Transizione energetica: 83 GW rinnovabili, ma l’Italia resta fossile al 79%. I dati del Libro Verde 2026
Libro Verde FREE 2026 fotografa una transizione energetica italiana ancora dipendente dal fossile: 79% dei consumi e 73% di importazioni. Il rapporto collega PNIEC, rinnovabili, reti, accumuli, edifici, data center e comunità energetiche in una lettura tecnica utile a progettisti, imprese e decisori pubblici.
Il Libro Verde della Transizione Energetica 2026 del Coordinamento FREE (presentato a KEY di Rimini 2026) analizza il percorso italiano verso gli obiettivi PNIEC 2030, evidenziando una dipendenza ancora elevata dalle fonti fossili, pari al 79% dei consumi energetici, e dalle importazioni, pari al 73%. Il rapporto mostra che la transizione non dipende solo da fotovoltaico ed eolico, ma da reti elettriche, accumuli, riqualificazione profonda degli edifici, pompe di calore, CER, data center e governance. Per INGENIO il valore tecnico è nella lettura integrata tra energia, costruzioni, infrastrutture e territorio.
Transizione energetica: il Coordinamento FREE pubblica il Libro Verde 2026 per monitorare il percorso italiano verso il PNIEC
Il Coordinamento FREE ha pubblicato il Libro Verde della Transizione Energetica | 2026, un rapporto di oltre 270 pagine che analizza lo stato della transizione energetica italiana e il livello di avanzamento rispetto agli obiettivi europei al 2030.
Il documento, concepito come pubblicazione annuale, nasce con l’obiettivo di offrire una lettura organica dell’evoluzione del sistema energetico nazionale, mettendo in relazione fonti rinnovabili, efficienza energetica, reti, mobilità elettrica, accumuli, idrogeno, edilizia, infrastrutture digitali e politiche industriali.
Il volume è introdotto dalla prefazione di Attilio Piattelli, Presidente del Coordinamento FREE. L’introduzione è firmata da Gianni Silvestrini, Direttore Scientifico del Kyoto Club, e da G.B. Zorzoli, Past President del Coordinamento FREE. Il coordinamento editoriale e scientifico è stato curato da Attilio Piattelli, Francesco Luise e Sergio Ferraris.
Fin dalle prime pagine il rapporto chiarisce il proprio obiettivo: non limitarsi a raccogliere dati, ma costruire uno strumento operativo utile sia per gli operatori del settore sia per i decisori politici.
Nella prefazione si legge infatti:
“Il Libro Verde è concepito come uno strumento agile di consultazione, utilizzabile anche per singoli capitoli, al fine di consentire al lettore di acquisire un quadro chiaro dell’evoluzione delle specifiche fonti energetiche e delle principali tecnologie coinvolte.”
E ancora:
“Il volume si propone come uno strumento di supporto per i decisori politici, offrendo elementi di analisi e raccomandazioni di policy utili all’individuazione di quei correttivi normativi e regolatori indispensabili per accelerare la transizione energetica.”
La sintesi di questo articolo la trovi a questo link:
Libro Verde FREE 2026: la transizione energetica si gioca su reti, accumuli ed edifici
Un rapporto strutturato per leggere l’intero ecosistema energetico
Il Libro Verde della Transizione Energetica 2026 è organizzato in 24 capitoli tematici e affronta in modo sistematico i principali nodi della decarbonizzazione italiana.
Dopo una parte iniziale dedicata ai cambiamenti climatici e agli scenari energetici “100% rinnovabili”, il documento entra nel merito di:
- Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC);
- efficienza energetica;
- fotovoltaico;
- eolico;
- accumuli;
- idroelettrico;
- geotermia;
- pompe di calore;
- biogas e biometano;
- biomasse;
- mobilità elettrica;
- idrogeno;
- reti elettriche;
- infrastrutture gas;
- economia circolare e materie prime critiche;
- intelligenza artificiale;
- riqualificazione profonda dell’edilizia;
- comunità energetiche;
- agricoltura ed energia.
La struttura del rapporto evidenzia un aspetto centrale: la transizione energetica viene letta non come somma di singole tecnologie, ma come trasformazione complessiva del sistema energetico, industriale e infrastrutturale del Paese.
Edifici, reti e infrastrutture: la transizione entra nel mondo delle costruzioni
Per il settore delle costruzioni, uno dei punti più interessanti del Libro Verde è proprio il superamento di una visione esclusivamente “impiantistica” della transizione energetica.
Nel documento emerge infatti come il raggiungimento degli obiettivi climatici dipenda sempre più dalla capacità di integrare:
- edifici efficienti;
- elettrificazione dei consumi;
- reti intelligenti;
- accumuli;
- gestione digitale dell’energia;
- infrastrutture energetiche evolute.
La presenza di capitoli dedicati alla riqualificazione profonda dell’edilizia, alle pompe di calore, alle reti e persino all’intelligenza artificiale segnala chiaramente come la transizione energetica stia diventando anche una questione progettuale, territoriale e infrastrutturale.
Non più soltanto produzione di energia rinnovabile, quindi, ma capacità di costruire un sistema in grado di gestire nuova domanda elettrica, flessibilità energetica e crescente integrazione tra edifici, dati e reti.
Cambiamento climatico: il 2025 conferma l’accelerazione degli eventi estremi
Il primo capitolo del Libro Verde della Transizione Energetica 2026, redatto in collaborazione con Legambiente, parte da un dato netto: le evidenze scientifiche collegano ormai in modo inequivocabile il cambiamento climatico alle emissioni climalteranti prodotte soprattutto dalla combustione delle fonti fossili.
Il rapporto segnala che il 2025 è stato il secondo anno più caldo mai registrato, a pari merito con il 2023 e subito dopo il 2024. Ancora più rilevante è il dato sul triennio 2023-2025: la temperatura media globale ha superato la soglia di +1,5 °C rispetto ai livelli preindustriali, diventando la prima media triennale oltre il limite simbolico fissato dagli Accordi di Parigi.
Eventi estremi: il conto umano ed economico cresce
Il capitolo collega il riscaldamento globale all’aumento della frequenza e dell’intensità degli eventi meteorologici estremi. Nel 2025 il rapporto richiama casi internazionali particolarmente gravi: in Texas l’esondazione del fiume Guadalupe ha causato 136 morti; tra Pakistan e nord-ovest dell’India le alluvioni hanno provocato oltre 1.000 vittime, 3 milioni di sfollati e circa 7 milioni di persone colpite; nei Caraibi l’uragano Melissa ha causato più di 1.800 vittime.
In Europa il caldo estivo ha avuto un impatto pesante sulla salute. Secondo i dati riportati nel rapporto, nelle 854 città europee analizzate il cambiamento climatico sarebbe stato responsabile del 68% dei 24.400 decessi stimati per caldo nell’estate 2025. Le città italiane risultano le più colpite, con 4.597 decessi stimati. A Roma il rapporto indica 835 decessi attribuiti al caldo legato al cambiamento climatico. Gli over 65 rappresentano l’85% dei decessi in eccesso.
Italia: 376 eventi meteo estremi nel 2025
Il dato nazionale più forte arriva dall’Osservatorio Città Clima di Legambiente: nel 2025 in Italia sono stati registrati 376 eventi meteo estremi, il secondo valore più alto dell’ultimo decennio dopo il 2023, con un aumento del 5,9% rispetto all’anno precedente.
Nel dettaglio, il rapporto indica: 139 allagamenti, 37 esondazioni fluviali, 33 frane, 86 danni da vento, 31 grandinate anomale, 17 casi di temperature record, 16 eventi con danni da siccità prolungata, 10 casi di danni alle infrastrutture, 6 forti mareggiate e 1 evento con danni al patrimonio storico.
Rispetto al 2024 risultano in forte crescita i casi di temperature record, +94,1%, le frane da piogge intense, +42,4%, e i danni da vento forte, +28,3%.
Le province più colpite sono state Genova, con 16 eventi estremi, poi Messina e Torino con 12, Firenze e Treviso con 11, Milano con 10. A livello regionale, le aree più colpite sono state Lombardia, 50 casi, Sicilia, 44, e Toscana, 41.
Il nodo dell’adattamento
Il capitolo chiude con un passaggio politico-tecnico decisivo: l’Italia dispone del Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici, approvato a fine 2023, ma secondo il rapporto mancano ancora le risorse economiche necessarie e gli strumenti operativi per renderlo efficace.
