Smorzatori a liquido “intelligenti”: così l’acqua può cambiare il controllo sismico degli edifici
La ricerca presentata ad ANIDIS 2025 introduce una nuova strategia di controllo sismico per edifici multipiano basata su smorzatori a liquido slittanti (STLCD), capaci di combinare i vantaggi dei tradizionali TMD e TLCD.
Nel campo dell’ingegneria sismica, il controllo passivo delle vibrazioni rappresenta una delle frontiere più avanzate per aumentare sicurezza e resilienza delle strutture. La ricerca presentata da Salvatore Di Trapani ad ANIDIS 2025 affronta un tema ancora poco esplorato: l’utilizzo di dispositivi a liquido per il controllo dinamico di edifici multipiano attraverso strategie multimodali e multidispositivo. Lo studio propone un approccio innovativo basato su smorzatori a colonna liquida slittante (STLCD) e su una procedura di ottimizzazione sequenziale capace di migliorare significativamente la riduzione delle vibrazioni strutturali sia in ambito numerico che sperimentale.
Dall’acqua ai sistemi intelligenti di controllo sismico
Nel controllo sismico delle strutture esistono tecnologie ormai consolidate, come i Tuned Mass Damper (TMD), che da decenni vengono utilizzate per limitare vibrazioni e accelerazioni negli edifici alti e nelle infrastrutture strategiche. Negli ultimi anni, però, la ricerca internazionale sta esplorando una nuova generazione di dispositivi capaci di sfruttare il comportamento dinamico dei fluidi per ottenere sistemi più adattabili, meno invasivi e potenzialmente più efficienti.
È in questo contesto che si inserisce il lavoro presentato da Salvatore Di Trapani durante ANIDIS 2025, dedicato allo sviluppo di strategie di controllo sismico per edifici multipiano mediante dispositivi a liquido di tipo STLCD (Sliding Tuned Liquid Column Damper).
La ricerca affronta un tema estremamente tecnico ma di grande interesse applicativo: come sfruttare le proprietà dinamiche dell’acqua per migliorare il comportamento sismico delle strutture, superando alcuni limiti storici dei dispositivi tradizionali.
La presente relazione è stata presentata ad ANIDIS 2025 (Assisi, 7-11 settembre) e gli autori sono: Salvatore Dario Di Trapani, Silvia Vassallo, Chiara Masnata e Antonina Pirrotta.
Dai TMD ai dispositivi a liquido: perché serve una nuova generazione di smorzatori
I tradizionali TMD funzionano secondo un principio relativamente semplice: una massa aggiuntiva viene accordata sulla frequenza della struttura in modo da oscillare in controfase e dissipare energia durante il sisma o sotto azioni dinamiche ambientali. Si tratta di dispositivi molto efficaci ma che presentano un limite evidente: richiedono masse considerevoli e spazi dedicati.
Per questo motivo, negli anni, si è sviluppata la ricerca sui TLCD (Tuned Liquid Column Damper), sistemi che sfruttano invece l’oscillazione di una colonna liquida all’interno di tubazioni sagomate. Il liquido dissipa energia grazie al proprio moto e ai fenomeni dissipativi associati al flusso.
Tuttavia anche i TLCD presentano criticità progettuali non trascurabili. In particolare risultano poco efficienti per strutture caratterizzate da periodi propri molto brevi, perché le dimensioni geometriche necessarie per ottenere le frequenze ottimali diventano incompatibili con applicazioni reali. In pratica, per edifici “rigidi” servirebbero dispositivi troppo piccoli rispetto alle masse in gioco, creando una sorta di paradosso costruttivo.
È proprio da questo limite che nasce il concetto di STLCD, una variante “slittante” del TLCD in cui il dispositivo liquido viene montato su un supporto mobile capace di consentire oscillazioni orizzontali controllate. Questa configurazione aumenta la flessibilità di sintonizzazione dinamica e permette di estendere l’efficacia dei sistemi a liquido anche alle strutture a periodo corto.
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La vera innovazione: il controllo multimodale e multidispositivo
L’aspetto forse più interessante della ricerca non riguarda però il singolo dispositivo, quanto la strategia complessiva di controllo.
Uno dei principali gap individuati dagli autori è infatti l’assenza, nella letteratura scientifica, di studi approfonditi su configurazioni multipiano e multidispositivo per sistemi a liquido. In altre parole: fino a oggi i TLCD sono stati studiati prevalentemente come dispositivi singoli, mentre negli edifici reali il comportamento dinamico coinvolge simultaneamente più modi vibrazionali.
