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Problematiche di facciata: analisi degli scenari nel breve-medio periodo

Con ondate di calore più frequenti e piogge intense concentrate, l’involucro verticale lavora in condizioni severe: shock termici, ristagni d’acqua e cicli bagnato-asciutto accelerano cavillature, perdita di idrorepellenza e crescita di alghe. Nel breve-medio periodo progettisti e manutentori devono prevedere cicli di finitura completi, traspiranti ed elastici, per garantire tenuta e durabilità anche su supporti esistenti e facciate molto esposte.

Facciate sempre più performanti: da scelta a necessità, i Prodotti per facciate sempre più performanti non rappresentano più una semplice opzione progettuale, ma una reale e concreta esigenza. L’accelerazione del cambiamento climatico nel nostro Paese sta già incidendo in modo significativo sul degrado delle superfici esterne degli edifici. In questo contesto, effettuare una valutazione preventiva dei fenomeni che con maggiore probabilità interesseranno le facciate nel breve–medio periodo diventa un passaggio fondamentale, sia in fase progettuale sia negli interventi di manutenzione e riqualificazione.

Il mercato delle finiture per esterni sta evolvendo verso un modello “4.0”, in cui la prestazione tecnica e la durabilità assumono un ruolo centrale rispetto alla sola valenza estetica.

  

Scenario climatico recente e trend di riferimento

Da poche settimane si è chiuso il 2025 e i dati disponibili confermano, purtroppo, che quello appena trascorso è stato un ulteriore anno climatico eccezionale. Il 2025 si colloca con ogni probabilità tra i tre anni più caldi mai registrati: secondo i dati Copernicus, risulterebbe il secondo anno più caldo dopo il 2024, a pari merito con il 2023, superando per la prima volta la media triennale di +1,5 °C rispetto ai livelli pre-industriali.

 

Anomalie mensili della temperatura globale dell'aria superficiale (°C) relative al periodo 1850-1900 da gennaio 1940 a novembre 2025, rappresentate come serie temporali per ciascun anno.
Grafico 1: Anomalie mensili della temperatura globale dell'aria superficiale (°C) relative al periodo 1850-1900 da gennaio 1940 a novembre 2025, rappresentate come serie temporali per ciascun anno. (Fonte dei dati: ERA5. Crediti: C3S/ECMWF. Fonte: Copernicus)

Il 2025 viene indicato con una linea rossa spassa, il 2024 con una linea arancione spessa, il 2023 con una linea gialla spessa e tutti gli altri anni con linee grigie sottili. 

Lo zero termico che, nel mese di giugno, ha raggiunto quote comprese tra i 5.300 e i 5.400 m s.l.m., così come le allerte rosse che nel mese di luglio hanno interessato ben 18 città italiane, rappresentano indicatori concreti di questa tendenza.

Sul fronte dei fenomeni estremi, nei primi nove mesi del 2025 si sono registrati oltre 100 eventi significativi, con un incremento particolarmente marcato delle precipitazioni intense, concentrate soprattutto nei mesi primaverili e autunnali.

È noto che l’analisi di un singolo anno non è, di per sé, statisticamente rappresentativa. Tuttavia, l’inquadramento di questi dati all’interno del trend climatico degli ultimi decenni conferma un aumento costante sia dell’intensità sia della frequenza dei fenomeni estremi. Preoccupante il dato che attesta che negli ultimi trent’anni l’Italia sia stato uno dei Paesi più colpiti dall’emergenza climatica e dalle sue conseguenze dirette. Un pessimo bilancio – misurato in termini di impatto degli eventi estremi – che colloca la Penisola al 16° posto di una classifica globale che comprende, nelle prime venti posizioni, diverse nazioni in via di sviluppo ma anche Francia, Cina e Stati Uniti.

Climate Risk Index In totale il Climate Risk Index
Climate Risk Index In totale il Climate Risk Index misura tre dimensioni tenendo conto sia delle conseguenze in valore assoluto che di quelle in termini relativi: perdita economica, numero di vittime e popolazione colpita. Nella classifica calcolata sul periodo 1995-2024, L'Italia si colloca al 16° posto su 174 Paesi analizzati,. (Immagine: Germanwatch 2025)

  

Impatti attesi sulle facciate nel medio periodo

Alla luce dei dati esposti, è ragionevole ipotizzare che nel prossimo futuro i fenomeni legati a ondate di calore estremo e piogge torrenziali subiranno un costante e significativo aumento per numero ed intensità dei fenomeni. Considerando anche la stagionalità degli eventi, le facciate degli edifici potrebbero essere esposte in modo alternato a queste sollecitazioni dall’inizio della primavera fino a metà autunno inoltrato, per un arco temporale complessivo di circa 7–8 mesi all’anno.

In questo scenario, diventa fondamentale interrogarsi sulle caratteristiche che le finiture esterne dovranno possedere per garantire un’efficace protezione nel tempo.

 

Segnale del cambiamento climatico per la temperatura media superficiale per le diverse stagioni (righe) e per i diversi scenari (colonne) alla risoluzione di 5 km.
Segnale del cambiamento climatico per la temperatura media superficiale per le diverse stagioni (righe) e per i diversi scenari (colonne) alla risoluzione di 5 km. Le figure mostrano la variazione della temperatura media superficiale per il periodo 2071 -2100 rispetto al trentennio di riferimento 1985-2014. Le variazioni sono espresse in (°C). (Fonte Enea)

  

Che cos’è un “ciclo di finitura” per esterni e cosa comprende

Un ciclo di finitura è l’insieme coordinato di prodotti applicati sulla facciata (preparazione, eventuale rasatura/primer, strato intermedio e finitura).
La logica è prestazionale: ogni strato contribuisce a traspirabilità, tenuta all’acqua, adesione e stabilità nel tempo.
Il ciclo va definito in funzione del supporto (intonaco, rasatura armata, calcestruzzo, pitture esistenti) e dell’esposizione.

 

Principali criticità riscontrabili

Le problematiche maggiormente associate ai fenomeni climatici descritti possono essere ricondotte principalmente a tre macro-categorie:

  • formazione di muffe e alghe;
  • cavillature e microfessurazioni;
  • incremento degli assorbimenti superficiali per perdita dell’idrorepellenza.

LEGGI ANCHE: Il cappotto termico e la muffa: facciamo chiarezza

 

Formazione di muffe e alghe

La proliferazione di muffe e alghe rappresenta una delle criticità oggi più diffuse sulle facciate e, con ogni probabilità, destinata ad aumentare nei prossimi anni. La formazione di materiale organico può essere originata direttamente da un’eccessiva presenza di acqua — ad esempio in fase costruttiva o per infiltrazioni interstiziali — oppure indirettamente dalla compromissione dello strato protettivo idrorepellente della finitura.

Cavillature o discontinuità del film superficiale favoriscono infatti un ingresso continuo di acqua dall’esterno verso l’interno, creando condizioni ideali per lo sviluppo biologico. In molti casi la presenza di muffe costituisce quindi una patologia “secondaria”, conseguenza diretta di un’altra criticità della facciata.

Non sempre, negli interventi di ripristino, viene prevista l’adozione di prodotti dotati di specifiche tecnologie preventive, esponendo le superfici al rischio di proliferazioni biologiche ed efflorescenze. Oltre al danno estetico, la presenza di muffe accelera il processo di invecchiamento dello strato di finitura: le resine e i componenti organici delle pitture fungono infatti da nutrimento, favorendo un progressivo indebolimento del film e una riduzione della sua vita utile.

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