Il dato economico è rilevante: nel 2025 i danni subiti in Italia da ondate di calore, siccità e alluvioni sono stimati in 11,9 miliardi di euro; in proiezione al 2029 potrebbero arrivare a 34,2 miliardi di euro.
Qui il messaggio del Libro Verde è molto chiaro: la mitigazione non basta più. Serve adattamento reale, finanziato, coordinato e capace di incidere su città, infrastrutture, territorio, edilizia e gestione del rischio.
Scenario 100% rinnovabili: il Libro Verde FREE sostiene la fattibilità tecnica del sistema elettrico italiano decarbonizzato
Dopo il capitolo dedicato al cambiamento climatico, il Libro Verde della Transizione Energetica 2026 affronta uno dei temi più delicati dell’intero dibattito energetico europeo: la possibilità di costruire un sistema energetico basato quasi interamente sulle fonti rinnovabili.
Il secondo capitolo del rapporto prova infatti a rispondere a una domanda centrale: un sistema elettrico italiano ad altissima penetrazione di rinnovabili è realmente possibile dal punto di vista tecnico?
La risposta proposta dal documento è positiva, ma accompagnata da una condizione molto chiara: la transizione richiede una trasformazione profonda delle infrastrutture energetiche, delle reti, degli accumuli e della gestione della domanda elettrica.
Elettricità: i consumi saliranno fino a 723 TWh
Uno dei dati più importanti del capitolo riguarda la crescita prevista dei consumi elettrici.
Secondo lo scenario riportato nel rapporto, nel percorso verso la decarbonizzazione i consumi elettrici italiani potrebbero arrivare a circa 723 TWh annui, più del doppio rispetto agli attuali livelli di domanda elettrica nazionale.
L’aumento è legato soprattutto a:
- elettrificazione dei trasporti;
- diffusione delle pompe di calore;
- decarbonizzazione dei consumi termici;
- sviluppo dell’idrogeno;
- crescita dei data center e delle infrastrutture digitali;
- progressiva sostituzione dei combustibili fossili nei processi industriali.
Il dato è importante perché sposta il dibattito: il problema della transizione non è soltanto produrre energia pulita, ma gestire un sistema energetico che diventerà molto più elettrico.
Fotovoltaico ed eolico diventano l’asse portante del sistema
Nel modello descritto dal rapporto, il sistema elettrico italiano del futuro si baserà principalmente su:
- fotovoltaico;
- eolico;
- accumuli;
- reti intelligenti;
- gestione flessibile dei carichi.
Il Libro Verde stima che nello scenario 100% rinnovabili la capacità installata possa arrivare a circa:
- 248 GW di fotovoltaico;
- 94 GW di eolico.
Numeri enormemente superiori agli attuali livelli installati e che rendono evidente la scala della trasformazione richiesta.
Il rapporto sottolinea infatti che la vera sfida non sarà soltanto installare nuovi impianti, ma costruire le condizioni tecniche per integrarli stabilmente nel sistema elettrico nazionale.
Accumuli: servono fino a 168 GWh
Uno dei punti centrali del capitolo riguarda il tema degli accumuli energetici.
Per garantire la stabilità della rete in un sistema dominato da fonti non programmabili come sole e vento, il rapporto stima la necessità di circa:
- 168 GWh di accumuli elettrici di breve durata;
- ulteriori sistemi di accumulo stagionale e flessibilità distribuita.
Qui emerge chiaramente uno dei messaggi più forti del Libro Verde: la transizione energetica non può essere letta soltanto come crescita delle rinnovabili. Senza accumuli, reti e gestione intelligente della domanda, l’intero sistema rischia di diventare instabile.
Reti elettriche e digitalizzazione: il vero collo di bottiglia
Il capitolo dedica grande attenzione alle reti elettriche, considerate il vero punto critico della transizione.
Secondo il rapporto, l’attuale infrastruttura è stata progettata per un sistema energetico centralizzato, basato su poche grandi centrali termoelettriche. Il nuovo modello energetico, invece, sarà distribuito, intermittente e bidirezionale.
Questo comporta:
- forti investimenti nelle reti;
- incremento delle interconnessioni;
- digitalizzazione avanzata;
- sistemi di controllo in tempo reale;
- sviluppo di inverter grid-forming;
- maggiore flessibilità lato domanda.
Il documento evidenzia che proprio la capacità di gestire questa complessità rappresenterà il vero fattore discriminante della transizione.
Gli edifici entrano nel sistema energetico
Per il mondo delle costruzioni, uno dei passaggi più interessanti del capitolo riguarda il ruolo degli edifici nel nuovo sistema elettrico.
Il rapporto suggerisce infatti che edifici, accumuli domestici, comunità energetiche e sistemi di gestione intelligente dei carichi diventeranno parte integrante della stabilità energetica nazionale.
Gli edifici non saranno più soltanto utilizzatori finali di energia, ma elementi attivi della rete:
- produttori tramite fotovoltaico;
- sistemi di accumulo diffuso;
- piattaforme di flessibilità energetica;
- nodi digitali connessi alle smart grid.
È un cambio culturale molto forte, che trasforma la progettazione energetica in progettazione infrastrutturale.
Il messaggio del capitolo
Il secondo capitolo del Libro Verde della Transizione Energetica 2026 prova quindi a spostare il dibattito pubblico oltre il tradizionale scontro “rinnovabili sì/rinnovabili no”.
La questione centrale diventa un’altra: quanto rapidamente il sistema italiano riuscirà ad adattare reti, edifici, accumuli, infrastrutture e capacità industriale a un’economia sempre più elettrificata.
Perché, secondo il rapporto, la transizione energetica non sarà semplicemente una sostituzione di fonti energetiche, ma una trasformazione completa dell’intera architettura tecnica del Paese.
PNIEC: il Libro Verde FREE evidenzia ritardi e squilibri nel percorso italiano verso il 2030
Il terzo capitolo del Libro Verde della Transizione Energetica 2026 entra nel cuore della strategia energetica nazionale: il PNIEC, il Piano Nazionale Integrato Energia e Clima che definisce gli obiettivi italiani al 2030 su rinnovabili, efficienza energetica, emissioni e sicurezza energetica.
Il rapporto riconosce che negli ultimi anni il quadro energetico italiano ha registrato segnali di crescita delle rinnovabili e dell’elettrificazione, ma evidenzia anche come il ritmo attuale non sia ancora sufficiente per raggiungere i target fissati dal PNIEC aggiornato.
Emissioni: il taglio previsto è del 62%
Uno dei numeri più rilevanti riportati dal rapporto riguarda le emissioni di gas serra nei settori ETS, cioè quelli soggetti al sistema europeo di scambio delle quote di emissione.
Il PNIEC punta a una riduzione del 62% delle emissioni entro il 2030 rispetto ai livelli del 2005.
Il Libro Verde sottolinea però che questo obiettivo richiede una crescita molto più rapida:
- delle rinnovabili elettriche;
- dell’elettrificazione dei consumi;
- dell’efficienza energetica;
- delle infrastrutture di rete;
- della capacità autorizzativa.
Il nodo, secondo il rapporto, non è tanto la definizione dei target quanto la capacità reale di implementarli nei tempi previsti.
Rinnovabili: servono installazioni molto più rapide
Il capitolo evidenzia che il PNIEC prevede un incremento estremamente significativo della potenza rinnovabile installata entro il 2030.
Secondo i dati riportati:
- il fotovoltaico dovrebbe raggiungere circa 80 GW installati;
- l’eolico circa 28 GW.
Numeri che implicano una forte accelerazione rispetto ai ritmi storici italiani.
Il rapporto insiste soprattutto su un punto: per rispettare il PNIEC non basta mantenere il trend attuale di installazioni, ma serve aumentare drasticamente la velocità autorizzativa e realizzativa degli impianti.
Qui emerge una delle principali criticità denunciate dal Libro Verde: la distanza tra obiettivi programmati e capacità operativa del sistema.
Elettrificazione: il vero banco di prova
Il documento sottolinea che la transizione italiana dipenderà soprattutto dall’aumento dell’elettrificazione dei consumi finali.
Il PNIEC punta infatti:
- alla crescita delle pompe di calore;
- alla diffusione della mobilità elettrica;
- alla progressiva sostituzione dei combustibili fossili nei consumi civili e industriali.