La ricerca propone quindi una strategia multimodale in cui diversi dispositivi vengono distribuiti lungo l’altezza dell’edificio e ottimizzati progressivamente per ridurre la risposta globale della struttura.
Per farlo è stata sviluppata una procedura di ottimizzazione sequenziale capace di determinare, iterazione dopo iterazione, il posizionamento ottimale e i parametri dinamici più efficaci per ciascun dispositivo. Il sistema esplora le diverse combinazioni possibili valutando una funzione obiettivo basata sulla riduzione globale delle accelerazioni ai vari piani dell’edificio.
Dal punto di vista ingegneristico il contributo è particolarmente rilevante perché il modello considera anche le non linearità del fluido, introducendo nella formulazione matematica la dipendenza dissipativa dalla velocità del liquido. È un passaggio importante: molti modelli semplificati presenti in letteratura tendono infatti a trascurare questi effetti, limitando la rappresentatività delle simulazioni.
Risultati numerici e sperimentali: riduzioni fino all’86%
La validità della metodologia è stata verificata sia attraverso simulazioni numeriche sia mediante prove sperimentali su modello in scala con tavola vibrante.
Gli scenari analizzati comprendono sia accelerazioni artificiali ad ampio spettro sia registrazioni sismiche reali, tra cui il terremoto di Kocaeli. I risultati mostrano una progressiva riduzione delle funzioni di trasferimento e delle accelerazioni strutturali all’aumentare del numero di dispositivi installati.
In diversi casi gli STLCD hanno ottenuto prestazioni paragonabili — e talvolta superiori — rispetto ai tradizionali sistemi TMD. Le prove sperimentali hanno evidenziato riduzioni fino all’86% in condizioni prossime alla risonanza sul primo modo e oltre il 50% in presenza di input sismici reali.
Si tratta di risultati particolarmente interessanti perché dimostrano come sistemi relativamente semplici, basati sull’utilizzo dell’acqua, possano raggiungere livelli di efficacia molto elevati anche in configurazioni strutturali complesse.
Verso dispositivi sismici più adattabili e integrabili
Uno degli aspetti più promettenti degli STLCD riguarda la loro potenziale integrazione architettonica e funzionale negli edifici contemporanei.
A differenza dei TMD tradizionali, che richiedono grandi masse concentrate e spazi tecnici dedicati, i sistemi a liquido possono essere distribuiti, adattati e potenzialmente integrati in componenti già presenti nella costruzione. Questo apre prospettive interessanti soprattutto nel campo degli edifici alti, delle strutture strategiche e degli interventi di retrofit.
Naturalmente la ricerca è ancora in una fase evolutiva. Lo stesso autore sottolinea la necessità di ampliare la validazione sperimentale e approfondire ulteriormente il comportamento dei sistemi in condizioni reali.
Tuttavia il messaggio tecnico che emerge è molto chiaro: il controllo sismico del futuro potrebbe non basarsi più soltanto su masse e dissipatori tradizionali, ma su sistemi ibridi capaci di sfruttare dinamiche fluide, ottimizzazione algoritmica e strategie multimodali per ottenere edifici più resilienti, adattabili ed efficienti.
DI SEGUITO L'INTERVENTO INTEGRALE DI SALVATORE DI TRAPANI.
Il testo è stato elaborato mediante la videoregistrazione dell'intervento, utilizzando strumenti di IA.
IN SINTESI
-Lo studio propone un sistema innovativo di controllo sismico basato su smorzatori a colonna liquida slittante (STLCD), progettati per migliorare il comportamento dinamico degli edifici multipiano.
-La ricerca introduce una procedura di ottimizzazione sequenziale che individua posizione e parametri ottimali dei dispositivi piano per piano, considerando anche le non linearità del fluido.
-I dispositivi STLCD superano alcuni limiti dei tradizionali TLCD, soprattutto nelle strutture a periodo corto, grazie alla possibilità di oscillazione orizzontale controllata.
-Le analisi numeriche e sperimentali mostrano riduzioni molto significative delle accelerazioni strutturali, con risultati fino all’86% in condizioni prossime alla risonanza e oltre il 50% in presenza di terremoti reali.
-La strategia sviluppata si dimostra competitiva rispetto ai tradizionali Tuned Mass Damper (TMD), aprendo nuove prospettive per sistemi di controllo sismico più efficienti, adattabili e integrabili nelle costruzioni future.
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