento completo al Libro Verde della Transizione Energetica 2026, con una lettura estesa dei dati e delle implicazioni per energia, costruzioni e territorio.


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