Ma il rapporto evidenzia che l’Italia parte ancora da livelli relativamente bassi di elettrificazione rispetto alla trasformazione richiesta.
Per questo motivo il Libro Verde considera decisivi:
- reti elettriche;
- accumuli;
- digitalizzazione;
- gestione intelligente della domanda;
- integrazione edificio-impianto.
Efficienza energetica: l’edilizia resta centrale
Nel capitolo emerge con forza anche il tema della riqualificazione del patrimonio edilizio.
Il rapporto considera infatti l’efficienza energetica uno dei pilastri più critici del PNIEC, soprattutto nel settore civile.
La riduzione dei consumi energetici degli edifici viene letta come elemento strategico non solo per abbattere le emissioni, ma anche per:
- ridurre la dipendenza energetica;
- contenere i costi dell’energia;
- alleggerire la pressione sulle reti;
- facilitare l’elettrificazione dei consumi.
Per il mondo delle costruzioni il messaggio è molto chiaro:
senza una trasformazione profonda del patrimonio edilizio italiano, gli obiettivi del PNIEC rischiano di diventare difficilmente raggiungibili.
Il problema delle autorizzazioni
Uno dei passaggi più politici del capitolo riguarda le procedure autorizzative.
Il Libro Verde evidenzia infatti come uno dei principali ostacoli alla transizione italiana sia rappresentato dalla lentezza burocratica e dalla frammentazione normativa.
Secondo il rapporto, il tema non riguarda soltanto i grandi impianti energetici, ma anche:
- reti;
- accumuli;
- infrastrutture elettriche;
- comunità energetiche;
- sistemi di flessibilità;
- interventi di riqualificazione.
Il rischio evidenziato dal documento è che il sistema autorizzativo italiano non riesca a sostenere la velocità di trasformazione richiesta dagli obiettivi europei.
Il messaggio del capitolo
Il terzo capitolo del Libro Verde della Transizione Energetica 2026 restituisce quindi una fotografia molto concreta del momento italiano.
Gli obiettivi del PNIEC vengono considerati tecnicamente raggiungibili, ma soltanto a condizione di:
- accelerare drasticamente le installazioni rinnovabili;
- rafforzare reti e accumuli;
- aumentare l’elettrificazione dei consumi;
- intervenire sul patrimonio edilizio;
- semplificare il quadro autorizzativo.
Il messaggio finale è netto: la transizione energetica non è più soltanto una questione ambientale, ma una questione industriale, infrastrutturale e progettuale che coinvolge direttamente anche il settore delle costruzioni.
Efficienza energetica: il Libro Verde FREE segnala uno scarto già visibile rispetto alla traiettoria 2030
Il quarto capitolo del Libro Verde della Transizione Energetica 2026 è dedicato all’efficienza energetica, definita come uno degli strumenti centrali per ridurre consumi, emissioni e dipendenza energetica dall’estero.
Il dato chiave del capitolo è molto chiaro: rispetto agli obiettivi della direttiva sull’efficienza energetica, il rapporto segnala un risultato di 8 Mtep a fronte dei 9 Mtep previsti dalla traiettoria al 2030. In altri termini, l’Italia si trova già con uno scarto di circa 1 Mtep rispetto al percorso necessario.
Efficienza: non solo meno consumi, ma meno fossili
Il capitolo insiste su un punto: l’efficienza energetica non va letta solo come riduzione quantitativa dei consumi, ma come leva per rendere più sostenibile l’intero sistema energetico.
Per questo il tema riguarda direttamente:
- edifici;
- industria;
- trasporti;
- pubblica amministrazione;
- sistemi di gestione dell’energia;
- tecnologie digitali.
Il messaggio è semplice: ogni Mtep risparmiato riduce la pressione sulle reti, sui combustibili fossili e sulla necessità di nuova produzione energetica.
Il nodo edifici
Per il mondo delle costruzioni, il capitolo conferma che il patrimonio edilizio resta uno dei campi decisivi della transizione.
L’efficienza energetica degli edifici non può più essere affrontata come semplice sostituzione di componenti o adeguamento normativo. Serve una logica più integrata: involucro, impianti, pompe di calore, fotovoltaico, accumuli, regolazione, monitoraggio e gestione intelligente dei consumi.
Il messaggio del capitolo
Il dato 8 Mtep contro 9 Mtep fotografa bene il problema: la direzione è corretta, ma il ritmo non basta.
Il Libro Verde richiama quindi la necessità di rafforzare le politiche di efficienza, rendere più stabili gli strumenti di incentivo e trasformare il risparmio energetico in una vera strategia industriale e progettuale.
Fotovoltaico: superati i 2 milioni di impianti in Italia, ma il ritmo non basta per il target 2030
Il quinto capitolo del Libro Verde della Transizione Energetica 2026 è dedicato al fotovoltaico, indicato come il principale motore della crescita rinnovabile a livello globale.
Il dato internazionale è molto forte: nel 2024 sono stati installati nel mondo oltre 500 GW di nuova capacità fotovoltaica, portando la potenza cumulata globale a superare i 2 TW, cioè 2.000 GW. Il solare ha coperto oltre il 70% delle nuove installazioni rinnovabili annuali. Nel 2025, la sola Cina ha annunciato 315 GW di nuova capacità solare.
Italia: 43,5 GW installati e oltre 2 milioni di impianti
Per l’Italia, il rapporto segnala due soglie raggiunte nell’agosto 2025: oltre 2 milioni di impianti connessi e oltre 40 GW di potenza installata.
A fine 2025 il Paese conta:
- 2.092.088 impianti fotovoltaici installati;
- 43,5 GW di potenza complessiva;
- 11.627 MW nel residenziale, pari al 27%;
- 18.850 MW nel commerciale e industriale, pari al 43%;
- 13.036 MW negli impianti di grande taglia, pari al 30%.
La nuova potenza connessa nel 2025 è stata pari a 6,4 GW, con un calo del 5% rispetto al 2024. Anche il numero di nuovi impianti è diminuito: 213.200 nel 2025 contro 283.914 dell’anno precedente, quindi -25%.
Obiettivo PNIEC: servono altri 35,5 GW
Il PNIEC aggiornato prevede per il fotovoltaico italiano un obiettivo di 79 GW installati al 2030.
Rispetto ai 43,5 GW attuali, il divario residuo è di circa 35,5 GW da colmare in cinque anni. Significa installare mediamente circa 7,1 GW all’anno.
Il problema è proprio qui: il 2025 si è fermato a 6,4 GW, quindi sotto la traiettoria necessaria.
Costi: il fotovoltaico resta competitivo
Il rapporto evidenzia anche la competitività economica della tecnologia. A livello internazionale, il LCOE del fotovoltaico utility scale è stimato tra 38 e 78 dollari/MWh, con valore medio di 58 dollari/MWh.
Nel contesto italiano, per impianti utility scale da 30 MW con tracker, il LCOE può attestarsi tra 55 e 65 euro/MWh nei siti più favorevoli, salendo a 65-75 euro/MWh in condizioni meno performanti. Per impianti più piccoli o in aree meno produttive può superare i 90 euro/MWh.
Occupazione: oltre 100 mila addetti in Italia
Il fotovoltaico è anche un grande bacino occupazionale. Nel 2024, a livello mondiale, il solare ha raggiunto 7,24 milioni di addetti, su 16,6 milioni di occupati complessivi nelle rinnovabili.
In Europa il settore conta 865.000 occupati equivalenti a tempo pieno, con una crescita del 5% rispetto al 2023. L’Italia supera per la prima volta la soglia dei 100.000 occupati nel fotovoltaico e si colloca tra i primi tre Paesi europei, dopo Germania e Spagna.
Il messaggio del capitolo
Il fotovoltaico è la tecnologia più dinamica della transizione energetica, ma il Libro Verde segnala un punto critico: l’Italia cresce, ma non ancora abbastanza.
Il superamento dei 2 milioni di impianti e dei 43,5 GW installati è un risultato importante. Tuttavia, per arrivare ai 79 GW del PNIEC al 2030, il Paese deve accelerare autorizzazioni, connessioni, investimenti e integrazione con reti e accumuli.
