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Sicurezza sismica di edifici strategici: intervento di adeguamento con isolamento alla base

L’intervento illustrato da Alessandro Fulco introduce un nuovo approccio alla riqualificazione sismica degli edifici strategici: ridurre drasticamente le accelerazioni e i danni mantenendo il fabbricato sempre in esercizio durante il cantiere.

L’adeguamento sismico degli edifici strategici pone oggi una sfida sempre più complessa: migliorare la sicurezza senza interrompere le funzioni essenziali ospitate all’interno delle strutture. È in questo contesto che si inserisce il progetto presentato da Alessandro Fulco durante ANIDIS 2025, dedicato al retrofit mediante isolamento sismico alla base di un edificio strategico a Perugia. L’intervento rappresenta un caso particolarmente significativo perché l’edificio è rimasto sempre operativo durante tutte le fasi di cantiere, senza evacuazioni né sospensione delle attività. Attraverso una complessa strategia progettuale ed esecutiva, il sistema di isolamento ha consentito di ridurre drasticamente le accelerazioni trasmesse alla sovrastruttura, limitando i danni attesi e garantendo continuità d’uso. Un’esperienza che apre nuove prospettive per la riqualificazione del patrimonio strategico italiano.


Retrofit sismico con isolamento alla base e continuità operativa: ad ANIDIS 2025 il caso di un edificio strategico a Perugia rimasto sempre in funzione durante i lavori di adeguamento

Al convegno ANIDIS 2025, Alessandro Fulco ha presentato un intervento sul retrofit mediante isolamento sismico alla base di un edificio strategico a Perugia, eseguito senza interrompere le attività ospitate all’interno della struttura. Un caso che segna un passaggio importante nella cultura della riqualificazione sismica, perché dimostra come sia possibile raggiungere l’adeguamento richiesto dalle NTC 2018 mantenendo l’edificio pienamente operativo durante tutte le fasi di cantiere.

L’intervento riguarda un edificio degli anni Novanta individuato come CLE – Centro Limite per l’Emergenza – e quindi classificato strategico. La richiesta della Prefettura era chiara: ottenere l’adeguamento sismico con classe d’uso IV senza mai sospendere le funzioni dell’edificio, utilizzato quotidianamente per uffici, residenze e parcheggi. È proprio questo vincolo operativo ad aver orientato la progettazione verso una soluzione non convenzionale.

La presente relazione è stata presentata ad ANIDIS 2025 (Assisi, 7-11 settembre) e gli autori sono: Alessandro Fulco, Fabrizio Comodini e Marco Mezzi.

Dal miglioramento locale alla riduzione della domanda sismica

L’edificio presenta una configurazione strutturale tipica di molti fabbricati realizzati negli anni Novanta: tre livelli fuori terra, un piano seminterrato, struttura intelaiata in cemento armato e un nucleo centrale irrigidente costituito dal vano scala-ascensore. Una configurazione che, nelle analisi ante operam, ha mostrato marcate criticità torsionali e vulnerabilità concentrate sugli elementi più periferici, aggravate dalla presenza di travi tozze, pareti controterra indipendenti e discontinuità strutturali.

A rendere ancora più complesso il quadro erano le numerose interferenze presenti al piano di isolamento: pareti in cemento armato che inglobavano i pilastri, solai tampone collegati a strutture indipendenti, ampliamenti con scarichi su terreni di riporto e persino un ritrovamento archeologico emerso durante i lavori originari degli anni Novanta.

Di fronte a un edificio che non poteva essere svuotato né sottoposto a lavorazioni invasive sui livelli superiori, il gruppo di progettazione ha scelto di agire non sull’incremento della capacità resistente della sovrastruttura, ma sulla riduzione della domanda sismica. È qui che l’isolamento alla base ha rappresentato la soluzione decisiva.

Fulco ha spiegato efficacemente il concetto durante la sua relazione: invece di “cambiare automobile”, cioè trasformare radicalmente la struttura esistente, si è scelto di “migliorare il fondo stradale”, riducendo drasticamente le accelerazioni trasmesse all’edificio. In termini dinamici, il sistema porta la struttura fuori dal campo dei periodi più sfavorevoli, abbattendo le accelerazioni e limitando quasi completamente i danni agli elementi strutturali e non strutturali.

