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Crollo della Torre dei Conti. Le fragilità nascoste delle murature storiche: equilibri che possono mutare all'improvviso

A seguito dei crolli avvenuti alla Torre dei Conti di Roma, abbiamo sentito l’Ing. Massimo Mariani, tra le figure di maggiore esperienza sul tema degli edifici storici in muratura. Non per formulare valutazioni affrettate, ma per riportare l’attenzione sull’essenziale: la conservazione strutturale del patrimonio storico italiano, nella consapevolezza che molti eventi critici si manifestano senza alcun segnale premonitore, e che spesso la rottura è improvvisa, silenziosa e imprevedibile, proprio a causa della complessità del comportamento dei materiali di allora.

Arch. Ing. Massimo Mariani, tra i maggiori esperti del settore della ricerca applicata sismica del consolidamento e restauro degli edifici in muratura in Italia e all’estero. (© Ingenio)

 

Quando la stabilità è solo apparente: cosa si nasconde nelle strutture in muratura

Caro Massimo, un altro crollo: questa volta non per un terremoto, ma durante un intervento di restauro e consolidamento. Da dove partiamo?

È una coincidenza: oggi al Politecnico di Torino, in un evento organizzato dall’Ordine degli Ingegneri del capoluogo piemontese, tratterò proprio di questi temi e mi chiederanno sicuramente qualche considerazione a riguardo.

Condivido quindi riflessioni minime immediate, consapevole che siamo ancora nelle ore dell’emergenza e che non è il caso di avventurarci in ipotesi infondate, ma alcune riflessioni sul tema possono essere esposte, anticipando comunque che gli edifici storici, soprattutto quelli in muratura, nascondono spesso fragilità interne non rilevabili nemmeno con le migliori indagini, e il loro comportamento può mutare repentinamente per semplici variazioni di equilibrio statico.

   

Conosci bene la Torre dei Conti?

Sì, ho un legame fortissimo con questa opera. Era la “mia Torre”: vicinissima alla prima casa dei miei nonni, nel rione Monti, dove è cresciuto mio padre e quando frequentavo la Facoltà di Ingegneria a San Pietro in Vincoli ci passavo davanti ogni giorno.

È un luogo che conosco benissimo.

  

È già possibile parlare delle cause del crollo?

È presto. In apparenza la Torre era stabile - ma occorre chiarire cosa intendiamo per “apparenza della stabilità” in un edificio storico. Portava dentro ricordi pesanti: vicissitudini sismiche, interventi successivi, vetustà.

In realtà, la mancanza di segnali premonitori non significa assolutamente assenza di rischio.

 

Immagine che ritrae il crollo parziale della Torre dei Conti ai Fori Imperiali a Roma
La Torre dei Conti, edificio simbolo della Roma medievale, dopo il crollo parziale avvenuto la mattina del 3 novembre durante le operazioni di consolidamento e rifunzionalizzazione dell’edificio storico. (© arch. Paolo Anzuini)

 

Non schematizziamo l’antico come fosse nuovo: serve ricordare la “memoria del danno"

Quanto pesa l’imprevedibilità in casi come questo?

Ci sono componenti imprevedibili, imponderabili. Proprio per questo, nella progettazione e in cantiere, non possiamo mai schematizzare processi complessi come quelli delle murature storiche così provate. Da anni parlo di "memoria del danno", “comportamento a fatica”, di “dignità strutturale”, di “disgregazione e caos”.

Su INGENIO - spesso insieme all’Ing. Francesco Pugi, amico e studioso di tecnica applicata alle murature - siamo stati tra i primi a proporre approfondimenti su questi temi, portando all’attenzione della comunità scientifica e professionale anche considerazioni sull’azione verticale del sisma e sulle sollecitazioni sismiche impulsive Jerk.

 

>>> Per approfondire, leggi: Jerk sismico e disgregazione muraria: come valutare la vulnerabilità degli edifici esistenti

  

Interventi di restauro e consolidamento: rischi e cautele operative

Considerata la tua approfondita conoscenza del comportamento delle strutture storiche in muratura, sei spesso consultato in seguito a casi di dissesto. Qual è, a tuo avviso, l’incertezza più frequente che si riscontra in queste situazioni?