Eolico: in Italia 13,5 GW installati, ma nel 2025 la crescita rallenta
Il sesto capitolo del Libro Verde della Transizione Energetica 2026 è dedicato all’energia eolica, una delle fonti rinnovabili centrali per la decarbonizzazione del sistema elettrico, ma ancora frenata in Italia da tempi autorizzativi, complessità territoriali e incertezza regolatoria.
Il dato principale è questo: a fine 2025 l’Italia ha raggiunto circa 13,5 GW di capacità eolica installata, con circa 600 MW di nuova potenza aggiunta nell’anno.
La crescita, però, risulta in calo: il nuovo installato 2025 è inferiore del 12% rispetto al 2024.
Un ritmo insufficiente rispetto agli obiettivi
Il rapporto evidenzia che l’eolico procede più lentamente rispetto al fotovoltaico.
Il problema non è solo tecnologico, ma soprattutto autorizzativo e industriale. La realizzazione di nuovi impianti richiede tempi lunghi, compatibilità paesaggistiche, connessioni alla rete e una pianificazione territoriale più efficace.
Il Libro Verde richiama quindi la necessità di accelerare i processi autorizzativi e rendere più prevedibile il quadro regolatorio.
Eolico e sistema elettrico
Nel percorso verso gli obiettivi 2030, l’eolico ha un ruolo strategico perché integra la produzione solare e contribuisce a diversificare il mix rinnovabile.
Per questo il rapporto insiste su alcuni punti:
- sviluppo dell’eolico onshore;
- crescita dell’eolico offshore;
- potenziamento delle connessioni;
- adeguamento delle reti;
- semplificazione delle procedure;
- accettabilità territoriale degli impianti.
Il messaggio del capitolo
Il numero chiave è 13,5 GW: l’eolico italiano esiste, ha una base industriale e tecnica consolidata, ma il passo resta troppo lento.
Con soli 600 MW aggiunti nel 2025 e una riduzione del 12% rispetto all’anno precedente, il Libro Verde segnala una criticità evidente: senza una svolta su autorizzazioni, reti e pianificazione, l’eolico rischia di non contribuire quanto necessario alla traiettoria di decarbonizzazione nazionale.
Accumuli: 17,9 GWh installati in Italia, ma il salto di scala passa dal MACSE
Il settimo capitolo del Libro Verde della Transizione Energetica 2026 è dedicato agli accumuli energetici, indicati come una delle infrastrutture decisive per integrare quote crescenti di rinnovabili non programmabili nel sistema elettrico.
Il dato italiano più rilevante riguarda la capacità già in esercizio: nel 2025 il Paese arriva a 884.404 installazioni, per complessivi 7.362 MW di potenza nominale e 17.920 MWh di capacità, cioè circa 17,9 GWh. La nuova potenza entrata in esercizio nel 2025 è pari a 1.743 MW, di cui 723 MW utility scale.
MACSE: assegnati 10 GWh
Il rapporto richiama anche il ruolo del MACSE, il meccanismo di approvvigionamento della capacità di stoccaggio elettrico. La prima asta, tenuta nel 2025, ha assegnato 10 GWh di capacità, coprendo il 100% del fabbisogno previsto per quella procedura.
È un passaggio importante perché segna il passaggio dagli accumuli prevalentemente distribuiti e domestici a una fase più infrastrutturale, con sistemi di grande scala a supporto della rete.
Perché gli accumuli diventano centrali
Il capitolo sottolinea che la crescita di fotovoltaico ed eolico rende indispensabile aumentare la flessibilità del sistema elettrico.
Gli accumuli servono a:
- assorbire l’energia rinnovabile prodotta nelle ore di maggiore disponibilità;
- restituirla nelle ore di picco;
- ridurre congestioni e tagli di produzione;
- aumentare la stabilità della rete;
- ridurre il ricorso a centrali fossili di bilanciamento.
Il messaggio del capitolo
Il numero chiave è 17,9 GWh: l’Italia ha già una base significativa di accumuli, ma la transizione richiede un salto dimensionale.
Secondo il Libro Verde, gli accumuli non sono più un accessorio del fotovoltaico, ma una vera infrastruttura energetica nazionale. Senza storage, reti e gestione flessibile della domanda, la crescita delle rinnovabili rischia di trovare un limite tecnico proprio nella capacità del sistema di assorbirle.
Idroelettrico: 52 TWh nel 2024 e fino a 15 miliardi di investimenti per rinnovare gli impianti
L’ottavo capitolo del Libro Verde della Transizione Energetica 2026 è dedicato all’idroelettrico, una fonte storica del sistema elettrico italiano che il rapporto considera ancora strategica per la sicurezza energetica e per l’integrazione delle rinnovabili.
Il dato di partenza è rilevante: nel 2024 l’idroelettrico ha prodotto 52 TWh, coprendo circa il 40% della generazione rinnovabile e il 17% della produzione elettrica nazionale.
Il nodo degli investimenti
Il rapporto evidenzia un fabbisogno significativo per il rinnovamento e la modernizzazione del parco impianti esistente.
Le stime indicate oscillano tra 5,5 e 15 miliardi di euro per il rinnovamento degli impianti esistenti, a cui si aggiungono circa 3,4 miliardi di euro per nuovi mini-impianti capaci di valorizzare opere idrauliche già presenti: dighe, traverse, reti irrigue e salti oggi non sfruttati.
Una fonte rinnovabile e flessibile
Il valore dell’idroelettrico non riguarda solo la quantità di energia prodotta. Il capitolo sottolinea che questa fonte offre una produzione in larga parte programmabile e, per la parte restante, almeno prevedibile.
Questo è un punto tecnico decisivo: in un sistema con quote crescenti di fotovoltaico ed eolico, l’idroelettrico contribuisce alla stabilità della rete e può ridurre il ricorso a fonti fossili di bilanciamento.
Gli ostacoli
Il rapporto individua alcuni freni agli investimenti:
- incertezza sul rinnovo delle concessioni;
- onerosità di canoni e sovracanoni BIM;
- difficoltà applicative legate all’interesse pubblico prevalente previsto dalla RED III;
- ostacoli nell’accesso ai meccanismi di supporto economico del FER X.
Il messaggio del capitolo
Il numero chiave è 52 TWh, ma il dato economico è altrettanto importante: fino a 15 miliardi di euro solo per rinnovare il parco esistente.
Il Libro Verde invita quindi a leggere l’idroelettrico non come una fonte del passato, ma come una infrastruttura energetica da modernizzare: utile alla produzione rinnovabile, alla flessibilità della rete e alla sicurezza del sistema elettrico nazionale.
Geotermia: in Italia 34 impianti e 5,8 TWh prodotti nel 2024
Il nono capitolo del Libro Verde della Transizione Energetica 2026 è dedicato alla geotermia, una fonte rinnovabile che il rapporto definisce strategica soprattutto per la sua continuità di produzione.
A differenza di fotovoltaico ed eolico, infatti, la geotermia può garantire energia programmabile e continua, contribuendo alla stabilità del sistema elettrico.
Geotermia: I numeri italiani
Nel 2024 la geotermia italiana ha prodotto circa 5,8 TWh di energia elettrica.
Il sistema nazionale conta:
- 34 impianti geotermoelettrici;
- circa 916 MW di potenza installata;
- produzione concentrata quasi interamente in Toscana.
Il rapporto evidenzia che la geotermia rappresenta circa il 2% della produzione rinnovabile italiana.
Un settore stabile ma fermo
Il capitolo segnala però una crescita molto limitata negli ultimi anni.
Secondo il Libro Verde, il comparto soffre:
- iter autorizzativi complessi;
- incertezza normativa;
- difficoltà territoriali;
- lentezza nello sviluppo di nuovi progetti.
Il risultato è che la capacità installata italiana è sostanzialmente stabile da anni.
Geotermia e calore
Il rapporto richiama anche il potenziale della geotermia a bassa entalpia e delle pompe di calore geotermiche per:
- climatizzazione degli edifici;
- reti di teleriscaldamento;
- riduzione dei consumi fossili nel settore civile.
Per il mondo delle costruzioni questo è uno dei passaggi più interessanti del capitolo, perché collega direttamente la geotermia alla progettazione energetica degli edifici e alla decarbonizzazione dei consumi termici.
Il messaggio del capitolo
Il numero chiave è 5,8 TWh: la geotermia pesa meno di altre rinnovabili, ma offre un vantaggio strategico fondamentale, cioè la programmabilità della produzione.