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Un edificio sempre operativo durante il retrofit

L’intervento prevede l’inserimento di 39 dispositivi di isolamento a scorrimento con superficie curva, collocati al primo impalcato e alla base dei setti in cemento armato. La soluzione adottata ha consentito di ottenere riduzioni estremamente significative delle accelerazioni: dalle analisi lineari emergevano già diminuzioni dell’ordine di sette-otto volte rispetto alla configurazione a base fissa, mentre le analisi non lineari con accelerogrammi spettrocompatibili hanno evidenziato una riduzione complessiva fino a dieci volte delle accelerazioni ai piani superiori.

Particolarmente significativo il comportamento della sovrastruttura: gli spostamenti relativi interpiano risultano praticamente nulli anche agli stati limite più severi. In altre parole, l’edificio raggiunge i livelli di sicurezza richiesti senza sviluppare danni diffusi né compromettere la funzionalità degli ambienti interni.

È proprio questo aspetto a rendere il caso di Perugia emblematico. Le norme consentono infatti di ottenere analoghi livelli di sicurezza anche con tecniche convenzionali, ma le conseguenze operative e il livello di rischio residuo possono essere profondamente diversi. Un intervento tradizionale avrebbe probabilmente imposto lo sgombero dell’edificio per mesi, con costi indiretti elevatissimi e la perdita della continuità operativa. Con l’isolamento sismico, invece, uffici e abitazioni sono rimasti costantemente utilizzati per tutta la durata del cantiere.

Taglio dei pilastri e installazione degli isolatori: la sfida del cantiere

Uno degli aspetti più innovativi del progetto riguarda le tecniche esecutive sviluppate per installare i dispositivi senza compromettere la stabilità della struttura esistente. Per ogni pilastro sono state progettate specifiche cuffie metalliche, differenziate in quindici tipologie in funzione delle dimensioni degli elementi strutturali e delle caratteristiche degli isolatori.

La procedura di installazione è stata concepita per evitare carotaggi, demolizioni invasive o tagli delle armature esistenti. Attraverso un sistema di clampe ad attrito e martinetti idraulici, il carico verticale del pilastro viene temporaneamente trasferito alle strutture provvisionali, consentendo il taglio del concio in sicurezza mediante sega diamantata. Una volta rimosso il tratto di pilastro, vengono inseriti la piastra superiore, il dispositivo di isolamento e il martinetto piatto a perdere per il successivo ricarico.

L’intera operazione di taglio richiede circa venti minuti per ogni pilastro. Un tempo estremamente ridotto che ha permesso di contenere vibrazioni, rumore e interferenze con le attività interne. Durante la presentazione sono state mostrate anche le soluzioni adottate per le interferenze più delicate, come l’isolamento del vano ascensore, ottenuto demolendo e ricostruendo l’extracorsa mediante mensole metalliche sospese, e la gestione dei giunti impiantistici con collegamenti flessibili in grado di assorbire spostamenti dell’ordine di 150 mm.

Il cantiere è stato organizzato per fasi successive: prima la realizzazione dei nuovi muri perimetrali e dei telai di supporto, poi la definizione dei giunti strutturali, l’installazione dei dispositivi e infine il ripristino architettonico e impiantistico. Attualmente, secondo quanto illustrato durante ANIDIS 2025, è stato completato circa l’80% delle installazioni previste.

Un nuovo paradigma per gli edifici strategici

Il progetto di Perugia rappresenta molto più di un singolo intervento di adeguamento sismico. È la dimostrazione concreta di come l’isolamento sismico possa diventare una strategia privilegiata per gli edifici strategici che devono mantenere continuità operativa durante e dopo il sisma.

Ospedali, prefetture, centri operativi e infrastrutture essenziali non possono infatti essere valutati esclusivamente in termini di sicurezza strutturale. Devono garantire funzionalità, riduzione del downtime e continuità dei servizi anche nelle fasi di cantiere. In questo senso, il retrofit mediante isolamento alla base introduce un cambio di paradigma: non più soltanto “evitare il collasso”, ma preservare integralmente le prestazioni dell’edificio.

La relazione presentata da Alessandro Fulco ad ANIDIS 2025 mostra con chiarezza come questa direzione sia ormai tecnicamente matura. Riduzione delle accelerazioni, danni praticamente nulli alla sovrastruttura, cantiere non invasivo e piena operatività dell’edificio costituiscono risultati che aprono prospettive molto rilevanti per il futuro della riqualificazione sismica del patrimonio strategico italiano.

DI SEGUITO L'INTERVENTO INTEGRALE DI ALESSANDRO FULCO.


Il testo è stato elaborato mediante la videoregistrazione dell'intervento, con l'aiuto di strumenti IA (ChatGpT)

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