In genere la non adeguata comprensione delle conseguenze di qualunque atto di consolidamento e ristrutturazione in contesti vulnerabili. Ogni operazione ha effetti che vanno valutati sull’intero sistema, non sul singolo dettaglio.

  

Si è parlato di rimozione di parti interne. Che indicazioni arrivano dal caso della Torre?

Si sa che i contrafforti di muratura esterni presenti furono aggiunti dopo dissesti dovuti a forti sismi “romani”, che portarono anche a ridurre l’altezza della Torre di circa un terzo. La loro presenza è il segnale che essa aveva già subito alterazioni e deformazioni strutturali importanti.

In simili condizioni, qualunque asportazione o rimozione dovrebbe essere preceduta da un’attenta compensazione statica. Ma, anche con tutte le precauzioni, non sempre è possibile prevedere come reagirà un equilibrio storico, spesso instabile e mascherato da una apparente solidità.

 

La mancanza di segni visibili non equivale a sicurezza

Colgo l’occasione per ritornare su un tema a te caro. Perché bisogna stare attenti a “modellare” l’antico come fosse nuovo?

Perché si cancellano storia e fragilità del manufatto. Ormai sappiamo che gli schemi semplificati vanno bene per il nuovo, non molto per organismi storici segnati da danni cumulati e interventi stratificati.

E aggiungo: bisogna prima di tutto operare da progettisti sul campo e poi verificare con la modellazione fisico matematica che va applicata sulle strutture ridivenute tali da poter essere soggette ad analisi derivate dall’elasticità della meccanica classica.

Il modello più accurato non affronta l’imprevedibilità reale del materiale.

Per questo, la mancanza di segni visibili non equivale a sicurezza, e l’improvviso collasso non è sempre riconducibile sempre a un errore umano.

 

Quando parli di restauro, ricorri spesso a un paragone con la medicina. Cosa intendi con questa analogia?

Come i medici seguono protocolli prima di un’operazione, anche noi dobbiamo curare lo “stato di salute” del paziente-edificio: anamnesi completa, diagnosi, piano d’intervento, monitoraggio. Nulla di meccanico.

 

Cosa si intende per “memoria del danno”

Cosa si intende per “memoria del danno” ricevuto da una struttura sottoposta nel tempo a sollecitazioni ripetute di varia natura o antropiche?

La “memoria del danno” è la storia materiale del manufatto: ciò che gli è accaduto - sismi, cedimenti, riparazioni, modifiche - che condiziona il presente. Trascurarla è pericoloso. A prima vista, quanto è successo sembra legato proprio a questi aspetti dottrinali.

Ogni struttura del passato, molte volte remoto, conserva una memoria fisica e invisibile di stress accumulati, che possono manifestarsi in modo improvviso a seguito di sollecitazione anche non forti.

Per questo, è fondamentale ricordare che le strutture storiche di ogni tipo ed età devono essere tenute sotto controllo dai proprietari, pubblici o privati che siano, e soprattutto dagli Enti di tutela, e sempre “rivitalizzate” in modo deciso, nel rispetto del bene, ma efficace altrimenti il concetto di “conservazione” perde significato perché sostituito dalla ricostruzione dopo il crollo.

Ciò diventa essenziale prima di qualsiasi intervento di consolidamento o di ristrutturazione con cambiamenti importanti.

 

Un messaggio finale ai progettisti e alle imprese?

Le disgrazie possono accadere. Ma ridurre la complessità, schematizzare l’antico come il nuovo e dimenticare la “memoria del danno” aumenta il rischio. Prudenza, metodo e compensazioni statiche adeguate devono essere la regola.

E, fondamentalmente, ricordiamo che non tutto ciò che accade è prevedibile: la muratura storica ha una vita propria, silente, che può tradire ogni previsione… ma proprio la scarsa conoscenza, deve attivare in noi il “dubbio” (che non è sinonimo di “incertezza”), essenziale per portarci ad operare con cautela apportando “rivitalizzazioni” delle murature prima di qualsiasi intervento strutturale importante su di esse perché poi possano ridiventare elementi modellabili.

Come già detto, al contempo debbono essere progettate preventivamente efficaci opere di sostegno e di contrasto preventive.

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