Per questo il Libro Verde suggerisce che il suo ruolo non debba essere valutato solo in termini quantitativi, ma come componente stabile e continua del futuro mix energetico italiano.
Pompe di calore: mercato europeo in frenata, ma tecnologia decisiva per elettrificare gli edifici
Il decimo capitolo del Libro Verde della Transizione Energetica 2026 è dedicato alle pompe di calore, considerate una tecnologia strategica per ridurre i consumi fossili negli edifici e aumentare l’elettrificazione dei consumi termici.
Il dato più rilevante riguarda il mercato europeo: nel 2024 le vendite di pompe di calore nei principali Paesi europei sono diminuite del 23% rispetto al 2023.
Il capitolo richiama inoltre un dato di scenario europeo: senza politiche adeguate, circa 22 milioni di vecchi apparecchi di riscaldamento individuali e diverse migliaia di grandi unità a combustibili fossili rischiano di essere sostituiti ancora con caldaie alimentate da fonti fossili.
Il messaggio, quindi, non è che in Italia ci siano 22 milioni di pompe di calore, ma che l’Europa rischia di perdere una finestra decisiva di sostituzione tecnologica.
Pompe di calore: il nodo italiano
Per l’Italia, il rapporto non va letto tanto come fotografia di un parco installato, ma come richiamo alla necessità di trasformare la pompa di calore da tecnologia diffusa soprattutto per climatizzazione e integrazione a soluzione centrale per il riscaldamento degli edifici.
La criticità principale resta il rapporto tra costo dell’elettricità e costo del gas: se l’energia elettrica continua a essere percepita come troppo cara rispetto al metano, la convenienza economica delle pompe di calore si indebolisce.
Il messaggio del capitolo
I numeri da usare sono quindi:
- -23% vendite europee di pompe di calore nel 2024 rispetto al 2023;
- 22 milioni di vecchi apparecchi di riscaldamento individuali che rischiano di essere sostituiti ancora con caldaie fossili;
- migliaia di grandi unità di riscaldamento fossile a rischio sostituzione “non green”.
La lettura corretta è questa: le pompe di calore sono indispensabili per la decarbonizzazione degli edifici, ma il mercato sta rallentando proprio mentre si apre una grande stagione di sostituzione degli impianti termici esistenti.
Biogas, biometano e biomasse legnose: le bioenergie che completano il mix rinnovabile
I capitoli 11 e 12 del Libro Verde della Transizione Energetica 2026 sono dedicati a biogas, biometano e biomasse legnose. Il punto comune è chiaro: queste fonti non hanno la visibilità di fotovoltaico ed eolico, ma hanno un valore strategico perché sono rinnovabili programmabili, legate ai territori e utili alla decarbonizzazione degli usi termici, industriali e agricoli.
Biogas e biometano: l’obiettivo è arrivare a circa 5 miliardi di metri cubi
Il capitolo 11 richiama il ruolo del biometano dentro la traiettoria del PNIEC. Il target italiano al 2030 è pari a circa 5 miliardi di metri cubi di biometano, corrispondenti a 3,2 Mtep negli usi termici e 0,9 Mtep nei trasporti.
Il valore europeo di riferimento è ancora più ambizioso: 35 miliardi di metri cubi di biometano al 2030
Il rapporto evidenzia che la filiera ha un valore specifico perché consente di trasformare reflui zootecnici, sottoprodotti agricoli, scarti agroindustriali e frazione organica dei rifiuti in gas rinnovabile, utilizzabile anche nelle infrastrutture esistenti.
Una filiera agricola e circolare
Il biogas e il biometano non vengono letti solo come fonti energetiche. Il Libro Verde li collega a una logica di economia circolare e presidio agricolo.
I vantaggi principali sono:
- sostituzione del gas fossile;
- riduzione delle emissioni;
- valorizzazione dei reflui e dei sottoprodotti;
- produzione di digestato;
- contributo alla sicurezza energetica;
- uso nei settori difficili da elettrificare.
Biomasse legnose: 14.000 imprese e 72.000 occupati
Il capitolo 12 è dedicato alle biomasse legnose e richiama la dimensione economica della filiera bosco-legno-energia.
I numeri principali sono:
- circa 14.000 imprese coinvolte;
- oltre 72.000 occupati;
- più di 4 miliardi di euro di fatturato.
È una filiera territoriale, legata alla gestione forestale, alla produzione di legna, cippato e pellet, alla manutenzione del territorio e alla valorizzazione energetica di residui e sottoprodotti.
Il ruolo nel mix energetico
Il rapporto sottolinea che le biomasse legnose rappresentano una rinnovabile di prossimità, particolarmente rilevante negli usi termici e nei contesti dove l’elettrificazione è più complessa o meno conveniente.
Il tema, però, non è l’uso indiscriminato del legno come combustibile. Il Libro Verde insiste sulla necessità di:
- gestione forestale sostenibile;
- qualità dei combustibili;
- impianti efficienti;
- riduzione delle emissioni locali;
- tracciabilità;
- uso coerente con il principio di prossimità.
Il messaggio dei due capitoli
I numeri chiave sono 5 miliardi di metri cubi di biometano al 2030 e una filiera legno-energia da 14.000 imprese, 72.000 occupati e oltre 4 miliardi di euro di fatturato.
Il messaggio del Libro Verde è che queste fonti non sostituiscono fotovoltaico ed eolico, ma li completano: offrono programmabilità, continuità, radicamento territoriale e possibilità di decarbonizzare settori nei quali l’elettrificazione diretta non è sempre immediata.
Mobilità elettrica: il PNIEC punta a quasi 6,5 milioni di veicoli elettrici al 2030, ma il Libro Verde chiede più ambizione
Il capitolo 13 del Libro Verde della Transizione Energetica 2026 è dedicato alla mobilità elettrica e mette in evidenza una criticità precisa: secondo FREE, il PNIEC attribuisce un peso ancora troppo rilevante ai biocarburanti e troppo contenuto all’elettrificazione dei trasporti.
Il numero centrale è questo: il PNIEC prevede al 2030 una diffusione complessiva di quasi 6,5 milioni di veicoli ad alimentazione elettrica, di cui circa 4,3 milioni di veicoli elettrici puri, cioè BEV.
Trasporti: target FER al 34,2%
Nel settore trasporti, il PNIEC punta a raggiungere una quota di fonti rinnovabili pari al 34,2% al 2030.
Il Libro Verde osserva però che questo obiettivo viene costruito dando un ruolo molto importante ai biocarburanti, mentre la mobilità elettrica viene considerata con un livello di ambizione giudicato insufficiente rispetto all’evoluzione tecnologica del settore.
Il nodo dei biocarburanti
La critica del rapporto riguarda soprattutto l’efficienza complessiva del sistema.
Secondo il Libro Verde, i biocarburanti possono avere un ruolo in alcuni ambiti specifici, ma non offrono gli stessi benefici della trazione elettrica in termini di efficienza energetica e riduzione delle emissioni locali.
Il punto non è solo “quale carburante usare”, ma quanta energia serve per muovere persone e merci.
Il messaggio del capitolo
I numeri da evidenziare sono quindi tre:
- 34,2%: quota FER nei trasporti prevista dal PNIEC al 2030;
- quasi 6,5 milioni: veicoli ad alimentazione elettrica previsti al 2030;
- circa 4,3 milioni: veicoli elettrici puri, BEV, previsti al 2030.
Il messaggio del Libro Verde è chiaro: per decarbonizzare davvero i trasporti, l’Italia deve spostare con più decisione il baricentro verso l’elettrificazione, senza affidare una parte eccessiva della traiettoria ai biocarburanti.
Idrogeno: 2 miliardi dal PNRR, 3 GW di elettrolizzatori al 2030 e costi ancora fuori scala
Il capitolo 14 del Libro Verde della Transizione Energetica 2026 è dedicato al ruolo dell’idrogeno ed è redatto in collaborazione con l’Università di Roma La Sapienza – Dipartimento di Ingegneria Elettrica ed Energetica.
Il rapporto adotta un taglio prudente: l’idrogeno non viene presentato come soluzione universale, ma come vettore utile soprattutto per industria hard-to-abate, trasporto pesante, accumulo stagionale e produzione di combustibili sintetici.
I numeri dell’idrogeno europei e italiani
L’Europa aveva previsto 6.000 MW di elettrolizzatori entro il 2024, pari a 400.000 tonnellate/anno di idrogeno, e 40.000 MW entro il 2030, pari a 3 milioni di tonnellate/anno.
Nel 2025, però, la capacità operativa e in costruzione degli elettrolizzatori in Europa risulta pari a circa la metà dell’obiettivo 2024.
Per l’Italia, il PNIEC prevede al 2030:
- 250.000 tonnellate/anno di idrogeno;
- circa 3 GW elettrici di elettrolizzatori.
Sul fronte finanziario, l’Italia ha destinato alle tecnologie legate all’idrogeno 2 miliardi di euro con il PNRR, di cui 300 milioni per la costruzione di distributori di idrogeno. Considerando IPCEI, PNRR e Invitalia, i finanziamenti arrivano a circa 4 miliardi di euro.
Mobilità: 40 stazioni previste, 36 candidate
Per la mobilità a idrogeno, il PNRR prevede l’installazione di 40 stazioni di rifornimento entro il 2030. Il capitolo segnala inoltre 36 nuove stazioni candidate a finanziamento.
Il Regolamento AFIR richiede stazioni con capacità minima cumulativa di 1 tonnellata di H₂ al giorno, almeno un dispenser a 700 bar e distanze massime di 200 km lungo la rete TEN-T.
Industria: investimenti tra 8 e 16 miliardi per gli elettrolizzatori
La Strategia Nazionale Idrogeno 2024 analizza scenari al 2050. In quello con maggiore produzione nazionale, il rapporto richiama:
- 70% di produzione nazionale e 30% di importazione;
- 2-3 milioni di tonnellate di H₂;
- 15-30 GW di elettrolizzatori;
- investimenti tra 8 e 16 miliardi di euro;
- oltre 5.000-9.000 occupati permanenti diretti e indiretti;
- 50.000-100.000 ULA cumulate durante il periodo pluriennale di dispiegamento.
Nello scenario più orientato all’importazione, la quota importata può arrivare fino all’80% del fabbisogno nazionale.
Costi: in Italia l’idrogeno costa circa 13 euro/kg
Il dato più critico riguarda il costo. Il rapporto indica per l’Italia un costo medio di produzione dell’idrogeno di circa 13 euro/kg.
Il confronto è pesante:
- aste European Hydrogen Bank: 5-9 euro/kg;
- gasolio: 5-6 euro/kg;
- gas naturale: 2-3 euro/kg.
Per raggiungere l’obiettivo PNIEC di circa 252.000 tonnellate di idrogeno rinnovabile al 2030, il rapporto stima la necessità di incentivi OPEX per almeno 4 miliardi di euro nel periodo 2025-2030.
Il messaggio del capitolo
I numeri raccontano bene il problema: 3 GW di elettrolizzatori al 2030, 250 mila tonnellate/anno di idrogeno, 4 miliardi di finanziamenti, ma un costo nazionale di produzione ancora intorno a 13 euro/kg.
Il Libro Verde non boccia l’idrogeno, ma ne delimita il ruolo: utile dove serve davvero, soprattutto industria pesante, trasporti difficili da elettrificare, accumulo stagionale ed e-fuels. Non deve però diventare un alibi per rallentare elettrificazione diretta, rinnovabili ed efficienza.
Reti elettriche e infrastruttura gas: il Libro Verde mette al centro il nodo delle infrastrutture
I capitoli 15 e 16 del Libro Verde della Transizione Energetica 2026 affrontano due infrastrutture decisive ma con ruoli molto diversi: da un lato le reti elettriche, che devono diventare l’ossatura della transizione; dall’altro l’infrastruttura gas, che oggi resta centrale ma dovrà progressivamente cambiare funzione.
Capitolo 15 — Reti elettriche: la transizione passa dalla capacità di connessione
Il capitolo sulle reti elettriche parte da un punto molto concreto: la crescita delle rinnovabili non dipende solo dagli impianti autorizzati o realizzati, ma dalla capacità della rete di connettere, assorbire e gestire nuova produzione distribuita.
I numeri richiamati dal rapporto spiegano bene la scala del problema. Nel 2025 l’Italia ha superato gli 83 GW di potenza rinnovabile installata, con circa 43,5 GW di fotovoltaico e 13,6 GW di eolico. È una crescita importante, ma che richiede reti più robuste, digitali e flessibili.
Il punto tecnico è che il sistema elettrico sta passando da un modello centralizzato a un modello:
- distribuito;
- bidirezionale;
- intermittente;
- digitale;
- sempre più dipendente da accumuli e sistemi di controllo.
In questo scenario, la rete non è più solo un’infrastruttura di trasporto dell’energia, ma diventa una piattaforma di gestione del sistema.
Il nodo della flessibilità
Il capitolo collega reti, accumuli e domanda elettrica. La crescita di fotovoltaico ed eolico rende necessaria una maggiore capacità di:
- gestire picchi di produzione;
- evitare congestioni;
- ridurre tagli di energia rinnovabile;
- integrare accumuli;
- abilitare comunità energetiche e autoconsumo;
- sostenere mobilità elettrica e pompe di calore.
Il messaggio è molto chiaro: senza reti adeguate, la transizione rischia di rallentare proprio nel momento in cui le rinnovabili crescono.
Capitolo 16 — Infrastruttura gas: una rete ancora centrale, ma da ripensare
Il capitolo 16 guarda invece al futuro dell’infrastruttura gas. Il rapporto parte da un dato di contesto: nel 2023 il gas naturale aveva ancora un ruolo molto rilevante nel sistema energetico italiano, anche nella generazione elettrica.
Il dato già richiamato nei capitoli precedenti è significativo: la quota del gas nella generazione elettrica italiana è salita dal 40% del 2015 al 46% del 2023. Questo rende evidente quanto il gas sia ancora parte strutturale della sicurezza energetica nazionale.
Ma il Libro Verde non legge questa centralità come una condizione permanente. Al contrario, il capitolo pone il tema della riconversione progressiva dell’infrastruttura verso gas rinnovabili e molecole decarbonizzate.
Gas, biometano e idrogeno
Il rapporto collega il futuro della rete gas a tre grandi questioni:
- riduzione progressiva del gas fossile;
- crescita del biometano;
- possibile integrazione dell’idrogeno in usi selettivi.
Qui tornano alcuni numeri già emersi nei capitoli precedenti:
- obiettivo italiano di circa 5 miliardi di metri cubi di biometano al 2030;
- circa 250.000 tonnellate/anno di idrogeno previste dal PNIEC al 2030;
- circa 3 GW di elettrolizzatori al 2030.
Il messaggio dei due capitoli
I numeri da evidenziare sono:
- 83 GW di rinnovabili installate in Italia nel 2025;
- 43,5 GW di fotovoltaico;
- 13,6 GW di eolico;
- gas al 46% della generazione elettrica italiana nel 2023;
- 5 miliardi di m³ di biometano come target al 2030;
- 3 GW di elettrolizzatori e circa 250.000 t/anno di idrogeno al 2030.
Il messaggio complessivo è netto: la transizione energetica non si gioca solo sugli impianti, ma sulle infrastrutture. Le reti elettriche devono crescere e digitalizzarsi; l’infrastruttura gas deve ridurre il proprio legame con il fossile e trovare una funzione coerente con biometano, idrogeno e sicurezza del sistema.
Materie prime critiche: la transizione energetica apre una nuova dipendenza industriale
Il capitolo 17 del Libro Verde della Transizione Energetica 2026 affronta un tema decisivo: la transizione energetica riduce la dipendenza da petrolio, gas e carbone, ma aumenta la domanda di materie prime critiche necessarie per rinnovabili, batterie, veicoli elettrici, reti e tecnologie digitali.
Il rapporto richiama il quadro europeo del Critical Raw Materials Act, che individua:
- 34 materie prime critiche;
- 17 materie prime strategiche;
- obiettivo UE al 2030: almeno 10% del consumo annuo da estrazione interna;
- almeno 40% da lavorazione e raffinazione interna;
- almeno 25% da riciclo;
- non più del 65% del fabbisogno annuo di ciascuna materia prima strategica da un solo Paese terzo.
Il nodo della dipendenza esterna
Il punto centrale è geopolitico e industriale. Molte tecnologie della transizione dipendono da filiere concentrate in pochi Paesi.
Il rapporto richiama materiali come:
- litio, per batterie e accumuli;
- cobalto, per alcune chimiche di batterie;
- nichel, per batterie ad alta densità;
- rame, per reti elettriche, motori e infrastrutture;
- grafite, per gli anodi delle batterie;
- terre rare, per magneti permanenti di motori elettrici ed eolico;
- silicio, per il fotovoltaico;
- platinoidi, per alcune tecnologie legate all’idrogeno.
Il ruolo del riciclo
Il target del 25% da riciclo al 2030 è uno dei numeri più importanti del capitolo. Significa che la transizione non può basarsi solo su nuove estrazioni, ma deve costruire filiere di recupero da:
- batterie;
- pannelli fotovoltaici;
- RAEE;
- motori elettrici;
- componenti elettronici;
- infrastrutture energetiche dismesse.
Il messaggio del capitolo
I numeri da evidenziare sono: 34 materie prime critiche, 17 strategiche, 10% estrazione interna, 40% lavorazione europea, 25% riciclo, 65% massimo da un solo Paese terzo.
Il messaggio è chiaro: la transizione energetica non è solo una questione di impianti rinnovabili, ma di filiere industriali. Senza estrazione controllata, raffinazione europea, riciclo e riuso, l’Europa rischia di sostituire la dipendenza dal fossile con una nuova dipendenza dalle materie prime.
Intelligenza artificiale e transizione energetica: i data center possono arrivare a 945 TWh al 2030
Il capitolo 18 del Libro Verde della Transizione Energetica 2026 affronta uno dei temi più nuovi e più delicati della transizione: l’impatto energetico dell’intelligenza artificiale.
Il dato centrale è molto forte: secondo le stime richiamate dal rapporto, i consumi elettrici globali dei data center potrebbero arrivare a circa 945 TWh l’anno entro il 2030.
È un numero enorme: non riguarda più soltanto il settore digitale, ma entra direttamente nella pianificazione energetica, nella localizzazione delle infrastrutture, nella capacità delle reti elettriche e nella disponibilità di energia rinnovabile.
Data center: da infrastrutture digitali a grandi utenze energetiche
Il rapporto evidenzia che l’AI generativa aumenta in modo significativo la domanda di calcolo. Non si tratta solo dell’addestramento dei grandi modelli, ma anche del loro utilizzo quotidiano, cioè dell’inferenza.
La crescita dei consumi è legata a:
- cloud computing;
- modelli linguistici di grandi dimensioni;
- AI generativa;
- archiviazione ed elaborazione dati;
- sistemi di raffrescamento;
- continuità elettrica;
- aumento della potenza installata nei data center.
Il passaggio decisivo è questo: i data center non possono più essere considerati semplici edifici tecnologici. Sono ormai infrastrutture energetiche ad alta intensità, con effetti su rete, territorio, disponibilità di potenza e sicurezza degli approvvigionamenti.
Il nodo progettuale: energia, raffrescamento, acqua e territorio
Per il mondo delle costruzioni il capitolo è particolarmente interessante perché collega l’AI a una nuova tipologia edilizia critica.
Un data center richiede:
- elevata disponibilità di potenza elettrica;
- continuità di alimentazione;
- sistemi di raffrescamento ad alta efficienza;
- ridondanza impiantistica;
- connessioni alla rete;
- eventuale uso di acqua per il cooling;
- possibilità di recupero del calore;
- localizzazione coerente con infrastrutture energetiche e digitali.
Il tema, quindi, non è solo informatico. È urbanistico, impiantistico, energetico e ambientale.
Il lato positivo: AI per gestire reti ed energia
Il capitolo non presenta però l’intelligenza artificiale solo come problema. Il rapporto richiama anche il potenziale dell’AI per migliorare la gestione del sistema energetico.
Le applicazioni più rilevanti riguardano:
- previsione della produzione da fotovoltaico ed eolico;
- gestione dinamica delle reti;
- ottimizzazione dei carichi;
- manutenzione predittiva;
- demand response;
- controllo degli accumuli;
- riduzione delle congestioni;
- efficientamento degli edifici;
- gestione intelligente dei consumi industriali.
In questa prospettiva, l’AI può diventare uno strumento utile per governare un sistema energetico sempre più complesso, distribuito e intermittente.
Il paradosso dell’intelligenza artificiale sostenibile
Il messaggio più interessante è il paradosso: l’intelligenza artificiale può aiutare a rendere più efficiente la transizione energetica, ma nello stesso tempo può aumentarne molto la domanda elettrica.
Il dato dei 945 TWh/anno al 2030 è quindi il numero da mettere in evidenza.
Non basta dire che l’AI consuma energia. Il punto vero è che l’AI sta creando una nuova infrastruttura energivora, fatta di data center, reti, sistemi di raffrescamento e potenza elettrica disponibile.
Il messaggio del capitolo
Il capitolo 18 invita a non separare più digitale ed energia.
La crescita dell’intelligenza artificiale richiede:
- nuova capacità elettrica;
- reti più robuste;
- data center più efficienti;
- integrazione con rinnovabili;
- recupero del calore;
- pianificazione territoriale;
- regole sulla sostenibilità delle infrastrutture digitali.
In sintesi: l’AI può essere una leva della transizione, ma solo se i suoi consumi vengono governati. Altrimenti rischia di diventare uno dei nuovi fattori di pressione sul sistema elettrico.
Capitoli 19 e 20 — Edifici e comunità energetiche: la transizione passa dal territorio
I capitoli 19 e 20 del Libro Verde della Transizione Energetica 2026 riportano la transizione energetica dentro una dimensione molto concreta: edifici, quartieri, Comuni, cittadini, imprese locali.
Il tema comune è chiaro: la decarbonizzazione non si realizza solo con grandi impianti rinnovabili, ma anche riducendo i consumi del patrimonio edilizio e costruendo nuovi modelli locali di produzione e condivisione dell’energia.
Capitolo 19 — Riqualificazione profonda dell’edilizia: edifici responsabili del 40% dei consumi energetici europei
Il capitolo 19 è dedicato alla riqualificazione profonda dell’edilizia e parte da un dato ormai strutturale: gli edifici rappresentano circa il 40% dei consumi energetici dell’Unione Europea e circa il 36% delle emissioni climalteranti legate all’energia.
Il problema è aggravato dalla qualità del patrimonio edilizio esistente: circa il 75% degli edifici europei è considerato inefficiente sotto il profilo energetico.
Il Libro Verde richiama quindi la necessità di passare da interventi puntuali a interventi integrati, capaci di combinare:
- isolamento dell’involucro;
- sostituzione degli impianti;
- pompe di calore;
- fotovoltaico;
- accumuli;
- sistemi di regolazione;
- monitoraggio dei consumi;
- gestione digitale dell’energia.
Il nodo della direttiva Case Green
Il capitolo richiama anche il nuovo quadro europeo sugli edifici. La revisione della direttiva EPBD prevede edifici nuovi a emissioni zero entro il 2030, con anticipo al 2028 per gli edifici pubblici.
Per il patrimonio residenziale, gli Stati membri dovranno ridurre il consumo medio di energia primaria del 16% entro il 2030 e del 20-22% entro il 2035.
Per gli edifici non residenziali, invece, il percorso riguarda soprattutto gli immobili meno performanti: il 16% degli edifici peggiori dovrà essere riqualificato entro il 2030, e il 26% entro il 2033.
Il messaggio del capitolo
I numeri chiave sono:
- 40% dei consumi energetici europei attribuiti agli edifici;
- 36% delle emissioni energetiche;
- 75% del patrimonio edilizio europeo inefficiente;
- 2030: edifici nuovi a emissioni zero;
- 2028: edifici pubblici nuovi a emissioni zero;
- -16% consumi medi residenziali entro il 2030;
- -20/22% entro il 2035.
Il messaggio è netto: senza riqualificazione profonda degli edifici, gli obiettivi climatici restano fuori portata.
Capitolo 20 — Comunità energetiche: fino a 5 GW incentivabili e 2,2 miliardi dal PNRR
Il capitolo 20 è dedicato alle Comunità Energetiche Rinnovabili, viste come uno degli strumenti più importanti per portare la transizione energetica dentro i territori.
Il numero centrale è il limite di potenza incentivabile previsto dal meccanismo nazionale: fino a 5 GW complessivi di nuovi impianti alimentati da fonti rinnovabili.
A questo si aggiunge la misura PNRR dedicata ai piccoli Comuni, con 2,2 miliardi di euro destinati allo sviluppo delle comunità energetiche nei Comuni sotto i 5.000 abitanti.
Come funzionano le CER
Il rapporto richiama alcuni elementi tecnici essenziali:
- gli impianti devono essere alimentati da fonti rinnovabili;
- ogni impianto può avere potenza fino a 1 MW;
- l’energia viene condivisa virtualmente tra i membri della comunità;
- l’incentivo viene riconosciuto per 20 anni;
- il modello può coinvolgere cittadini, PMI, enti locali, scuole, edifici pubblici, parrocchie, condomìni e soggetti del terzo settore.
Il ruolo dei territori
Il punto più interessante del capitolo è che le CER non vengono lette solo come strumento energetico, ma anche come infrastruttura sociale.
Possono infatti contribuire a:
- ridurre la spesa energetica;
- contrastare la povertà energetica;
- valorizzare superfici pubbliche e private;
- coinvolgere cittadini e imprese;
- generare benefici locali;
- aumentare l’accettabilità delle rinnovabili.
Il messaggio del capitolo
I numeri chiave sono:
- 5 GW di potenza incentivabile;
- 2,2 miliardi di euro dal PNRR;
- Comuni sotto i 5.000 abitanti come target della misura PNRR;
- impianti fino a 1 MW;
- incentivo riconosciuto per 20 anni.
Il messaggio del Libro Verde è chiaro: le comunità energetiche possono trasformare la transizione da processo calato dall’alto a progetto territoriale condiviso. Ma per funzionare davvero servono competenze tecniche, modelli gestionali solidi, capacità amministrativa e procedure semplici.
Capitoli 22, 23 e 24 — Benefici, comunicazione e raccomandazioni: il Libro Verde chiude con il tema della governance
Gli ultimi capitoli del Libro Verde della Transizione Energetica 2026 spostano l’attenzione dai singoli settori tecnologici alla dimensione politica, economica e culturale della transizione.
Capitolo 22 — I benefici della transizione energetica
Il capitolo 22 evidenzia che la transizione energetica non va letta solo come costo, ma come investimento capace di generare benefici economici, ambientali, industriali e sociali.
Il punto di partenza resta la forte dipendenza italiana dalle fonti fossili: il rapporto ricorda che nel 2023 i combustibili fossili coprivano ancora il 79% dei consumi energetici complessivi e che le importazioni fossili rappresentavano il 73% del fabbisogno nazionale.
È qui che il Libro Verde colloca il primo beneficio: ridurre la dipendenza energetica dall’estero.
I benefici principali di una transizione energetica forte
La transizione viene associata a:
- maggiore sicurezza energetica;
- riduzione della bolletta fossile;
- sviluppo di filiere industriali nazionali;
- nuova occupazione qualificata;
- riduzione delle emissioni;
- miglioramento della qualità dell’aria;
- innovazione tecnologica;
- minore esposizione alla volatilità dei prezzi internazionali.
Il capitolo richiama inoltre il peso crescente delle rinnovabili già installate: nel 2025 l’Italia supera gli 83 GW di potenza rinnovabile, con circa 43,5 GW di fotovoltaico e circa 13,5 GW di eolico. Il messaggio è chiaro: la transizione non parte da zero, ma deve accelerare.
Capitolo 23 — Comunicare le rinnovabili
Il capitolo 23 affronta un tema spesso sottovalutato: la transizione energetica ha bisogno anche di una comunicazione più efficace.
Il rapporto evidenzia che le rinnovabili sono spesso raccontate attraverso conflitti, paure o semplificazioni, mentre viene comunicato poco il loro contributo concreto alla sicurezza energetica, alla riduzione delle emissioni e alla crescita industriale.
Il dato politico-culturale è evidente: per raggiungere gli obiettivi 2030 non bastano impianti, autorizzazioni e incentivi. Serve anche consenso informato.
Il problema dell’accettabilità
Il Libro Verde richiama implicitamente il tema dell’accettabilità sociale degli impianti, soprattutto per:
- fotovoltaico a terra;
- eolico onshore;
- eolico offshore;
- reti elettriche;
- accumuli;
- infrastrutture energetiche.
Qui tornano alcuni numeri già emersi nei capitoli precedenti: per il solo fotovoltaico il PNIEC punta a circa 79 GW al 2030, mentre a fine 2025 il Paese è a circa 43,5 GW. Significa che restano da installare circa 35,5 GW in pochi anni. Senza una comunicazione più chiara sui benefici, questa accelerazione rischia di incontrare resistenze crescenti.
Capitolo 24 — Raccomandazioni finali
Il capitolo conclusivo raccoglie le principali raccomandazioni del rapporto.
Il messaggio è netto: la transizione italiana è tecnicamente possibile, ma richiede una governance più forte, tempi autorizzativi più rapidi, investimenti infrastrutturali e maggiore coerenza tra obiettivi e strumenti.
Le priorità indicate dal Libro Verde
Le raccomandazioni possono essere sintetizzate in alcuni punti:
- accelerare le autorizzazioni per rinnovabili, reti e accumuli;
- rafforzare le reti elettriche;
- sostenere gli accumuli e la flessibilità;
- aumentare l’elettrificazione dei consumi;
- ridurre il peso del gas fossile;
- spingere su pompe di calore e riqualificazione edilizia;
- dare stabilità agli incentivi;
- valorizzare comunità energetiche e autoconsumo;
- costruire filiere industriali nazionali;
- migliorare la comunicazione pubblica della transizione.
I numeri chiave che chiudono il rapporto sono quelli del divario da colmare: 79% di consumi ancora fossili, 73% di dipendenza da importazioni fossili, 79 GW di fotovoltaico da raggiungere al 2030, 5 GW di comunità energetiche incentivabili, 3 GW di elettrolizzatori previsti dal PNIEC e una domanda elettrica destinata a crescere con pompe di calore, mobilità elettrica, data center e industria.
Il messaggio finale del rapporto
Gli ultimi capitoli trasformano il Libro Verde da report tecnico a documento politico-industriale.
La transizione energetica non è solo una questione di tecnologie disponibili. È una questione di velocità, consenso, regole, infrastrutture e capacità di spiegare ai cittadini che il cambiamento non produce solo vincoli, ma anche benefici economici, ambientali e sociali.
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Efficienza Energetica
L'efficienza energetica in edilizia e impiantistica è fondamentale per la progettazione sostenibile, puntando alla riduzione dei consumi e all'ottimizzazione delle risorse. Normative, certificazioni, isolamento termico, domotica e dettagli costruttivi giocano un ruolo chiave nel migliorare le prestazioni energetiche degli edifici.
Energia
Una home tematica sull’energia che guarda al costruito e oltre: efficienza, rinnovabili, accumulo, reti e digitalizzazione. Linee guida operative, casi studio, norme e modelli economici per progettisti, imprese e gestori. INGENIO seleziona contenuti affidabili per decisioni tecniche consapevoli e percorsi di decarbonizzazione, con esempi, strumenti, checklist e approfondimenti specialistici pratici.
Energie Rinnovabili
Area di Ingenio dedicata tema delle energie rinnovabili, dei sistemi e impianti che la utilizzano e sui bonus a disposizione per la loro installazione.
Impianti Elettrici
Con questo Topic raccogliamo su Ingenio tutte le News e gli approfondimento sullo specifico campo degli impianti elettrici.
Impianti Fotovoltaici
Impianti fotovoltaici: su INGENIO articoli, guide e innovazioni per progettare e realizzare sistemi efficienti di produzione di energia solare.
Mobilità elettrica
La mobilità elettrica non è solo auto: coinvolge flotte, logistica, trasporto pubblico e micro-mobilità. In questa sezione INGENIO trovi tecnologie, infrastrutture di ricarica, batterie, norme, sicurezza e casi reali. Un hub autorevole per progettare, gestire e misurare prestazioni e impatti lungo l’intero ciclo di vita.
Pompe di Calore
Le pompe di calore sono soluzioni efficienti per riscaldare, raffrescare e produrre acqua calda negli edifici. Su INGENIO trovi articoli tecnici, guide operative, normative e casi studio per progettare e installare al meglio.
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